Pagina 1 di 4 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 33
  1. #1
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Pinochet: un golpista, un tiranno, un riformatore, uno che ha lasciato il potere

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    Pinochet, il generale liberista che si dimise da dittatore

    di MAURIZIO STEFANINI

    C'è una foto che sta sulla copertina di "I caudillos. Biografia di un continente": libro sulla storia degli uomini forti dell'America Latina, scritto nel 1994 da Ludovico Incisa di Camerana: li mostra tutti e tre sull'attenti in prima fila. A sinistra c'è Salvador Allende, presidente del Cile. Al centro c'è Fidel Castro, che che ostenta una barba ancora nera: in mimetica, cinturone e anfibi. Infine, alla destra, c'è lui: Augusto José Ramón Pinochet Ugarte. Anche lui in divisa, quella delle grandi occasioni, con colletto alto, bottoni dorati, cappello con visiera e greche, e bastone di comando in mano. "10 novembre 1971, Castro e Augusto Pinochet, allora sconosciuto generale di Allende", spiega la didascalia. "Foto pubblicata in Cuba-Chile, L'Avana, 1972". Un accostamento simbolico, per i due dittatori in divisa che più hanno occupato l'immaginario collettivo sull'America Latina, uno per il versante di sinistra, l'altro per quello di destra. Ed è simbolico che Pinochet se ne sia andato proprio mentre anche Castro, ormai da mesi lontano dal potere per la malattia, si prepara a lasciare a sua volta il mondo. BOCCIATO DAI MILITARI "Pinoscè", è la pronuncia con cui i mass-media italiani si sono ostinati a chiamarlo da quando il golpe dell'11 settembre 1973 lo rese all'improvviso famoso. In realtà, in Cile è sempre stato pronunciato "Pinoccet". Ma "Pinoscè" alla francese doveva essere effettivamente la pronuncia originale di quel cognome, quando i suoi avi paterni lasciarono la Bretagna per il Cile, nel XVIII secolo. Ugarte, il cognome materno, è invece basco, il che in Cile dà in genere come una patina di nobiltà. Ma lui, nipote di contadini e figlio di un medico, quando provò a fare gli esami di ammissione all'Escuela Militar del Libertador Bernardo O'Higgins lo bocciarono per ben due volte, proprio perché non aveva avi militari. Lui, però, aveva già la testa dura per cui sarebbe diventato famoso. Alla terza prova, dunque, riuscì a passare, l'11 marzo del 1933. Aveva 17 anni, essendo nato il 25 novembre 1915 a Valparaíso. Capitano negli anni '50, sarebbe stato incaricato del comando di un campo di concentramento per comunisti a Pisagua, in un'epoca in cui tra il 1948 e il 1958 il Partito Comunista del Cile fu messo fuori legge, proprio a opera di un presidente radicale che era stato eletto col loro appoggio ed aveva avuto ministri comunisti. In quella veste, ha raccontato, una volta respinse l'allora senatore Salvador Allende, che aveva chiesto di visitare i detenuti. Lui stesso, però, nel 1943 aveva sposato la 21enne Lucía Hiriart: figlia di un senatore radicale che era stato pure ministro dell'Interno, a un'epoca in cui radicali e comunisti erano ancora alleati. E il suocero per giunta era pure massone, come d'altronde Allende, mentre Pinochet è sempre stato famoso per la sua scrupolosa osservanza del rito cattolico. D'altra parte, l'incarico di carceriere lo aveva preso con la stessa burocratica pignoleria con cui in seguito da maggiore sarebbe stato in Ecuador a organizzare l'Accademia di Guerra di quel Paese. Insomma, la sua immagine era di un professionista coscienzioso, assolutamente apolitico. E la sua fama di tecnico competente era anche aumentata dal suo incarico di docente di geopolitica in Accademia, dove tra l'altro esibiva quella sua passione per la storia romana che lo aveva portato a chiamare i figli Marco Antonio e Cesare August, e che in seguito lo avrebbe spinto a paragonarsi a Cincinnato. Generale di divisione nel 1970, fu proprio Allende a volerlo alla testa dell'esercito, preferendolo ad altri suoi colleghi che considerava non fidati. E sembra che l'11 settembre del 1973 una preoccupazione del presidente fu quella di sapere "che fine aveva fatto quel poverino di Pinochet", sicuro che i golpisti lo avevano fatto fuori. Invece, era stato proprio il geopolitico al di sopra di ogni sospetto a mettersi alla testa del generale malcontento per la degenerazione della situazione economica e dell'ordine pubblico. Un fatto poco noto in Italia è che in effetti il 22 agosto fu il Congresso cileno a votare a maggioranza una risoluzione in cui, dopo aver elencato la lista delle