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  1. #1
    il merovingio
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    Predefinito Come ve la cavate a guidare sotto la neve?

    A me è capitato oggi per la prima volta (bufera di neve ghiacciata, mai vista una roba del genere prima), e tutto sommato me la sono cavata. Comunque con la trazione anteriore e il cambio manuale è più facile. Un mio collega con il cambio automatico e la trazione posteriore è rimasto a piedi...

    Vi è mai capitato? Capita spesso? E' andato tutto bene?

  2. #2
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Citazione Originariamente Scritto da il merovingio Visualizza Messaggio
    A me è capitato oggi per la prima volta (bufera di neve ghiacciata, mai vista una roba del genere prima), e tutto sommato me la sono cavata. Comunque con la trazione anteriore e il cambio manuale è più facile. Un mio collega con il cambio automatico e la trazione posteriore è rimasto a piedi...

    Vi è mai capitato? Capita spesso? E' andato tutto bene?

    benissimo...oramai sono temprata....l'importante è non incontrare il coglione che va a 10 all'ora o che è senza catene....preferisco di gran lunga guidare in una strada innevata che non con la nebbia, nonostante ami molto anche la nebbia

  3. #3
    email non funzionante
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    Capodanno 2001/2002, con la mia Fiesta, ormai defunta, io e due amici siamo partiti negli ultimi giorni di dicembre per andare fino ad Oslo a trovare una coppia di miei amici del posto. Al termine della prima giornata di viaggio (la tappa prevista era Amburgo) all'altezza di Hannover, cioè circa 100 km prima della meta, la macchina si rompe. Non si capisce cosa sia successo, quando il motore supera un certo regime, va giù di giri, come se si interrompesse il flusso di benzina. In sostanza, non si riesce ad andare a più dei 60/70 all'ora.

    Il giorno dopo si cerca un meccanico per riparare la macchina, ma sfiga vuole che sia sabato (29 dicembre 2001, e noi entro il pomeriggio di lunedì 31 dobbiamo essere ad Oslo perchè i miei amici e famiglia ci aspettano per il cenone) e la mitica efficienza crucca va a farsi benedire: in tutta Hannover non si trova un'officina aperta. Si decide di mettersi in strada e, guidando piano, arrivare ad Amburgo (100 km più in là), che è una delle maggiori città della Germania. Si confida di trovare un'officina per riparare il guasrto, nonostante sia sabato inoltrato.

    Si arriva in città, si gira per tutta la giornata, ma non c'è niente da fare, tutto chiuso. Ad ora di cena, siamo dentro un fast-food senza sapere cosa fare. La macchina va, ma a non più di 70 all'ora. Impensabile tornare indietro, ma anche andare avanti, ma una delle due cose va fatta. Si decide per quella più azzardata: andiamo avanti. Ci separano alcune centinaia di km da Copenhagen, contiamo di arrivare lì guidando ai 70 entro la giornata successiva (domenica 30 dicembre 2001), ci si ferma lì, si aspetta lunedì mattina, si fa riparare la macchina al volo e da lì si cerca di arrivare ad Oslo entro ora di cena. Un piano pazzesco, ma non sembra esserci altro da fare, a casa non ci vogliamo tornare, tanto meno ai 70 all'ora.

    Si parte verso le 23 di sabato 29 dicembre 2001, direzione Copenhagen. Mi metto al volante, e scopro che, con uno strano gioco di acceleratore (cioè, abbassando ed alzando ritmicamente il pedale, in modo da dare gas fino ad un pelo prima del regime che causa il crollo, rilasciando in quel momento, e poi dando gas di nuovo allo stesso modo, e così via all'infinito), si riesce ad andare ai 100/110 all'ora più o meno.

    Si arriva al confine con la Danimarca che è notte fonda, attorno all'una, un freddo cane, ed inizia a nevicare di brutto. L'attraversamento della Danimarca, dal confine con la Germania fino a Copenhagen, lo ricorderò sempre come uno dei momenti più belli della mia vita. In tre dentro una macchina mezza scassata, con una bufera di neve all'esterno, la strada contornata da boschi e praticamente deserta, coperta di bianco, non serviva più neanche il giochino di acceleratore perchè non si poteva andare a più di 60/70 all'ora, ogni volta che si apriva un centimetro di finestrino per fumare una sigaretta senza soffocare, la temperatura nell'abitacolo crollava istantaneamente a valori attorno allo zero (fuori si era ai -10 o giù di lì), al che scattava immediatamente la voce di uno degli altri due che esclamava: "Fràdd, fràdd!". Si arriva a Copenhagen alle 4 del mattino, a questo punto è chiaro che l'unica logica conclusione sia: si va avanti.

