Aprile 2001
Il compagno Ender Can Yildiz è stato dirigente del Partito Comunista di Turchia (marxista-leninista) e membro del Comitato Centrale. Il 18 aprile 2001, si aggiunto ai circa 60 compagni che già avevano dato la vita nella battaglia iniziata dai prigionieri politici in Turchia. È stato sepolto tra onde di bandiere rosse, mentre slogan rivoluzionari arrossavano l'aria. A dirigere la sepoltura c'era la madre, una fragile vecchia con un nastro rosso stretto intorno alla fronte su cui aveva scritto "Ender Can è immortale". Quando un giornalista inglese le ha chiesto che cosa provasse per la morte del figlio, scegliendo accuratamente le parole, la fragile vecchia ha risposto: "mio figlio non ha perso la sua battaglia, ha vinto e sono orgogliosa di lui. Combatteremo sino alla vittoria".
In occasione della morte del compagno Ender Can Yildiz l'ufficio internazionale del TKP(ML) ha diffuso un comunicato:
"Il compagno Ender Can Yildiz fu arrestato nel 1985, quando era dirigente dei giovani studenti. Fu condannato a 12 anni e sei mesi. Continuò la sua lotta per il comunismo nelle prigioni di Metris e Canakkale. Evaso, nel 1990 andò a combattere in montagna. Partecipò alla guerra popolare diretta dal nostro Partito, di cui fu quadro dirigente.
Nel 1995 fu catturato dal nemico e fatto prigioniero di guerra, in quanto membro del Comitato Centrale del Partito. Il nemico ne richiese l'esecuzione. Ha continuato la sua lotta nei carceri di Diyarbakir, Malatya e Elbistan e nel carcere di tipo F di Sincan.
Il compagno Ender Can Yildiz è un simbolo di resistenza comunista. Spese la sua permanenza in carcere nella resistenza totale, in anni e anni di lotta costante, nonostante torture e isolamento, battendo il nemico nelle celle delle sue stesse galere. È' un altissimo simbolo di lotta, resistenza e vittoria.
Difese con perseveranza e impugnò sempre la linea del Partito e fu attivo difensore della scienza del maoismo".
"… Cosi, in una parola, ognuno dei nostri compagni e dei nostri cari, in questo preciso momento, sta mettendo in pratica il suo dovere verso la famiglia, il popolo, la rivoluzione e la storia, rispettando la propria dignità e i nostri valori e principi scritti con il sangue. È perciò chiaro che la durata della lotta e la durezza della nostra condizione durante la resistenza non possono essere una scusa per nessuno: occorre assumersi questo compito, altrimenti si scivola nel pantano del tradimento, facendo il gioco della tirannia e dello sfruttamento e avvalorando la cosiddetta via di mezzo … Perciò diciamo che chi darà la vita in questa battaglia, assaltando il cielo con la determinazione di resistere, combattere e vincere, lo ritroveremo a danzare con noi nel giorno della vittoria"
Cafer Tayyar Bektas
(combattente dello sciopero della fame alla morte del TKP (ML)
nel carcere di tipo F di Sincan, morto nella lotta).
A luta continua