violazioni della legalità compiute dal governo, chiedeva all'esercito di rimuovere il presidente: un passo certamente illegittimo dal punto di vista costituzionale, visto che la maggioranza dell'opposizione non arrivava ai due terzi richiesti; ma nondimeno con una certa legittimità politica. Naturalmente, ricordando i precedenti della storia cilena, la Dc si aspettava che i militari restituissero il potere ai civili dopo sei mesi. Fu solo quando i sei mesi passarono e videro che Pinochet non aveva intenzione di andarsene che i dirigenti democristiani passarono all'opposizione. RIVOLUZIONE LIBERALE All'inizio, va detto, non seguiti dai loro elettori. Per riparare ai disastri dell'epoca allendista e conquistare consenso, infatti, dal 1974 Pinochet ebbe cura di mettere l'economia del Paese in mano a un gruppo di giovani tecnocrati formati alla scuola monetarista di Chicago, i famosi Chicago boys. E grazie al loro il Paese conobbe un primo boom economico, minato però alla base da un regime di cambi fissi che col liberismo faceva in a botte. Il risultato fu che nel 1982 l'aumento dei tassi di interesse internazionale innescò una recessione micidiale, in seguito alla quale una gran parte dei ceti medi, già favorevoli al golpe, raggiunse i dirigenti della Dc all'opposizione. Dopo che ancora nel 1980 il progetto di Costituzione pinochettista era stato approvato per referendum col 65,71% di sì, nel 1983 iniziò dunque un'ondata di mobilitazioni contro il regime. Ma gran parte della gente che scendeva in piazza preferiva in realtà ancora Pinochet ad Allende, e passarono dunque sei anni prima che la Dc e i socialisti, entrambi resi saggi dai disastri del passato, formassero una coalizione che isolava i comunisti. La lotta armata condotta da gruppi comunisti e culminata in un attentato fallito contro lo stesso Pinochet ritardò questo processo piuttosto che accelerarlo. E il generale ne approfittò per impostare una nuova politica di privatizzazioni che stavolta teneva conto dell'esperienza della rivoluzione thatcheriana. Si adottò un regime di cambi flessibili, e si crearono public company, autorizzando a investirvi i fondi pensione nati con la riforma del 1980. Dal 1986 iniziò dunque un nuovo boom economico, che da allora non si è più arrestato, facendo del Cile l'economia più dinamica di tutta l'America Latina. È un'eredità positiva che i governi di centro-sinistra arrivati al potere dopo la transizione democratica pilotata dallo stesso Pinochet tra 1998 e 1990 hanno fatto propria. L'eredità negativa è invece quella dei diritti umani, anche se va detto che Pinochet ha un'immagine peggiore della realtà. Il cosiddetto "Rapporto Rettig" voluto dalla nuova democrazia ha in effetti accertato che le vittime della dittatura in 16 anni furono 2.215: non pochissime, ma molto di meno di quelle attribuite a una miriade di altri personaggi che la storia non ha demonizzato allo stesso modo. Primo fra tutti, lo stesso Fidel Castro. Ma fu lo stesso Pinochet a compromettere la sua immagine, gestendo il golpe del 1973 con una violenza simbolica che fece sembrare le cose ben più tremende di quanto non fossero, proprio per atterrire gli avversari e stroncare sul nascere gli oppositori. Un metodo da bravo generale e organizzatore ma da pessimo politico, come in effetti Pinochet è stato. L'USCITA DI SCENA Investito comunque di un consenso che ha sempre dato ai partiti che a lui si richiamavano almeno il 40% dei suffragi, il meccanismo del referendum del 1988 era stato congegnato in modo che anche in caso di sconfitta sarebbe rimasto alla testa dell'esercito fino al marzo 1998, per poi diventare senatore a vita. E nel pacchetto era compresa ovviamente l'immunità completa per il passato. Blindato in Cile, Pinochet fu colpito durante un viaggio a Londra da una richiesta d'estradizione del giudice spagnolo Baltasar Garzón, per accuse relative a cittadini spagnoli. Posto in stato di arresto in un ospedale londinese il 16 ottobre 1998, il generale rimase bloccato fino al 2 marzo 1999, quando gli inglesi scaricarono la patata bollente permettendogli il ritorno in patria con la scusa motivi di salute. Dopo che il governo di centro-sinistra aveva fatto del suo arresto un caso nazionale, però, la magistratura cilena si è scatenata contro di lui: togliendogli l'immunità parlamentare, cercando di aggirare le amnistie sulla violazioni dei diritti umani, e anche colpendolo anche assieme ai familiari sul fronte dell'evasione fiscale. Infine però è morto, prima che potesse finire in carcere.