    Si arriva al nuovissimo ponte che congiunge la Danimarca alla Svezia, si paga il salatissimo pedaggio ed al termine si arriva al posto doganale svedese. Ci sono due doganiere, in impermeabile e cappellino rigorosamente giallo-blu (i colori della bandiera svedese), che vedendo una macchina italiana alle 5 del mattino il 30 di dicembre, non possono fare a meno di fermarci e chiederci: "Che cazzo ci fate qua?". Spieghiamo loro che stiamo andando in Norvegia a trovare amici, cominciano a subissarci di domande: "Che itinerario contate di seguire? Quanto tempo vi fermerete in Norvegia? In che città andrete? Che strada farete al ritorno?", a noi ne viene in mente una sola: "Ma che cazzo ve ne frega?". Ci fanno aprire il bagagliaio, entrano nell'abitacolo con le torce elettriche, quando si rendono conto che non c'è niente che non vada, ci fanno un bel nordico sorriso e ci raccomandano: "Guidate con prudenza, sta nevicando". Ma va? Veniamo dall'Italia, mica dall'Africa...

    Si riparte, l'autostrada che attraversa la costiera occidentale svedese è ottima fino all'altezza di Göteborg, due corsie per ogni direzione, ovviamente boschi e foreste ai margini, e la temperatura che continua a scendere: -12, -14, -15, e la bufera di neve imperversa. Dopo Göteborg, l'autostrada finisce e si trasforma in una statale a corsia singola, tutta curve, immersa nei boschi e nella neve. Finalmente verso le 9 comincia a venire giorno, smette di nevicare e poco dopo, verso le 11, arriviamo al cofine Svezia-Norvegia. Alla barriera non c'è nessuno, si passa come passare da una provincia all'altra della stessa regione italiana. Arrivati in Oslo città, l'ultima sfiga, si buca una gomma. La cambiamo con un sole che spacca e la temperatura che, sul termometro della macchina, segna i -12 a mezzogiorno. Superato l'ultimo inconveniente, arriviamo finalmente ad ora di pranzo del 31 dicembre 2001 al luogo dell'appuntamento con i miei amici, ed il resto è storia.

    Insomma, sì, me la cavo a guidare nella neve.

  4. #4
    il merovingio
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    Citazione Originariamente Scritto da Fenris Visualizza Messaggio
    Insomma, sì, me la cavo a guidare nella neve.
    Mi bastava questa come risposta...

  5. #5
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    Male, male, male....

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da pensiero Visualizza Messaggio
    benissimo...oramai sono temprata....l'importante è non incontrare il coglione che va a 10 all'ora o che è senza catene....
    Chiamato?

  7. #7
    Veneta sempre itagliana mai
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    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio
    Chiamato?




    il prox giro sulla neve lo facciamo insieme, così ti insegno a sciare

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Fenris Visualizza Messaggio
    Capodanno 2001/2002, con la mia Fiesta, ormai defunta, io e due amici siamo partiti negli ultimi giorni di dicembre per andare fino ad Oslo a trovare una coppia di miei amici del posto. Al termine della prima giornata di viaggio (la tappa prevista era Amburgo) all'altezza di Hannover, cioè circa 100 km prima della meta, la macchina si rompe. Non si capisce cosa sia successo, quando il motore supera un certo regime, va giù di giri, come se si interrompesse il flusso di benzina. In sostanza, non si riesce ad andare a più dei 60/70 all'ora.

    Il giorno dopo si cerca un meccanico per riparare la macchina, ma sfiga vuole che sia sabato (29 dicembre 2001, e noi entro il pomeriggio di lunedì 31 dobbiamo essere ad Oslo perchè i miei amici e famiglia ci aspettano per il cenone) e la mitica efficienza crucca va a farsi benedire: in tutta Hannover non si trova un'officina aperta. Si decide di mettersi in strada e, guidando piano, arrivare ad Amburgo (100 km più in là), che è una delle maggiori città della Germania. Si confida di trovare un'officina per riparare il guasrto, nonostante sia sabato inoltrato.

    Si arriva in città, si gira per tutta la giornata, ma non c'è niente da fare, tutto chiuso. Ad ora di cena, siamo dentro un fast-food senza sapere cosa fare. La macchina va, ma a non più di 70 all'ora. Impensabile tornare indietro, ma anche andare avanti, ma una delle due cose va fatta. Si decide per quella più azzardata: andiamo avanti. Ci separano alcune centinaia di km da Copenhagen, contiamo di arrivare lì guidando ai 70 entro la giornata successiva (domenica 30 dicembre 2001), ci si ferma lì, si aspetta lunedì mattina, si fa riparare la macchina al volo e da lì si cerca di arrivare ad Oslo entro ora di cena. Un piano pazzesco, ma non sembra esserci altro da fare, a casa non ci vogliamo tornare, tanto meno ai 70 all'ora.

