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    Arrow Inizia il convegno di Teheran sull’Olocausto.

    Dal convegno di Teheran sull’Olocausto non verrà nulla di buono. Specie per la tempra dei forti



    Il revisionismo storico sulla Shoah (che ancora non si chiamava così) era nato a sinistra, ad opera di un partigiano francese, Paul Rassinier, medaglia d’oro della Resistenza, internato a Buchenwald, che opponendosi alle tesi del processo Eichmann fornì una testimonianza storica sconvolgete.

    La ricerca storica proseguì in Francia in ambienti di estrema sinistra, in buona parte ebraici; fino a quando un professore universitario, Robert Faurisson, non le riprese per il mondo accademico e mal gliene incolse.

    Quando Faurisson, che poi sarebbe stato oggetto di ogni genere di persecuzioni, sposò la tesi “negazionista” era politicamente di centro. Solo le lunghe peripezie subite lo avrebbero spinto, più in là all’estrema destra.

    A disinnescare in Francia quella vera e propria mina per Israele provvide un intervento pernicioso dei servizi segreti. Essi misero in piedi e sovvenzionarono un gruppo di provocatori, sedicenti nazisti, che stamparono, indisturbati, anche una rivista negazionista grossolana “Annales Révisionistes”. Il fatto che persone indubbiamente malsane e naziste all’Arancia Meccanica negassero l’Olocausto permise in un sol colpo di:

    - far passare in secondo piano la ricerca storica disinteressata

    - far apparire il Revisionismo come un tentativo di falsificare la verità e non come il tentativo di cercarla

    -demonizzare il Revisionismo per la sua cultura all’Arancia Meccanica

    -fare apparire la revisione storica come una minaccia agli ebrei (se si nega persino le persecuzioni subite è perché se ne vogliono preparare altre si lasciò credere, complici i sinistri figuri di cui sopra).

    I risultati di queste manovre furono la neutralizzazione degli storici seri e l’inserimento di alcune leggi che interdicono la libertà di studio. Tanto che David Irving, biografo di Churchill, storico della casa reale britannica, Conservatore, è stato arrestato in Austria non per aver negato l’Olocausto ma per aver sostenuto di non averne trovate prove nella sua opera di documentazione!

    Complimenti agli agenti degli Annales Révisionistes e ai loro burattinai!



    Che fanno a Teheran?



    Che senso ha quindi un convegno di messa in discussione della Shoah a Teheran?

    Oltre che aiutare Israele oggi in difficoltà ripetute con l’occidente non ne vediamo molti.

    -La tesi per la quale si otterrebbe un qualche effetto concreto convincendo il mondo arabo che gli ebrei non furono sterminati sei decenni orsono in Europa, è priva di senso. Le ragioni per le quali il mondo arabo è in frizione con gli israeliani dipendono esclusivamente dal comportamento prepotente, dall’espansionismo sanguinario, di Tel Aviv. A un iracheno o a un giordano quello che avvenne ad Auschwitz non interessa.

    -Se gli iraniani pensano di sollevare il dubbio in Occidente e di ridurre così i margini di ricatto psicologico israeliano nel campo atlantico sbagliano di grosso perché è esattamente l’effetto opposto che stanno ottenendo.

    -Che poi il convegno serva a rammentare al mondo arabo (che gli iraniani hanno pugnalato in Iraq dove si sono mossi da alleati organici degli americani) che essi restano comunque nemici del nemico dei popoli arabi è possibile.



    Merce rara



    So perfettamente che diversi nazisti, filo-nazisti o sedicenti nazisti accoglieranno con entusiasmo quest’ulteriore operazione deleteria. Finché la causa del loro errore è l’ingenuità glielo si può perdonare.

    Quando interviene una ragione psicoanalitica però le cose cambiano.

    Perché se per essere filo-nazisti si deve sostenere (o più propriamente si deve provare) che la Shoah non è mai stata concepita, ovvero se per essere filo-nazisti si vuole conquistare una patente “buonista” allora c’è da preoccuparsi non poco.