    Le vittime della dittatura militare sono, secondo altre fonti, poco meno di quattro mila. Assolutamente non poche. Al contrario del venerato Fidel Castro, tuttavia, ha "spontaneamente" lasciato il potere, acconsentendo al graduale ritorno di una democrazia politica che ha conservato svariate delle sue riforme economico sociali, malgrado l'indirizzo di centro-sinistra dei governi che si sono succeduti. Tuttavia la violazione dei diritti umani, la lunga e dura sospensione delle libertà politiche e sociali (e annessi e connessi), sono cose sulle quali non è possibile passare tanto facilmente sopra, pur nel contesto dato.... E' ormai piuttosto evidente, per parlare onestamente, che il Cile di "Unidad Popular" e del presidente Allende (le cui violazioni della costituzione sono state troppo facilmente dimenticate) non stava davvero dirigendosi verso la conservazione piena di una democrazia liberale moderna, ne' verso la prosperità, e nemmeno... verso la "giustizia sociale" (salvo che non si intenda con ciò, ancora una volta....... la socializzazione della miseria).

    Saluti liberali

  2. #2
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    ancora da LIBERO....

    Il Paese si divide ancora: scontri in piazza Oggi i funerali senza cerimonia di Stato

    SANTIAGO DEL CILE Augusto Pinochet divide il Cile anche da morto. Arresti, feriti e scontri a Santiago del Cile dove ieri notte oltre ai sostenitori dell'ex dittatore che volevano onorarne la memoria, sono scesi in piazza anche qualche migliaio di manifestanti per festeggiarne la morte. I feriti sarebbero 24, tutti poliziotti, di cui due in gravi condizioni ma non in pericolo di vita, mentre le persone fermate e arrestate sarebbero un centinaio. Gran parte degli arresti sarebbe avvenuta nella capitale, dove sono state fermate 53 persone. Gli incidenti sono scoppiati quando la polizia ha cercato di fermare un corteo di manifestanti nei pressi del palazzo presidenziale. Gli agenti, dicono fonti ufficiali del governo cileno, sono intervenuti per la presenza di uomini con il volto coperto infiltrati nel corteo composto da circa 5mila persone cercando di disperdere la folla con idranti e razzi lacrimogeni. Dal corteo, è partito un fitto lancio di pietre mentre altri manifestanti hanno incendiato cassonetti, divelto pali dell'illuminazione e distrutto vetrine di negozi. Incidenti sono stati registrati anche nella periferia di Santiago a Villa Francia, presso Penalolen, e a Valparaiso. In totale sono una dozzina le città cilene teatro delle manifestazio ni, ma secondo Felipe Harboe, segretario aggiunto del ministero dell'Interno, «la situazione è in generale calma». E, anche in vista dei funerali, il governo ha lanciato un appello alla calma. Identica richiesta dalla Conferenza episcopale cilena. Ad alimentare le polemiche arrivano invece le dichiarazioni del giudice spagnolo Baltasar Garzon, che da anni indaga sull'ex dittatore, secondo il qua le nonostante la morte di Pinochet «l'azione giudiziaria deve proseguire». Nella notte di ieri, intanto, la salma dell'ex dittatore è stata trasportata alla Scuola militare, dove è stata allestita la camera ardente (nella foto AP), e oggi a mezzogiorno avranno luogo le esequie militari senza cerimonia di Stato: subito dopo il corpo verrà cremato e le ceneri consegnate alla famiglia.
    Saluti liberali

  3. #3
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ed ecco l'intervento di Vittorio Feltri.......
    IL FEROCE PINOCHET E GLI IPOCRITI PINOCCHIETTI

    di VITTORIO FELTRI

    Sono apparse in tivù scene molto edificanti. Gente cilena in festa, canti balli, l'effigie di un generale data alle fiamme. Oddio, cosa sarà mai successo? È morto Pinochet, dittatore sanguinario, maledetto assassino, stragista, ha sulla coscienza migliaia di morti ammazzati. Tutto vero. E le usanze sono usanze: quando crepa il maiale si tira l'alba a ciucciarsi le dita dopo scorpacciata regolamentare di salsicce. Augusto Pinochet era ormai un vecchio malato, presumo rimbambito come tutti noi quando la resistenza fisica supera quella mentale. Dopo i novanta anni, accade. Eccome se accade. Anche i despoti vanno all'altro mondo. Mussolini venne fucilato in circostanze mai chiarite insieme con Claretta Petacci, innocente almeno in senso politico. Hitler si uccise nel suo patetico bunker. Stalin concluse l'esistenza nel proprio letto. Idem Mao. Il trapasso dei primi due fu raccontato dalla stampa con i toni della burletta, meglio, della barzelletta. Quello degli altri due, commentato con parole solenni. Titoli gonfi di ammirazione. Morto Stalin, statista insigne. Morto Mao, il grande timoniere. Ciò dimostra la meschinità dei cronisti se non degli storici, di solito ancor più faziosi. La fine di Pinochet è stata simile a quella di un qualsiasi pensionato di fibra forte: infarto, guarigione, debilitazione, poi la consunzione. Il Cile non ha dimenticato i soprusi subiti dalla dittatura, e si comprende. Ma non era il caso di trasformare un funerale in una sagra. I quotidiani sudamericani, europei ed anche italiani narrano compiaciuti le nefandezze compiute dal regime sepolto da lustri. Offrono del generale un ritratto allucinante. Si ripercorre la carriera di un boia instancabile.Si elencano le atrocità commesse su ordine suo: persone fucilate allo stadio, torture, elettrodi sui capezzoli e nella vagina, scariche elettriche nei testicoli, ossa rotte, lingue bruciate. Una contabilità redatta con puntigliosa meticolosità davanti alla quale c'è da rabbrividire. Peccato che le articolesse democratiche manchino di un elemento fondamentale per comprendere: che clima c'era negli anni Sessanta a Santiago? Allende si era impossessato del potere (con legittimità elettorale) ma stava trascinando il Paese nell'abisso del socialismo reale. Crisi profonda. Non c'era da mangiare. I camionisti esasperati organizzarono lo storico sciopero e le donne scesero in piazza agitando pentolini vuoti. Il colpo di stato fu sollecitato dalla base, si impose col suo corollario di violenze e prevaricazioni. S'è mai visto un golpe alla camomilla? Quello cileno non fece eccezione: massacro di oppositori, desaparecidos. Ma lo scopo fu raggiunto: salvare il Paese dal comunismo. Fra due mali, fu scelto il minore sia pure a caro prezzo. Perché non rammentarlo? Non è politicamente corretto. E perché non sottolineare che dicias sette anni più tardi, garantito il benessere economico ai "sudditi", Pinochet ha ridato spontaneamente, dopo referendum, la democrazia ai compatrioti? Anche questo non è politicamente corretto. Se qualcuno osa dire che Fidel Castro ha fatto di peggio e continua a farlo, che da quaranta anni affama il popolo, lo umilia, lo terrorizza massacrando gli oppositori viene bollato: reazionario, sporco fascista. Un confronto fra i due tiranni pone in evidenza che il cubano è stato più efferato; ma è un confronto vietato dal bon ton progressista. Nella felice isola dei sigari e della prostituzione preferita dagli italiani, un lavoratore a tempo pieno percepisce uno stipendio pari a 20 euro mensili. La carne se la può concedere ogni quindici giorni; per il resto, riso bollito. Non è consentito pescare: il pesce è dello Stato, se lo levi dall'acqua sei obbligato a consegnarlo alle autorità. La gallina e l'uovo sono statali; il pollo te lo puoi tenere. Migliaia di cubani sono periti e periscono nel tentativo di emigrare. Le galere sono strapiene di dissidenti. Però è tutta roba di sinistra e va capita e apprezzata; a Bertinotti e Diliberto piace. Medaglie a Castro, manifestazioni contro Pinochet stecchito in una bara. Doppiopesisti di tutto il mondo, unitevi.

