Il Corriere del Ticino e i demagoghi
Questo articolo apparso sul Corriere del Ticino a firma del ben noto vice direttore Gerardo Morina merita di essere riportato per intero. Non basterebbe un libro per riportare le castronate degli ultimi anni di questo “politicamente corretto” in formato periferico, ma ultimamente, forse perché non ne imbrocca più una e sembra scimmiottare Bush nascondendo una frottola con una balla più grande, può davvero essere preso ad emblema del giornalismo velinaro che caratterizza i primi anni di questo secolo. La “velina” del Corrierino è naturalmente il Corrierone del sionista Mieli, Puntualmente a qualche giorno dalla pubblicazione di un qualche testo “neo con” il Morina ne riprende le tesi con originalità unica.
Naturalmente non è il povero Morina l’oggetti centrale della nostra sintesi critica , ma l’incredibile falsità politica ed anche culturale dell’editoriale del CdT. Dove la verità è letteralmente rovesciata.
Il fatto che lo sia in modo piatto, non sofisticato come accade nelle grandi testate, ci spinge a prenderlo ad esempio facilmente comprensibile e commentabile della “disinformatzia” di stampo sovietico che oggi impera.
Ecco dunque, testualmente, il piccolo capolavoro. In neretto le parti che commenteremo,
Che la demagogia non vada a braccetto con la democrazia ma che tenda a superare il suo significato etimologico originario (condurre, trascinare un popolo assecondandone le aspettative sulla base della percezione delle sue necessità) l’aveva già capito Aristotele. Nella sua «Politica», il filosofo greco definiva infatti la demagogia come «la prassi corrotta e degeneratrice della politica per cui si viene ad instaurare un governo dispotico delle classi inferiori o di molti che governano in nome della moltitudine». L’uso e la pratica di secoli ha consolidato il comportamento del demagogo come di colui che utilizza frasi retoriche ed esprime promesse inconsistenti per accaparrarsi il favore dell’elettorato, facendo spesso leva su sentimenti irrazionali ed alimentando la paura o l’odio nei confronti del nemico o dell’avversario politico.
Ai demagoghi odierni ha dedicato un’approfondita analisi (comparsa recentemente prima sul «Washington Post» e poi sul «Corriere della sera») Niall Ferguson, docente di Storia ad Harvard ed autore del saggio «Colossus. Ascesa e declino dell’impero americano» (Mondadori, 2006). «Non c’è angolo di mondo»– scrive Ferguson– «dove i demagoghi non siano tornati in auge, assieme ai loro slogan strillati e ai martellanti proclami. In America Latina, la Bolivia di Evo Morales e il Messico di Andres Manuel Lopez Obrador hanno fatto quadrato attorno a Chavez, intenti a fomentare l’odio contro i diabolici gringos imperialisti. E in Medio Oriente, con altrettanto fervore, l’Iran di Mahmoud Ahmadinejad e l’Hezbollah di Hassan Nasrallah stigmatizzano a suon di proclami i demoniaci crociati yankee e i loro complici sionisti». Ferguson è convinto che esistano precondizioni che forniscono un terreno fertile per la propagazione della demagogia. La prima di queste precondizioni è rappresentata da guerre e rivoluzioni. Nel caso di Nasrallah le sue promesse di distruggere il governo libanese definito «filoamericano» vanno di pari passo con la ricerca di una coalizione che faccia del Libano la testa di ponte della strategia di egemonia dell’Iran. Da parte sua Ahmadinejad non è solo il veterano della Rivoluzione islamica del 1979 e della guerra tra Iran e Iraq, ma ,nella situazione attuale di crisi della guerra irachena da parte americana e del tira e molla di Teheran con l’Occidente sulle sue capacità nucleari, si inserisce la strategia del presidente tesa a fare dell’Iran la superpotenza islamica all’insegna della negazione del diritto d’Israele all’esistenza. Inoltre la storia insegna come le libertà individuali siano fin troppo spesso la prima vittima dei demagoghi. Se ne stanno accorgendo gli autori della ribellione studentesca che in questi giorni sta cercando di contestare, al grido di «Abbasso i dittatori», il regime dello stesso Ahmadinejad. Agli studenti ribelli di Teheran le autorità hanno imposto stelle-distintivi sugli abiti, come quelle che i nazisti iponevano agli ebrei. Di fronte ai manganelli della polizia e al rischio del carcere, dimostrare il dissenso nelle piazze e nelle università iraniane è troppo pericoloso.
Altro terreno fertile per la demagogia è fornito da una forte instabilità economica che può instillare nelle masse una sete di vibrante retorica. Quando, ritiene Ferguson, la base è estenuata da fluttuazioni selvagge a livello di reddito, costo della vita e sicurezza dell’impiego, tende a perdere fiducia nello status quo politico, rimettendosi alle parole di leader messianici quali Chavez e Morales. Un dato interessante citato da Ferguson è che, secondo alcune ricerche, la democrazia ha possibilità di sopravvivenza notevolmente maggiori se il reddito pro capite supera i 6 mila dollari.
