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Discussione: Revisionismo

  1. #911
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    ANSA» 2009-01-30 125

    VATICANO: NEGARE SHOAH E' COME NEGARE LA FEDE CRISTIANA

    CITTA' DEL VATICANO - "Chi nega la Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, né della Croce di Cristo", ma se a farlo è un sarcerdote o un vescovo è ancora "più grave". Così il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, condanna i religiosi lefebvriani negazionisti lanciando anche un monito ad ogni cristiano. Nel farlo ricorre alle parole pronunciate da Papa Benedetto XVI, non solo nell'udienza di mercoledì scorso, ma anche nel suo discorso nel campo di concentramento di Auschwitz. "La Shoah induca l'umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell'uomo", aveva detto il Papa, ed "é la fede nella stessa esistenza di Dio - aggiunge padre Lombardi - che viene sfidata da questa spaventosa manifestazione della potenza del male. La più evidente per la coscienza contemporanea, anche se non la sola". "Di fronte a questo duplice mistero, della potenza orribile del male, e dell'apparente assenza di Dio - afferma il portavoce vaticano - l'unica risposta ultima della fede cristiana è la passione del Figlio di Dio. Queste sono le questioni più profonde e decisive dell'uomo e del credente di fronte al mondo e alla storia. Non possiamo e non dobbiamo evitarle - dice rivolto a tutti i credenti - e tanto meno negarle. Se no, la nostra fede è ingannevole e vuota".

    Chiaro l'avvertimento ai lefebvriani negazionisti da parte del Vaticano, secondo cui "tanto più è grave" "se la negazione viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioé di un ministro cristiano, sia unito o no con la Chiesa cattolica". Ed è a questi che è evidentemente rivolto con maggior forza il rimprovero della Santa Sede, fortemente impegnata a ricucire i rapporti con gli ebrei messi a dura prova dopo le dichiarazioni del vescovo lefebvriano negazionista Richard Williamson, ieri rafforzate dal sacerdote trevigiano don Floriano Abrahamovicz. Se ne fa esplicito riferimento nella premessa all'editoriale, in cui si ricorda che "il cardinale Walter Kasper, presidente della Commissione per i rapporti con l'Ebraismo, ha inviato una lettera al Gran Rabbinato di Israele proponendo di non rinviare l'incontro ebraico-cattolico in programma a marzo a Roma e messo in discussione dopo le assurde dichiarazioni negazioniste del vescovo lefebvriano Richard Williamson. Affermazioni - sottolinea la Radio Vaticana - duramente condannate dal Papa". Il Rabbinato ha espresso ieri apprezzamento per il contenuto della lettera, riservandosi di "valutare" la proposta di confermare l'incontro.

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  2. #912
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    giovedì 29 gennaio 2009
    I gas tossici e la storia dell'Olocausto


    IL GAS TOSSICO TEDESCO (1914-1944)

    Di Richard Widmann (2009)[1]

    Quando il pubblico pensa all’argomento dello sviluppo e dell’utilizzo del gas tossico, da parte dei tedeschi e dei nazisti, nel corso degli anni precedenti e contemporanei alla seconda guerra mondiale, vengono subito in mente le immagini dei programmi di sterminio su vasta scala e delle camere a gas di Auschwitz e degli altri campi di concentramento. La storia dell’Olocausto tuttavia suggerisce che i nazisti utilizzarono metodi, attrezzature e gas che vennero messi all’opera per uno scopo diverso da quello per il quale erano stati progettati. Viene suggerito che, con delle modalità alquanto primitive, il personale dei vari campi di concentramento sviluppò metodi tra loro differenti per mettere all’opera quello che viene considerato un programma coordinato di sterminio degli ebrei.

    La storia tradizionale dell’Olocausto suggerisce l’importanza dell’aver adattato attrezzature e metodi per mettere all’opera un programma di sterminio pianificato a livello centrale. Noi diremo invece che se la classe dirigente nazista avesse ideato un programma di sterminio degli ebrei, le armi di tale sterminio erano già sviluppate e avrebbero potuto essere utilizzate molto facilmente. L’apparato nazista per la guerra chimica era il più progredito del mondo. Il gas tossico prodotto durante gli anni che condussero alla seconda guerra mondiale rende assurda la storia tradizionale dell’Olocausto. Non c’è nessuna ragione per la quale i nazisti avrebbero avuto bisogno di modificare camion sovietici o di stornare l’utilizzo dello Zyklon B dai programmi di disinfestazione, concepiti per tenere in vita i detenuti, ai programmi di sterminio.[2] Le armi richieste per un programma di sterminio non solo esistevano ma erano fabbricate in quantità tale da poter attuare un programma del genere, se fosse stato ordinato.

    L’utilizzo del gas velenoso durante la prima guerra mondiale

    Per capire le potenzialità dei tedeschi riguardo ai gas tossici durante la seconda guerra mondiale, è importante esaminare brevemente l’utilizzo dei gas tossici durante la prima guerra mondiale. Durante la prima guerra mondiale, entrambe le parti del conflitto utilizzarono grandi quantità di gas tossico. Nel corso della guerra vennero utilizzate più di un milione e trecentomila tonnellate di sostanze chimiche, per agenti che andavano dal semplice gas lacrimogeno al gas mostarda.[3] Quando la guerra ebbe inizio, la Germania aveva la prima industria chimica di tutte le nazioni combattenti; in realtà, i tedeschi erano i leader del mondo intero. Le fabbriche di prodotti chimici più importanti erano situate nella Ruhr, ed erano conosciute come le Interessen Gemeinschaft Farben, o I. G. Farben.[4]

    L’introduzione della guerra chimica venne attivamente sostenuta dalla I. G. Farben e dal suo capo, Carl Duisberg. Duisberg non solo esortò nel 1914, nel corso di una conferenza speciale, i vertici militari tedeschi a utilizzare il gas tossico, ma studiò personalmente la tossicità dei differenti gas bellici.[5] Duisberg sostenne anche Fritz Haber, principale scienziato dell’epoca, in Germania, e capo del suo laboratorio scientifico, l’Istituto Kaiser Wilhelm di Chimica Fisica a Berlino. Nei suoi studi sugli effetti del gas tossico, Haber notò che l’esposizione a una bassa concentrazione di gas tossico per lungo tempo aveva spesso lo stesso effetto (la morte) dell’esposizione ad un’alta concentrazione per breve tempo. Egli formulò una relazione matematica tra la concentrazione del gas e il tempo necessario di esposizione. Questa relazione divenne nota come regola di Haber.[6]

    Durante la prima guerra mondiale, sia i tedeschi che gli Alleati utilizzarono in modo piuttosto efficace diversi tipi di gas tossico. Questi variarono dal cloro, all’inizio della guerra, al fosgene, che venne introdotto dalla I. G. Farben. Il fosgene era circa 18 volte più potente del cloro. Erano [già] mortali concentrazioni di 1/50.000.[7] Nel corso di questo periodo, i tedeschi svilupparono e inaugurarono diversi nuovi gas, per vedersi poi imitati dagli Alleati. Nel Luglio del 1917, la I. G. Farben creò un nuovo gas chiamato inizialmente dagli artiglieri “Croce Gialla”. La Croce Gialla era più letale di ogni altro gas precedente. Questo gas, il diclorodietilsolfuro, divenne noto come “gas mostarda”.