    Saluti liberali

  4. #4
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    da www.destra.it

    SALVATOR ALLENDE MORI' SUICIDA? FORSE NO

    Clamorose rivelazioni tratte dall'archivio Mitrokhin sugli intrecci fra il lìder cileno e i servizi cubani e sovietici

    di Nicola Vacca

    “L’Archivio Mitrokhin.Una storia globale della guerra fredda da Cuba al Medio Oriente” (Rizzoli ,pagg.608,euro 26)”,uscito quasi simultaneamente in Italia ,Usa e Gran Bretagna,contiene rivelazioni sorprendenti sulle attività svolte dallo spionaggio sovietico nel Cile governato da Salvador Allende. Nei documenti sono anche spiegati nei minimi dettagli i contatti consolidati del KGB con il presidente cileno, che fu il più importante contatto del KGB in Sud America. fu il primo marxista a conquistare il poter attraverso le elezioni. Da quel momento in poi il Kgb mantenne dei contatti regolari con Allende attraverso un suo funzionario Svyatoslav Kuznetzov, appositamente istruito per “esercitare un influenza favorevole all’Unione Sovietica sulla politica del governo cileno”.
    Il funzionario del KGB e Allende si incontravano regolarmente. Nel 1971, su ordine del Politburo, fu versata al presidente cileno la somma di 30.000 dollari. Il file del Kgb su Allende parla di “necessità di riorganizzare l’esercito cileno e i servizi di intelligence, e di instaurare stabili relazioni fra le intelligence cilena e sovietica. Queste interessanti rivelazioni si incrociano, in questi giorni, con nuove informazioni sconcertanti sulla morte di Salvador Allende. Il presidente forse non è morto suicida durante l’assedio al palazzo de La Moneda. Fonti accreditate e documentate sostengono che Allende venne assassinato da un agente cubano incaricato della sua protezione.
    L’agente segreto cubano Patricio de la Guardia, aspettò che sedesse alla sua scrivania e gli sparò una raffica di mitragliatrice alla testa. Patricio, subito dopo, posò sopra il corpo di Allende un fucile per far credere che lo avesse ucciso un soldato nemico. L’agente segreto fece ritorno al primo piano dell’edificio dove lo aspettavano gli altri cubani e insieme a loro lasciarono il palazzo della Moneda per rifugiarsi nella vicina Ambasciata Cubana. Questa tesi contraddice le due precedenti versioni sulla fine di Salvator Allende fatte circolare sia da Fidel Castro (eroica morte in combattimento), sia dalla giunta militare cilena (suicidio). Tutto sommato è una tesi credibile, se si pensa che proviene da due vecchi membri dell’organismo segreto cubano oggi esiliati in Europa.
    In un libro appena pubblicato in Francia, “Cuba Nostra – Les secrets d’Etat de Fidel Castro” (Edizioni Plon, Parigi), Alain Ammar illustra questa intrigante teoria. E inoltre rivela gli oscuri retroscena sulla morte del Presidente cileno
    Alain Ammar è un giornalista specializzato in affari cubani e conosce molto bene l’America Latina, al punto che è riuscito a mettere insieme le dichiarazioni di Juan Vives e Daniel Alarcón Ramírez, due ex funzionari dei servizi segreti cubani. Juan Vives, esiliato dal 1979, è un ex agente segreto della dittatura ed è nipote di Osvaldo Dorticós Torrado, il presidente cubano fantoccio che regnò (si fa per dire) dal 1959 al 1976 e che fu “suicidato” in circostanze misteriose nel 1983. Vives dice di aver sentito dallo stesso Patricio de la Guardia la sconvolgente confessione sull’assassinio di Allende e pare che il racconto sia stato fatto nel novembre del 1973, in un bar dell’Hotel Habana Libre, dove si riunivano alcuni membri degli organi di sicurezza di Stato. Vives per molto tempo ha tenuto per sé la notizia perché, come lui stesso dice, “era pericoloso renderla pubblica” e poi non c’erano altri responsabili cubani in esilio che potevano confermare quella versione dei fatti. Quando Vives ha saputo che Daniel Alarcón Ramírez, detto “Benigno”, uno dei tre sopravvissuti alla guerriglia di Ernesto Che Guevara in Bolivia, si trovava anche lui esiliato in Europa, ha pensato bene di parlare.