    Perché, comunque sia, la Seconda guerra mondiale ha visto, da ogni parte, con l’unica, davvero unica eccezione dell’Italia fascista, un odio di massa generalizzato, uno sterminazionismo a trecentosessanta gradi. Sicché se si vuole angelizzare il nazionalsocialismo per stare bene con se stessi pur definendosi nazisti vuol dire che si è davvero debolucci. E non lo si può comunque angelizzare, Shoah, a prescindere.

    Che si accetti, però, di inchiodare il nazionalsocialismo, con la sua Weltanshauung, il suo entusiasmo vitalista, la sua giustizia sociale, il suo progresso sociale, tecnologico ed economico, il suo rinascimento germanico ed europeo, la sua riuscita missione di libertà dalle oligarchie, dalle banche, dal denaro, al Male Assoluto è segno dei tempi. E degli uomini.

    Perché, senza parlare dei cento e rotti milioni di morti del comunismo, che ha fatto addirittura di peggio con il suo comportamento sui miliardi di vivi che ha oppresso e avvilito, nessuno, proprio nessuno può accusare il nazionalsocialismo perché non ha pulpito serio dal quale predicare.

    La democrazia si è fondata su due genocidi: quello dei vandeani e quello dei pellerossa. Essa ha scatenato guerre mondiali da centinaia di milioni di morti: ha lanciato fosforo, napalm e bombe atomiche su civili inermi commettendo stragi che farebbero impallidire i disastri di Atlantide. La democrazia continua la sua missione: Il come lo vediamo in Iraq e a Guantanamo

    Né si può sostenere che questo sia l’effetto delle ideologie secolarizzate. Perché le religioni monoteiste hanno compito stragi non meno aberranti o consistenti. Cattolici, protestanti, islamici non possono certo accusare il nazionalsocialismo se hanno un minimo di obiettività. Ma non ce l’hanno e anche questo è un segno dei tempi.

    Com’è un segno dei tempi il fatto che i filo-nazisti si aspettino freneticamente che dalla riunione di Teheran possa giungere loro qualche argomento per non apparire poi così brutti agli occhi altrui. Una preoccupazione comprensibile per chi ha bisogno di considerazione, di essere “accettato” ma davvero pietosa in sé: perché per essere filo-nazisti a prescindere da tutto, e tutto considerato, ci vogliono le palle.

    Una merce sempre più rara.

  2. #2
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    Quando interviene una ragione psicoanalitica però le cose cambiano.

    Perché se per essere filo-nazisti si deve sostenere (o più propriamente si deve provare) che la Shoah non è mai stata concepita, ovvero se per essere filo-nazisti si vuole conquistare una patente “buonista” allora c’è da preoccuparsi non poco.

    Perché, comunque sia, la Seconda guerra mondiale ha visto, da ogni parte, con l’unica, davvero unica eccezione dell’Italia fascista, un odio di massa generalizzato, uno sterminazionismo a trecentosessanta gradi. Sicché se si vuole angelizzare il nazionalsocialismo per stare bene con se stessi pur definendosi nazisti vuol dire che si è davvero debolucci. E non lo si può comunque angelizzare, Shoah, a prescindere.

    CHE CAZZATA!!!!!!!!

  3. #3
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    Perché, comunque sia, la Seconda guerra mondiale ha visto, da ogni parte, con l’unica, davvero unica eccezione dell’Italia fascista, un odio di massa generalizzato, uno sterminazionismo a trecentosessanta gradi. Sicché se si vuole angelizzare il nazionalsocialismo per stare bene con se stessi pur definendosi nazisti vuol dire che si è davvero debolucci. E non lo si può comunque angelizzare, Shoah, a prescindere
    Si spera che a Teheran non vadano a tirar fuori certe assurdità che stanno bene solamente nei libri di scuola delle elementari

  4. #4
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    Il convegno voluto dal presidente Mahmoud Ahmadinejad è stato inaugurato da Manouchehr Mottaki

