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Discussione: Il sarcofago di Paolo

  1. #1
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    Predefinito Il sarcofago di Paolo

    IL CASO
    Dagli scavi archeologici compiuti sotto la basilica romana dai Musei Vaticani nuove conferme sulla tomba dell'Apostolo

    Il sarcofago di Paolo

    L’archeologo Giorgio Filippi: il contenitore di reliquie è situato proprio sotto l’altar maggiore, sotto l’epigrafe «Paulo apostolo mart»


    Da Roma Luca Liverani

    Ora c'è la conferma scientifica. Gli scavi nella Basilica di San Paolo fuori le mura, condotti dai Musei Vaticani, hanno trovato sotto l'altare maggiore un sarcofago romano a livello della basilica teodosiana. Esattamente sotto l'epigrafe Paulo apostolo mart, da sempre visibile alla base dell'altare. La scoperta, che apre nuovi itinerari di ricerca, è inedita e in via di pubblicazione. A presentarla lunedì sera all'Istituto archeologico germanico di Roma è stato Giorgio Filippi, l'archeologo che ha condotto le ricerche documentali e guidato gli scavi. Filippi è conservatore della raccolta epigrafica dei Musei Vaticani. È la tomba di Saulo di Tarso? «Quello che abbiamo scoperto - spiega lo scienziato - è un sarcofago, o contenitore di reliquie. Siamo certi che nel 390, cioé all'epoca dell'ampliamento della basilica costantiniana da parte dei tre imperatori Teodosio, Valentiniano II e Arcadio, era ritenuto dell'Apostolo Paolo». Il sarcofago, sul coperchio, ha un buco di una decina di centimetri tappato sul fondo solo da un po' di malta. Una feritoia concepita all'epoca per "mettere in comunicazione" le reliquie con l'altare, ma anche per introdurre brandea, pezzi di tessuto che a contatto con la salma diventavano a loro volta reliquie. Basterebbe rimuovere il "tappo" per introdurre una microtelecamera. Ma per il momento la scoperta di quella che per oltre 1600 anni è stata venerata come la tomba del "co-fondatore" della Chiesa di Roma, a Giorgio Filippi basta e avanza. Per capire la genesi di una grande scoperta bisogna inquadrare storicamente la basilica. Paolo dopo il martirio a Roma viene seppellito sulla via Ostiense, secondo la tradizione nella tomba della Matrona Lucilla. Attorno al sepolcro Costantino, verso il 320, edificherà la prima basilica, con le reliquie paoline come fulcro delle cerimonie e della devozione, chiesa di cui non è rimasto nulla. Nel 390 i tre imperatori che all'epoca guidavano l'impero romano, Teodosio, Valentiniano II e Arcadio, decidono di ampliare la basilica. Paolo in quegli anni viene collocato allo stesso livello di Pietro: il tempio viene ricostruito sul modello della basilica costantiniana di San Pietro. Gli scavi e le ricerche documentali hanno permesso di scoprire che è di quest'epoca il posizionamento del sarcofago. Che sarà oggetto di ulteriori lavori. Papa Leone Magno interviene per ricostruire la navata destra crollata nel terremoto del 433. E con l'occasione sopraeleva il pavimento del presbiterio. Il sarcofago così resta "seppellito" a metà altezza dal nuovo pavimento. Sul coperchio viene posto uno strato di mezzo metro di muratura e, sopra, le lastre di marmo con l'iscrizione incompleta Paulo apostolo mart, tolte verosimilmente dai lati ormai semicoperti. Con la sopraelevazione nasce il primo altare fisso della Basilica. Nella lastra marmorea viene fatto un foro che, attraverso lo strato di muratura, comunica col foro del coperchio. Altri due buchi, quadrati, arrivano sul coperchio senza perforarlo. L'ultima fase di lavori attorno al sacello è quella di papa Gregorio Magno attorno al 600. Volendo uniformare l'altare della basilica paolina a quello di San Pietro, alza ancora il presbiterio. Il piano dell'altare con l'epigrafe ormai è a filo del nuovo pavimento, così il pontefice fa costruire un nuovo altare a camera, che ha su un fianco una finestrella da cui è tuttora visibile l'epigrafe. Sotto, scava una piccola cripta che mette in comunicazione con un fianco del sarcofago. Tutto ciò è chiaro solo oggi, perché - quando la basilica verrà ricostruita nel 1854 dopo essere stata disintegrata dal furioso incendio del 1823 - il sarcofago verrà affogato in una colata di calcestruzzo: malta, sabbia, pozzolana e detriti vari, tra cui perfino un frammento di bifora del convento e una moneta dell'epoca. Scarsissimi all'epoca della ricostruzione i rilievi dell'area. E sulle reliquie si infittisce il mistero. La decisione di andare alla ricerca della tomba paolina nasce durante il Giubileo. Mol ti pellegrini, cattolici e non, chiedono di venerare le reliquie dell'Apostolo. Il vescovo Marcello Costalunga, all'epoca Amministratore pontificio della patriarcale basilica, chiede, col consenso dell'abate dom Paolo Lunardon, alla direzione dei Musei Vaticani di "indagare". Gli scavi vanno da giugno 2002 a maggio 2003. Tra l'altare maggiore e quello anti-
    stante di San Timoteo, Giorgio Filippi riapre una piccola cavità preesistente, per non danneggiare il presbiterio ottocentesco, e da lì scava un breve tunnel orizzontale, alto un metro e largo la metà, che in corrispondenza del sovrastante altare scopre il fianco marmoreo del sarcofago. Dai buchi nell'epigrafe l'archeologo capisce che il lato superiore ha forma di tetto: è un sarcofago. Quello voluto dai tre imperatori nel 390.