    Si parte verso le 23 di sabato 29 dicembre 2001, direzione Copenhagen. Mi metto al volante, e scopro che, con uno strano gioco di acceleratore (cioè, abbassando ed alzando ritmicamente il pedale, in modo da dare gas fino ad un pelo prima del regime che causa il crollo, rilasciando in quel momento, e poi dando gas di nuovo allo stesso modo, e così via all'infinito), si riesce ad andare ai 100/110 all'ora più o meno.

    Si arriva al confine con la Danimarca che è notte fonda, attorno all'una, un freddo cane, ed inizia a nevicare di brutto. L'attraversamento della Danimarca, dal confine con la Germania fino a Copenhagen, lo ricorderò sempre come uno dei momenti più belli della mia vita. In tre dentro una macchina mezza scassata, con una bufera di neve all'esterno, la strada contornata da boschi e praticamente deserta, coperta di bianco, non serviva più neanche il giochino di acceleratore perchè non si poteva andare a più di 60/70 all'ora, ogni volta che si apriva un centimetro di finestrino per fumare una sigaretta senza soffocare, la temperatura nell'abitacolo crollava istantaneamente a valori attorno allo zero (fuori si era ai -10 o giù di lì), al che scattava immediatamente la voce di uno degli altri due che esclamava: "Fràdd, fràdd!". Si arriva a Copenhagen alle 4 del mattino, a questo punto è chiaro che l'unica logica conclusione sia: si va avanti.

    Si arriva al nuovissimo ponte che congiunge la Danimarca alla Svezia, si paga il salatissimo pedaggio ed al termine si arriva al posto doganale svedese. Ci sono due doganiere, in impermeabile e cappellino rigorosamente giallo-blu (i colori della bandiera svedese), che vedendo una macchina italiana alle 5 del mattino il 30 di dicembre, non possono fare a meno di fermarci e chiederci: "Che cazzo ci fate qua?". Spieghiamo loro che stiamo andando in Norvegia a trovare amici, cominciano a subissarci di domande: "Che itinerario contate di seguire? Quanto tempo vi fermerete in Norvegia? In che città andrete? Che strada farete al ritorno?", a noi ne viene in mente una sola: "Ma che cazzo ve ne frega?". Ci fanno aprire il bagagliaio, entrano nell'abitacolo con le torce elettriche, quando si rendono conto che non c'è niente che non vada, ci fanno un bel nordico sorriso e ci raccomandano: "Guidate con prudenza, sta nevicando". Ma va? Veniamo dall'Italia, mica dall'Africa...

    Si riparte, l'autostrada che attraversa la costiera occidentale svedese è ottima fino all'altezza di Göteborg, due corsie per ogni direzione, ovviamente boschi e foreste ai margini, e la temperatura che continua a scendere: -12, -14, -15, e la bufera di neve imperversa. Dopo Göteborg, l'autostrada finisce e si trasforma in una statale a corsia singola, tutta curve, immersa nei boschi e nella neve. Finalmente verso le 9 comincia a venire giorno, smette di nevicare e poco dopo, verso le 11, arriviamo al cofine Svezia-Norvegia. Alla barriera non c'è nessuno, si passa come passare da una provincia all'altra della stessa regione italiana. Arrivati in Oslo città, l'ultima sfiga, si buca una gomma. La cambiamo con un sole che spacca e la temperatura che, sul termometro della macchina, segna i -12 a mezzogiorno. Superato l'ultimo inconveniente, arriviamo finalmente ad ora di pranzo del 31 dicembre 2001 al luogo dell'appuntamento con i miei amici, ed il resto è storia.

    Insomma, sì, me la cavo a guidare nella neve.
    roba da "Il Milione"

  9. #9
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  10. #10
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    Capodanno 2001/2002, con la mia Fiesta, ormai defunta, io e due amici siamo partiti negli ultimi giorni di dicembre per andare fino ad Oslo a trovare una coppia di miei amici del posto. Al termine della prima giornata di viaggio (la tappa prevista era Amburgo) all'altezza di Hannover, cioè circa 100 km prima della meta, la macchina si rompe. Non si capisce cosa sia successo, quando il motore supera un certo regime, va giù di giri, come se si interrompesse il flusso di benzina. In sostanza, non si riesce ad andare a più dei 60/70 all'ora.

    Il giorno dopo si cerca un meccanico per riparare la macchina, ma sfiga vuole che sia sabato (29 dicembre 2001, e noi entro il pomeriggio di lunedì 31 dobbiamo essere ad Oslo perchè i miei amici e famiglia ci aspettano per il cenone) e la mitica efficienza crucca va a farsi benedire: in tutta Hannover non si trova un'officina aperta. Si decide di mettersi in strada e, guidando piano, arrivare ad Amburgo (100 km più in là), che è una delle maggiori città della Germania. Si confida di trovare un'officina per riparare il guasrto, nonostante sia sabato inoltrato.

