Pochi giorni fa Piergiorgio Welby ha chiesto l'interruzione della terapia che lo tiene in vita. Welby è malato di distrofia muscolare, che causa una cattiva nutrizione del suo organismo e dei suoi tessuti. Lui è stato ospedalizzato a casa sua insieme ad un medico che si prende cura di lui.
I magistrati hanno espresso parere positivo alla sua richiesta, ma hanno anche detto che non può obbligare i medici.
La maggioranza degli italiani è a favore dell'eutanasia in questo caso, come dimostra un recente sondaggio. In pochi e particolari casi l'eutanasia passiva (l'interruzione delle cure che tengono in vita una persona; diversa da quella attiva che consiste nel causare la morte di una persona attraverso farmaci) andrebbe concessa, se richiesta.
Se la richiedesse una persona malata, che soffre molto e che è tenuta in vita solo ed esclusivamente dalle macchine, le andrebbe concessa.
Il dolore provato deve essere molto. Come non si deve abusare di ogni cosa, così anche dell'eutanasia non bisogna abusare.
Un individuo tenuto in vita solo ed esclusivamente da una macchina non è una persona umana ma una macchina.
Accanto a ciò bisogna comunque tutelare il diritto alla vita, come qualcosa di valore inestimabile e di unico. La vita ha un inizio ed una fine naturale, non si può interrompere prima e non si può prolungare.




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