    Le truppe che venivano attaccate con il gas mostarda, all’inizio accusavano solo una lieve irritazione agli occhi. Sembrava che facesse poco o nulla e molte truppe non si preoccupavano di mettere le maschere antigas. Ma nel giro di una giornata, subivano terribili sofferenze. I soldati sviluppavano sulla pelle macchie rosse e umide che si trasformavano in grandi pustole gialle che potevano raggiungere la lunghezza di un piede. Coloro che venivano colpiti dal gas mostarda morivano dopo una lunga agonia. Nel corso di dieci giorni, i tedeschi utilizzarono contro le postazioni alleate oltre un milione di proiettili contenenti 2.500 tonnellate di gas mostarda.[8] Per inciso, anche gli inglesi utilizzarono il gas mostarda negli ultimi giorni della guerra. In un attacco sferrato il 14 ottobre del 1918, Adolf Hitler venne momentaneamente accecato nel corso di una sortita inglese contro il 16° Reggimento della fanteria di riserva bavarese.[9]

    Gli anni tra le due guerre

    Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, i principali combattenti annunciarono la propria opposizione all’utilizzo delle armi chimiche. A Ginevra, nel 1925, i rappresentanti delle maggiori potenze firmarono una restrizione legale contro l’utilizzo delle armi chimiche. Eppure, durante gli anni “interbellici”, varie nazioni europee utilizzarono di fatto il gas tossico. Tra loro vi furono gli inglesi (contro i sovietici nel 1919), gli italiani (contro gli etiopici nel 1935) e i giapponesi (contro i cinesi nel 1937).[10] Nel corso di questi anni la I. G. Farben continuò ad ampliare le proprie conoscenze scientifiche. Nei laboratori della Bayer, membro del cartello della I. G. Farben, uno scienziato, Gerhardt Schrader, fece una scoperta fondamentale. Il 23 Dicembre del 1936, egli mise a punto una nuova sostanza chimica nell’ambito di uno studio sui potenziali insetticidi. Durante l’esperimento, Schrader sperimentò il suo nuovo preparato sui pidocchi in una concentrazione di 1/200.000. Tutti i pidocchi morirono in pochi secondi.[11]

    Nel Gennaio del 1937, Schrader scoprì che il suo nuovo prodotto aveva spiacevoli effetti collaterali sugli esseri umani. Il prodotto che Schrader aveva sviluppato era il Tabun, il primo gas nervino del mondo. Il Tabun rappresentava un balzo in avanti esponenziale nel livello di tossicità dei gas velenosi. Anche in dosi molto piccole, l’inalazione o l’assorbimento – attraverso la pelle – del Tabun colpiva il sistema nervoso centrale e provocava delle convulsioni e una morte quasi immediate.[12] Il Tabun era così letale che presto divenne chiaro che non poteva essere utilizzato come insetticida. Schrader, tuttavia, contattò il ministero della guerra e vennero effettuati degli esperimenti per conto della Wehrmacht.

    Nel 1938, Schrader venne trasferito in una nuova sede per sviluppare nuovi preparati per la Wehrmacht. Egli scoprì ancora un altro preparato, a cui diede il nome di Sarin. Negli esperimenti iniziali del gas Sarin sugli animali, si scoprì che il Sarin era dieci volte più letale del Tabun.[13] Con l’approssimarsi della guerra, i chimici tedeschi vennero attivamente impiegati nello sviluppo del gas Soman. Il Soman, un altro preparato chimico organico della famiglia del Tabun, venne valutato come 200 volte più letale del Tabun.

    Il gas tossico e la storia dell’Olocausto

    Nonostante il livello di tossicità e le enormi scorte di questi mortiferi gas nervini, la storia dell’Olocausto si è sviluppata intorno all’utilizzo di due gas, il monossido di carbonio e lo Zyklon B. Lo Zyklon B venne sviluppato durante gli anni ’20, quando gli scienziati che lavoravano all’istituto di Fritz Haber svilupparono questo tipo di gas all’acido cianidrico per utilizzarlo come insetticida, specialmente come disinfettante per i magazzini di grano.[14] E’ interessante notare che la I. G. Farben vendette i diritti di produzione dello Zyklon B poco prima della guerra a due ditte private, la Tesch und Stabenow, di Amburgo, e la Degesch, di Dessau.

    Secondo la detta storia, quattro dei sei principali “centri di sterminio” utilizzarono gas monossido di carbonio, che veniva presuntamente prodotto utilizzando mezzi alquanto disparati. A Chelmno, secondo Arno Mayer, I prigionieri venivano “ammucchiati in camion in cui finivano asfissiati dalle esalazioni del monossido di carbonio”. Egli prosegue osservando che “non c’era nulla di particolarmente moderno o industriale sia nelle installazioni che nelle operazioni condotte a Chelmno-Rzuchow”.[15]

    Il secondo presunto centro di sterminio era Belzec. Quello che ci viene raccontato è che lì, dopo aver utilizzato monossido di carbonio imbottigliato, gli addetti allo sterminio passarono a utilizzare le esalazioni prodotte da camion.[16] A Sobibor, il gas sarebbe stato prodotto da un motore. Se dobbiamo credere a Kurt Gerstein, venne fornito lì, a scopo di sterminio, anche lo Zyklon B.[17] A volte leggiamo anche, sempre a proposito di Sobibor, del motore di un sottomarino utilizzato per produrre CO, per uccidere detenuti ebrei.[18] A Treblinka leggiamo del monossido di carbonio pompato in una camera dal tubo di scarico di un carrarmato catturato ai sovietici. La storia ortodossa dell’Olocausto contiene persino un episodio in cui il comandante di Auschwitz Rudolf Höss visita Treblinka e conclude che lì il metodo di sterminio è inefficiente.[19]