    TEHERAN
    La conferenza internazionale sull’Olocausto voluta dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è stata inaugurata questa mattina dal ministro degli Esteri, Manouchehr Mottaki. «L’obiettivo di questa conferenza - ha detto il capo della diplomazia di Teheran - non è quello di negare o meno il genocidio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, ma di chiarire i molti dubbi che circondano l’Olocausto». Per questo, ha aggiunto Mottaki, «abbiamo voluto creare uno spazio aperto dove esporre liberamente i diversi punti di vista che esistono sul tema dell’Olocausto». Mottaki ha poi definito l’Europa terra d’antisemitismo. «Nei paesi islamici - ha voluto sottolineare il ministro degli Esteri della Repubblica Islamica - l’antisemitismo non è mai esistito e nel passato molti ebrei hanno ricoperto importanti incarichi governativi in Iran e in altri paesi della regione». Il ministro degli Esteri iraniano ha poi affermato che «mettere in discussione ufficialmente l’Olocausto è la condizione necessaria per porre degli interrogativi sull’identità del regime sionista».

    Prima di Mottaki aveva preso la parola Seyyed Rasoul Mussawi, direttore del Centro Studi Politici e Internazionali del ministero degli Esteri della Repubblica Islamica che ospita la conferenza dal titolo ’Rivedere l’Olocausto: una visione globalè. Alla conferenza, ha detto Mussawi, partecipano 67 esperti e studiosi provenienti da 30 nazioni, tra le quali anche l’Italia. «Quelli che hanno condannato questa conferenza - ha detto Mussawi - non hanno capito l’essenza della riunione di Teheran. Noi non siamo riuniti per negare l’Olocausto e nemmeno per fare di questa conferenza uno strumento politico di pressione sullo Stato sionista, ma bensì per cercare la verità su un tema che da decenni è oggetto di discussione e sulla cui natura esistono opinioni contrastanti».

    Oggi e domani i partecipanti alla conferenza di Teheran discuteranno, divisi in tre gruppi di lavoro, i diversi aspetti correlati con il genocidio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Il primo gruppo si occuperà della ’Revisione della storià, trattando temi come la natura dell’antisemitismo, le radici religiose, culturali, politiche ed economiche di questo fenomeno, così come la relazione tra l’antisemitismo e la nascita del sionismo. Il gruppo di lavoro ’Olocausto, le ragioni e la verità’, si occuperà del revisionismo storico, il genocidio e le sue radici, nonché la presunta collaborazione tra il movimento sionista e la Germania nazista. Un terzo e ultimo gruppo di lavoro si occuperà infine delle ’Conseguenze e lo sfruttamento mediatico dell’Olocaustò. In questo terzo blocco delle relazioni è concentrata l’attenzione dei media iraniani. Secondo gli attuali dirigenti della Repubblica Islamica, infatti, «i sionisti hanno contribuito al genocidio degli ebrei per poter costruire un loro Stato in Palestina».

    I sostenitori iraniani del negazionismo sostengono che «mettendo in discussione l’Olocausto si minano le basi sulle quali è stato fondato lo Stato sionista».

    http://www.lastampa.it/redazione/cms...5290girata.asp

  5. #5
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    Si fa gran ciarlare in questi giorni dell’iniziativa del presidente iraniano Ahmadi Nejad di indire un dibattito sul cosiddetto olocausto, sui revisionisti, sui negazionisti. Il presidente iraniano con questa, per lui rischiosissima, iniziativa ( non gliela perdoneranno di certo) gioca delle carte che oggi paiono di scarso peso ma che in futuro potranno avere enormi conseguenze. Nel terzo millennio la storia si è rimessa a correre e molte cose cambieranno. Ahamadi Nejad punta ovviamente ad attaccare lo stato sionista ( se è vero che lo sterminio degli ebrei è avvenuto in Europa - dice - gli ebrei siano risarciti con terre europee e non in Palestina) ma anchee soprattutto a mettere il dito nella piaga dell’enorme contraddizione logica di un Occidente che processa le leggi illiberali altrui ma applica una feroce censura sulla libertà di parola e di opinione a casa propria. Nel contempo Ahamadi Nejad innesta una bomba ad orologeria: se un giorno una o più tesi dei revisionisti dovessero essere ammesse come vere ecco che l’intero impianto di legittimazione dei governi europei, e in specie quello tedesco, verrebbe rovesciato e i governanti attuali sarebbero passibili di tradimento verso il loro paese al servizio di forze straniere.

