Tel Aviv. Israele ha approntato nel deserto del Neghev un nuovo osservatorio sismografico che sarà in grado di rilevare, fra l’altro, anche possibili esperimenti nucleari iraniani Lo riferisce il quotidiano Yediot Ahronot secondo cui il nuovo osservatorio, situato in una zona remota a Nord di Eilat (Neghev) va ad aggiungersi a quello già approntato nel Monte Meron, in Galilea. I dati raccolti dalle apparecchiature, aggiunge il giornale, saranno inoltrati alla Agenzia internazionale per la energia atomica. Il giornale precisa che allo scopo di regolare gli strumenti Israele effettuerà tre esplosioni nella zona di Oron, nel Neghev settentrionale. Sarà così simulato un sisma di 2,4 nella scala Richter. L’osservatorio del Neghev sarà in grado di rilevare attività sismica di vario genere, di misurare la forza di gravità e di valutare campi magnetici.
Intanto «da un punto di vista militare siamo ancora una potenza. Ma la recente guerra in Libano ha messo in luce quanto siamo vulnerabili, in particolare nelle retrovie»: questa la conclusione del direttore dell’Istituto Nazionale di Studi di Sicurezza (Inss, ex «Centro Jaffe di studi straegicI») Zvi Shtauber, nel presentare un rapporto sugli equilibri strategici in Medio Oriente negli anni 2005-6.
Dopo mesi di raccolta minuziosa di dati, Shtauber è apparso «pessimista». Negli anni passati, in conferenze stampa analoghe, aveva anche ostentato sentimenti diversi. Ma adesso, afferma, trova uno stridente contrasto fra «la vita spensierata di Tel Aviv, i suoi caffè affollati, i suoi locali notturni» e gli orizzonti dello Stato ebraico che non promettono nulla di buono.
Primo fra tutti, il più allarmante, «il conflitto con i palestinesi, che non registra progressi e minaccia alla radice la natura stessa di Israele». In particolare nei rapporti demografici con i palestinesi «il tempo ha avvertito - non lavora certo a nostro favore». Israele vuole mantenere anche in futuro il proprio carattere prevalentemente ebraico e democratico. Perchè ciò avvenga è necessario un accordo politico con i palestinesi.


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