    Si racconta poi che gli ultimi due “centri di sterminio”, Auschwitz e Majdanek, utilizzarono lo Zyklon B. Il processo di sterminio descritto per Auschwitz richiede che qualcuno salga su una scala sopra la “camera a gas”, apra il barattolo di Zyklon B con uno speciale apriscatole, e versi i granuli contenenti l’acido cianidrico in una speciale apertura della colonna di sostegno della camera nella quale i granuli avrebbero sviluppato il gas.[20] L’assurdità della storia riguardante le Zyklon B è che persino degli storici ortodossi dell’Olocausto come Jean-Claude Pressac e Robert Jan van Pelt hanno ammesso che le epidemie di tifo scoppiate nei campi richiedevano che ogni cosa venisse disinfestata, e che “c’era bisogno di tonnellate di Zyklon B per salvare [Auschwitz]”.[21] Così, prosegue la storia, da un lato i nazisti utilizzavano lo Zyklon B per disinfestare i campi, contrastando perciò la diffusione del tifo, e dall’altro utilizzavano lo stesso prodotto per uccidere gli stessi detenuti le cui vite stavano cercando di salvare.

    La storia delle gasazioni dell’Olocausto suggerisce una mancanza di coordinazione, da parte del governo nazista. Vi sarebbe stata l’adozione simultanea di metodi diversi, che avrebbero prodotto risultati diversi per attuare quello che viene descritto in modo tipico come un “genocidio” industriale centralizzato. In realtà, la storia ufficiale dell’Olocausto suggerisce in sé stessa che il programma di sterminio fu tutt’altro che organizzato a livello centrale e che i metodi impiegati subirono sul campo un’evoluzione decisamente caotica.

    Alla luce dello sviluppo di gas tossici sofisticati come il Tabun e il Sarin, e della loro produzione su vasta scala, la storia ufficiale dell’Olocausto appare assurda.[22] Gli storici dell’Olocausto devono ancora rispondere alla domanda del perché i nazisti non utilizzarono il Tabun o il Sarin se avessero voluto attuare uno sterminio degli ebrei. Inoltre, persino negli ultimi giorni della guerra, quando la classe dirigente nazista cercava nuovi armamenti sofisticati, non utilizzarono le loro scorte di gas tossico su nessun fronte. Tutto ciò si pone in totale contrasto rispetto all’immagine popolare che si ha dei metodi e della mentalità nazista.

    Non vi sono dubbi che i sovietici scoprirono grosse quantità di Zyklon B quando giunsero a Auschwitz e a Majdanek, quantità che servivano a combattere il tifo piuttosto che a uccidere i detenuti. Similmente, i racconti dei motori dei sottomarini e dei carri armati catturati ai sovietici che emettevano le esalazioni diesel a scopo di sterminio appaiono essere nient’altro che un prodotto della propaganda di guerra. Se la classe dirigente nazista avesse voluto sterminare gli ebrei d’Europa, avrebbe avuto a disposizione mezzi molto più sofisticati e letali per attuare un tale piano. La storia ufficiale delle gasazioni dell’Olocausto richiede un’interruzione della ragione e una fede nell’assurdo.

    [1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/gcgv/gcgvgas.html
    [2] Jean-Claude Pressac e Robert Jan van Pelt, “The Machinery of Mass Murder at Auschwitz”, capitolo 8° di Anatomy of the Auschwitz Death Camp, Israel Gutman e Michael Berenbaum editori, Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, p. 215. Pressac e van Pelt raccontano l’incredibile storia delle SS naziste che avrebbero utilizzato il 95% di scorte di Zyklon B a scopo di disinfestazione per tenere in vita i detenuti, mentre avrebbero dirottato il rimanente 5% per azionare le presunte camere a gas in modo da uccidere la medesima popolazione carceraria.
    [3] David Tchanz, “A Whiff of Death: Chemical Warfare in the World Wars” [Una zaffata di morte: la guerra chimica nelle guerre mondiali], Command, n°33, Marzo-Aprile 1995, XTR Corporation, San Luis Obispo, CA 93403, p. 48.
    [4] L’impero dell’I. G. Farben. http://reformed-theology.org/html/bo...chapter_02.htm
    [5] Tschanz, p. 49.
    [6] http://en.wikipedia.org/wiki/Fritz_Haber
    [7] Tschanz, p. 52.
    [8] Tschanz, p. 53.
    [9] William Moore, Gas Attack! Chemical Warfare 1915-18 and Afterwards [Attacco con il gas! La guerra chimica 1915-1918 e in seguito], Leo Cooper, New York, 1987, p. 223.
    [10] Tschanz, pp. 54-55.
    [11] Tschanz, p. 55.
    [12] Ibidem.
    [13] Ibidem.
    [14] M. Szöllössi-Janze, “Pesticides and war: the case of Fritz Haber” [Gli insetticidi e la guerra: il caso di Fritz Haber], European Review, 2001.
    [15] Arno J. Mayer, Why Did the Heavens Not Darken? The “Final Solution” in History [Perchè i cieli non si oscurarono? La Soluzione Finale nella storia], Pantheon Books, New York, 1988, p. 391.
    [16] Mayer, p. 402.
    [17] Per un analisi approfondita del “Rapporto Gerstein” vedi: http://www.vho.org/aaargh/fran/ACHR/ACHR.html
    [18] Friedrich Paul Berg, “The Diesel Gas Chambes: Myth Within a Myth”, Journal of Historical Review, Vol. 5, n°1, Inverno 1984, p. 23 [In rete all’indirizzo: http://www.ihr.org/jhr/v05/v05p-15_Berg.html .
    [19] Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews, Quadrangle Books, Chicago, 1967, p. 565.
    [20] Pressac e van Pelt, p. 235.
    [21] Ibid., p. 215.
    [22] In una versione rielaborata del suo classico articolo sulle camere a gas a motore diesel, Friedrich Berg ha fatto esattamente questa affermazione. In effetti, ha dato un nuovo titolo al suo articolo: “The Diesel Gas Chambers: Ideal fort Torture – Absurdfor Murder” [La camera a gas a motore diesel: ideale per la tortura, assurda per l’omicidio], vedi Ernst Gauss, Dissecting the Holocaust [Esaminare l’Olocausto], Theses & Dissertation Press, 2000 (in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/GB/Books/dth/found.html
    Pubblicato da Andrea Carancin

