Leggenda russa di san Nicola e san Cassiano
riferita da Vladimir Doloviev
San Nicola e san Cassiano, inviati dal Paradiso per visitare la terra, videro un giorno sul loro cammino un povero contadino il cui carro, carico di fieno, era profondamente impantanato, ed egli spiegava sforzi infruttuosi per far procedere il cavallo.
- Andiamo a dare una mano a questo brav’uomo, disse san Nicola.
- Me ne guarderò bene, rispose san Cassiano: avrei paura di sporcare la mia clamide.
- Aspettami allora, o continua la tua strada senza di me – disse san Nicola; e affondando senza timore nel fango, aiutò vigorosamente il contadino ad estrarre il carro dalla carreggiata.
Quando, compiuta l’opera, san Nicola raggiunse il compagno, era tutto ricoperto di fango e la sua clamide sporca e stracciata rassomigliava ad un vestito da povero.
Grande fu la sorpresa di san Pietro quando lo vide arrivare in tale stato alla porta del Paradiso.
- Eh! Chi ti ha conciato così? – gli chiese.
San Nicola raccontò il fatto.
- E tu, domandò san Pietro a san Cassiano, non eri con lui in questo incontro?
- Sì, ma io non ho l’abitudine di immischiarmi in ciò che non mi riguarda e, in primo luogo, ho pensato a non offuscare il candore immacolato della mia clamide.
- Ebbene, disse san Pietro, tu, san Nicola, poiché non hai avuto paura di insudiciarti aiutando il tuo prossimo, d’ora in avanti sarai festeggiato due volte ogni anno e sarai considerato come il più grande santo, dopo di me, da tutti i contadini della Santa Russia. E tu, san Cassiano, contentati del piacere di avere una clamide immacolata: non avrai la tua festa che negli anni bisestili, una volta ogni quattro anni.