Ieri sera m'è venuta in mente una piccola domanda al proposito del quesito di cui sopra.
Per quanto riguarda la vicenda delle coppie di fatto, io ho sempre teso a vederle come uno strumento per la tutela delle coppie omosessuali tendenzialmente, ergo estendibile alle coppie etero, delle quali non mi sono mai particolarmente preoccupato in quanto problematica relativa (dal momento che una legge, teoricamente, dovrebbe valere per tutti).
Ma al che m'è venuto un dubbio: perché le coppie eterosessuali non devono sentirsi in dovere di siglare un contratto civile (dicasi matrimonio) per sancire la loro unione?
Ovvero, cosa c'è di tanto disturbante nel sposarsi in Comune?
Non sarebbe meglio, e più costituzionale, sancire delle nuove formule riguardanti le coppie formate da persone dello stesso sesso (il che non vuol dire necessariamente omosessuali) analoghe all'unione civile già presente per legge?
Parlar di matrimonio sarebbe improprio, ma a far le zecche è già improprio parlar di matrimonio senza cerimonia religiosa...
Ergo... un informato sostenitore dei PACS (o quel che di similare si vorrebbe tirar fuori) potrebbe rinfrescarmi la memoria sul perché di questa necessità anche per gli eterosessuali?
L'ultima volta che ho letto seriamente un testo serio al proposito, difatti, è stato molto tempo fa...
Se qualcuno volesse rispondere, gliene sarei grato...




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In pratica, è mia personalissima opinione che stipulare una prima forma di patto sociale vincolante, che dia precisi diritti e doveri, sia un buon passo per prepararsi a uno più serio e almeno in teoria duraturo...d'accordissimo con te sulla necessità di snellire le pratiche di divorzio.