    Nel libro di Alain Ammar, “Benigno” conferma in toto il racconto di Vives. Tutti e due conobbero Salvador Allende e la sua famiglia, vissero in Cile durante il governo del presidente socialista e ascoltarono in momenti diversi la confessione di Patricio de la Guardia al suo ritorno all’Avana.
    Il libro di Ammar descrive con precisione gli ultimi mesi del governo di Unità Popolare e soprattutto mostra il grado di controllo diretto che Fidel Castro era riuscito a instaurare mediante le spie della DGI (un servizio segreto cubano) sul Presidente Allende, i suoi ministri e i collaboratori più intimi. Di fatto la cosiddetta “via cilena al socialismo” era stata modificata in “via cilena al castrismo”, al punto che all’interno del governo di Allende esistevano voci che criticavano questa brutale ingerenza. “Mesi prima della sua morte, Salvador Allende era stato già strumentalizzato da Fidel Castro”, spiega Juan Vives, “però Allende non era l’uomo che L’Avana voleva tenere al potere a Santiago. Castro e Piñeiro (braccio destro di Castro in tutte le operazioni di spionaggio in America Latina e morto recentemente a Cuba di infarto) preparavano la successione forzata alle spalle dello stesso presidente Allende”. Il controllo sul capo di stato cileno era diventato maggiormente pressante dopo il primo tentativo di colpo di stato militare (29 giugno 1973), meglio conosciuto come il “tancazo”. Quando L’Avana seppe che i cileni vicini al Presidente erano spaventati, Fidel Castro fece sapere ad Allende che non poteva in nessun caso arrendersi, né chiedere asilo in un’ambasciata. “Se lui doveva morire, doveva farlo da eroe. Qualunque altra fine vigliacca o poco valorosa sarebbe stata pericolosa per la lotta in America Latina”, ricorda Juan Vives. Per questo Fidel Castro ordinò a Patricio de la Guardia di eliminare Allende non appena il Presidente avesse dato segni di cedimento al terrore. Poco dopo i primi attacchi alla Moneda, Allende stesso aveva detto a Patricio de la Guardia che voleva chiedere asilo politico all’ambasciata svedese. Purtroppo lo aveva confidato anche al suo addetto stampa Augusto Olivares, detto “el perro”, uomo corrotto al soldo dei servizi segreti cubani. “Olivares trasmetteva tutti i progetti di Allende a Piñeiro che a sua volta informava Fidel”, dichiara Juan Vives. Un altro guardaspalle di Allende di nome Augustín venne fucilato dai cubani negli ultimi momenti drammatici dell’attacco alla Moneda, secondo la dichiarazione resa da “Benigno” all’autore del libro. Il presidente cileno venne giustiziato da Patricio de la Guardia in persona che lo afferrò mentre stava scappando, lo mise a sedere con forza e disse: “Un presidente muore al suo posto!”. I colpi di mitraglietta partirono subito dopo, inesorabili.
    Questa versione dell’assassinio di Allende non è nuova, ma secondo fonti della destra cilena il presidente venne ucciso dalla sua guardia personale perché voleva arrendersi. Alain Ammar dice: “Questa ipotesi venne accantonata subito perché non conveniva a nessuno: né ai collaboratori di Allende, né alla sinistra cilena, né ai suoi amici stranieri, né ai militari, né soprattutto a Fidel Castro”. La ricostruzione fatta da Alain Ammar e confortata dalle testimonianze di Juan Vives e Daniel Alarcón Ramírez potrà essere rinforzata in futuro dalle testimonianze di altri funzionari cubani che si trovano adesso fuori di Cuba. Secondo Alain Ammar, Patricio de la Guardia, condannato a trenta anni di carcere durante il vergognoso processo al generale Arnaldo Ochoa Sánchez, e oggi in libertà vigilata, avrebbe depositato un documento importante in una banca di Panama. Questo scritto è la sua assicurazione sulla vita perché racconta, tra le altre cose, l’assassino di Allende da lui eseguito per ordine di Fidel Castro. Questo documento segreto sarà reso pubblico solo in caso di morte di Patricio de la Guardia. Per via di questa minaccia, Fidel Castro fece fucilare il generale Ochoa e Tony de la Guardia, ma risparmiò Patricio.
    Il libro di Alain Ammar è composto di 425 pagine ricche di notizie sul regime cubano. Sarebbe utile una traduzione italiana di questa opera monumentale che rivela molti lati oscuri di un regime liberticida.
    Nicola Vacca