  3. #913
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    http://www.comedonchisciotte.org/sit...rder=0&thold=0

    Re: 27.01.2009 - LE AMNESIE DELLA "GIORNATA DELLA MEMORIA" (Voto: 1)
    di 2novembre il Martedi 27 Gennaio 2009 (8:43)

    (Info Utente | Invia un Messaggio) Caro Enrico, la gente, parlo della gente comune, ne ha le scatole piene di questa ipocrita commemorazione.VERAMENTE ! Ha capito che è solo una speculazione pietistica, falsa, ipocrita e strumentale.E' come una tangente di falsa solidarietà da pagare alla lobby ebraica.Nessuno o pochi ci credono. La massaia, l'impiegato, l'operaio,ed anche alcuni piccoli imprenditori , solidarizzano con i palestinesi e non ne possono più di questo tedio insitente e controproducente (per i sionisti). Ci sono molti più "bambini" che vedono che il re è nudo, di quanto non si pensi.Anche tra persone adulte, pensionati. Questo fa ben sperare. Per quanto riguarda l'informazione o meglio la disinformazione "ufficiale" fatta da giornalisti lacchè e/o sionisti....,che si fottano.... Avranno anche loro dei figli che un giorno dovranno guardare in faccia,e che gli rammenteranno altri bambini, palestinesi, uccisi vigliaccamente dai tronfi giudei con carri armati e razzi. La gente comune è dalla parte dei poveri Palestinesi.Grazie a Dio.

  4. #914
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    Operazione “Piombo fuso” sul vescovo Williamson
    di Antonio Caracciolo - 29/01/2009

    Fonte: comedonchisciotte [scheda fonte]




    Anche oggi la Fama mi porta notizie che devo spacchettare dalla carta interpretativa in cui sono avvolte. Infatti, le notizie allo stato puro senza nessuna interpretazione e opinione annessa semplicemente non esistono. Ognuno di noi dovrebbe saper reinterpretare ciò che ascolta e apprende. Quando la ricezione è passiva noi siamo alla mercé di chi ci informa. Lo sanno bene i potenti del regime. Ci può andar bene o male, a seconda dei casi. Ma resta a noi decidere se essere consapevoli o inconsapevoli fruitori di notizie portate dalla Fama. Queste mie righe non andranno certo a formare l’editoriale del Corriere, ma sono scritte per un lettore eccezionale: io stesso. Gli altri se vogliono, possono darvi un’occhiata. Ebbene, andiamo al punto odierno.

    Ho ascoltato per la solita radio, appena accesa, parte di un ragionamento tortuoso. Ci si richiamava al Concordato fra stato e chiesa del 1929, quello per il quale Mussolini fu detto “uomo della Provvidenza”. A questi successe nel 1984 un altro “uomo” finito pure male: Bettino Craxi, che riformò quanto Mussolini aveva fatto prima di lui. La novità è l’8 per mille. Ma sembrerebbe che questo 8 per mille sia subordinato all’accettazione del Concilio Vaticano II come obbligo contrattuale da parte della stessa chiesa cattolica. Almeno questo lascia intendere la Voce radicale. Non so se le cose stiano davvero così, anzi ne dubito. Ma non mi era mai capitato di pensare una cosa del genere. Pur avendo sempre dato il mio 8 per mille alla Chiesa cattolica, mi sono sempre dichiarato contrario a questo balzello. Il principio era che ogni fedele di qualsiasi religione dovesse contribuire al finanziamento della sua chiesa senza oneri e senza mediazione dello stato. E ciò in ossequio ad altri due principi: “date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio” ed un altro ancora: “libera chiesa in libero stato”. Ma come ti trasforma tutto ciò la perfidia radicale e non solo radicale? Non avevo mai pensato alla possibilità del ricatto e della corruzione.

    Se vuoi l’8 per mille – pensano i radicali –, devi applicare la clausola contrattuale del Concilio Vaticano II. E cosa dice secondo costui il Concilio Vaticano II? Banalizzo fino al grottesco volutamente: che l’ebraismo è entrato con prepotenza nel cattolicesimo e che ne debba condizionare lo statuto interno! Se si leggono le dichiarazioni dei vari rabbini sparsi per il mondo, non è difficile ricavarne la netta impressione di qualcuno che pretende, che avanza titolo, che impone. Un non cattolico o un cattolico non praticante ha qui di che temere grandemente. Non svolgo tutte le implicazioni, ma mi mantego sui principi generali, anche perché ho fretta di chiudere. Veniamo al vescovo Williamson, che ha creato un così grande scompiglio da indurre alcuni commentatori a parlare della necessità di un nuovo Concilio Ecumenico. Addirittura si legge che il vescovo di Regensburg vieterebbe a Williamson l’ingresso in cattedrale e in tutti gli edifici della chiesa cattolica. Cosa ne sia della carità cristiana sembra che lo zelante vescovo di Regensburg lo abbia dimenticato, troppo fedele alla nuova “religio” e dimentico della vecchia. Sempre da Regensburg ovvero Ratisbona parte un procedimento penale per il vescovo britannico residente in Argentina.

    Di cosa è incolpato quest’uomo? Cosa si vuole da lui? Dove lo si vuol crofiggere? In Germania, la cui legislazione include un monte Golgota per i negatori della Shoa, la nuova “religio” è imposta a chiunque con il carcere duro. Ed è stato subito avviato un procedimento contro il vescovo cattolico. Da un prete ci aspettiamo tutti che parli di cose di fede e di religione. Non andiamo da lui per farci risolvere un’equazione matematica o per avere aiuto nella compilazione del cruciverba. Ma per il resto un prete è come ogni altro uomo: può fare le stesse ed avere comuni interessi in fatto di storia, scienza, letteratura, arte, musica. La Shoa cosa è? Un evento storico assoggettabile ai normali e comuni criteri della ricerca e del metodo storico o è il fatto mitico-fondativo di una nuova religio planetaria? Le parole del papa non lasciano dubbi sul fatto che per il suo Magistero la Shoa sia un evento storico e non una nuova “religio”. Resta tuttavia il nodo del Concilio Vaticano II, ma non sembra che il Vaticano voglia ritirare la sua revoca della scomunica e sarebbe certamente controproducente se ciò avvenisse o anche soltanto lo sembrasse a seguito di pressioni e richieste provenienti dal mondo ebraico. Il monito contro il “negazionismo” e il “riduzionismo” ci sembra poi abbastanza generale tanto da indurre a pensare che possa applicarsi a tutti i casi simili e comparabili, e quindi anche alla Nakba o meglio alla “pulizia etnica” della Palestina che Israele ha sempre negato e continua a negare.

