SENZA PIETA’….PER CHI HA DISONORATO LA LAZIALITA’
Un uomo vale quanto la sua parola. Questione di dignità, di coerenza, di valori. La premessa è d’obbligo se il tema trattato necessita d’una lunga rivisitazione al contrario, cioè di ripassare la storia, quella che due anni fa aveva eletto Mancini icona indissolubile dell’ultima Lazio cragnottiana. Era lui il simbolo scelto della tifoseria, della Curva, della squadra. Appoggio incondizionato, un progetto nato e coccolato da tutti, senza tentennamenti, nonostante i problemi iniziali, le cessioni di Nesta e Crespo. Mancini era Mancini, semplicemente una moda. Da seguire a prescindere, senza dubbi. Lui, il tecnico silurato dalla Fiorentina, s’è messo seduto al banchetto biancoceleste, prima in punta di piedi, scrutando l’orizzonte forte del supporto ambientale, poi in modo deciso e sempre più coinvolgente. In campo un quarto posto e un’eliminazione col Porto in Coppa Uefa, tanti applausi, perché la Lazio di Lopez, Fiore, Stam, Corradi, Mihajlovic, Peruzzi, che di certo non sono mica gli ultimi arrivati, piace e convince. Tanti grandi interpreti e un’idea di gioco convincente, ammantata di quel sano fanatismo manciniano, quello che fa leva sull’adesione popolare per esternare certezze e idee. Si fa breccia in quel preciso momento l’idea d’un tecnico-manager, alla Ferguson, perché il nostro ha doti eccelse e va assecondato in tutto, anche nelle sue ambiziose strategie, nonostante queste possano alterare il sottile equilibrio costi-introiti d’una società che nel frattempo è entrata nel profondo tunnel della crisi economica. Non c’è più Cragnotti, le redini passano nelle mani di Capitalia, grande regista d’un anno vissuto a inseguire stabilità e quell’equilibrio finanziario ancora sconosciuto. Nelle segrete stanze dell’istituto bancario Mancini conta, eccome. Questione di amicizie, le stesse che gli permettono di firmare un assegno da 3,5 milioni di euro, roba da nababbi, considerando le problematiche del club. Eppure Mancini può. E va oltre. Quindi diventa lui il grande burattinaio d’una nuova, e almeno sorprendente, rivoluzione societaria.Fa fuori Luca Baraldi, il dirigente dei 3 milioni di euro (!), quella sì una vergogna amplificata attraverso i giornali complici e un addetto stampa scelto ad hoc dallo stesso Roberto Mancini più per tutelare la propria immagine che quella biancoceleste. Quindi si racconta dello scandalo di quel dirigente che ha preso uno sproposito, un atto di lesa maestà, l’unico mezzo per cercare di recidere il cordone ombelicale tra l’amministratore delegato e la piazza, perché il rapporto, quello sì, è diventato scomodo. Troppo brillante Baraldi, il rischio è quello di perdere visibilità e di non poter perseguire in toto uno schema che il dirigente osteggia perché in antitesi con la situazione della società. Baraldi viene cacciato, si inventa una scusa per celebrare il divorzio, poi si dà il via alla ridda di voci sul suo contratto, il tutto per una penale voluta dalla banca (da 1 milione) e disattesa dallo stesso istituto di credito, cioè dalla proprietà, cioè da Mancini, il vero deus ex machina di tutti i movimenti. Ha preso troppo, Baraldi. Mistifica la realtà, addossa tutte le colpe a quel signore che avrà preso pure tanto per fare un dispetto a chi l’aveva cacciato ma almeno parla con trasparenza e non cede Stankovic l’ultimo giorno di mercato perché aveva un impegno con i tifosi. Anche lì una bella verità: il 30 agosto del 2003 l’affare era stato chiuso proprio da Mancini. Così parte la nuova era. La gente saluta con rammarico e rimane con Mancini alla prua. Lo spogliatoio però è in fermento, perché il tecnico ha predicato bene e razzolato male. In sintesi: lui fautore del ridimensionamento, della conversione degli stipendi in azioni, è quello che alla fine prende più di tutti. Però il suo ingaggio è l’unico difeso a spada tratta. Chi s’azzarda a contestarlo viene relegato in seconda fila. Mancini è diventato l’intoccabile. Nel frattempo ha piazzato dentro anche un medico di sua fiducia, Manzuoli, cacciando sostanzialmente Campi, punto di riferimento vero per la squadra: anche lì, troppa complicità con il gruppo, una cosa che l’allenatore non tollera. Nuovo segretario, scelto da De Giorgis, il manager-amico, a cifre importanti rispetto alla continuità Gabriella Grassi. Direttore generale De Mita, e lì ok, perché tanto Mancini sa di potersi muovere senza problemi, magari il diggì gli può piantare qualche grana ma finisce lì, tanto il personaggio è amico quindi non si permetterà di disturbare eventuali propositi manciniani. Fuori anche Pessi, rimane Longo, che nelle idee del tecnico è il numero uno yes-man. Poi un massaggiatore di fiducia direttamente da Genova, Viganò medico vero e tutta una pletora di amministrativi al suo servizio, pronti a coprire le magagne, non per il progetto-Lazio ma per il progetto-Mancini. Questo è stato il suo disegno. Allo stadio i cori non si sentono più e lui fa l’isterico: i giornalisti-amici legati all’addetto stampa, in cambio di notizie e protezione, cercano di mediare, di chiedere il perché di questa diffidenza, di far tornare la solita ovazione ad accompagnarlo in campo, a farlo sentire re di un popolo e di una Curva che in particolare comincia a nutrire dubbi su dubbi. Si ovatta la situazione per il bene della Lazio, anche se il feeling s’è incrinato e non è certo un mistero. Accanto a lui personaggi insospettabili si allineano al suo modus agendi: Orsi su tutti, parla male della gente e sposa il progetto dell’amico, dimenticando gli interessi biancocelesti. Mancini travolge tutti, rilascia interviste in cui dichiara che, tornasse indietro, non firmerebbe il contratto con la Lazio. Parla di progetto saltato, lui che era il vero uomo del progetto e che nel progetto, ora possiamo dirlo, non ci ha mai creduto. E poi torna sul mercato, parla di acquisti mai arrivati (i tre dell’Udinese, Cristiano Ronaldo e Solari) come un errore mortale, addossando la responsabilità a Baraldi. Bugia: con un bilancio del genere la Lazio non poteva permettersi operazioni così onerose, soprattutto quelle legate ai giocatori dell’Udinese e a Ronaldo, in mancanza di contropartite da offrire alle società in questione. Mancini però cerca lo squadrone per affermarsi e poi concedersi all’Inter, vero suo sogno da almeno un anno. Il resto è storia recente: un aumento di capitale nato nel suo nome, con frasi di circostanza, mentre Veron, Stankovic e Favalli finivano alla corte nerazzurra, segnale certo della sua regia neanche troppa occulta. Poi l’addio il 15 giugno, senza però rescissione, la querelle stucchevole con l’Inter, giocatori sì giocatori no, tanto tutto era deciso. Lui s’è liberato gratis, ha convertito 500 mila euro in azioni neanche fosse oro dopo tutto quello che aveva preso dal club, e poi s’è permesso di chiedere, subito, i soldi arretrati. Scrive una lettera parlando di attaccamento, quello che non hai dimostrato in modo tangibile. Una vergogna. Poi viene alla luce che per un anno intero il nostro ha detto e ridetto a Stam di scegliere l’Inter e ha telefonato più d’una volta a Cesar per convincerlo a trasferirsi a Milano. Insomma uno schifo, un uomo che non vale niente. Lui che cercava di costruire il suo nido perfetto qui per poi garantirsi un futuro altrove e lasciare le macerie. Qualcuno poi dovrà spiegarci come si è potuto svincolare una persona dall’ingaggio così alto in cambio di niente, neanche della rinuncia ai due stipendi arretrati. Una vergogna nella vergogna. Infine la lettera. Scritta senza coerenza, due mesi dopo il divorzio, cercando forse la riabilitazione postuma per evitare problemi “romani”. Non serve, Mancini. Non meriti più considerazione. Sei un bluff che ha disonorato la lazialità di cui t’eri voluto ammantare per convenienza. Chi è attaccato alla maglia non abbandona mentre la nave affonda. Ti pensi un grande, sei un meschino. Senza valori e con la presunzione di chi non sa neanche cosa è la vita. Per questo non hai mai giocato in Nazionale con continuità e ti circondi solo di persone modeste. Noi vogliamo gente come Di Canio e di te non vogliamo più sentir parlare. Per niente. La Lazio è un’altra cosa.
IRRIDUCIBILI LAZIO!!! ONORE AGLI IRRIDUCIBILI INTERISTI!!!!