    Saluti liberali

  5. #5
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    da www.ilrestodelcarlino.quotidiano.net

    CHI ERA AUGUSTO PINOCHET

    L'ex dittatore che si sentiva un 'patriota'

    Al potere dal 1973 al 1990, poi fino al 1997 a capo dell'esercito. Nel 1998 il giudice spagnolo Garzon ne chiese l'arresto a Londra. Durante la dittatura 28.000 persone torturate, quasi 3.200 uccise, oltre mille quelle scomparse


    Roma, 10 dicembre 2006. - Augusto Pinochet Ugarte è nato a Valparaiso nel 1915; entrato nel 1933 alla scuola militare ne uscì con il grado di sottotenente; nel 1948 iniziò il corso all'Accademia militare, finito il quale venne inviato in Ecuador per organizzarvi un'analoga istituzione accademica; al suo ritorno, nel 1959, iniziò una rapida ascesa che lo portò al grado di generale di brigata nel 1969, a Capo di stato maggiore dell'esercito nel 1972 e a comandante in capo l'anno successivo: a deciderne la nomina, il 23 agosto, fu il presidente Salvador Allende, il giorno dopo l'approvazione di una mozione parlamentare che ne chiedeva la rimozione dall'incarico, se necessario con la forza.

    La prova di forza arrivò puntuale pochi giorni dopo, l'11 settembre: Allende morì in circostanze mai chiarite all'interno del palazzo presidenziale e il potere venne assunto da una giunta militare di cui Pinochet - anche nelle sue memorie - si dichiarò guida e ispiratore; secondo alcuni storici tuttavia il suo coinvolgimento sarebbe stato assai meno entusiasta e all'inizio avrebbe seguito la strada aperta da altri ufficiali, specie della Marina, più direttamente implicati nell'organizzazione del golpe.
    Quel che è certo è che Pinochet assunse effettivamente la guida della giunta e nel 1974 si fece eleggere Capo dello Stato e Capitano generale delle Forze Armate.

    Seguirono 16 anni di terrore e repressione, con il sequestro e l'omicidio di migliaia di oppositori, anche in cooperazione con i governi di altri Paesi del "Cono Sur": Brasile, Uruguay, Paraguay e Argentina, tutti retti da regimi militari e impegnati nella cosiddetta "Operazione Condor" contro militanti della sinistra.

    In Cile, stando alle cifre di una Commissione di inchiesta indipendente, il numero di morti accertati e di "desaparecidos" supera i 3mila, le persone torturate sono almeno 28mila.

    Nel 1980 venne approvata con un plebiscito la nuova Costituzione, che prevedeva una nuova consultazione nel 1988 per un'estensione del mandato presidenziale (formalmente una campagna elettorale che prevedeva un singolo candidato) e un ritorno del potere civile due anni più tardi.

    Già dal 1983 l'opposizione aveva cominciato a far sentire di nuovo la sua voce, provocando la violenta reazione del governo; nel referendum del 1988 Pinochet venne tuttavia sconfitto con il 55% di "no" e solo il 42% di "sì".

    Due anni dopo si svolsero le prime elezioni presidenziali libere e Pinochet passò le consegne a Patricio Alwyn, non senza prima farsi nominare comandante in Capo dell'esercito e senatore a vita, carica che gli garantiva l'impunità giuridica.

    Nel 1998, nel corso di una visita in Gran Bretagna effettuata per motivi di salute, venne arrestato su mandato del giudice spagnolo Baltasar Garzon, accusato di gravi violazioni dei diritti umani e posto agli arresti domiciliari.
    Nella sua residenza ricevette la visita dell'ex premier Margaret Thatcher, che suscitò molte polemiche - e molti dubbi sull'effettivo contributo cileno al conflitto delle Falkland, mai del tutto chiarito; successivamente, dopo sedici mesi di battaglie legali, i Lord diedero via libera all'estradizione - alla quale si era dichiarato contrario anche il governo cileno - ma l'allora ministro degli Esteri Jack Straw la bloccò giustificando la decisione con il cattivo stato di salute dell'ex dittatore.

    Tornato in patria, nel 2002 rassegnò le dimissioni da senatore a vita dopo che la Corte Suprema aveva stabilito che una forma di "demenza senile" gli impediva di affrontare qualsiasi processo; due anni dopo però la sentenza venne revocata e da allora Pinochet è stato al centro di varie inchieste: la "Carovana della Morte", l'"Operazione Colombo", il caso "Villa Grimaldi" - tutte inchieste sulla sparizione, omicidio o tortura di oppositori del regime - e il "Caso Riggs", nel quale è accusato di frode ed evasione fiscale.