    Si fa passare come un’umiliante sconfessione da parte dei confratelli del vescovo Williamson una dichiarazione del tutto pacifica: noi non siamo un’associazione di storici. Ci interessiamo di fede e di religione. Ci dispiace che una semplice affermazione in materia profana da parte di un nostro confratello abbia sollevato tanto clamore, che non è chi non veda quanto sia strumentale. Per questo sconquasso da noi non voluto, ma chiaramente orchestrato dai nostri nemici, noi chiediamo perdono al santo padre. Al nostro confratello abbiamo ordinato di non pronunciarsi più su materie profane, quale la ricerca storica contemporanea, sia essa la Shoa o le origini della prima guerra mondiale, fatto non meno tragico se non altro perché produttivo della seconda guerra mondiale e della stessa Shoa.

    Vi sarebbero qui altre considerazioni da fare e altri fatti da interpretare e commentare, ma ci siamo già attardati oltre tempo e rinviamo ad altro momento e occasioni che certamente non mancheranno. Notiamo come lo schieramento mediatico che si è scagliato sul povero vescovo è lo stesso che ha fornito copertura mediatica al genocidio di Gaza. I soggetti gli stessi. Il presidente Gianfranco Fini conferma la sua collocazione pro Israele e pro ebraismo contro la chiesa cattolica ed il cattolicesimo, o meglio pretende che la gerarchia cattolica si adegui secondo le sue autorevoli indicazioni. In pratica si chiede non già una “sconfessione” del vescovo, ma che venga costretto ad un “ritrattazione”, quasi che non si trattasse di una semplice opinione storica, ma di qualcosa di ben più importante del dogma trinitario. Si è tacciati di “antisemitismo” (= reato penale) se si dice che l’ebraismo mira al dominio del mondo, ma qui si pretende di piegare la Chiesa cattolica che sulla carta conta oltre un miliardo di fedeli. Se ai cattolici ci si aggiungono gli islamici – tutti terroristi e alieni da noi occidentali – che sono un altro miliardo e passa, il quadro diventa allarmante.


    Fonte: http://civiumlibertas.blogspot.com/
    Link:
    http://civiumlibertas.blogspot.com/2...l-vescovo.html

  5. #915
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    Benedetto XVI: «Solidarietà agli ebrei,
    no al negazionismo e al riduzionismo»
    Il Papa: «Mai più la violenza umili la dignità dell'uomo». La Sante Sede: «Continui il dialogo con il rabbinato»
    ·
    CITTÀ DEL VATICANO - Il Papa ha espresso la sua «piena e indiscutibile solidarietà con i nostri fratelli destinatari della prima alleanza», cioè agli ebrei, e ha detto che l'Olocausto rimane un monito contro ogni oblio e negazionismo. «In questi giorni nei quali ricordiamo la Shoah, mi tornano alla memoria le immagini raccolte nelle mie ripetute visite a Auschwitz, testimonianze delle vittime innocenti di un odio razziale. Auspico che la memoria della Shoah induca l'umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell'uomo. La sua memoria sia per tutti monito contro l'oblio, il negazionismo e riduzionismo perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti. La Shoah insegni specialmente sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso cammino dell'ascolto e del dialogo, dell'amore e del perdono conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all'auspicato traguardo della fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità dell'uomo».

    «DICHIARAZIONE NECESSARIA E BENVENUTA» - La dichiarazione del Papa sulla Shoa è «necessaria e benvenuta, ha affermato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, «e contribuisce a chiarire molti equivoci sia sul negazionismo sia sul rispetto del Concilio Vaticano II. La dichiarazione del Papa smentisce tutti coloro che hanno giudicato la nostra protesta come un'ingerenza irrispettosa ed esagerata».

    LEFEBVRIANI RICONOSCANO CONCILIO VATICANO II - Benedetto XVI ha poi chiesto ai vescovi lefebvriani l'impegno a «realizzare i passi necessari» per realizzare la piena comunione con la Chiesa riconoscendo il Concilio vaticano II. Il Papa ha detto di aver concesso «la remissione della scomunica in adempimento all'unità. Ho compiuto questo atto di paterna misericordia», ha spiegato Joseph Ratzinger, «perché ripetutamente questi presuli mi hanno manifestato la loro viva sofferenza per la situazione in cui si erano venuti a trovare. Auspico che a questo mio gesto faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell'autorità del Papa e del Concilio Vaticano II».

    RABBINATO: «PASSO AVANTI LE PAROLE DEL VATICANO» - Il rabbinato di Israele ha accolto le parole odierne di papa Benedetto XVI sulla Shoah come «un grande passo in avanti per la soluzione della questione» sollevata dalla recente revoca della scomunica nei confronti del vescovo lefevbriano negazionista Richard Williamson. Lo ha detto il direttore generale del Rabbinato Oded Wiener secondo il quale si tratta di «una dichiarazione molto importante per noi e per il mondo intero». In precedenza il rabbinato d'Israele aveva rotto i rapporti ufficiali con il Vaticano in seguito alla revoca della scomunica del vescovo lefevbriano Richard Williamson, che nega la Shoah. Lo ha scritto il Jerusalem Post, aggiungendo che il rabbinato ha anche cancellato un incontro fissato a Roma il 2-4 marzo con la Commissione della Santa Sede per i rapporti con gli ebrei.

    WILLIAMSON - Intanto, nonostante le polemiche, il vescovo negazionista non torna sui propri passi e il vescovo di Ratisbona gli proibisce le chiese della città tedesca. Secondo monsignor Gerhard Ludwig Müller, Williamson si è infatti posto fuori dalla Chiesa e ha pronunciato parole «inumane» e «sacrileghe». «Non è una questione di emozioni o di pancia - ha detto Williamson - ma di raziocinio. E dal punto di vista razionale non cambio idea, sulle camere a gas le prove non ci sono». Parole destinate a rinfocolare le polemiche, nonostante la lettera dei lefebvriani inviata al Papa. Nel messaggio, monsignor Bernard Fellay aveva spiegato che «le affermazioni di mons. Williamson non riflettono in nessun caso la posizione della nostra fraternità».

    LA RISPOSTA DEL VATICANO - La Santa Sede, tramite portavoce padre Federico Lombardi, ha espresso l'auspicio che, anche alla luce delle parole dette mercoledì dal Papa in solidarietà agli ebrei e contro il negazionismo della Shoah, il dialogo con il rabbinato di Israele possa continuare «con frutto e serenità».