    Non vogliamo entrare in argomento olocaustologico: visto che anche esprimere dubbi è vietato per legge ( unica forma di religione imposta in Europa con la minaccia della galera: un’altra risposta di Ahamadi Nejad a chi attacca l’Islam intollerante) qualsiasi approccio all’argomento è ovviamente escluso ed è assurdo parlarne. E' un dogma di fede, forse l'unico rimasto. Si può solo sperare che di fronte ad una aberrazione come l'art. 261 bis, politici coraggiosi come Blocher riescano ad averla vinta. Ma francamente non ci crediamo. Quello è un pilastro dell’attuale sistema di potere.

    Basta vedere come siano esplosi con la bava alla bocca i forcaioli del libero pensiero coatto: sia contro Blocher che, con ben altri mezzi, contro il leader iraniano.

    Uno degli opinionisti più sbracati è stato Piero Ostellino, che scrive sia sul Corriere che sul Corrierino, che è in Ticino una specie di fax di Mieli in politica estera.

    Ricordiamo Ostellino ai tempi dela guerra fredda. Un accusatore implacabile del sistema comunista, schiantato in ogni articolo con la forza degli argomenti. Attaccava l’ideologia con il rigore tipico della destra: la teoria distinta dalla prassi , il rigore empirico che faceva a pezzi il delirio ideologico.

    I fatti demolivano le opinioni.

    Che triste differenza con il ciarlatano in ginocchio davanti ai datori di lavoro sionisti! Sembra una nemesi storica, si ritrova nei panni di un agit pro di sezione comunista, un povero trinariciuto capace solo di ripetere gli ordini di partito.

    Il trinariciuto ha avuto l’incarico di attaccare Ahamadi Nejad. Lo fa ovviamente sul giornale degli Elkan e di Mieli.

    Ecco alcuni estratti dell’editoriale





    Lunedì e martedì si terrà a Teheran una «Conferenza sull’Olocausto» alla quale parteciperanno studiosi provenienti da 67 Paesi.” (…) “Traspare in tutta evidenza quale sia la funzione della Conferenza: accreditare l’ipotesi che abbiano uguale dignità la storiografia sullo sterminio degli ebrei ad opera della Germania nazista e la pseudo-storiografia che lo nega, ne contesta il numero delle vittime, esclude le criminali modalità di esecuzione pianificata (le camere a gas) e interpreta il fenomeno come una semplice e non voluta conseguenza dello stato di prigionia (le morti per stenti). Lo sterminio «amministrativo» di massa degli ebrei non sarebbe stato - secondo le interpretazioni assolutorie dei negazionisti - il più grande crimine contro l’umanità, ma solo un fenomeno da valutare come altri orrori della storia. In realtà, la «Conferenza sull’Olocausto» di Teheran è un grossolano e tardivo tentativo di negare ciò che ha significato, per i diritti delle minoranze, la vittoria delle democrazie liberali sul nazifascismo (e i suoi alleati islamici)

    La mistificazione non è nuova. È presa a prestito dagli argomenti, falsamente revisionistici, di uno studioso negazionista, Robert Faurisson. Che, per conferire dignità storiografica alle tesi negazioniste, ha arbitrariamente messo sullo stesso piano una verità appurata attraverso testimonianze e documentazioni incontrovertibili e tesi minoritarie che, senza portare una sola prova a proprio sostegno, si limitano a cercare di smontare quelle dell’immensa storiografia sterminazionista allo scopo di sminuire il giudizio morale e politico, pressoché universale, sui crimini nazisti.

    Non è, perciò, un caso che la pseudo-conferenza si tenga a Teheran, già teatro di un’esposizione di disegni satirici sull’olocausto nell’agosto di quest’anno. «Gli occidentali - ha detto il presidente iraniano Mahmud Armadi nejad - hanno inventato il massacro degli ebrei», per giustificare l’esistenza di Israele. (..) Le parole di Ahmadinejad hanno un duplice obiettivo. Innanzi tutto, di ridurre il diritto di Israele alla propria esistenza a un «affare interno» dell’Occidente. Che, perciò, dovrebbe - secondo il presidente iraniano - mettere a disposizione degli ebrei un pezzo di terra negli Stati Uniti, o in Europa, in Canada, in Alaska. In secondo luogo, di attribuire alla propria intenzione di distruggere Israele il carattere di «difesa preventiva» da un attacco israeliano. L’olocausto - secondo una nuova versione della «congiura ebraica» emersa negli anni Cinquanta - altro non sarebbe stato che la reazione «patriottica» dei nazisti alla dichiarazione di guerra alla Germania, all’avvento di Hitler al potere nel 1933, proclamata da parte dell’ebraismo mondiale.

