Onore a Pierferdi azzardoso kamikaze

di Giampaolo Pansa
Il progetto del leader Udc mi ricorda il 'bello e impossibile' della Nannini. Ma se la politica non sa darsi traguardi, che politica è?




Pier Ferdinando Casini
Diciamoci una verità che in questi giorni non ci siamo mai detti: quello che vuole il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, lo vorrebbero anche molti elettori del centro-sinistra. Ma che cosa vuole Pierferdi? Lui l'ha spiegato con grande chiarezza una settimana fa, nel programma tivù di Michele Santoro, 'Anno zero'. E in un ambiente che, in partenza, non gli era per nulla favorevole, fatta salva la presenza di due parlamentari dell'Unione, Peppino Caldarola e Antonio Polito. Il ragionamento di Casini lo rammento così, avvertendo che il mio ricordo forse sarà un po' più secco delle parole che lui ha pronunciato.

Il punto di partenza è che il governo di Romano Prodi, oggi, non può lavorare come dovrebbe per il bene del paese. Per una ragione di fondo: il Professore è prigioniero della sinistra radicale o regressista. Rifondazione comunista, i Comunisti italiani e i Verdi tengono sotto ricatto Prodi e i partiti riformisti o moderati che lo sostengono. Lo hanno fatto prima delle elezioni, nel momento di scrivere l'enciclopedico programma dell'Unione. Hanno continuato a farlo con la Finanziaria, scritta soprattutto dai sindacati, la Cgil per prima, e dai settori estremisti del centro-sinistra. E seguiteranno a farlo nel 2007, sulle decisioni più pesanti, per esempio la riforma delle pensioni.

Casini si domanda: come si può cambiare questo stato di cose? La sua risposta è una sola: se non vuole vivere da ostaggio per cinque anni, Prodi deve rompere l'alleanza con Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto e Alfonso Pecoraro Scanio. E aprire una fase nuova, collegandosi con i centristi dell'Udc, con una Forza Italia non più dominata da Silvio Berlusconi, ma guidata da qualche suo luogotenente più saggio e più duttile, per esempio Giulio Tremonti, e con la parte moderata di Alleanza Nazionale. Il risultato sarebbe una Grande Coalizione, con il taglio delle estreme sui due versanti. E con un presidente del Consiglio che potrebbe essere ancora Prodi, oppure un diessino riformista come Piero Fassino o Walter Veltroni, o ancora un tecnico alla Mario Monti.



Avviso che il Bestiario si sta spingendo molto più in là di quanto, per adesso, non faccia Casini. E che gli sviluppi che immagino sono la proiezione, sia pure non arbitraria, di quanto ha cominciato a dire il capo dell'Udc. Capisco pure che lo scenario descritto potrà sembrare un esercizio di fantapolitica. Ma Casini, se ho capito bene, non ha deciso di uscire dalla Casa delle Libertà guardando all'indomani. È evidente che sta pensando al futuro. Ossia al quadro politico che si presenterà fra sei mesi o fra un anno. Quando l'attuale centro-sinistra non riuscirà a fronteggiare la crisi italiana. O andrà in frantumi per i contrasti non più componibili fra le due anime riformista e massimalista.

Questi contrasti, arrivati al culmine, potrebbero anche imporre nuove elezioni. Ma in quel caso, si domandano molti, si dovrà ripetere per forza lo schema del 2006? O non sarà invece necessario dichiarare finito l'attuale bipolarismo, magari con l'aiuto di una nuova legge elettorale? Ad esempio, un sistema proporzionale vero con uno sbarramento al cinque per cento. Per evitare la presenza di micro-partiti con pochissimi voti, ma con una formidabile capacità di veto che distrugge il lavoro di qualsiasi governo. E lascia in brache di tela i tanti problemi italiani.

Descritto così, il progetto di Casini rammenta anche a me il verso di una canzone di Gianna Nannini: bello e impossibile. Ma se la politica non sa considerare i traguardi che oggi sembrano dettati dall'utopia, che politica è? Credo che Pierferdi si sia mosso per non adagiarsi in un tran-tran che rischia di paralizzare il paese. Da una parte, una Casa delle Libertà divisa da incompatibilità profonde e soggetta a un Berlusconi che si propone come leader di qui all'eternità. Dall'altra, un'Unione sempre più disunita e incapace di offrire ai propri elettori un cammino chiaro e condiviso.

Casini si è mosso anche perché è un politico giovane e, se non si smentisce da solo, deciso a dimostrare di saper fare scelte rischiose. Il primo a pagarla cara, infatti, potrebbe essere proprio lui. Anche dall'interno della sua Udc si stanno già levando voci aspramente contrarie. Per esempio, quella di Carlo Giovanardi, subito sceso in campo con un'intervista a Barbara Romano di 'Libero' per spiegare che, nel partito, Pierferdi è in minoranza. E che al prossimo congresso sarà cacciato da chi vuole restare con Berlusconi nella Casa delle libertà. Se andrà così, rimarrà comunque l'esempio di un coraggio insolito nel partitismo italiano. Dove sono sempre più numerosi, a destra come a sinistra, i politici che accoppiano l'opportunismo all'arroganza. Obbligando tanti cittadini senza potere a non fidarsi di partiti zeppi di caporali col pennacchio, presuntuosi senza fegato e senza idee. Dunque, il Bestiario non può che rendere onore a Pierferdi, azzardoso kamikaze