    Corriere della Sera, 28 gennaio 2009

  6. #916
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    "Le camere a gas? Per disinfettare"
    di Laura Canzian

    http://tribunatreviso.gelocal.it/det...ne=EdRegionale



    Le camere a gas? «L’unica cosa certa è che sono state usate per disinfettare». Una dichiarazione choc, quella del capo della comunità lefebvriana del Nordest, il trevigiano don Floriano Abrahamowicz. Dopo la clamorosa intervista del vescovo Richard Williamson, che nega l’Olocausto, altre affermazioni destinate a rinfocolare la polemica fra la Santa Sede e gli ebrei. Don Abrahamowicz (che il 15 settembre 2007 celebrò messa in latino a Lanzago di Silea per il leader della Lega Nord Umberto Bossi) rilancia la teoria per cui i numeri della Shoah sono un «problema secondario», accreditati dagli stessi capi delle comunità israeliane subito dopo la liberazione «sull’onda dell’emotività». È la vecchia tesi del «popolo deicida».

    Don Floriano, la comunità lefebvriana è antisemita?

    È veramente impossibile per un cristiano cattolico essere antisemita. Io stesso ho, da parte paterna, origini ebraiche. Anche il mio cognome lo suggerisce. Tutta questa polemica sulle esternazioni di monsignor Williamson riguardo l’esistenza delle camere a gas è una potentissima strumentalizzazione in funzione anti-Vaticano. Williamson ha semplicemente espresso il suo dubbio e la sua negazione non tanto dell’Olocausto, come falsamente dicono i giornali, ma dell’aspetto tecnico delle camere a gas.

    Secondo lei, quello delle camere a gas è solo «un aspetto tecnico»?

    Sicuramente è stata un’imprudenza di Williamson addentrarsi nelle questioni tecniche. Nella famosa intervista si vede che il giornalista è andato a parare su quell’aspetto specifico. Ma bisogna capire che tutto il tema dell’Olocausto si colloca a un livello di molto superiore rispetto alla questione di sapere se le vittime sono morte a causa del gas o per altri motivi.

    E lei cosa ne pensa? Delle camere a gas, intendo.

    Non lo so davvero. Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.



    Lei mette in dubbio il numero delle vittime dell’O locausto?

    No, non metto in dubbio i numeri. Le vittime potevano essere anche più di 6 milioni. Anche nel mondo ebraico le cifre hanno un valore simbolico. Papa Ratzinger dice che anche una sola persona uccisa ingiustamente è troppo, è come dire che uno è uguale a 6 milioni. Andare a parlare di cifre non cambia niente rispetto all’essenza del genocidio, che è sempre un’esagerazione.

    Un’esagerazione? In che senso?

    I numeri derivano da quello che il capo della comunità ebraica tedesca disse agli angloamericani subito dopo la liberazione. Nella foga ha sparato un cifra. Ma come poteva sapere? Per lui la questione importante era che queste vittime sono state uccise ingiustamente per motivi religiosi. La critica che si può fare al modo in cui in cui viene gestita la tragedia dell’Olocausto sta nel dare ad essa una supremazia in confronto ad altri genocidi.

    A quali altri stermini si riferisce?

    Se monsignor Williamson avesse negato alla televisione il genocidio di un milione e 200 mila armeni da parte dei turchi, non penso che tutti i giornali avrebbero parlato delle sue dichiarazioni nei termini in cui lo stanno facendo ora. Chi ha mai parlato del genocidio anglo-americano nel bombardamento delle città tedesche? Chi ha mai parlato di Churchill che ha ordinato il bombardamento al fosforo di Dresda, dove non c’erano solo moltissimi civili, ma anche molti soldati alleati? Chi ha parlato dell’aviazione inglese, che ha ucciso nei bombardamenti delle città centinaia di migliaia di civili? E gli israeliani non possono mica dirmi che il genocidio che loro hanno subito dai nazisti è meno grave di quello di Gaza, perché loro hanno fatto fuori qualche migliaio di persone, mentre i nazisti ne hanno fatti fuori 6 milioni. È qui che do la colpa all’ebraismo che esaspera invece di onorare decentemente le vittime del genocidio. È come se nella storia vi sia stato un solo genocidio: quello ebraico durante la seconda guerra mondiale. Sembra che si possa dire tutto quello che si vuole su tutti gli altri popoli sterminati, ma nessuno oggi a livello mondiale ha parlato nei termini in cui si sta parlando ora dopo le dichiarazioni di Williamson.

    Perché ancora tante persone mettono in dubbio la Shoah? Perché è un tema che divide ancora in modo così viscerale?

    Perché tutta la storia dell’umanità è segnata dal popolo di Israele, che in un primo momento era il popolo di Dio, poi è diventato il popolo deicida e alla fine dei tempi si riconvertirà a Gesù Cristo. Dietro tutto ciò c’è un aspetto teologico misterioso, quello del popolo di Dio, che ha rigettato il suo Messia e che lo combatte ancora. È un mistero della dottrina. L’antisemitismo nasce nel mondo illuminato liberale e gnostico. La Chiesa nella storia ha sempre protetto gli ebrei dai pogrom. Come si legge anche nel libro di Domenico Savino sull’omicidio rituale.

    Cosa pensa del negazionismo?

    Il negazionismo è un falso problema, perché si sofferma su metodi e cifre e non risponde alla sostanza del problema. Non sono antisemiti quelli che hanno studiato i dati tecnici e hanno posto alcuni dubbi sulla versione che troviamo nei libri di storia. Basti pensare che coloro che per primi hanno rilevato i dati sono anche coloro che hanno salvato gli ebrei, vale a dire gli alleati.

    Vuole lanciare un messaggio alla comunità ebraica?

    Il messaggio è uno: da cristiano cattolico, aggiungendo quel poco di sangue ebraico che corre nelle mie vene, io auguro agli ebrei di abbracciare nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

    (29 gennaio 2009)

  7. #917
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    http://andreacarancini.blogspot.com/
    Il giudizio di Michael Hoffman sul caso Williamson


    CONTINUI A PARLARE, VESCOVO WILLIAMSON

    Di Michael Hoffman, 27 Gennaio 2009[1]

    C’è un chiasso alquanto sconcertante che reclama la testa del Vescovo Richard Williamson, il prelato della Fraternità Sacerdotale S. Pio X (FSSPX) che dubita dell’esistenza delle camere a gas omicide ad Auschwitz-Birkenau, e la cui scomunica, insieme a quella dei suoi tre confratelli vescovi, è stata tolta da Papa Benedetto XVI.

