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Der Wehrwolf
Per ricordare quel giorno in cui ...
Per ricordare quel giorno in cui "Il Piave mormorava..." e per onorare i morti del Grappa, del Piave e del Montello, per celebrare la vittoria di Vittorio Veneto, Gentilini scrive al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano proponendo di far erigere a Cima Grappa, un faro, a fasci di luce tricolore. Fra otto anni dovrà ricordare in modo evidente i cento anni dall'avvio della Grande Guerra. Gentilini, prosindaco, padre e padrone della Lega made in Treviso, torna in trincea per difendere l'italianità: storia, valori, uomini, monumenti.
In un'Italia dove è scomparso il servizio militare obbligatorio con l'introduzione del professionismo della truppa; c'è stato lo spostamento alla prima domenica di novembre della festa delle Forze Armate; e ci sono state "recenti, aberranti e reiterate dimostrazioni di piazza - di inqualificabile e indegna virulenza, dirette o tollerate da eminenti esponenti politici" - fortunatamente si segnala "Questa Amministrazione di Treviso, città decorata di Medaglia d'Oro al Valor Militare, e capoluogo di un lembo d'Italia, teatro degli eventi più cruenti e gloriosi della storia nazionale, è stata sempre sensibile affinchè fosse vivo il ricordo e la riconoscenza per gli immensi sacrifici e per l'eroismo dei Soldati - accorsi da tutte le plaghe della Patria - e della sua gente, per fare del Grappa, del Montello e del Piave un baluardo a difesa dell'intera Nazione».
Se all'Esercito sarà finalmente ordinato di attivare una linea elettrica - cosa che fino ad oggi non è mai stato fatto - il faro sul Monte Grappa fra circa otto anni, nel 2015, irradierà di notte fasci di luce tricolore. Sarà un messaggio di unità nazionale: visibile dalle navi in Adriatico, sui cieli del Triveneto e dall'intera pianura padana. Scrive Gentilini: "Sarebbe come dare, con quella luce, una voce ai Morti per la Patria per lanciare ai vivi un monito ininterrotto di fraternità, di speranza e di fede sui destini della nostra comunità nazionale".
E perchè il faro su Cima Grappa? "La nostra gente - scrive sempre Gentilini - associa, nella visione incombente del Monte Grappa, l'urlo di dolore diventato pietra e, nel Piave, il fiume di lacrime e di sangue della intera Nazione dopo la ritirata di Caporetto. Ma vede anche in quel monte, in modo nettissimo, un immane e granitico monumento alle virtù espresse da tutto il popolo italiano - nella volontà di resistere, di essere coeso, di rinascere - che, con il suo Esercito, han portato al successo di Vittorio Veneto. È per questo che - senza retorica alcuna - quel monte e quel fiume hanno carattere di sacralità e sono, per le genti venete, i confini spirituali della patria e l'espressione più genuina della sua identità".
Sergio Zanellato