La conferenza di Teheran
Maurizio Blondet
20/12/2006
Alcuni rabbini del Neturei Karta che hanno preso parte alla conferenza di Teheran mentre abbracciano (!!) Ahmadinejad
Vari lettori vogliono un mio commento sulla conferenza revisionista indetta da Ahmadinejad.
Perché non lo faccio?
Perchè da una parte è impossibile.
Come scrive l'impareggiabile Israel Shamir, "benchè i media mondiali abbiano macinato migliaia di articoli sulla conferenza, […] praticamente nessuno dei discorsi e degli studi esibiti a Teheran ha avuto spazio nei mass media. I partecipanti sono stati bollati come "razzisti antisemiti", anche se vi partecipavano non pochi ebrei,
venerabili rabbini in giacca lunga e cappello nero, sdegnati dalla privatizzazione sionista della tragedia della guerra mondiale". (1)
Insomma, non sappiamo quello che si è detto là.
"I revisionisti speravano che i loro argomenti fossero finalmente ascoltati", dice Shamir, "gli organizzatori credevano di poter rompere il tabù e raggiungere milioni di persone. In questo, hanno fallito".
Era un fallimento fin troppo prevedibile.
E il motivo del fallimento è quello che ho già detto in passato, e che compendia la mia posizione sulla Shoah: è che questa è il centro della religione civile dell'Occidente. (2)
La sola religione rimasta.
La sola che pretenda ed ottenga un culto pubblico e obbligatorio.
La sola che ottenga la punizione dei suoi eretici e dei suoi increduli.
Israel Shamir dice la stessa cosa, appaiando la "versione ufficiale dell'Olocausto" alle tavole della Legge date da Dio a Mosè.
Anzi, di più: "avete il permesso di negare l'Immacolata Concezione e la Resurrezione di Cristo, potete prendervi gioco di Maometto, ma se avete un dubbio che sei milioni di ebrei siano stati liquidati in camere a gas nel quadro di un programma di annichilimento totale, finite in prigione in Germania, Austria, Francia, Svizzera ed in altri paesi cosiddetti liberi".
Non si potrebbe dir meglio.
Lui può dirlo perché è ebreo di nascita, ancorchè oggi cristiano.
Se a dirlo fosse un altro, verrebbe esposto all'accusa di insensibilità verso i sofferenti e le vittime di allora. Un altro grande ebreo, Israel Shahak, mi raccontò un episodio terribile, di quando era bambino, tredicenne, affamato, nel ghetto di Varsavia occupata dai tedeschi.
"La nostra resistenza* uccise un giorno a colpi di mitra un nemico. Noi bambini uscimmo sulla strada e ballammo attorno al cadavere".
Poi aggiunse: "Quel criminale era un ebreo. Nel ghetto, non abbiamo mai visto una sola SS: erano i capi ebrei che selezionavano per le SS chi tra noi doveva essere deportato".
Per il bambino che fu Shahak, il "nemico" era ebreo.
Sono cose ben note fra gli ebrei; anche Eichmann parlò a lungo della collaborazione che aveva ottenuto da capi sionisti, che furono premiati alla fine spedendoli verso le linee alleate in treno, loro e le loro famiglie. Questi collaborazionisti divennero poi ministri e funzionari in Israele; secondo Shahak, era questo il motivo per cui della Shoah non si parlò nel 1945, bensì dal 1967.
Le vittime sopravvissute, in Israele, tacevano il fatto moralmente indicibile, che erano state consegnate ai carnefici da altri ebrei, e precisamente da ebrei che comandavano in Israele.
Occorse che questi kapò morissero (nel loro letto), per emergesse "la memoria".
Ciò che raccontava* Sahak era in fondo questo: che la Shoah "della storia" era diversa dalla "Shoah della fede".
Uso deliberatamente questi termini del gergo teologico cattolico-protestante, perché si tratta dello stesso fenomeno.
I teologi (o sedicenti tali) cattolici e protestanti tendono a distinguere un "Gesù della fede" dal "Gesù della storia".
Il primo è l'essere fantastico dipinto da quella che chiamano "la comunità primitiva", il figlio di Dio, il Risorto da morte; ma loro, che non sono "primitivi" ma armati di tutti gli strumenti della scienza, si ingegnano a dimostrare che il "Gesù della storia" era un poveraccio qualunque, e che non risorse per nulla, perché non è mai risorto nessuno.
Ma ecco il punto: questa distinzione è possibile solo in una religione abbandonata, devastata dall'incredulità generale (anzitutto dei suoi propri teologi) e non più difesa dall'autorità dogmatica e civile, come fu per secoli la Chiesa.
La Shoah invece è la religione vigente.
La sola religione pubblica rimasta, e la sola armata dei mezzi temporali e penali per stroncare l'eresia.
Perché appunto ogni "revisione" che indaghi la storia e come andò realmente è l'eresia.
Le posizioni revisioniste sono molte e diverse e diversamente modulate: ma tutte vengono comprese nella categoria del "negazionismo", che è definito come un reato.
Viene ignorato che si può essere "revisionisti" senza essere "negazionisti".
In ipotesi, si può pensare a un revisionista che provi a sostenere che gli ebrei internati nei lager non furono 6 milioni, bensì di più, addirittura 24 milioni.
Ciò spiegherebbe, poniamo, le decine di migliaia di neonati e lattanti che furono internati e che oggi, ancor giovani, raccontano con lucidità infallibile quel che vissero 63 anni fa.
Ma anche questo sarebbe bollato come "negazionismo".