    Contro questo vescovo, e più in generale contro il revisionismo della seconda guerra mondiale, è stato operato un travisamento equivalente alla falsa testimonianza. Persone ignoranti, che non hanno mai letto un testo revisionista,[2] hanno inventato fantasie sfrenate sull’indole dei revisionisti e su quello in cui credono.[3]

    L’Arcivescovo Marcel Lefebvre, il fondatore della FSSPX che fu nemico implacabile del giudaismo,[4] viene raffigurato come un prelato concentrato esclusivamente sul ripristino della vecchia Messa in latino, come se il solo ripristino, separato da tutti i mali che ci assediano, fosse una panacea. Questo è un errore che Mons. Lefebvre non assecondò mai. Egli pose invece l’accento sulla Regalità di Cristo nella nostra cultura e nella nostra società. Come può sopravvivere una tale Regalità quando una truffa gigantesca come quella delle [presunte] camere a gas omicide incatena la mente di milioni di cristiani?

    Una parte considerevole del movimento cattolico tradizionalista è costituita da borghesi reazionari e da esteti preoccupati quasi esclusivamente dei cerimoniali e di apparire in buona luce agli occhi del Vaticano e del mondo, in modo da avere a propria disposizione una bella liturgia, con musiche, incensi, campane e candele adeguati. L’insegnamento radicale di Cristo non rientra nella loro mentalità, e oso dire che con Lui si sentirebbero in imbarazzo, se Egli si trovasse oggi tra loro, poiché aveva la tendenza, nelle grandi occasioni, a pronunciare sgradevoli verità sul giudaismo farisaico, cosa che oggi sarebbe vista, da coloro che sono impegnati a fare pressioni sul Vaticano (e dai media sionisti!), come un comportamento da maleducati.

    Che il Vescovo Williamson neghi oppure no l’esistenza di camere a gas di esecuzione ad Auschwitz-Birkenau non dovrebbe condizionare in alcun modo la sua presenza nella Chiesa di Cristo, o il suo diritto a poter parlare, insegnare e pubblicare, non più di quanto i cattolici neocon, che negano il recente massacro israeliano di 1.300 palestinesi, inclusi 400 bambini, alcuni dei quali bruciati dal gas tossico a base di fosforo (ironia delle ironie), perdano la propria presenza all’interno della gerarchia o nelle loro chiese locali, a causa della loro abbietta negazione dell’olocausto perpetrato dagli israeliani contro gli arabi.

    Dio dice: “Le mie vie non sono le vostre vie”, ma molti dei detrattori di Richard Williamson immaginano Dio come se lo immagina il Talmud, come un assistente del dominante Sinedrio, il tribunale rabbinico di fronte al quale si pretende che tutti noi ci inginocchiamo, inghiottendo le sue scandalose menzogne in modo da farci trattare da bravi piccoli boyscout.

    Ognuno è libero di rifiutare o di accogliere le opinioni del Vescovo Williamson, ma tutti noi dovremmo difendere il suo diritto a esprimerle, specialmente alla luce del fatto che qualche sopravvissuto dell’Olocausto sembra ritenere che la propria sofferenza per mano dei nazisti (reale o immaginaria) gli dia il permesso di massacrare impunemente gli abitanti indigeni della Palestina.[5]

    Se le coraggiose osservazioni del Vescovo Williamson, per quanto inopportune, ci portano a riflettere due volte sull’alibi del genocidio israeliano, allora le persone di buona volontà dovranno sentirsi rincuorate. Assistiamo invece al triste spettacolo di maestrine cattoliche benpensanti freneticamente indaffarate a cercare di allisciare le piume scompigliate di rabbini i cui artigli sono ancora freschi del sangue di Gaza.[6]

    L’Olocausto è l’ultima religione di stato presa davvero sul serio in un Occidente altrimenti incredulo. Auschwitz ha sostituito la Resurrezione come evento ontologico centrale della nostra storia, una sostituzione che è facile da dimostrare: nessuno va in prigione se nega la Resurrezione, mentre invece gli storici revisionisti scontano lunghe pene detentive per aver dubitato dell’icona delle camere a gas omicide; tra questi prigionieri politici c’è Germar Rudolf, il brillante candidato al dottorato in chimica al Max Planck Institute.

    Lungi dall’esaltare il cristianesimo, come il Vaticano immagina, la religione dell’Olocausto è la sua antagonista mortale nei cuori e nelle menti del genere umano. La tipica “lezione suprema dell’Olocausto”, impartita nelle sinagoghe e dedicata all’idolo dei Sei Milioni – che viene spacciata sotto forma di “musei di storia dell’Olocausto” - insegna che la fede cristiana storica, fissata nel Vangelo di Giovanni e realizzata dalla chiesa antica e medioevale, ha inevitabilmente favorito il “fanatismo malvagio” che ha “spianato la strada alle gasazioni di massa di Auschwitz”.

    Nonostante i roboanti anatemi della stampa prostituita e dei prelati della “nuova chiesa”, come può un vero pastore sottomettersi a questa falsa religione e alla sua Neo-Lingua orwelliana dell’”Olocausto”, che nella sua essenza rappresenta la calunnia funesta e perpetua contro Gesù Cristo e i suoi discepoli autentici?

    Continui a parlare, Vescovo Williamson, le vittime del falso Israele vogliono che lei dia voce al tormento degli oppressi e alla schiavitù dei liberi.

    [1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://revisionistreview.blogspot.co...illiamson.html
    [2] Come ad esempio le Lectures on the Holocaust [Conferenze sull’Olocausto] di Germar Rudolf, disponibili all’indirizzo seguente: http://www.vho.org/dl/ENG/loth.pdf
    [3] Ecco un esempio: http://www.remnantnewspaper.com/Arch...ribulation.htm
    [4] http://ncronline3.org/drupal/?q=node/3180
    [5] http://www.irishtimes.com/newspaper/...70.html?via=mr
    [6] http://www.haaretz.com/hasen/spages/1059124.html
    Pubblicato da Andrea Carancini a

  8. #918
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    FASCISMO ANTISIONISTA, MARXISMO ANTIGIUDAICOI


    Ricalcando un vecchio copione, qualcuno vorrebbe contestare ai fascisti il diritto di esternare il loro antisionismo. In quanto fascisti, infatti, essi non sarebbero propriamente antisionisti, ma solo ed esclusivamente antisemiti.

