Olmert incontra Prodi. Il Pdci inneggia a hezbollah
di Dimitri Buffa
Incidenti diplomatici di lotta e di governo. Martedì sera il sottosegretario agli Esteri Ugo Intini era un dei relatori, visibilmente soddisfatto, alla presentazione di un libro agiografico sugli hezbollah, sponsorizzato dal Pdci, e ieri Prodi si è incontrato con Olmert a palazzo Madama per spiegargli come è cambiata la politica italiana in Medio Oriente. E per manifestargli la solidarietà di repertorio contro la conferenza negazionista sull’Olocausto organizzata da Teheran. Questo mentre intanto il comitato di accoglienza della piazza era monopolizzato da quelli di Forum Palestina, gli organizzatori dei cortei anti israeliani e anti americani dove si bruciano bandiere e si scandiscono slogan infami su Nassirya, che a Santi Apostoli avevano da giorni stabilito di fare “un presidio militante e resistente” giusto sotto la sede dell’Unione. Potenza della simbologia politica. Per fortuna la loro capacità di attrarre le masse era persino minore di quella dei raeliani. Cosicchè alle 18 si contavano 13 militanti, tre striscioni infami tipo Germania anni ’30 (“boicottate chi investe in Israele”), quindici celerini e tre cine operatori in attesa di un qualche rogo di bandiera o di qualche slogan infame che invece non c’è stato visto che stavolta quelli dei centri sociali sono rimasti a casa a farsi le canne.
Le banalità e i salamelecchi dell’incontro Prodi Olmert tenutosi a villa Madama non rendevano giustizia della realtà dei fatti: altro che volemose bene. Da una parte un governo che tratta con Iran e Siria e cambia a 180 gradi la precedente politica estera italiana in Medio Oriente, dall’altra una maggioranza e una piazza, sia pure esigua, che tifano Hezbollah e che chiedono a Prodi di dichiarare Olmert “persona non grata”. Ieri il premier israeliano ha potuto constatare con i propri occhi “di che lacrime grondi e di che sangue” questa ipocrita equivicinanza eletta dall’esecutivo in carica a proprio slogan e a propria foglia di fico. Ma da buon uomo di sinistra (in patria quelli del Likud e della destra di Liebermann lo chiamano “all merd” nelle vignette) non ha mancato di rendere omaggio agli sforzi di Prodi elevandolo quasi ad amico della causa israeliana, anche se su Siria e Iran, “le divergenze restano grandi”. Ehud Olmert ieri ha incontrato anche il Papa per un quarto d’ora alla presenza del cardinale Tarcisio Bertone che nei mesi scorsi aveva avuto più di una polemica con le comunità ebraiche italiane per le dichiarazioni di sostegno quasi unilaterali alla causa palestinese. Un po’ una commedia degli equivoci quindi questa visita di stato in Italia conclusasi con la richiesta a Benedetto XVI di farsi vedere presto a Gerusalemme. Il tutto mentre l’Europa chiedeva spiegazioni sulle capacità nucleari dello stato ebraico dimenticando che anche i bambini sanno che l’esercito della stella di Davide è la terza o quarta potenza nucleare del mondo. E questo per fortuna. Sua e nostra.
Martedì sera intanto, mentre era attesa questa visita di stato, un sottosegretario dell’esecutivo in carica non trovava niente di meglio da fare che partecipare, insieme ad altri quattro gatti del Pdci di Diliberto, alla presentazione de “Il popolo di hezbollah”, un istant book di due ex redattori di “liberazione”, Raffaella Angelino e Maurizio Musolino, adesso passati a “La rinascita della sinistra” organo quasi ufficiale del Pdci. Un libello agiografico preceduto dall’incredibile prefazione della senatrice Manuela Palermi che letteralmente descrive così il reportage alla base del libro: “più che un viaggio è la ricerca di ambienti, ricordi e persone che la furia de israeliana può avere distrutto. Tra le ruspe e le macerie, il primo incontro è con l’orgoglio. Hezbollah ce l’ha fatta, sta ricostruendo il paese, aiuta la gente dà i soldi per rifarsi la casa. Hezbollah, che Israele voleva annientare, festeggia tra la gente e con la gente la vittoria divina”. Un simile entusiasmo di una comunista nei riguardi di un movimento di ispirazione nazional socialista non si conosceva dai tempi del patto Molotov- von Ribbentrop. Evidentemente i nipotini di Stalin, batti e ribatti, sempre nell’attrazione fatale con i nazisti vanno a intrupparsi. D’altronde basterebbe essere stati presenti alla presentazione di questo libro e avere sentito parlare da una parte Jacopo Venier, responsabile esteri del Pdci e presidente della relativa commissione alla Camera e dall’altra il sottosegretario Intini, per rendersi conto che se l’incidente diplomatico con Olmert non c’è stato lo si deve solo al fatto dell’assoluta sottovalutazione da parte dei media italiani di suddetta presentazione.
Intini, tanto per dirne una, ha esclamato contento che “adesso il rapporto con i paesi arabi è ricucito dopo il cambiamento di politica di questo governo e che ora la scommessa, non una necessità, è quella di “non perdere il buon rapporto con Israele”. Venier poi ha veramente esagerato. Dopo avere fatto una filippica sul “non ci lasceremo intimidire da chi ci chiama anti semiti” perché noi siamo stati sempre solidali con gli ebrei (specie quelli morti a Auschwitz), ha tuonato contro chi equipara gli hezbollah ai terroristi islamici perché “esiste una differenza tra i movimenti di liberazione e il terrorismo”. Poi ha detto che “bisogna finirla di equiparare il diritto di Israele di esistere a conseguenza della shoà, di modo che chi nega il primo nega anche la seconda.” Le due cose vanno scisse secondo Venier. Di modo che chi voglia bruciare le bandiere di Israele e negare il diritto di quello stato a stare lì dove sta da quasi 60 anni possa farlo senza sentirsi eccessivamente in colpa. Poi ha parlato di razzismo per chi predilige guardare le vittime israeliane negli autobus di Tel Aviv rispetto a quelle palestinesi a Gaza, dimenticando la differenza tra un attacco terroristico e una reazione militare che può provocare effetti collaterali tanto tragici quanto involontari e il fatto non secondario che hamas e hezbollah usano la gente come scudi umani. Però non ditegli che è un antisemita sennò si arrabbia. Lui è solo equivicino. Magari partecipa a cortei dove si grida “dieci cento mille Nassirya” ma che ci volete fare? So’ ragazzi.




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