“E’ MORTO UN ASSASSINO”, così titolava il quotidiano l’Unità e sulla falsa riga tutti gli altri quotidiano vicino al centro sinistra nel dare la notizia della morte di Pinochet. Ancora una volta dimostrano il loro stile, il loro senso di umanità ed il rispetto per un uomo di 91 anni che muore.
Ma quell’uomo è PInochet quindi guai a rispettare la morte di colui che la sinistra ritiene un assassino, certo è stato un dittatore, si dice che sotto il suo regime siano state uccise quasi 3200 persone e altre 1200 risultano disperse.
La guerra dei numeri è brutta e riduttiva dinnanzi alla morte, ma non può sempre essere omessa in virtù di questo principio.
Perché non abbiamo letto le stesse frasi e gli stessi aggettivi per i vari Mao, Lenin, Stalin e tutti gli altri dittatori che hanno ucciso e negato la libertà a milioni di persone sotto la bandiera rossa con la falce e martello, durante sotto i pacifici regimi comunisti?.
Non vuole essere una guerra di cifre ma che sia almeno una questione di rispetto, poiché non si può omettere che a Roma Lenin ha una strada intitolata così come il turco Kemal Ataturk uno dei principali artefici del genocidio di oltre un milione e mezzo di armeni.
Ad oggi autorevoli esponenti della sinistra parlamentari e non, lodano le iniziative di Mao, così come le gesta dell’attuale regime cinese che nega libertà a migliaia di fedeli cristiani che imprigiona e fa sparire vescovi e preti cinesi
Per non parlare di Fidel Castro, chissà se quando anche lui andrà verrà a mancare gli stessi giornali useranno titoli analoghi, sicuramente non vedremo su Libero o su Il Giornale “E’ morto l’affamatore dei cubani”, oppure sotto il suo regione morirono ….. cubani”. Sicuramente è questione di stile, di pietà umana, di sentimenti che la sinistra non conosce, predicano la pace tra i popoli e odiano e auspicano la morte dei loro avversari politici. Sono per il rispetto delle idee e per la libertà di tutti ad esprimersi, però vogliono vietare alla destra di manifestare o a scrittori come Pansa di raccontare.
E’ chiara una cosa dopo tanti anni, per la sinistra non è questione di morti o di regimi, per la sinistra è questione di colore, se questo è rosso, allora gli assassini sono giustificabili, le libertà privabili, la repressione legittima.
Basta con questa ipocrisia e l’utopia di un’ideologia che è fallita ma che qualcuno vuole ostinatamente far rivivere anche sfruttando la morte di persone come Pinochet, un’ideologia che in molti ancora stentano a condannare riconoscendo gli immani crimini.
Pinochet il 17 dicembre 1974 assunse la presidenza del Cile, venne riconfermato l’11 marzo 1981 per un secondo mandato di otto anni, ebbe l’appoggio di molti cileni, in particolare degli uomini d’affari che negli anni 80 hanno prosperato grazie a un programma economico neoliberista, che ha permesso al Cile di sanare la sua economia.
Lasciò la presidenza del Cile in seguito ad un referendum popolare che lui era sicuro di vincere il 5 ottobre 1988, ma il risultato lo sorprese e lo amareggiò: il 42% disse sì alla sua permanenza e il 55,2% no, così il 10 marzo del 1990 Pinochet passo le consegne ad Aylim
Ora ognuno può vederla come vuole ma rimanere alla Presidenza di un paese per 16 anni, eletto due volte e seppur sconfitto nel referendum rappresentando però il 42% dei cileni, un motivo ci sarà stato.
Avrà significato qualcosa nella storia del Cile questo personaggio? Non importa se la gente lo votava per la sinistra è un assassino e lo ribadiscono anche nel giorno della sua morte. Pinochet non è stato uno stinco di santo, anche se ogni vicenda va letta ed inquadrata nel contesto storico, politico e sociale nella quale si compie.
Ma poco importano questa analisi alla sinistra che vorrebbe farci cantare a tutti quanti “Viva la libertà di Castro, di Mao, di Lenin, Stalin e Pol Pot, onore a loro e ai milioni di essere umani uccisi dai loro regimi per garantire la LIBERTA’DEL COMUNISMO”.
Roma, 12 dicembre 2006




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