    In conclusione. La «Conferenza sull’Olocausto» di Teheran è un’operazione politica mascherata da avvenimento culturale, nel quadro della contrapposizione fra un certo mondo islamico, l’Occidente e Israele. Una patacca.”

    Può darsi che sia una patacca, ma un pataccaro come Ostellino dovrebbe evitare certi giudizi: il suo editoriale lo squalifica intellettualmente e lo qualifica come agit prop di terz’ordine.

    Pataccaro più volte nello stesso testo.

    E’ infatti una grossolana patacca definirsi liberale come lui fa e chiedere leggi che vietino la parola.

    Solo un falso liberale e un infame pataccaro più accettare che vengano perseguitati, incarcerati, rovinati, esiliati degli uomini che esprimono delle idee. Solo un lurido pataccaro come Ostellino può accettare che David Irving sia condannato a quattro anni di carcere per i suoi libri revisionisti ed avere la faccia di bronzo di definirsi anche liberale. E’ liberale come i comunisti cinesi che fanno la stessa cosa. Per aver un’idea qualcuno dovrebbe ricordare a questo ignobile personaggio che pur è un giornalista italiano che nessuno è mai stato condannato per aver negato l’orrendo sterminio delle foibe, migliaia di italiani precipitati a morire in spaventosi pozzi. Nessuno è mai stati neppure condannato come responsabile di quegli omicidi, benché si sapesse perfettamente chi erano i responsabili. Ma è stato incarcerato un britannico per aver scritto dei libri di storia non conforme.

    Quattro anni per reato di opinione. E il cialtrone Ostellino ha il coraggio di dirsi liberale!

    Ora è ben possibile che i revisionisti non dicano la verità. Ma chi possiede la verità assoluta? Uno storico come Luciano Canfora che nega i crimini di Stalin in modo grossolano può farlo impunemente offendendo milioni di morti. Ma nessun vero liberale chiederà mai che venga messo in galera.

    Perché poi questo terrore dei revionisti? Ostellino parla di “letteratura sterminata” sui lager e sullo sterminio. Vero. E allora se si tratta di una verità così eclatante perché aver paura di qualcuno che mente? Si può confutarlo, ma impedirgli di parlare fa sorgere un terribile dubbio: che non si voglia che parli perché non si è così sicuri di aver ragione.

    Se la verità è così evidente non saranno certo quattro visionari a far traballare quella che lo stesso stesso Ostellino, coprendosi di ridicolo, definisce “universalmente accettata”.

    Non hanno uno straccio di prova dice Ostellino. Ma proprio per quello a Teheran si vuole una conferenza internazionale: non saranno mica tutti scemi, se non hanno uno straccio di prova sarebbe interesse anche degli ebrei dare la massima pubblicità ai lavori della conferenza al fine di sbugiardare una volta per tutte i mentitori. Una letteratura infinita e prove contrarie zero: perché avere tanta paura? Sono bugiardi, dice Ostellino. Ma il mondo è pieno di bugiardi, che pur hanno di esprimere le loro idee. Ma Ostellino e sui burattinai sono semplicemente in malafede.

    Come su tutti gli argomenti scottanti sanno solo rispondere con insulti e divieti. Chi non accetta ciecamente le loro tesi è un pazzo criminale. Così facevano esattamente i sovietici con chi negava l’evidenza del paradiso comunista. Andava in manicomio. Solo i matti negano l’evidenza.

    In genere però i liberali si comportano diversamente dai giudici sovietici. O forse no.

    Comunque in tema di patacche vorremmo ricordarne qualcuna a Ostellino e ai sionisti.