    Avvenire - 16 febbraio 2005

  2. #2
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    interessantissimo e molto chiaro

  3. #3
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    Epigrafe posta sulla tomba dell'Apostolo Paolo

  4. #4
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    grazie.
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  5. #5
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    Quella scritta mi pare tutt'altro che risalente a 2000 anni fa...

  6. #6
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    è tornata la intelligenza di una chiara visone

    bravo sig. conte, bravo

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    è tornata la intelligenza di una chiara visone

    bravo sig. conte, bravo


    .....a volte ritornano....

  8. #8
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    esatto


  9. #9
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    Nel medioevo, stando a quanto si racconta nel "Liber Polypticus" di Benedetto Canonico, nella festa annuale di s. Paolo, il papa, recatosi nella basilica sull'Ostiense, entrava in un'"arca" sotto l'altare maggiore e, alzato il coperchio di un pozzetto posto sotto il pavimento, estraeva dall'urna del santo un incensiere d'oro appeso a un uncino nella precedente ricorrenza, e messo a contatto con le reliquie del santo, attraverso il foro circolare nella lastra marmorea. L'arcidiacono, poi, distribuiva come "eulogia" i carboni del turibolo a tutti i presenti, (la stessa cerimonia avveniva sul sepolcro di s. Pietro nella basilica vaticana come attestato dall'Ordo romanus di Cencio Camerario), tale uso liturgico era attestato già dal Liber Pontificalis (II, 18) nella biografia di Leone III, ove si dice che il pontefice "fecit in basilica beati Pauli apostoli turabula apostolata ex auro purissimo II, ex quibus unum misìt intus super corpus eius". Attraverso i due fori quadrati, invece, i pellegrini introducevano ogni sorta di oggetti, ma soprattutto stoffe, che divenivano reliquie per contatto (come gli "olea" delle lampade che ardevano sul sepolcro), chiamati "brandea" o "palliola", "sanctuaria", "nomina".

  10. #10
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    Predefinito Nota sul Sarcofago di San Paolo dell’archeologo Giorgio Filippi

    CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 11 dicembre 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la nota dell’archeologo Giorgio Filippi presentata questo lunedì nella Sala Stampa vaticana a spiegazione dei lavori che hanno riportato alla luce il Sarcofago di San Paolo, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.


    * * *

    La basilica sorge sul sepolcro dell’Apostolo nella via Ostiense, ove alla fine del II secolo il presbitero romano Gaio, nella citazione di Eusebio, segnalava l’esistenza del tropaion eretto a testimonianza del martirio di Paolo. Nel luogo si avvicendarono, nel corso del IV secolo, due edifici, quello "costantiniano" e quello "dei tre imperatori", legati al pellegrinaggio devozionale alla tomba dell’Apostolo e utilizzati per scopi cimiteriali e liturgici.

    L’unica documentazione riferibile alla situazione archeologica del monumento consiste in pochi disegni e schizzi con misure, di interpretazione talvolta enigmatica, redatti dagli architetti Virginio Vespignani (1808-1882) e Paolo Belloni (1815-1889), dopo l’incendio del 1823, durante gli scavi per la nuova confessione (1838) e la posa delle fondamenta del baldacchino di Pio IX (1850). I resti archeologici allora rinvenuti non furono più visibili successivamente perché in parte distrutti e in parte obliterati dall’attuale Confessione.

    Che la Basilica di S. Paolo fosse sorta sulla tomba dell’Apostolo è un dato incontrovertibile nella tradizione storica, mentre l’identificazione del sepolcro originario è una questione rimasta aperta. La Cronaca del Monastero parla di un grande sarcofago marmoreo rinvenuto durante i lavori di ricostruzione della basilica dopo l’incendio del 1823, nell’area della Confessione, sotto le due lastre iscritte PAVLO APOSTOLO MART[YRI], di cui però non esiste traccia nella documentazione di scavo, a differenza degli altri sarcofagi che furono scoperti e rilevati nella stessa occasione, tra cui il famoso "dogmatico" oggi conservato nei Musei Vaticani.

