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Discussione: Per i lavoratori

  1. #1
    Piccolo insipiente
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    Smile Per i lavoratori

    Oggi si festeggiano in tutto il mondo il lavoro e i lavoratori....
    Avevo pensato di aprire questo tread per i lavoratori e anche epr far conoscere il pensiero sociale cattolico...
    Se poi magari qualcuno più esperto di me mi aiuta (a trovare e mettere i testi), ben venga
    Sto combattendo la Buona Battaglia, sto proseguendo la Corsa, sto tentando di conservare la Fede

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  2. #2
    Piccolo insipiente
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    Predefinito Riferimento: Per i lavoratori

    Pio XII istituì la Festa di San Giuseppe Artigiano...
    Preghiamo allora, per intercessione di San Giuseppe e della Sua Santissima Sposa, per i lavoratori, soprattutto precari, e le loro famiglie, per i datori di lavoro, per le autorità sociali, politiche ed economiche, affinchè anche il lavoro sia cristianizzato e e santificato e valorizzato.
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  3. #3
    Piccolo insipiente
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    Predefinito Riferimento: Per i lavoratori

    Due grandi della cristianità hanno scritto a proposito del lavoro e della sua santificazione, San Benedetto e San Josè Maria Escrivà.
    E cinque grandi Papi hanno scritto a proposito della Dottrina Sociale, Leone XIII, San Pio X, Pio XI, il Beato Giovanni XXIII, il Servo di Dio Paolo VI e il Servo di Dio Giovanni Paolo II.
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  4. #4
    Piccolo insipiente
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    Predefinito Riferimento: Per i lavoratori

    Preghiamo anche affinchè Dio ispiri Papa Benedetto nella stesura della sua nuova enciclica, dedicata ai temi sociali.
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  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Per i lavoratori

    ottimo 3D.
    mi associo nella preghiera.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Per i lavoratori

    Vallo a dire a Pio XII, allora, che istituiva la Festa di San Giuseppe Artigiano... e ricordo il Quinto Comandamento, Non rubare...il Secondo comandamento della Carità, ama il prossimo tuo come te stesso...le prime tre Opere di Misericordia, sfamare, dissetare e vestire i poveri....e il terzo e il quarto dei peccatiche gridano vendetta al cospetto di Dio, ovvero l'oppressione dei poveri e la frode nella merce agli operai...
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  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Per i lavoratori

    Chiudo qui la polemica...ora, quando avrò più tempo, posterò i documenti della Chiesa sulla Dottrina sociale...
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  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Per i lavoratori

    Citazione Originariamente Scritto da Soldato del Re Visualizza Messaggio
    Il ! maggio e' una festa socialista. Ricordano un gruppo di morti di fame che brucio' nell fabbrica che occupavano (senza averne diritto perche' non era la loro).
    Io preferisco ricordare il Comandante Salvatore Giuliano, che oggi affrontava i lavoratori comunisti e ne fece fuori alcuni alle Ginestre.
    Il dovere dei lavoratori e' di lavorare e basta, il loro compenso lo riceveranno in cielo.
    Queste feste sono un attacco alla proprieta' privata, istituita da Dio e che risponde al suo messaggio
    Prova a pensare invece ai lavoratori che muoiono ogni anno!Sembra un bollettino di guerra.
    Un cristiano deve stare attento ai problemi sociali, non può parlare solo a vanvera di valori se nella pratica non fa niente.
    Antifascista, cattolico-democratico, contrario al principio "destro" di "limite e conservazione" e sostenitore del principio di "non appagamento", dunque, di centrosinistra!

  9. #9
    Piccolo insipiente
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    Predefinito Riferimento: Per i lavoratori

    http://www.santiebeati.it/dettaglio/27050

    San Giuseppe Lavoratore

    1 maggio - Memoria Facoltativa


    Nel Vangelo Gesù è chiamato 'il figlio del carpentiere'. In modo eminente in questa memoria di san Giuseppe si riconosce la dignità del lavoro umano, come dovere e perfezionamento dell'uomo, esercizio benefico del suo dominio sul creato, servizio della comunità, prolungamento dell'opera del Creatore, contributo al piano della salvezza (cfr Conc. Vat. II, 'Gaudium et spes", 34). Pio XII (1955) istituì questa memoria liturgica nel contesto della festa dei lavoratori, universalmente celebrata il 1° maggio. (Mess. Rom.)

    Patronato: Padri, Carpentieri, Lavoratori, Moribondi, Economi, Procuratori Legali


    Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall'ebraico


    Martirologio Romano: San Giuseppe lavoratore, che, falegname di Nazareth, provvide con il suo lavoro alle necessità di Maria e Gesù e iniziò il Figlio di Dio al lavoro tra gli uomini. Perciò, nel giorno in cui in molte parti della terra si celebra la festa del lavoro, i lavoratori cristiani lo venerano come esempio e patrono.



    Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti. Forse non tutti sanno che Papa Giovanni XXIII, di recente fatto Beato, nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, tanta era la devozione che lo legava al santo falegname di Nazareth. Nessun pontefice aveva mai scelto questo nome, che in verità non appartiene alla tradizione della Chiesa, ma il “papa buono” si sarebbe fatto chiamare volentieri Giuseppe I, se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo. Grande, eppure ancor oggi piuttosto sconosciuto. Il nascondimento, nel corso della sua intera vita come dopo la sua morte, sembra quasi essere la “cifra”, il segno distintivo di san Giuseppe. Come giustamente ha osservato Vittorio Messori, “lo starsene celato ed emergere solo pian piano con il tempo sembra far parte dello straordinario ruolo che gli è stato attribuito nella storia della salvezza”. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola. Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso (alle nozze di Cana, infatti, non è menzionato), ma noi non sappiamo né dove nè quando sia morto; non conosciamo la sua tomba, mentre ci è nota quella di Abramo che è più vecchia di secoli. Il Vangelo gli conferisce l’appellativo di Giusto. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettera della Legge, come espressione della volontà di Dio. Giuseppe discende dalla casa di David, di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio, come la tradizione agiografica e certa iconografia ce lo presentano, secondo il cliché del “buon vecchio Giuseppe” che prese in sposa la Vergine di Nazareth per fare da padre putativo al Figlio di Dio. Al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria. Con lei si fidanzò secondo gli usi e i costumi del suo tempo. Il fidanzamento per gli ebrei equivaleva al matrimonio, durava un anno e non dava luogo a coabitazione né a vita coniugale tra i due; alla fine si teneva la festa durante la quale s’introduceva la fidanzata in casa del fidanzato ed iniziava così la vita coniugale. Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale. La procedura da rispettare era a dir poco infamante: la morte all’adultera era comminata mediante la lapidazione. Ora appunto nel Vangelo di Matteo leggiamo che “Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di essere venuti ad abitare insieme. Giuseppe, suo sposo, che era un uomo giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di rimandarla in segreto”(Mt 18-19). Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’Angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Giuseppe può accettare o no il progetto di Dio. In ogni vocazione che si rispetti, al mistero della chiamata fa sempre da contrappunto l’esercizio della libertà, giacché il Signore non violenta mai l’intimità delle sue creature né mai interferisce sul loro libero arbitrio. Giuseppe allora può accettare o no. Per amore di Maria accetta, nelle Scritture leggiamo che “fece come l’Angelo del Signore gli aveva ordinato, e prese sua moglie con sé”(Mt 1, 24). Egli ubbidì prontamente all’Angelo e in questo modo disse il suo sì all’opera della Redenzione. Perciò quando noi guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Forzando ogni prudenza terrena, e andando al di là delle convenzioni sociali e dei costumi del suo tempo, egli seppe far vincere l’amore, mostrandosi accogliente verso il mistero dell’Incarnazione del Verbo. Nella schiera dei suoi fedeli il primo in ordine di tempo oltre che di grandezza è lui: san Giuseppe è senz’ombra di dubbio il primo devoto di Maria. Una volta conosciuta la sua missione, si consacrò a lei con tutte le sue forze. Fu sposo, custode, discepolo, guida e sostegno: tutto di Maria. (…) Quello di Maria e Giuseppe fu un vero matrimonio? E’ la domanda che affiora più frequentemente sulle labbra sia di dotti che di semplici fedeli. Sappiamo che la loro fu una convivenza matrimoniale vissuta nella verginità (cfr. Mt 1, 18-25), ossia un matrimonio verginale, ma un matrimonio comunque vissuto nella comunione più piena e più vera: “una comunione di vita al di là dell’eros, una sponsalità implicante un amore profondo ma non orientato al sesso e alla generazione” (S. De Fiores). Se Maria vive di fede, Giuseppe non le è da meno. Se Maria è modello di umiltà, in questa umiltà si specchia anche quella del suo sposo. Maria amava il silenzio, Giuseppe anche: tra loro due esisteva, né poteva essere diversamente, una comunione sponsale che era vera comunione dei cuori, cementata da profonde affinità spirituali. “La coppia di Maria e Giuseppe costituisce il vertice – ha detto Giovanni Paolo II –, dal quale la santità si espande su tutta la terra” (Redemptoris Custos, n. 7). La coniugalità di Maria e Giuseppe, in cui è adombrata la prima “chiesa domestica” della storia, anticipa per così dire la condizione finale del Regno (cfr. Lc 20, 34-36 ; Mt 22, 30), divenendo in questo modo, già sulla terra, prefigurazione del Paradiso, dove Dio sarà tutto in tutti, e dove solo l’eterno esisterà, solo la dimensione verticale dell’esistenza, mentre l’umano sarà trasfigurato e assorbito nel divino. “Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva S. Teresa d’Avila. “Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso s. Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare...”( cfr. cap. VI dell’Autobiografia). Difficile dubitarne, se pensiamo che fra tutti i santi l’umile falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Perché di Gesù è stato il padre, sia pure adottivo, di Maria è stato lo sposo. Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a san Giuseppe. Patrono universale della Chiesa per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste. Giovanni Paolo II ha confessato di pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos, aggiungendo il proprio nome a una lunga lista di devoti suoi predecessori: il beato Pio IX, S. Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI.


    Autore: Maria Di Lorenzo
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  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Per i lavoratori

    http://www.vatican.va/holy_father/jo...custos_it.html

    ESORTAZIONE APOSTOLICA
    REDEMPTORIS CUSTOS
    DEL SANTO PADRE
    GIOVANNI PAOLO II
    SULLA FIGURA E LA MISSIONE
    DI SAN GIUSEPPE
    NELLA VITA DI CRISTO
    E DELLA CHIESA
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