    Patacche molto più pericolose e clamorose di un libro di storia, foss’anche falso.

    Siamo convinti che fosse una patacca l’11 settembre, così come c’è l’hanno raccontato. Una patacca spaventosa e sanguinosa che serviva a scatenare un guerra. Preparata e decisa prima.

    E’ una patacca sanguinosa e spaventosa anche attaccare un paese in violazione delle leggi internazionali vigenti, compreso Kossovo e Afghanistan.

    E’ stata una spaventosa patacca dire che Saddam andava attaccato come fomentatore del terrorismo sapendo di dire il falso.

    Una patacca attaccare e radere al suolo un paese come l’Iraq dicendo che aveva armi di distruzione di massa, sapendo perfettamente che non ne aveva e inventando persino prove false.

    Una patacca esportare la democrazia con le bombe solo quando c’è il petrolio o fa comodo ai sionisti.

    Una patacca affermare che non si vuole la proliferazione nucleare mentre gli Stati Uniti aumentano gli arsenali.

    Una patacca dire che Teheran minaccia Israele con la bomba che non ha mentre Israele ne ha almeno 230

    Una patacca dire che Israele è una democrazia mentre applica l’apartheid con gli arabi.

    Una patacca dire che è uno stato umanitario quando ha coperto il Libano di bombe a grappolo dopo una vile aggressione.

    Una patacca esportare la democrazia con l’invasione e permettere di partecipare alle elezioni solo i partiti che fanno comodo agli Usa.

    Una patacca parlare di democrazia in un paese ove per fare politica per essere eletti occorrono decine di milioni dollari, dove si è presidenti più facilmente in famiglia, dove un bugiardo patentato e confesso come Bush continua ad essere il presidente e osa dare della canaglia ad altri.

    Potremmo continuare.

    Ci fermiamo non senza un’ultima osservazione: forse la patacca più nauseante è sostenere che esiste la libertà d’opinione, che la stampa è libera e gli Ostellino di tutte risme sono dei liberali.

    No, amici: sono solo dei pataccari e di bassa lega, per giunta,

    GM

  6. #6
    kalashnikov47
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    Sinceramente non ho capito il senso del primo post.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da kalashnikov47 Visualizza Messaggio
    Sinceramente non ho capito il senso del primo post.
    ..bisognerebbe chiederlo ad Adinolfi...

  8. #8
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    BARDÈCHE Maurice, Norimberga ossia la Terra Promessa
    Tuttavia è stato un uomo politico francese, lo studioso Maurice Bardèche, scomparso tre anni fa, ad aprire una breccia nel muro della menzogna, poco dopo la seconda guerra mondiale, con un libro fiammeggiante d'indignazione e di avvertimenti: "Norimberga o la Terra Promessa", per il quale fu pesantemente condannato dalla giustizia. Un'opera che, a differenza di molte, non subisce l'oltraggio del tempo e che, anzi, il volgere degli anni rende sempre più fresca e vitale.

    http://www.vho.org/aaargh/fran/livres4/MBNur1it.pdf

  10. #10
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    BERNARDINI Aldo, Ego te baptizo carpam: Realtà e mistificazione giuridica nella perdurante guerra di aggressione all'Iraq
    <pdf> 51 p.200 K

    "A fronte di ciò che è stato compiuto contro lo Stato e il popolo irakeni, qualunque azione di resistenza e di contrapposizione, per quanto dura, "barbarica", disumana possa apparire in sé, va a carico primario, quando non esclusivo, di chi ha scatenato l'inenarrabile crimine. Ogni diversione da questa valutazione fondamentale è appunto solo sviamento, deviazione, mistificazione. L'asimmetria delle forze in campo, lo scatenamento di una tecnologia mostruosa e di straripanti mezzi di corruzione contro uno Stato e un popolo sovrani dà fondamento a un diritto di difesa "con ogni mezzo disponibile", illumina di inevitabile necessità l'ergersi anche della nuda vita dei resistenti contro gli aggressori e ogni loro complice e collaboratore."

    http://www.vho.org/aaargh/fran/livres2/iraq-carpam.pdf

 

 
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