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Retroscena «Regia ramificata dietro i fischi a Prodi»
Lo staff del premier: «È sufficiente spedire un gruppo di militanti sul posto, il resto lo fa lo spirito di emulazione»
ROMA — «Vabbé, abbiamo capito: la vogliono far diventare una moda, ma che cosa credono di ottenere?». I fischi come colonna sonora. I fischi come la nuvoletta di Fantozzi. I fischi che diventano una sorta di «Prodi detector» (battuta dell'udc Pionati): alla vista del premier, parte la salva. Situazione nuova per il Professore, che ha sempre girato le strade indisturbato, anche nei momenti più caldi della campagna elettorale.
Che sta succedendo? Tutta colpa della Finanziaria? Di PadoaSchioppa? Tutti così informati su aliquote e detrazioni i fischiatori di giornata? Prodi si guarda bene dal minimizzare, sa che sarebbe un errore cavarsela con una scrollata di spalle. Anche perché è il primo a riconoscere che l'entità della manovra «è pesante», che ci sono stati «errori di metodo e di comunicazione» e che «è inevitabile creare malumori nel momento in cui spezzi certe logiche ed elimini certe incrostazioni». Tuttavia... «Tuttavia questo non basta a spiegare: c'è qualcosa che va oltre la Finanziaria». Che cosa? Il portavoce del premier, Silvio Sircana, con tanto di nota ufficiale, abbozza una prima analisi, con annessi sospetti: «Ormai abbiamo capito che i drappelli organizzati di fischiatori ci seguiranno ad ogni uscita pubblica, sia del presidente che dei ministri che delle istituzioni in genere: se è questo il modo di portare serenità nel Paese, dobbiamo davvero complimentarci con chi pensa a simili strategie di divisione e intolleranza». In realtà, l'analisi che il capo del governo e i suoi collaboratori stanno facen do in queste ore è più complessa.
Nessuno pensa che ci sia una sorta di «Grande Vecchio» a tirare le fila dell'Orchestra del Fischio. «Diventa difficile — raccontano a Palazzo Chigi — immaginare un Berlusconi o un Fini che ordinano via fax: "Ragazzi, mi raccomando, fischiate Prodi ovunque sia". Sarebbe una pena, non vogliamo credere che si sia arrivati a questi livelli...». Nessuna cabina di comando, quindi, nessun ordine di servizio. Piuttosto, pensano Prodi e i prodiani, una sorta di «circuito del fischio» che, alimentato dagli slogan dei leader dell'opposizione e lubrificato dal passaparola dei luogotenenti, ha raggiunto anche le zone più periferiche del centrodestra, An e Lega soprattutto. «L'impressione è che ci sia una regia ramificata pronta ad entrare in azione non appena si viene a sapere della presenza del premier.
Emblematico il caso di domenica scorsa al Motor Show. In ambienti come quello, frequentato da un popolo di giovani, molti dei quali di destra, basta un niente per accendere la fiammella della protesta. È sufficiente spedire sul posto un gruppetto di militanti, scaldare con qualche grida l'atmosfera e in un attimo ci si ritrova in un clima da curva Sud. Il resto lo fa lo spirito d'emulazione». Ma non solo. C'è altro. C'è quello che Prodi definisce «il frullatore mediatico». Lì, «in una rappresentazione mediatica che amplifica e drammatizza la contestazione, trasformandola in una sorta di inappellabile verdetto sull'operato del governo e del premier», il Professore individua una delle cause di ciò che sta avvenendo attorno a lui. «È un corto circuito che si autoalimenta — affermano sconsolati i prodiani —: finché i fischiatori otterranno attenzione, continueranno a fischiare». A meno che, come tutte le mode, prima o poi passi. Sempre che sia una moda.
Francesco Alberti




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