Esce in questi giorni il nuovo libro di Marco Travaglio:
«La scomparsa dei fatti»
Un pamphlet polemico fin dal sottotitolo
(«Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni»)
sull’ informazione in Italia e non solo.
Molto attuale il paragrafo sull'affaire Telekom-Serbia; del quale potete leggere un sunto qui di seguito.
Il 29 aprile 2003 arriva il verdetto di I grado sui casi Imi-Sir e Mondadori. (...)
Il 5 agosto vengono depositate le motivazioni, che parlano del «più grave caso di corruzione della storia d'Italia, e non solo».
Nemmeno la Rai berlusconizzata e la Mediaset berlusconiana possono ignorare l'avvenimento.
Ma ecco un provvidenziale diversivo, che consente alle sei reti tv di parlare d'altro.
Il materiale lo fornisce in tutta fretta la commissione parlamentare d'inchiesta sull'affare Telekom Serbia che ha il compito di indagare sull’acquisto nel 1997 del 29% della compagnia telefonica serba da parte della Stet-Telecom Italia.
Che nell'affare siano girate strane provvigioni per una cinquantina di miliardi di lire a strani mediatori «facilitatori» è assodato da un'inchiesta di Repubblica nel febbraio 2001.
Poi, un mese e mezzo prima delle elezioni del 2001, entra in scena Paolo Guzzanti, vicedirettore del Giornale e senatore di Fi.
Il 5 aprile 2001, sotto il titolo a tutta prima pagina «Telekom e l'aereo dei miliardi», Guzzanti pubblica un'inchiesta per dimostrare non solo che «52 miliardi sono finiti nel pozzo nero delle tangenti», ma che «quella era solo la punta dell'iceberg» ed esistono «fortissimi e ottimi motivi per sospettare che il giro di denaro illecito sia molto più grande».
Ci sono «altri 42 miliardi spariti fra Italia e Serbia» e, soprattutto, c'è il particolare inquietante che «i miliardi (1.500 in marchi) pagati per l'affare furono trasportati a Belgrado da Atene non sotto forma di assegni circolari, ma in sacchi di iuta, come quelli che viaggiano sugli aerei del narcotraffico colombiano.
E che fine hanno fatto?
E chi hanno finanziato?
Chi in Italia sta traendo vantaggio da questo pozzo nero?».
Guzzanti conclude facendo i nomi di «Prodi, Dini e Fassino»: «figuriamoci se ne sapevano qualcosa!».
L'8 aprile 2001 poi pubblica un'intervista esplosiva al suo «supertestimone», tale «dottor Favaro» che si descrive come «uno dei due italiani che erano sul volo da Atene a Belgrado per portare i famosi 1.500 miliardi per la conclusione dell'affare».
(...)
Basterebbe un semplice controllo per scoprire che si tratta di un volgare truffatore, pluripregiudicato con varie condanne alle spalle.
(...)
Nel 2002 viene arrestato e la bufala viene smascherata
(...).
Ma, morto un «supertestimone», se ne fa subito un altro, a tavolino, stavolta con la complicità dei membri polisti della commissione Telekom Serbia.
Dal cilindro sbuca Igor Marini, sedicente "conte" polacco, con varie denunce per truffa, ultima professione conosciuta: scaricatore di casse al mercato ortofrutticolo di Brescia.
Fra il maggio e l'agosto 2003, in perfetta coincidenza con la sentenza e le motivazioni del processo Imi Sir-Mondadori, Marini comincia a distillare le sue accuse a Prodi, Fassino e Dini (ma anche a Rutelli, Veltroni, Mastella, e persino a Willer Bordon e a una serie di cardinali vaticani).
Trantino & his friends gli tengono bordone, interrogandolo a più riprese, prima in commissione, poi in Svizzera dov'è stato arrestato per una vecchia truffa, poi nel carcere di Torino dov'è stato recluso per altri raggiri.
I tg rilanciano a reti unificate.
Così, per quattro mesi (...) tutti parlano dele tangenti immaginarie dela Telekom Serbia (...).
Alla fine, i giudici di Torino spiccano una raffica di mandati di cattura contro Marini, Volpe e il resto dell'allegra brigata per calunnia verso i politici e i cardinali falsamente accusati.
E, in quel preciso istante, il caso Telekom Serbia scompare dai titoli dei tg che per mesi avevano suonato la grancassa.
Così la sproporzione fra le notizie false sparate quotidianamente e la smentita giudiziaria relegata in pochi e imbarazzati servizi e durata un solo giorno lascerà la sensazione che qualcosa di losco i capi dell'Ulivo l'abbiano pur fatto, e che magari le solite toghe rosse abbiano insabbiato uno scandalo scomodo per la sinistra.
Buona lettura.




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