Sono sessantasette gli «studiosi» accorsi alla corte di Ahmadinejad per negare che la pagina più vergognosa della storia contemporanea - l'Olocausto - sia stata scritta.
La conferenza della vergogna è stata travestita di pluralismo con intellettuali a favore dell'esistenza della Shoah e intellettuali contro: «un dibattito senza pregiudizi per dimostrarvi la nostra libertà di pensiero».
Peccato anche che la negazione della Shoah non sia un'opinione, ma una odiosa menzogna, una menzogna vergognosa pronunciata in un paese che tortura ed uccide, nega strutturalmente ogni forma di dignità individuale.
Quando Ahmadinejad afferma che l'Olocausto è un'invenzione, intende enunciare un paradigma: «Israele non ha diritto ad esistere».
L'infausto show revisionista che si tiene a Teheran serve a sostenere che la Shoah è stata inventata da Israele (nientemeno!) per legittimare la propria esistenza.
Quando Ahmadinejad offende la Memoria di 6 milioni di ebrei sterminati nella Shoah, non tiene in considerazione che la storia del sionismo è precedente alla Shoah, che le radici del popolo ebraico si sono miracolosamente preservate nei millenni; nella sua barbarie ignora che minacciare la distruzione di una società e di una antica cultura rappresenta un crimine contro l'umanità.
Come spesso accade di sentire anche in Italia, anche per Ahmadinejad il nesso fra Shoah, antisemitismo e Israele è un eccezionale strumento di propaganda odiosa, che salda l'antisrealismo con l'antisemitismo: ridicolizzare la più grande tragedia ebraica è di fatto eguale a rallegrarsi della distruzione del popolo ebraico.
Nel folle progetto di distruggere un popolo che ha saputo portare la fiaccola della propria cultura per più di tremila anni fra tante persecuzioni, c'è il suo tramite per il Califfato mondiale.
Non a caso la conferenza antisemita avviene il giorno dopo quello in cui Ahmadinejad ha annunciato che la realizzazione del programma atomico è fuori discussione; nei giorni in cui il primo ministro palestinese di Hamas, ha promesso che non riconoscerà mai Israele; gli Hezbollah, di nuovo in possesso di un arsenale di missili iraniani recapitati con l'aiuto siriano, pretendono di dominare il Libano per farne una roccaforte dell'integralismo sciita.
Tutto quadra, insomma. Tutto appare pronto per una seconda fase dell'escalation di violenza in Medio Oriente.
Davvero Prodi ritiene di poter avviare una Conferenza sul Medio Oriente coinvolgendo direttamente Ahmadinejad? Davvero Prodi sederebbe a fianco di questo nuovo Hitler?
A queste domande senza sicura risposta, c'è una sicurezza odiosa, quel silenzio colpevole della classe politica italiana e un ingenuo permissivismo di gran parte dell'opinione pubblica.




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