    Le indagini archeologiche nell’area tradizionalmente considerata il luogo di sepoltura dell’Apostolo, iniziate nel 2002 e terminate il 22 settembre 2006, hanno permesso di riportare alla luce un importante contesto stratificato, formato dall’abside della basilica costantiniana, inglobata nel transetto dell’edificio dei Tre Imperatori: sul pavimento di quest’ultimo, sotto l’altare papale, è stato riscoperto quel grande sarcofago del quale si erano perse le tracce e che veniva considerato fin dall’epoca teodosiana la Tomba di S. Paolo.

    Tali esplorazioni avevano il fine di verificare la consistenza e lo stato di conservazione dei resti della basilica costantiniana e teodosiana sopravvissuti alla ricostruzione dopo l’incendio e di proporne la valorizzazione a fini devozionali. Dal 2 maggio al 17 novembre di quest’anno si è ultimato, nell’area della Confessione, il Progetto di accessibilità alla Tomba di S. Paolo. Dopo aver smontato l’Altare di S. Timoteo si è scavata l’area sottostante per riportare alla luce, sull’intera superficie di circa 5 mq, l’abside della basilica costantiniana. Per raggiungere i resti del IV secolo si è scavato materialmente dentro il nucleo murario della moderna platea di fondazione che aderisce perfettamente alle strutture antiche, sia in fondazione che in elevato, fino a raggiungere il punto di distacco tra la parte antica e quella moderna rilevabile dal differente colore della malta, rosata quella del XIX secolo e grigia quella del IV secolo.

    Poiché la quota del transetto dei Tre Imperatori, sul quale giace il sarcofago di S. Paolo, è più alta rispetto al piano dell’attuale Confessione, è evidente che qui il piano è stato demolito in occasione dei lavori del XIX secolo. Il massetto invece si conserva, resecato a forma di gradino, dietro l’altare di Timoteo, dove è strutturalmente incorporato nel muro moderno che delimita il lato est della Confessione. Al momento dei lavori del XIX secolo, poiché la cresta dell’abside presentava probabilmente alcune parti instabili, queste furono rimosse avendo prodotto l’effetto di un gradino nell’emplecton, di circa 10 cm. di altezza e pari a due file di mattoni, che inizia sul bordo interno dell’abside della quale ricalca l’andamento curvilineo. Sulla fronte del gradino si vedono le impronte lasciate nell’opera cementizia dai mattoni da cortina rimossi.

    Per raggiungere la quota pavimentale costantiniana si è rimossa la metà sud del settore absidale. Nello scavo non si sono rinvenuti altri reperti archeologici se non resti di murature. Per aumentare la visuale sul sarcofago di S. Paolo si è allargato fino a m. 0,70 il vano attraverso la muratura del XIX secolo già aperto durante i lavori del 2002-2003. È stato possibile rilevare le dimensioni del sarcofago: cassa lunga circa m. 2,55, larga circa m. 1,25 e alta m. 0,97; coperchio alto circa m. 0,30 e spesso nel bordo anteriore m. 0,12. La porzione dell’abside scoperta costituisce l’unica testimonianza visibile della Basilica attribuita comunemente a Costantino.

    Rimane aperto il problema topografico del rapporto tra la basilica e il pavimento stradale rinvenuto nel 1850 immediatamente ad ovest dell’abside costantiniana. Il Belloni vi riconobbe l’antica via Ostiense, che sarebbe stata trasferita nella sede attuale per ordine dei Tre Imperatori, ma non rilevò la quota di quel selciato. A questo riguardo risulta di particolare interesse la scoperta, all’interno dell’abside costantiniana, di alcuni grandi blocchi di basalto reimpiegati come materiale da costruzione nelle fondazioni della basilica dei Tre Imperatori.

    Per quanto riguarda la pianta della basilica costantiniana, poiché non abbiamo altri elementi al di fuori delle nuove misurazioni dell’abside, è prematuro fare nuove ipotesi, salvo che confermare le modeste dimensioni dell’edificio. Il piano di cocciopisto scoperto sopra la quota di rasura dell’abside costantiniana corrisponde al transetto dei Tre Imperatori (390 d.C.) sul quale poggia il grande sarcofago che segnalava la Tomba dell’Apostolo all’epoca della costruzione della nuova grande basilica, ed era delimitato da un podio presbiteriale monumentale, come lascerebbe supporre la poderosa platea di fondazione spessa m. 1,66, che grava direttamente sul pavimento dell’abside costantiniana. Non è escluso che all’interno di tale fondazione possano esservi i resti del tropaion eretto sulla tomba dell’Apostolo Paolo.

    Si può ritenere che tra il 1838 e il 1840 nell’area della Confessione sia stato rimosso o demolito tutto ciò che poggiava sul pavimento dei Tre Imperatori. Per gettare le fondazioni del nuovo presbiterio e dell’altare papale fu persino spostato il sarcofago di S. Paolo. Nell’area indagata non sono stati finora rinvenuti, tra il livello pavimentale del 390 e la fondazione del 1840 resti di strutture riferibili ad altre epoche.

 

 

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