Ma che cosa rende speciali Chavez e Ahmadinejad rispetto ai demagoghi del passato? La differenza è presto detta. Un tempo la più grave lacuna strategica di tale categoria era la scarsità di risorse energetiche che li spingeva a nuove acquisizioni territoriali. Chavez e Ahmadinejad hanno invece tra le mani il rubinetto rispettivamente del 6 e dell’11 per cento delle riserve mondiali. Un grande potere. Perché, conclude Ferguson, «non occorre essere esperti di storia per capire che quella tra petrolio e aria fritta potrebbe essere una miscela esplosiva».
Cominciamo dunque dall’inizio.
Morina comincia citando Aristotile con un’ignoranza degna di Bush.
“Che la demagogia non vada a braccetto con la democrazia ma che tenda a superare il suo significato etimologico originario (condurre, trascinare un popolo assecondandone le aspettative sulla base della percezione delle sue necessità) l’aveva già capito Aristotele. Nella sua «Politica», il filosofo greco definiva infatti la demagogia come «la prassi corrotta e degeneratrice della politica per cui si viene ad instaurare un governo dispotico delle classi inferiori o di molti che governano in nome della moltitudine».”
Qualche buon professore spieghi a Morina che non può usare Aristotile per difendere le sue stucchevoli teorie. Per farlo bisogna almeno conoscerlo. Aristotile in effetti aveva “già” capito molte cose, ma assai meglio di Morina.
Aristotile non ha affatto definito la demagogia prassi corrotta della politica, ma proprio la democrazia: povero Morina. Per Aristotile era la democrazia stessa ad essere una degenerazione della politica, o , più correttamente , della “politeia”. Cosa è la politeia?
Lasciamo la parola ad Aristotile:
“Chiamiamo aristocrazia il governo di pochi, sia che comandino gli uomini più valenti, sia che questo governo si proponga il maggior bene dello Stato e dei suoi membri. Quando poi il popolo governa nell'interesse comune, questa forma si chiama - col nome comune a tutte le costituzioni - politeia. Ciò ha le sue buone ragioni, ché uno o pochi possono facilmente distinguersi per virtù, ma è molto difficile che la massa raggiunga la perfezione in ogni tipo di virtù. Questo tuttavia può verificarsi per la virtù guerresca, che è una virtù di masse: in questa forma di Stato quindi i veri padroni sono i combattenti e i veri cittadini sono i soldati.
Vi sono poi le degenerazioni di queste costituzioni, e precisamente la tirannide del regno, l'oligarchia dell'aristocrazia, la democrazia della politeia. Infatti la tirannide è una monarchia che mira solo al vantaggio del monarca, come l'oligarchia fa l'interesse dei ricchi e la democrazia quello dei poveri; (più correttamente: del demos, ovvero del proletariato, ndr ) ma nessuno di questi governi si occupa del bene comune.”
Anche un cretino, leggendo attentamente il testo, può capire che la società ritenuta da Aristotile eccellente e virtuosa non ha nulla a che vedere con l’attuale democrazia ( che è anzi è per il filosofo un sistema naturalmente retto da demagoghi) ma è una società elitaria, dalle virtù militari molto più che mercantili: una società in cui “i veri padroni sono i combattenti e i veri cittadini sono i soldati”.
Ovvero l’esatto contrario della società multietnica, meticcia, pacifista , senza frontiere, senza valori se quelli edonistici, consumista e mercantile tanto cara ai giornalai e ai loro padroni.
La società aristotelica, non di massa ma di merito, non somiglia neppur lontanamente alla nostra ma semmai alla deprecata Svizzera dell’Ottocento o alla Roma patriziale.
Morina inizia dunque con un falso filosofico, forse dovuto solo ad ignoranza. Il resto è ai nostri occhi molto peggio.
Dunque, leggiamo, il Washington Post, poi il Corriere della Sera, ed infine , in coda al plotone, il Corriere del Ticino ( sempre sull’attenti) sostengono che sono tornati i demagoghi.
Chi sono i demagoghi? Chavez, Ahmadin Nejad. Guarda caso proprio quelli che ce l’hanno con gli USA e Israele. Strano che non ci metta Gheddafi che vuole impiccare delle povere infermiere bulgare accusate di ..procurata peste, come ai tempi degli untori. Ma Gheddafi oggi non attacca Israele, quindi…
Ma cosa fanno i demagoghi? Alimentano la paura e l’odio. Perché Busj e Olmert sono pieni d’amore. Amano senza confini, elargiscono abbracci fraterni. Calorosi. Al calor bianco. Anche al fosforo se sono in vena. Non si deve aver paura di loro. Milosevic è stato bombardato poi liquidato in galera perché aveva avuto paura. 1200 civili serbi, morti sotto i bombardamenti NATO, si sono spaventati per niente.
