Attaccato da tutti su questo forum,quando sostenevo che la legalità di per sè un concetto vuoto,formale ,non un valore universale ma spesso una cinica gabbia contro la quale è giusta e lecita la disobbedienza civile,assumendosi la consapevolezza delle conseguenza del proprio gesto.
Welby è stato vittima della legalità fascista,del Codice Rosso,del formalismo clericale che gli ha imposto una tortura ed una violenza contro la sua volontà.
Una violenza innaturale che dimostra che i peggiori materialisti sono proprio clericali e cattolici.
Adesso la nostra legge pone a rischio il medico.
Cosa rischia il medico?
Di beccarsi una condanna per omicidio del consenziente.Naturalmente tale ipotesi di reato non è scriminata dal consenso dell'avente diritto,in quanto anzi lo presuppone.
Il medico potrebbe beneficiare della attenuante comune di cui all'articolo 62,numero 1 c.p.,e cioè di aver agito per motivi di ordine etico-sociali.
Ma ,a quanto ho letto nei miei studi giuridici,la Cassazione,che è conservatrice e bigotta,ha escluso sempre questa attenuante per l'eutanasia,in quanto ritiene che non sia un motivo etico condiviso dall'intera collettività.
Il medico potrebbe beneficiare delle attenuanti generiche e prendersi una condanna comunque piuttosto elevato(ad esempio 4 anni).
Purtroppo non riesco a trovare una scriminante nel nostro ordinamento che gli eviti la condanna,in quanto persino sull'accanimento terapeutico non esiste una legge.
Al limite si potrebbe invocare l'articolo 32,2 comma della Costituzione,che prevede il diritto a rifiutare trattamenti sanitari,e quindi il dovere del medico di rispettare la volontà del paziente.Ma questo potrebbe valere nel caso in cui un medico non applichi un trattamento ,così determinandosi la morte del paziente.
In questo caso invece c'è stata comunque una condotta attiva del medico nel cagionare di fatto la morte di Welby,attraverso il distacco del respiratore.




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