Ottimo articolo del Direttore di libertà Eguale, Antonio Funiciello
Se i gay fondano un sindacato
di Antonio Funiciello
I fatti. Piero Fassino, segretario dei DS, rispondendo a una precisa domanda di un giornalista, si dice contrario all'adozione per le coppie omosessuali. Aurelio Mancuso, segretario dell'Arcigay nonché iscritto diessino, considerando la risposta di Fassino «l'ultima offesa» e accusandolo di «aver smarrito il senso dell'umanità e del socialismo democratico» e «di scegliere il campo del confessionalismo progressista» (?) gli comunica il suo mancato rinnovo dell'iscrizione ai DS. Fassino, da par suo, replica a Mancuso ricordando il suo impegno per i diritti dei gay, ma ribadendo la sue «molte perplessità» nei confronti dell'adozione. Con un comunicato successivo Mancuso non si dice soddisfatto degli argomenti e dell'impegno di Fassino reclamando, per gli omosessuali che rappresenta, «il minimo sindacale» (!). Il carteggio Mancuso-Fassino è reperibile sull'ottimo sito dell'Arcigay (http://www.arcigay.it/show.php?2323).
Gli omosessuali impegnati in politica in Italia non ricoprono incarichi di prestigio come accade in altri paesi: si pensi solo al sindaco di Parigi Bertrand Delanoe o a quello di Berlino Klaus Wowereit. Soprattutto non riescono ad essere, assieme agli eterosessuali che condividono le loro battaglie, un forte motore di democratizzazione della sfera pubblica come avviene altrove. A meno di voler cedere alla tentazione di vestirsi da ghibellini e dare addosso al Vaticano, cosa che nel 2006 ha del demenziale, non si può non riconoscere che il ritardo italiano in materia di diritti civili se è da un lato certo imputabile alle forze conservatrici, da un altro è riconducibile alle strategie non eccezionali che il fronte gay o pro gay ha messo in campo in questi anni.
La pretesa di Mancuso del «minimo sindacale» sintetizza perfettamente il problema. Anche gli omosessuali in Italia si sono chiusi nel recinto di una corporazione a cui sfugge come le proprie legittime rivendicazioni per non andare vane debbano essere iscritte in un orizzonte più ampio di significati sociali e civili. Così piuttosto che elaborare un disegno complessivo di rinnovamento sociale e civile del paese entro il quale inserire coerentemente le proprie rivendicazioni, si preferisce sindacalizzarsi e ingaggiare con la controparte eterosessuale una dialettica sterile, fine a se stessa.
Le accuse a Fassino sono poi quanto di più ingeneroso si potesse rivolgere al leader politico che più di ogni altro si è speso nelle sfide per la modernizzazione civile del paese. Si pensi solo alla generosità mostrata nella sfida referendaria contro la legge 40. Chi scrive lo ricorda bene e non può che esprimere la sua sodale, partecipe vicinanza al segretario dei DS.


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