    Dati i buoni rapporti da sempre esistenti tra i fascisti e gli Arabi (che costituiscono la stragrande maggioranza del gruppo semitico attuale) a partire dalla Spada dell'Islam impugnata da Mussolini e dal sostegno dato dal Duce al Gran Muftì di Gerusalemme fino al filofascismo di Nasser e Saddam, non è affatto vero che il fascismo sia stato storicamente antisemita piuttosto che antisionista.

    Si provi a cercare, al riguardo, una sola dichiarazione ufficiale del fascismo storico che si possa considerare apertamente antisemita: non c’è mai stata.

    E’ vero, invece, che Mussolini fu il primo uomo politico italiano ad esprimersi ufficialmente contro il progetto sionista di colonizzazione della Palestina. E lo fece nel suo primo discorso alla Camera, quando fu eletto deputato nel 1921, in replica al discorso della Corona per l’inaugurazione di quella nuova legislatura parlamentare.

    Il problema della Palestina fu l’unico argomento di politica estera toccato in quella occasione da Mussolini a dimostrazione dell’importanza che egli annetteva all’argomento. Dopo essersi dichiarato solidale con il Pontefice Benedetto XV, il quale aveva fortemente criticata l’ipotesi del “focolare ebraico” da insediare in Palestina, Mussolini invitò il Governo italiano ad opporsi a tale progetto “…perché non si determini nelle Nazioni occidentali una penosa situazione giuridica per gli ebrei, in quanto, se domani gli ebrei fossero [potenzialmente] cittadini del loro Stato, potrebbero diventare immediatamente colonie straniere negli stessi Stati” (B. Mussolini “Scritti e discorsi” 1934, vol. II°, pp. 178-79).

    Quando nel giugno del 1921, Mussolini fece queste dichiarazioni, gli ebrei di Palestina erano all’incirca 50 mila, nel 1938 quando furono varate le impropriamente dette “Leggi razziali”, gli ebrei in Palestina si erano già più che sestuplicati e inoltre non chiedevano più un “focolare”, ma pretendevano con accanimento un loro Stato razziale ebraico.

    Ho scritto di “Leggi razziali” impropriamente dette e questa non è certo una mia personale affermazione, ma l’opinione dello storico ebreo Renzo De Felice secondo il quale il fascismo non volendo perseguitare, ma solo discriminare, gli elementi ebraici italiani considerati infidi, non aveva voluto imboccare la via “biologica” del razzismo tedesco. Mussolini fu pertanto del tutto conseguente con le sue prime dichiarazioni parlamentari in tema di sionismo ebraico che d’allora si era fatto ancor più antifascista. Mussolini l’ha scritto di suo pugno, che i provvedimenti razziali da lui presi erano una diretta conseguenza della “…immigrazione [ in Italia] di elementi stranieri – accentuatasi fortemente dal 1933 in poi – [che] ha peggiorato lo stato d’animo degli ebrei italiani nei confronti del Regime che l’ebraismo italiano non può sinceramente accettare poiché antitetico a quella che è la psicologia, la politica, l’internazionalismo di Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo a un ebreo; l’ebraismo mondiale è in Spagna, dall’altra parte della barricata”. (R. De Felice “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo” Doc. n. 22 in II° vol. Mondadori, 1977, pp. 676-77).

    Che le "leggi razziali" fossero solo discriminarorie e non biologico-razziali, viene ampiamente dimostrato dalle numerose eccezioni contemplate da tali leggi nei riguardi di quegli ebrei che in vari modi avevano dimostrato un certo attaccamento non solo al Regime ( ebrei aderenti al fascismo dal 1919 fino alla marcia su Roma) ma anche alla Patria ( famiglie di caduti ebrei di tutte le guerre, mutilati e invalidi, feriti,, volontari, decorati a partire dalla croce al merito di guerra, legionari fiumani, mutilati, invalidi e feriti per la causa fascista), oltre alla clausola aleatoria delle "Benemerenze eccezionali".

    In totale, dei circa 40 mila ebrei italiani, furono più di 7 mila quelli esclusi dai provvedimenti razziali, a dimostrazione della peculiarità politica anziché razziale che atteneva alle predette leggi.

    In ogni caso, con o senza leggi razziali, gli ebrei di altri paesi continuarono a cercare rifugio nell'Italia fascista fino a raggiungere la cifra del 20% degli ebrei residenti (oltre 10 mila).



    Dopo aver dimostrato l’inconsistente accusa di un antisemitismo generalizzato a carico del fascismo storico, sarà il caso di passare all’antifascismo di radice marxista che, invece, in questo senso qualche scheletro nell’armadio antigiudaico ce l’ha veramente e intendo riferirmi direttamente al noto capostipite Karl Marx. Egli sì che può essere definito un vero antigiudaico (ai suoi tempi il vocabolo “antisemita” non era ancora stato inventato) e ciò a partire dal suo importante saggio giovanile “Sulla questione ebraica”.

    Nella prima metà dell’800 era sorta una spinosa discussione tra filosofi circa la secolare “questione ebraica”, ci si chiedeva cioè se anche dopo l’emancipazione ottenuta dagli ebrei in vari Stati, avesse ancora qualche ragione d’essere la vecchia questione ebraica in Europa.

    Rispondendo a due scritti di Bruno Bauer, Marx si pose altre due domande: quale fosse il culto mondano degli ebrei e il loro relativo Dio. La risposta di Marx fu che il culto degli ebrei era rappresentato dal “traffico” (gli affari) e il cui Dio era il “denaro”. Aggiungendo poi che “traffico” e “denaro” non rappresentavano solo il fondamento di vita degli ebrei, ma erano contemporaneamente anche il fondamento dell’intera società capitalistico-borghese, egli poteva concludere che gli ebrei si erano emancipati nei loro tratti caratteristici nella misura in cui l’intera società borghese si era “giudaizzata”. Pertanto lungi dall’essere un elemento estraneo alla società borghese, gli ebrei ne sono i membri a pieno diritto e quindi, in ultima istanza, l’emancipazione umana dell’ebreo sarà possibile quando tutta la società si sarà emancipata “dall’ebraismo” cioè dalla struttura capitalistico-borghese. Testualmente: “L’emancipazione sociale dell’ebreo è l’emancipazione della società dal giudaismo”.

    Questa analisi marxista fece considerare a Leon Poliakov che proprio” con Marx l’antisemitismo ebreo fa irruzione sulla scena storica”.



    Franco Morini

 

 
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