da altravoce.net
Chi ha sempre guardato con rispetto e speranza ai Quattro Mori, ne segue le convulsioni interne con un misto di rabbia, delusione e amarezza. Il partito è (stato) ridotto ai minimi termini, con un balzo all'indietro di trent'anni nel consenso-dissenso elettorale: 3,8 per cento, con neanche 33 mila voti alle ultime regionali.
Le ha corse in solitario perché il segretario Giacomo Sanna aveva deciso che era meglio soli che con Soru. E quasi solo si era trovato al traguardo. Proprio lui - segretario indiscusso da quattro anni - non era riuscito a tagliarlo: trombato a Sassari, con uno scarto di duemila preferenze, dall'outsider Beniamino Scarpa. Al quale l'ha fatta ora pagare, escludendolo dai delegati al congresso appena concluso.
Come, specularmente, è andata a Giuseppe Atzeri, l'altro consigliere regionale. Segato dal congresso dagli avversari di Sanna: capitanati a Cagliari dall'ex Pci Gesuino Muledda. Basta questo, per dire com'è conciato il partito dei 4 Mori: sbandati e sbendati ma ciechi. Due soli eletti in Consiglio, entrambi esclusi dal congresso dagli opposti estremismi plebiscitari in una contrapposizione Nord-Sud ridicolmente granitica.
A Sassari, il bardo Giacomo o-Sanna si è preso 69 delegati su 69. Meglio del 66 a 0 del Polo in Sicilia contro il centrosinistra: non senza profumo di mafia. A Cagliari, Muledda e i suoi hanno risposto quasi pattando: 64 delegati su 64, ed escludendo Atzeri come i rivali avevano fatto con Scarpa. Questo è il pluralismo dei 4Mori4, gli uni contro gli altri armati: una roba alla Ceausescu.
Il sardista che si fece padano: trombato
L'esito del congresso sarebbe da ridere se non fosse da piangere. Prossimo segretario sarà il sindaco di Cabras Efisio Trincas. Ma presidente è già Giacomo Sanna: rieccolo. Il vate sardista, dopo aver disdegnato Soru e il centrosinistra alle regionali (si sentiva in corsa lui come governatore), con un risultato catastrofico anche personalmente, non si era né ritirato né appartato. Aveva rilanciato. Un nuovo no, forse anche correttamente motivato, al centrosinistra alle elezioni politiche. Come rimediare? Candidando se stesso e l'amico Acciaro con la Lega e ritrovarsi nuovamente rombato: in Padania mica in Logudoro.
Dopo una roba così, un politico rispettoso di sé si ritira per alcuni anni sabbatici nelle aree più segrete e deserte del Goceano. Chiunque, anche per pudore. Ma non Sanna. Infatti si è presentato al congresso dicendosi dimissionario e poi, con i sette voti in più che gli sono stati confermati, ha preteso e ottenuto la presidenza. Nulla si può contro l'autolesionismo suicida che domina il partito che fu di Lussu, Bellieni, Titino e Mario Melis.
Michele Columbu, l'ultimo patriarca, aveva giustamente e vanamente ricordato: «Resta la grande storia di un partito che non c'è più, comunque essenziale per fare la Sardegna». Corretto. Ma se questo partito disfa se stesso, come potrà fare la Sardegna, se persegue la propria irrilevanza? Oltretutto un partito vivo e combattivo, che sente il richiamo della grandezza perduta. Ma frana nella solita rissosità e nella pochezza di dirigenti che lo penalizzano fino al rischio-estinzione. Troppe volte si è ripetuto che il Psd'az è la metafora più verace della dis-unità sarda, della sua vocazione alla disamistade fino all'autodistruzione. Col marchio perenne mai smentito dei «pocos, locos y mal unidos» scagliato da Carlo V.
Mani libere: al miglior offerente?
La cosa più triste è che i Quattro Mori emergono dal congresso con la linea mercantile lanciata da o-Sanna e da lui personalmente praticata con risultati comici oltre la trombatura in Padania. Politica delle mani libere, che può anche essere tradotta in disponibilità al miglior offerente. Si oppone il saggio, coerente e prestigioso Antonello Pilloni dal profondo Sulcis: un Psd'az con la destra è contronatura e contro i padri fondatori.
Ma tant'è. Sanna si è lanciato in una filippica contro Renato Soru, che magari con le spicce è l'uomo che ha portato più avanti di tutti la frontierà del sardismo e dell'autonomia: nella difesa del territorio, nel riscatto dalle servitù militari, che ne contenevano mille altre. Glielo riconosce Bustiano Cumpostu, leader indipendentista di Sardigna Nazione. Glielo nega o-Sanna, che punta su un cartello anti-Soru (da Maninchedda a Peppino Balia, noto estremista e nemico giurato dei partiti italianisti). Con una vacua linea che Mario Melis avrebbe sdegnato: come in vita ha fatto contro gli avversari della candidatura di Soru.
Presidente o-Sanna: meglio Urgu Benito
Questo sardismo-sadismo è correttamente un'anomalia tra i partiti etnico-autonomistici. I due movimenti valdostani, la Svp in Alto Adige, da ultimo anche in Sicilia, hanno un corposo seguito popolare. Dopo il grande rilancio degli anni ottanta (fino al 15 per cento dei voti), il Psd'az è sceso agli inferi elettorali e pare voglia sprofondarci per sempre. I quattro mori si gridano addosso, si assordano (come graficamente sintetizza il nostro Ruggero Soru) senza ascoltarsi né sentirsi.
È giusto, in fondo che Giacomo Sanna ne sia il presidente. Un'alternativa non partitica c'era. Quello che compare nelle pubblicità televisive e fa simpatia e allegria: almeno. Sanna? Meglio Urgu, noto Benito. Lui i quattro mori li fa amare divertendo. E li rappresenta molto più dignitosamente.
by G. Melis
(CHE SBERLE!!)




Rispondi Citando