    Si arriva in città, si gira per tutta la giornata, ma non c'è niente da fare, tutto chiuso. Ad ora di cena, siamo dentro un fast-food senza sapere cosa fare. La macchina va, ma a non più di 70 all'ora. Impensabile tornare indietro, ma anche andare avanti, ma una delle due cose va fatta. Si decide per quella più azzardata: andiamo avanti. Ci separano alcune centinaia di km da Copenhagen, contiamo di arrivare lì guidando ai 70 entro la giornata successiva (domenica 30 dicembre 2001), ci si ferma lì, si aspetta lunedì mattina, si fa riparare la macchina al volo e da lì si cerca di arrivare ad Oslo entro ora di cena. Un piano pazzesco, ma non sembra esserci altro da fare, a casa non ci vogliamo tornare, tanto meno ai 70 all'ora.

    Si parte verso le 23 di sabato 29 dicembre 2001, direzione Copenhagen. Mi metto al volante, e scopro che, con uno strano gioco di acceleratore (cioè, abbassando ed alzando ritmicamente il pedale, in modo da dare gas fino ad un pelo prima del regime che causa il crollo, rilasciando in quel momento, e poi dando gas di nuovo allo stesso modo, e così via all'infinito), si riesce ad andare ai 100/110 all'ora più o meno.

    Si arriva al confine con la Danimarca che è notte fonda, attorno all'una, un freddo cane, ed inizia a nevicare di brutto. L'attraversamento della Danimarca, dal confine con la Germania fino a Copenhagen, lo ricorderò sempre come uno dei momenti più belli della mia vita. In tre dentro una macchina mezza scassata, con una bufera di neve all'esterno, la strada contornata da boschi e praticamente deserta, coperta di bianco, non serviva più neanche il giochino di acceleratore perchè non si poteva andare a più di 60/70 all'ora, ogni volta che si apriva un centimetro di finestrino per fumare una sigaretta senza soffocare, la temperatura nell'abitacolo crollava istantaneamente a valori attorno allo zero (fuori si era ai -10 o giù di lì), al che scattava immediatamente la voce di uno degli altri due che esclamava: "Fràdd, fràdd!". Si arriva a Copenhagen alle 4 del mattino, a questo punto è chiaro che l'unica logica conclusione sia: si va avanti.

    Si arriva al nuovissimo ponte che congiunge la Danimarca alla Svezia, si paga il salatissimo pedaggio ed al termine si arriva al posto doganale svedese. Ci sono due doganiere, in impermeabile e cappellino rigorosamente giallo-blu (i colori della bandiera svedese), che vedendo una macchina italiana alle 5 del mattino il 30 di dicembre, non possono fare a meno di fermarci e chiederci: "Che cazzo ci fate qua?". Spieghiamo loro che stiamo andando in Norvegia a trovare amici, cominciano a subissarci di domande: "Che itinerario contate di seguire? Quanto tempo vi fermerete in Norvegia? In che città andrete? Che strada farete al ritorno?", a noi ne viene in mente una sola: "Ma che cazzo ve ne frega?". Ci fanno aprire il bagagliaio, entrano nell'abitacolo con le torce elettriche, quando si rendono conto che non c'è niente che non vada, ci fanno un bel nordico sorriso e ci raccomandano: "Guidate con prudenza, sta nevicando". Ma va? Veniamo dall'Italia, mica dall'Africa...

    Si riparte, l'autostrada che attraversa la costiera occidentale svedese è ottima fino all'altezza di Göteborg, due corsie per ogni direzione, ovviamente boschi e foreste ai margini, e la temperatura che continua a scendere: -12, -14, -15, e la bufera di neve imperversa. Dopo Göteborg, l'autostrada finisce e si trasforma in una statale a corsia singola, tutta curve, immersa nei boschi e nella neve. Finalmente verso le 9 comincia a venire giorno, smette di nevicare e poco dopo, verso le 11, arriviamo al cofine Svezia-Norvegia. Alla barriera non c'è nessuno, si passa come passare da una provincia all'altra della stessa regione italiana. Arrivati in Oslo città, l'ultima sfiga, si buca una gomma. La cambiamo con un sole che spacca e la temperatura che, sul termometro della macchina, segna i -12 a mezzogiorno. Superato l'ultimo inconveniente, arriviamo finalmente ad ora di pranzo del 31 dicembre 2001 al luogo dell'appuntamento con i miei amici, ed il resto è storia.

    Insomma, sì, me la cavo a guidare nella neve.
    Che dici, lo ripostiamo sul Milione?

    Comunque a me è capitato una volta sola di guidare sotto una nevicata, dall'Università a casa...che ho raggiunto tra un segno di croce e l'altro!

 

 
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