Anche Saddam alimentava la paura e l’odio. Le bombe amorevoli hanno ammazzato un milione di iracheni , donne e bambini compresi. L’Iraq è diventato, nell’abbraccio fraterno sionista-americano, il paese più miserabile del mondo, vive in un incubo di sangue e di orrore. Non ha capito l’amore “democratico”, non lo apprezza. Lo apprezzerà , giura Bush paterno, e spedisce altri 30.000 marines, messaggeri d’amore..
Anche in Afghanistan l’amore democratico ha messo radici, lunghe sino a Guantanamo. Un’orgia di amorevoli bombe intelligenti centrano mercati e matrimoni, mentre la guerra civile, inevitabile, dilaga. L’amore è cieco.
Il democratico sionista Olmert poi è un vero cuor d’oro, come i suoi concittadini, soprattutto coloni e militari.
I sionisti non fanno demagogiche promesse che non manterranno. No, rubano subito la terra che promettono ai loro coloni neo immigrati. D’altronde è la… terra promessa. Gli arabi pieni di stupido odio che protestano vengono amorevolmente ridotti al silenzio a fucilate in testa. Per evitare che si agitino troppo vengono tenuti a stecchetto, più o meno a morire di fame. In compenso non soffrono di caro alloggio: nessuno specula sulle case che tanto vengono abbattute dai tanks ebraici. Gli fanno un favore e i palestinesi ricambiano con odio. Razza di ingrati!
Basta pensare al meraviglioso futuro “stato autonomi palestinese” a quell’angolo di paradiso che la striscia di Gaza. Olmert , secondo Morina a e il Corriere del Ticino, non è un demagogo pericoloso come Chavez e Ahamadi Nejad.
Israele è democratico, rispetta la legalità internazionale. Peccato che non solo abbia quest’anno aggredito il Libano ( poveri ebrei, erano stati provocati…) ma abbia usato ( ed ammesso di aver usato, anche perché c’erano abbondanti fotografie) le vietatissime bombe al fosforo, con l’aggiunta di innumerevoli bombe a grappolo che continuano a mietere vittime. Ma dirlo, secondo Morina, deve essere demagogia. ( cliccare qui per un istruttivo riassunto degli eroismi israeliani in Palestina)
Di fronte a queste brave persone, gli Olmert e i Bush, stanno i demagogi Chavez e Ahamadin Nejad.
Quali spaventosi crimini hanno commesso, chi hanno aggredito, chi hanno ucciso?
Ahamadin Nejad e Chavez sono stati eletti democraticamente. Né l’uno né l’altro sono figli di un precedente presidente del loro paese. Il “democratico” Bush invece è figlio di un altro presidente. Forse Morina avrà il coraggio di scrivere che Bush Jr era il miglior politico degli Stati Uniti, visto che passa universalmente per un mezzo rimbambito? Oltre alla saga dei Bush, abbiamo la saga dei Clinton, abbiamo avuto la saga dei Kennedy: ma che bella democrazia formato (grande) famiglia! Il Corriere del Ticino, con grande impudenza, ha il coraggio di scrivere che gli studenti che hanno contestato il ledear iraniano sono stati marchiati con una stella gialla o simili. Basta questa bufala a dare la corretta nozione del livello infimo ormai raggiunto dall’informazione del CdT. In Iran si tengono libere elezioni: non in Arabia, non in Pachistan, non in Egitto, non in Algeria, non negli emirati arabi, e men che mai nell’Iraq occupato e massacrato dalle truppe americane. Ma in Iran regna la “demagogia”! Negli USA invece regnano la lobby ebraica e l’industria degli armamenti. Grande democrazia!
Iran e Venezuela anno aggredito altri stati? No. L’Iran non ha mai aggredito nessuno nel corso della sua storia, anzi è stato attaccato a tradimento da Saddam aiutato dagli americani. Il Venezuela cerca solo di liberarsi dallo sfruttamento americano, non ha egualmente mai attaccato nessuno. Gli Stati Uniti e Israele ha un grande curriculum di sanguinose aggressioni. Ma dirlo è demagogia.
E’ falso dire che l’Iran vuole cancellare Israele. Ahamadin Nejad ha detto invece che a suo avviso Israele nell’attuale forma statuale sparirà essendo stato illegittimo, ma saranno i suoi legittimi abitanti ( arabi ed ebrei) ha trovare una forma di coesistenza in un stesso stato con pari diritti.
L'ultima e più infame calunnia concerne poi l'arma nucleare iraniana.
Fa schifo sentire la stampa filo sionista chidere la guerra all'Iran per un'atomica che non ha ( come non l'aveva Saddam) e fingere di ignorare l'arsenale atomico di Israele.
Bugiardi passi, ma con un minimo di dignità!
Altro che demagogia.
Demagogo, signor Morina, è chi vende notizie deformate




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