Perché i sei milioni è il numero "che la fede ci propone di credere", per mutuare un'espressione della Chiesa ormai abbandonata.
Non c'è difesa, nessun altro argomento viene accettato.
Per questo mi rattristo per la conferenza di Teheran: i venerabili rabbini sono quelli del Neturei Karta, e so cosa sono andati a dire: che la persecuzione è conseguenza dell'infedeltà di Israele, e lo Stato sionista è l'incarnazione stessa di questa infedeltà a Dio, la contraffazione del Regno fondata sul sangue e sull'inganno, e preluderà ad altre persecuzioni.
Ma tutto ciò che hanno ottenuto, i cari rabbini, è che in Israele stanno prendendo provvedimenti contro di loro. C'è chi vuole espellerli; certamente, saranno perseguitati.
E mi rattristo per Faurisson: in Francia stanno preparandogli l'ennesimo processo penale, per quel che ha detto a Teheran - e che non sappiamo.
Ed è ovvio perché non sappiamo cosa hanno detto i revisionisti a Teheran.
I media non hanno riportato una sola loro parola perché anche solo una frase avrebbe infettato i giornali di sacrilegio.
Allo stesso modo, degli eretici del passato non sappiamo veramente nulla.
Ciò che dissero Pelagio o Ario, lo sappiamo solo per via indiretta, dalle opere dei teologi che li combatterono. Le loro opere sono state cancellate, perdute.
Sappiamo solo quel che i loro avversari pensavano di loro e delle loro dottrine.
Così, fa parte della dogmatica l'imposizione di credere nella "unicità" dell'olocausto.
Non basta che crediate che l'olocausto ci fu.
Dovete anche vietarvi di proiettarlo sullo sfondo della immensa tragedia del secolo ventesimo; non potete metterlo nel novero dei sei milioni di polacchi morti, dei 22 milioni di sovietici fra cui 7 milioni di civili uccisi nella guerra, degli 800 mila tedeschi lasciati morire di fame da Eisenhower nei suoi campi di concentramento "dopo" la guerra, dei 300 mila cosacchi che si arresero agli inglesi e che furono da loro consegnati a Stalin, uomini, donne e bambini, massacrati fino all'ultimo.
No.
Perché questi sono "fatti" profani.
I sei milioni di ebrei (non uno di più, non uno di meno) non sono un fatto indagabile: sono storia sacra.
E la storia sacra è "unica" per definizione, il mito fondatore.
Si potrebbero indicare altri particolari "teologici" della cosiddetta memoria.
Così, male fanno i revisionisti a sottilizzare sulle camere a gas, se esistettero o no.
Qui, entra in gioco il simbolo, così potente nella Scrittura mosaica, della "vittima soffocata", quella le cui carni è vietato mangiare.
La vittima-tabù, sacrificata nel modo più illecito.
Cosa* volete discutere, qui?
Come osate, se il Papa stesso non mette in dubbio la sola religione rimasta, e compie gli atti cultuali da essa prescritti?
La mette in questione in quanto religione Gabriel Ash citato da Shamir: "La 'lezione' dell'olocausto serve a giustificare ... l'occupazione genocida dell'Iraq, il bombardamento a tappeto israeliano su Beirut, la futura guerra nucleare contro l'Iran... l'olocausto è una divinità partigiana, che una volta per sempre benedice 'noi' e maledice 'loro', mentre allo stesso tempo esige di essere adorata da tutta l'umanità in nome dell'umanità tutta".
Già: la vittima collettiva, purificata una volta per tutte dal sacrificio assoluto, è una volta per tutte divenuta impeccabile.
E può compiere impunemente gli atti di cui ha accusato il Reich, i genocidi, le guerre, l'espansione crudele, la spietatezza disumana, la disumanizzazione dell'avversario, l'odio per tutti i goym, la sete di dominio sulle razze inferiori, e l'esercizio di questo dominio senza alcun limite, nemmeno di vergogna.
Per questo bisogna dire che il fascismo o il nazismo fu "il male assoluto": sicchè ogni malvagità ebraica diventa ora relativa. (3)
Ma Ash può dirlo perchè, suppongo, è ebreo.
Noi goym, no.
E il perché lo dice chiaro Shamir: "I governanti britannici, francesi, americani, tedeschi e russi se ne infischiano delle vittime di una guerra da tempo passata, ebrei o no; essi pagano il tributo all'olocausto, come le nazioni vinte pagano il tributo al loro conquistatore".
Come conquistato ma persona privata, mi limito a non fare gli atti del culto cui sono tenuti i governanti che hanno scelto i conquistatori, non noi.
E attendo la liberazione da questa schiavitù.
Attendo con speranza infallibile, perché ciò a cui credo è Colui che disse: "Io sono la Via, la Verità e la vita".
E che disse: "La Verità vi farà liberi".
So che il padre della menzogna ha un tempo contato, e per questo infuria nel mondo come il leone sulla gazzella straziata: perché "sa di avere poco tempo".
La liberazione libererà anche gli ebrei: l'elevazione della shoah a religione pubblica e obbligatoria - che non implica né richiede la fede interiore, ma solo atti esterni di soggezione* - li ha privati del loro legittimo dolore; impedisce loro di esaminare la terribile ambiguità della "shoah della storia"; anche loro devono far finta di credere alla "shoah della fede", e rimandare la condanna dei kapò ebraici che li selezionarono e mandarono al macello.
Anche loro sono schiavi della falsa religione anticristica.
Ma "la Verità vi farà liberi".
Maurizio Blondet




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