    La magistratura ha deciso di metterlo agli arresti domiciliari in attesa di processo per l'Operazione Colombo (nel quale viene accusato di sequestro e omicidio) e per il caso Villa Grimaldi, uno dei centri di tortura del regime.
    Saluti liberali

  6. #6
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    da www.federalismo.net

    Pensioni “cilene” Medicina antiassistenziale

    Sistema “a capitalizzazione”: liberi di scegliere il fondo e quando e come andare in pensione.

    Giovedì 21 a Roma Piñera, Pagliarini,
    Della Vedova, Gasparri e Turci

    Correva l’anno 1994 e Giancarlo Pagliarini, allora ministro del Bilancio, sulla questione pensioni proponeva, con molto coraggio, di guardare al Cile, il Paese sudamericano che proprio nel periodo di Augusto Pinochet rifondava la previdenza con una riforma che, a distanza di anni, sta rivelando tutta la sua forza, tanto da essere scelta da un buon numero di Paesi, tra cui la Polonia. Era la prima, seria, articolata proposta per dare uno scossone al sistema a ripartizione, “centralista, paternalista e tremendamente egoista nei confronti delle generazioni future” (come scrive proprio Pagliarini nella presentazione al volume Pensioni: la sfida della responsabilità individuale di Josè Piñera disponibile nella collana Policy dell’Istituto Bruno Leoni). In Cile, protagonista di questa riforma epocale fu appunto Josè Piñera, dal 1978 al 1980 Ministro del Lavoro e della Sicurezza sociale, oggi più che mai impegnato a promuovere nel mondo la privatizzazione dei sistemi pensionistici. Se volete rendervi conto di quanto si stia facendo e di quali siano i risultati finora raggiunti date un’occhiata al sito dell’International Center for Pension Reform (www.pensionreform.org). Scoprirete che i “lavoratori capitalisti” - come definisce Piñerà i cittadini finalmente padroni dei propri risparmi - sono liberi, liberi di scegliere quando rientrare in possesso di ciò che hanno investito oppure liberi di scegliere quando rinunciare al capitale in cambio di una rendita vitalizia. L’essenza di questa riforma sta tutta in una sola parola: libertà, ovvero quanto di più prezioso abbiamo, ciò che ci fa essere uomini responsabili, chiamati a scegliere e governare la nostra vita. Semplificando quanto più possibile, con il sistema “a ripartizione” gli Stati gestiscono in prima persona le pensioni, ci dicono quando e come andare in pensione, di fatto ci impediscono di scegliere e di disporre del nostro futuro, già tracciato da una logica deterministica. Con il sistema “a capitalizzazione” invece, i cittadini sono liberi di scegliere il fondo pensione che preferiscono ma, soprattutto, sono liberi di scegliere quando e come andare in pensione. Vi rendete conto del tempo che noi passiamo a discutere di età pensionabile, di quanto costano a tutti noi in termini di tempo e risorse le estenuanti trattative per ritoccarne i limiti? Con la riforma “a capitalizzazione” l’identificazione dell’età pensionabile semplicemente scompare, perché i lavoratori, sulla base di quello che hanno risparmiato nel corso della vita lavorativa, di come hanno investito i denari, dell’aspettativa di vita che possono scegliere quando andare in pensione. Lo Stato, in sostanza, garantisce solo il minimo vitale a chi nella propria vita lavorativa non ha accantonato a sufficienza. Tutto qui però; il resto è privato. Nella sostanza la riforma di Piñera è una vera e propria rivoluzione copernicana, una trasformazione paradigmatica che riporta l’uomo, con la sua capacità di scegliere e decidere, al centro della vita pubblica. È la riaffermazione della capacità decisionale del singolo, il ritorno della fiducia nelle capacità dell’individuo, nel suo senso di responsabilità. È un nuovo modo di essere comunità, comunità collaborativa, in cui la responsabilità individuale torna a essere preminente oltre che condizione necessaria per la stabilità della società. Tutti temi che da tempo sono oggetto di approfondimenti e riflessioni. Solo tre mesi fa, a giugno, su iniziativa dell'Istituto Bruno Leoni, a Palazzo Marino alla Scala, a Milano, Josè Piñera, Giancarlo Pagliarini e Tiziano Treu si sono confrontati sulle prospettive europee del modello a capitalizzazione. Giovedì prossimo, sempre sulla spinta dell’Ibl, questa volta a Roma, sala delle Colonne, Josè Piñera, Giancarlo Pagliarini, Benedetto Della Vedova, Maurizio Gasparri e Lanfranco Turci torneranno a discuterne.

    Chiara Battistoni
    Saluti liberali

  7. #7
    Moderatore P. Nazionale.
    Data Registrazione
    15 Sep 2002
    Località
    Roma Capitale
    Messaggi
    207,418
     Likes dati
    56,728
     Like avuti
    42,116
    Mentioned
    11811 Post(s)
    Tagged
    151 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    e anche uno che coraggiosamente si rifugio' nell'immunita' parlamentare per sfuggire alle proprie responsabilita'.
    Se credi di essere in grado di interrompere il proluvio di cut&past di PFB sei un grande illuso.

  8. #8
    Con Il Popolo Palestinese
    Data Registrazione
    02 Nov 2005
    Località
    IL DOMANI APPARTIENE A NOI
    Messaggi
    26,685
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi Visualizza Messaggio
    dal quotidiano LIBERO di oggi




    Le vittime della dittatura militare sono, secondo altre fonti, poco meno di quattro mila. Assolutamente non poche. Al contrario del venerato Fidel Castro, tuttavia, ha "spontaneamente" lasciato il potere, acconsentendo al graduale ritorno di una democrazia politica che ha conservato svariate delle sue riforme economico sociali, malgrado l'indirizzo di centro-sinistra dei governi che si sono succeduti. Tuttavia la violazione dei diritti umani, la lunga e dura sospensione delle libertà politiche e sociali (e annessi e connessi), sono cose sulle quali non è possibile passare tanto facilmente sopra, pur nel contesto dato.... E' ormai piuttosto evidente, per parlare onestamente, che il Cile di "Unidad Popular" e del presidente Allende (le cui violazioni della costituzione sono state troppo facilmente dimenticate) non stava davvero dirigendosi verso la conservazione piena di una democrazia liberale moderna, ne' verso la prosperità, e nemmeno... verso la "giustizia sociale" (salvo che non si intenda con ciò, ancora una volta....... la socializzazione della miseria).

    Saluti liberali
    Io penso che per poter esprimere un giudizio sereno sulla vicenda di Pinochet debba passare del tempo,adesso le ferite sono troppo aperte.
    Del resto anche in Italia a più di 60 anni dalla fine del fascismo la ferita non s'è ancora rimarginata.

    Saluti Illiberali

  9. #9
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    I giudizi storici, si dice, sono consolidati solo quando espressi a distanza di generazioni dai fatti. E' un luogo comune con qualche fondamento. Tuttavia esiste anche la disciplina della storia contemporanea che ha il suo metodo e i suoi pregi. Sul piano politico ciascuno può esprimere il giudizio che crede quando crede. "Ai posteri l'ardua sentenza"? Fino ad un certo punto. Talune cose le si possono dire chiaramente subito: Pinochet è stato un dittatore, non è mai stato fascista, il suo regime non è stato ne' fascista, ne' parafascista. La sua dittatura militare è stata senz'altro antimarxista ma anche, più generalmente, contro la classe politica nazionale. La politica economica e sociale del regime è stata "liberista". I suoi legami con gli Stati Uniti sono noti, come è noto che la fine dell'appoggio da parte di un certo mondo politico ed economico "conservatore" statunitense ha rappresentato uno dei motivi per i quali ha pensato bene di ritrarsi gradualmente dal potere politico, senza rinunciare a quello militare, fin che ha potuto.

    Shalom

  10. #10
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Aug 2013
    Messaggi
    14,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi Visualizza Messaggio
    dal quotidiano LIBERO di oggi




    Le vittime della dittatura militare sono, secondo altre fonti, poco meno di quattro mila. Assolutamente non poche. Al contrario del venerato Fidel Castro, tuttavia, ha "spontaneamente" lasciato il potere, acconsentendo al graduale ritorno di una democrazia politica che ha conservato svariate delle sue riforme economico sociali, malgrado l'indirizzo di centro-sinistra dei governi che si sono succeduti. Tuttavia la violazione dei diritti umani, la lunga e dura sospensione delle libertà politiche e sociali (e annessi e connessi), sono cose sulle quali non è possibile passare tanto facilmente sopra, pur nel contesto dato.... E' ormai piuttosto evidente, per parlare onestamente, che il Cile di "Unidad Popular" e del presidente Allende (le cui violazioni della costituzione sono state troppo facilmente dimenticate) non stava davvero dirigendosi verso la conservazione piena di una democrazia liberale moderna, ne' verso la prosperità, e nemmeno... verso la "giustizia sociale" (salvo che non si intenda con ciò, ancora una volta....... la socializzazione della miseria).

    Saluti liberali
    ........ai posteri la sentenza ! Troppo accanimento contro Pinochet lasciando nell'oscurita' quale fosse nel 73 la situazione generale del Cile...............

    Facile parlare .......oggi !

 

 
Pagina 1 di 4 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Un grande riformatore mazziniano
    Di lucrezio nel forum Repubblicani
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 11-11-13, 15:36
  2. Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 05-10-09, 21:49
  3. Diocleziano riformatore
    Di DucaConte nel forum Destra Radicale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 17-06-08, 12:03
  4. Udr - Il Centro riformatore per l'alternativa
    Di Colombo da Priverno nel forum Prima Repubblica di POL
    Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 16-04-07, 14:45
  5. Il Riformatore
    Di MrBojangles nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 08-11-03, 14:00

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito