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  1. #1
    CON LA RESISTENZA!
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    I sogni dei Bambini palestinesi....***Moderato da POL***

    I SOGNI DEI BAMBINI PALESTINESI


    Si svegliano urlando, con le lenzuola avvolte intorno alle gambe, o, terrorizzati, tremano sotto le coperte: le notti dei bimbi palestinesi sono sconvolte dalla repressione israeliana della rivolta iniziata 10 mesi fa.
    I loro sonni non sono disturbati da streghe e mostri, ma da elicotteri israeliani, mitragliatrici, soldati in assetto da guerra e carrarmati.
    Quelli non direttamente esposti ai combattimenti, hanno visto le immagini grafiche del sangue attraverso la televisione.
    Un ragazzo palestinese sogna di restare decapitato da un missile israeliano mentre torna a casa da scuola, zainetto in spalla.
    Una bambina 11enne sogna di far esplodere le bombe strette intorno al suo corpo di fronte al primo ministro israeliano Sharon ed al suo predecessore, Barak: I due muoiono dilaniati, mentre lei, miracolosamente, sopravvive.
    Lo psicologo clinico palestinese dottor Shafiq Masalha ha collezionato circa 300 sogni, stabilendo che il 78% dei bambini palestinesi fanno sogni che hanno a che fare con la politica, mentre il 15% sogna di morire come martire.
    Il dottor Masalha ha dato a 150 bambini di diversi campi profughi della Cisgiordania, libri da colorare e matite con cui documentare I loro sogni, attraverso il racconto scritto e attraverso il disegno.
    Ha poi decifrato I quaderni pieni di figure, colorati di rosso e nero, rappresentanti la potenza israeliana contrapposta al coraggio palestinese.
    Molti di essi si dipingono come eroi, coloro che riusciranno a mettere fine all'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza.
    Una bambina 11enne ha sognato di trovare un missile israeliano inesploso e di averlo usato per colpire un insediamento di coloni. "Molti israeliani sono morti nell'attacco. Vedendo il missile che io avevo trovato, la polizia imparo' a costruirne e, ogni notte, con essi, colpivano gli insediamenti, finche' I coloni scapparono", scrive la bimba.
    Masalha ha detto che molti disegni terminavano con la frase: "Vorremmo essere come tutti gli altri bambini".
    Lo psicologo sostiene che la miseria causata dall'assedio israeliano e la morte di quasi 570 palestinesi, dozzine di essi adolescenti, spaventano I bambini dei Territori occupati.
    La televisione contribuisce a dilatare il trauma. Il dottor Iyyad al Sarraj del Centro di Salute mentale di Gaza, ha messo in guardia le autorita' circa la pericolosita', per la salute mentale dei bambini, della messa in onda di scene devastanti in ore non consone.
    Il campo profughi di Aida, presso Betlemme, e' la casa di centinaia di bambini palestinesi le cui notti sono terrorizzate dalle scene di violenza vissute durante il giorno, nel quotidiano confronto con le forze d'occupazione.
    La loro scuola e' nei pressi di un sito che conserva le spoglie della matriarca biblica Rachele, ed e' percio' presidiato da militari israeliani. I colpi sparati dai militari colpiscono spesso le pareti della scuola.
    L'assistente sociale Iman Saleh aiuta I bambini traumatizzati a controllare le loro paure ed insegna loro tecniche di sopravvivenza quali stendersi sul pavimento allorche' la scuola e' presa di mira, o canzoni che li distraggano dal suono delle pallottole.
    Molte mamme si rivolgono a lei preoccupate del fatto che I loro figli bagnano il letto, non si impegnano abbastanza nello studio, ingaggiano lotte libere a scuola o a casa. Le loro vite sono immerse nella rivolta.
    "Prima dell'Intifada, la loro vita era quasi normale", sostiene Iman. "Ora vogliono solo giocare a palestinesi contro soldati". Alcuni bambini giocano a lanciare pietre, altri, armati con attrezzi piu' professionali, quali fionde simboleggianti armi automatiche, fingono di essere soldati.
    Il dottor Sarraj ritiene che I bambini che assistono alle scene di violenza attraverso la TV non sono psicologicamente rovinati, ma turbati e fortemente spaventati.
    Quelli le cui case sono state demolite dai bulldozers israeliani, che hanno visto gente morire o che hanno avuto lutti in famiglia sono realmente sottoposti a traumi pericolosi.
    Essi esprimono il trauma attraverso un mutamento del comportamento che si evince da una forma di violenza contro se stessi. Molti sono preoccupati per il loro rendimento scolastico, non riescono a concentrarsi sullo studio e, come sintomo cardinale, soffrono di enuresi notturna.
    Sarraj, che guida otto centri di igiene mentale a Gaza, ritiene che, se non si corre prontamente ai ripari, questa situazione influenzera' la societa' palestinese di domani.

    I BAMBINI CRESCONO IN UNA PENTOLA A PRESSIONE
    Il dottor Sarraj sostiene che la societa' palestinese e' come una pentola a pressione per I bambini, che crescono con una intensa coscienza politica, specie dall'inizio dell'Intifada.
    Il blocco militare israeliano ha rafforzato I legami all'interno delle comunita'.
    "Non abbiamo un'adolescenza innocente", dice Sarraj, aggiungendo che I bambini "sono molto politicizzati e molto influenzati dalla situazione a cui sono esposti".
    Al campo profughi di Aida, la 13enne Shatha Yusef vuole diventare ingegnere agricolo per "impedire la confisca delle terre da parte di Israele". Suo fratello Sarey, di nove anni, vuole diventare un combattente degli Hezbollah. I sogni di entrambi sono disturbati. Shatha sogna spesso che un bimbo di Gaza ucciso all'inizio della rivolta le chiede aiuto.
    Suo fratello sogna il corpo del suo amico Mota'z coperto di pallottole pendente da una trave. Saray ha visto effettivamente il corpo del suo compagno di giochi ucciso dagli israeliani alcuni mesi fa, in televisione, sepolto come un giovane eroe palestinese.
    A volte esprime il desiderio di diventare martire come Mota'z, altre di diventare soldato "per proteggere le case palestinesi dalle demolizioni dei soldati israeliani. Mio padre mi ha detto che I martiri vanno in paradiso, cosi' io gli ho detto che, quando avro' 17 anni, andro' fuori a tirare pietre".
    Sarraj afferma che I bambini palestinesi ritengono il martirio per la causa del loro popolo come "l'ideale piu' alto". "E' una forma di glorificazione ammessa dalla societa'. Finche' vi e' l'occupazione israeliana, finche' vi sono gli insediamenti vi saranno anche giovani pronti a morire e a diventare bombe umane".

    http://www.arabcomint.com/i_sogni_de...alestinesi.htm

  2. #2
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    Predefinito Essere bambini in Palestina

    venerdì, agosto 03, 2007

    Essere bambini in Palestina.





    Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la tutela e la promozione dei diritti dei bambini nel mondo, ha da poco reso noti alcuni dati riguardanti le condizioni di vita dei bambini palestinesi nei Territori occupati, di cui riporto una sintesi.

    - Quasi quattro milioni di Palestinesi vivono nei Territori occupati, 2,5 milioni nella West Bank e 1,49 milioni nella Striscia di Gaza; il 53% della popolazione, pari a 2,1 milioni, è di età inferiore ai 18 anni.

    - Il 42% dei bambini palestinesi sono da considerarsi rifugiati, dato che sale al 69% con riguardo alla sola Striscia di Gaza.

    - 882 bambini palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano o dai coloni nel periodo compreso tra lo scoppio della seconda Intifada (settembre 2000) ed il 30 giugno 2007.

    - Nel solo mese di giugno, l’esercito israeliano ha ucciso 9 bambini e ne ha feriti 21, mentre gli scontri intestini tra i gruppi armati palestinesi hanno causato la morte di 7 bambini ed il ferimento di altri 6.

    - Dal settembre del 2000, 68 donne palestinesi sono state costrette a partorire presso un check-point, fatto questo che ha determinato la morte di 4 donne e di 34 neonati.

    - Alla fine di giugno, 426 minori palestinesi risultano detenuti nelle prigioni israeliane.

    - A partire dallo scoppio dell’Intifada e fino alla fine del 2006, solo a Gaza Israele ha distrutto totalmente o parzialmente 7.287 abitazioni, lasciando senza un tetto 34.902 bambini su un totale di 68.692 residenti; nella West Bank, le case distrutte ammontano a 3.302 e i Palestinesi interessati a 16.510.

    - 7 famiglie su 10 nei Territori occupati, vale a dire 2,4 milioni di Palestinesi, vive al di sotto della soglia di povertà, e tale dato ricomprende circa i due terzi dei bambini palestinesi.

    - 40.000 bambini dei Territori occupati sono costretti a lavorare, a cause delle pessime condizioni finanziarie delle famiglie.

    - Una malnutrizione cronica interessa il 10% dei bambini al di sotto dei 5 anni; solo a Gaza, ben 50.000 bambini risultano malnutriti.

    - Piu’ del 70% dei bambini di Gaza al di sotto dei 9 mesi risulta affetto da anemia, il che può determinare gravi conseguenze per il loro sviluppo fisico e cognitivo.

    - La maggior parte dei Palestinesi vive con una dotazione d’acqua ben inferiore a quanto raccomandato dalla World Health Organization per cucinare, bere e lavarsi (150 litri al giorno per persona); nella West Bank ciascun Palestinese ha accesso a circa 56 litri d’acqua al giorno, mentre tale quantità scende a 51 litri nella Striscia di Gaza.

    - Per il 27% delle famiglie palestinesi risulta problematico accedere ai servizi sanitari a causa dei check-points di Tsahal, per il 37% a causa delle chiusure e delle restrizioni israeliane, e per il 46% a causa dei costi dei trattamenti medici.

    - 10.000 bambini muoiono ogni anno, a causa soprattutto di malattie prevenibili e scarse cure per i neonati.

    - Quasi la metà dei bambini palestinesi ha avuto esperienze di forti traumi e stress causati dalle violenze e dai raid israeliani, o è stato testimone di violenze contro un membro della propria famiglia.

    - A causa delle chiusure e dei coprifuoco, più di 226.000 scolari di 580 scuole della West Bank, particolarmente nella zona settentrionale, trova impossibile, saltuario o pericoloso il recarsi a scuola.

    - Un’intera generazione di bambini giornalmente assiste sempre più a episodi di violenza, persino all’interno delle scuole, che dovrebbero essere luogo sicuro e protetto; uno studio risalente al 2004 della Birzeit University ha rilevato che il 45% degli studenti ha visto la propria scuola assediata dall’esercito israeliano, il 18% ha assistito all’uccisione di un compagno di scuola ed il 13% a quella di un insegnante.

    Un’intera generazione di bambini – aggiungo io – massacrata e in balia di un’occupazione militare illegale e sempre più brutale e feroce, abbandonata a un destino di violenza, morte e devastazione dall’Occidente “civilizzato”, che assiste impassibile ad ogni più efferato crimine di guerra commesso quasi quotidianamente dai valorosi soldatini di Tsahal.

    Nessuna pena, nessun soccorso e, dunque, nessuna speranza per questi poveri innocenti.

    Nessuna speranza, neanche per il piccolo Talal, 5 anni, che allo staff di Save the Children ha dichiarato:
    “Vado all’asilo ogni giorno da solo. Ho paura quando vado solo. Ho paura che gli Israeliani mi spareranno. Vorrei che fosse mia madre a portarmi all’asilo, ma mia madre è occupata. Mio padre è stato arrestato dagli Israeliani e adesso è in prigione. Ho visto gli Israeliani prenderlo. Non l’ho più visto da allora”.

    E noi, che stiamo facendo per il piccolo Talal?

    http://palestinanews.blogspot.com/20...palestina.html

  3. #3
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    http://www.siatec.net/bloggersperlap...ticle&sid=1616



    'Bambini dietro le sbarre'



    Infopal 07-08-2007
    E’ uscita in questi giorni la 31a edizione del rapporto “Bambini dietro le sbarre”, della DCI- La Sezione Palestina.


    Il rapporto ha rivelato che, tra il 2006 e la prima metà del 2007, la maggior parte dei bambini arrestati dalle forze israeliane è stata imprigionata. Soltanto al 3% dei ragazzi arrestati è stata concessa la libertà provvisoria.Nel rapporto si nota anche che più del 99% dei bambini si era confessato colpevole e che solo una minima parte di coloro che avevano ammesso di essere colpevoli è stata poi trovata colpevole e condannata.L’organizzazione per i diritti umani ha attinto dagli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani per ribadire che coloro che sono accusati hanno il diritto di presunzione d’innocenza finché non è provata la loro colpevolezza.Il rapporto ha riferito anche che i bambini hanno confessato le loro colpe dopo un lungo periodo d’interrogatorio, necessario prima di apparire in tribunale.Il rapporto include anche le testimonianze personali dei bambini che hanno raccontato di aver subito abusi fisici e sessuali da parte di militari israeliani, oltre a un trattamento brutale durante i lunghi periodi di interrogatorio. Alla fine degli interrogatori venivano fatti firmare dei fogli ai bambini, che non sapevano cosa vi fosse scritto.Posizioni di pressioneUn bambino, Rashid Radwa, ricorda di essere stato picchiato mentre era stato bendato, poi era stato costretto a stare in posizioni di pressione e tensione per ben 10 ore, in acqua gelida. Gli era stato intimato di firmare in ebraico dei fogli e quando si era rifiutato di farlo il suo interrogatore gli aveva sbattuto la testa contro un banco.Il rapporto dichiara che “la polizia israeliana, l’esercito israeliano e i servizi segreti israeliani conducono l’arresto e l’interrogatorio dei bambini palestinesi quotidianamente”.L’ordine militare israeliano 378 dichiara che un bambino palestinese può essere tenuto da un ordinario soldato israeliano o ufficiale di polizia per 96 ore, dopodiché può essere sottoposto all’interrogatorio per otto giorni. Il periodo di detenzione può essere esteso da un giudice militare a 90 giorni e, successivamente, da un giudice di corte o tribunale per ulteriori tre mesi.TorturaDCI- La Sezione Palestina dichiara che “un aspetto centrale della fase di interrogatorio è l’uso di particolari forme di tortura e maltrattamenti. Dichiarazioni fatte da bambini palestinesi tenuti nelle prigioni israeliane illustrano i vari metodi usati”.Il rapporto sottolinea che gli articoli dell’UDHR dichiarano che nessuno dovrebbe essere soggetto a tortura.Assem Lufti Abdel Lattif Khalil, un ragazzo di 16 anni, racconta la sua esperienza di tortura nelle mani dei soldati israeliani: è stato legato, messo fuori la porta sotto la pioggia e ha passato 40 giorni nel centro interrogatorio.Un altro ragazzo di 15 anni ha detto, invece, di esser stato violentato e percosso ripetutamente nelle parti più sensibili del suo corpo.Inoltre la sezione Palestina afferma che “l’effetto di tutto ciò è l’erosione e la diminuzione dei diritti degli accusati palestinesi durante l’arresto e la fase di interrogatorio. Un bambino palestinese sotto arresto e durante l’interrogatorio non ha il diritto di stare in silenzio, il diritto di accesso immediato e libero ad un avvocato, il diritto di essere avvisato dei propri diritti mentre si è sotto arresto e interrogatorio, il diritto di non essere assalito, abusato o torturato, il diritto di avere un contatto con un membro della famiglia o una persona di supporto, il diritto di presumere di essere innocente”.http://www.infopal.it/testidet.php?id=5991&PHPSESSID=c7ec5f1ec48017bd37f 7249d1fca31e1Altro su Infopalhttp://www.infopal.it/testi.php?id=diritti
    Defence for Children International - Palestine Sectionhttp://www.dci-pal.org/english/doclist.cfm?categoryid=10DCI-PS Campagna per i Bambini nelle carceri Israelianehttp://www.dci-pal.org/english/camp/freedom/display.cfm?docid=243&categoryid=14

  4. #4
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    MEDIO ORIENTE:
    Bambini palestinesi torturati dagli israeliani
    Nora Barrows-Friedman



    CAMPO PROFUGHI DHEISHEH, West Bank occupata, 11 aprile 2007 (IPS) - Mohammed Mahsiri, che abita nel campo profughi di Dheisheh, nella West Bank occupata, è seduto in un caffè affollato, una kefia rossa intorno al collo e un classico ritratto di Che Guevara sulla maglietta nera.


    Circa un anno e mezzo fa, ha raccontato all’IPS, passeggiava per strada con un amico, quando alcune jeep dell’esercito israeliano li hanno circondati e gli hanno intimato di fermarsi, costringendoli a salire sul veicolo.

    “Sono stato portato in un centro di detenzione e interrogato”, ha proseguito Mohammed. “L’interrogatorio cominciò alle 2 del pomeriggio per finire dopo le 23. Mi picchiavano di continuo, soprattutto se i soldati non ottenevano le risposte che volevano”.

    ”Poi mi consegnarono ad altri soldati, che continuarono a malmenarmi, costringendomi a rimanere sotto la pioggia vestito solo con abiti leggeri. Cercavano di convincermi di aver fatto qualcosa che non avevo fatto, per estorcermi la confessione che volevano. Dopo un mese di torture nel centro di detenzione, mi hanno messo in prigione per 13 mesi”.

    Le immagini scioccanti delle torture nei centri di detenzione e nelle basi militari Usa in Iraq e Afghanistan hanno indignato i popoli di tutto il mondo, ma i palestinesi dicono di aver subito lo stesso trattamento nei centri israeliani per gli interrogatori, dopo l’occupazione di West Bank e Gaza nel 1967.

    La storia di Mohammed Mahsiri è diversa. Ha dovuto subire torture fisiche e psicologiche durante gli interrogatori e dalle guardie delle carceri israeliane, quando non aveva ancora compiuto 17 anni.

    Sono state diffuse diverse testimonianze e documentazioni sui centri di detenzione e i campi di prigionia: i rapporti dei gruppi per i diritti umani e gli osservatori riferiscono violazioni sistematiche del diritto internazionale subite dai minori palestinesi, come tortura, interrogatori, percosse fisiche, condizioni di vita deplorevoli e assenza di un giusto processo.

    Secondo le direttive dell’esercito israeliano in vigore nella West Bank occupata e a Gaza, i palestinesi di età superiore ai 16 anni vengono considerati adulti, mentre in Israele la maggiore età si raggiunge a 18 anni - nonostante Israele abbia firmato la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, che definisce “minore” ogni individuo di età inferiore a 18 anni.

    Per di più, i bambini palestinesi oltre i 14 anni di età vengono giudicati dai tribunali militari israeliani come gli adulti, e spesso vengono messi in prigione insieme agli adulti. E queste sono esplicite violazioni del diritto internazionale.

    Secondo gli ultimi dati di un gruppo indipendente, 398 bambini palestinesi sarebbero attualmente detenuti nei centri di detenzione e nelle prigioni israeliane. Ayed Abuqtaish, coordinatore di ricerca presso gli uffici di Ramallah di Defence for Children International, ha segnalato all’IPS che il detenuto più giovane ha appena 14 anni.

    ”Di solito, le truppe israeliane irrompono nella casa del minore nel mezzo della notte, per terrorizzare il bambino e la sua famiglia”, ha detto Abuqtaish all’IPS. “Diversi soldati e veicoli israeliani circondano la casa, mentre altri soldati fanno irruzione con la forza”.

    “Spaventano il minore per prepararlo all’interrogatorio, e dopo averlo portato nel centro interrogatori utilizzano diversi metodi di tortura”.

    Sono stati riportati molti casi di percosse fisiche, ha proseguito Abuqtaish; “ma attualmente, si concentrano soprattutto sulla tortura psicologica, come privazione del sonno, o di cibo e acqua; (i minori vengono confinati in celle di) isolamento, oppure li minacciano di demolire la loro casa o di arrestare altri membri della famiglia. Le vittime hanno anche riferito di aver subito minacce di abusi sessuali da parte degli israeliani che li interrogavano”.

    Israele ha difeso strenuamente la propria politica inquisitoria in prigioni e centri di detenzione, definendoli uno strumento necessario contro la guerra al terrore. Nel 1987, secondo la Commissione d’inchiesta israeliana Landau, lo Stato ha stabilito che “un moderato grado di pressioni, come le pressioni fisiche, allo scopo di ottenere informazioni cruciali, è inevitabile in determinate circostanze”.

    “Lo Stato di Israele ha aderito alla Convenzione internazionale contro la tortura”, ha detto Abuqtaish. “Nei suoi rapporti alla commissione, Israele dice sempre che il suo uso di ‘moderate pressioni fisiche’ è conforme agli obblighi del trattato; tuttavia, inutile dirlo, ‘moderate pressioni fisiche’ significa chiaramente tortura”.

    Il sistema carcerario israeliano non fornisce ai minori palestinesi nessuna consulenza legale, e nega loro quasi tutti i diritti, secondo alcuni avvocati coinvolti.

    L’avvocato svedese Arne Malmgren ha lavorato come osservatore legale nei tribunali militari israeliani durante i processi a diversi minori palestinesi. “Il sistema dei tribunali israeliani non assomiglia a nessun altro sistema al mondo”, ha detto Malmgren all’IPS. “Il personale militare israeliano, il giudice, l’accusa, l’interprete - sono tutti in uniforme militare. E poi ci sono tantissimi soldati armati all’interno dell’aula”.

    “I più piccoli entrano in aula ammanettati e incatenati; possono esserci fino a sette bambini nello stesso momento in tribunale. Un avvocato lo ha definito un vero e proprio mercato del bestiame. Il processo è più che altro un patteggiamento - prima del procedimento, accusa e difesa hanno già concordato la sentenza, e si limitano a chiedere il consenso del giudice, che quasi sempre ottengono”.

    ”Non ci sono testimoni, niente. E la cosa peggiore è ciò che accade ai bambini e alle bambine prima che entrino in aula, cioè quando li interrogano per fargli firmare confessioni su fatti che potrebbero anche non aver commesso”.

    Mentre proseguono i negoziati tra palestinesi e israeliani per un possibile accordo di scambio di prigionieri che prevede il rilascio di tutte le donne e i bambini palestinesi in cambio di un soldato israeliano catturato dai gruppi palestinesi a Gaza lo scorso giugno, molti palestinesi, tra cui Mohammed Mahsiri, sperano di veder tornare a casa i loro cari, parenti e amici.

    ”Quando sono stato rilasciato, è stato il più bel giorno della mia vita”, ha raccontato Mahsiri all’IPS. “Venivamo picchiati tutti i giorni. Il cibo era cattivissimo. Era la cosa peggiore. Nessun bambino dovrebbe mai provarlo”. (FINE/2007)

    http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=894

  5. #5
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    Intervista ad Alessandra Antonelli, autrice del dossier Bambini palestinesi nelle carceri israeliane
    Sono oltre 3000 i bambini palestinesi che dall'inizio dell'intifada ad oggi sono stati arrestati, torturati e rinchiusi nelle prigioni israeliane in violazione delle leggi internazionali.

    Alessandra Antonelli, giornalista dell'ANSA denuncia e descrive questo drammatico fenomeno tutt'ora vittima di un'indifferenza generale.

    Guarda anche il video A R R E S T I - Palestina Occupata

    Realizzato da Arcoiris Roma

    Intervista:Alessandro Aversano
    Riprese e montaggio: Riccardo Fioramonti
    http://www.arcoiris.tv/modules.php?n...roma&func=five

  6. #6
    OLTRE LA MORTE
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  7. #7
    OLTRE LA MORTE
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    ESSERE BAMBINI IN PALESTINA
    Postato il Domenica, 05 agosto @ 08:2EDT di davide DI VICHI
    Palestina Libera !

    Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la tutela e la promozione dei diritti dei bambini nel mondo, ha da poco reso noti alcuni dati riguardanti le condizioni di vita dei bambini palestinesi nei Territori occupati, di cui riporto una sintesi.

    - Quasi quattro milioni di Palestinesi vivono nei Territori occupati, 2,5 milioni nella West Bank e 1,49 milioni nella Striscia di Gaza; il 53% della popolazione, pari a 2,1 milioni, è di età inferiore ai 18 anni.

    - Il 42% dei bambini palestinesi sono da considerarsi rifugiati, dato che sale al 69% con riguardo alla sola Striscia di Gaza.

    - 882 bambini palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano o dai coloni nel periodo compreso tra lo scoppio della seconda Intifada (settembre 2000) ed il 30 giugno 2007.

    - Nel solo mese di giugno, l’esercito israeliano ha ucciso 9 bambini e ne ha feriti 21, mentre gli scontri intestini tra i gruppi armati palestinesi hanno causato la morte di 7 bambini ed il ferimento di altri 6.

    - Dal settembre del 2000, 68 donne palestinesi sono state costrette a partorire presso un check-point, fatto questo che ha determinato la morte di 4 donne e di 34 neonati.

    - Alla fine di giugno, 426 minori palestinesi risultano detenuti nelle prigioni israeliane.

    - A partire dallo scoppio dell’Intifada e fino alla fine del 2006, solo a Gaza Israele ha distrutto totalmente o parzialmente 7.287 abitazioni, lasciando senza un tetto 34.902 bambini su un totale di 68.692 residenti; nella West Bank, le case distrutte ammontano a 3.302 e i Palestinesi interessati a 16.510.

    - 7 famiglie su 10 nei Territori occupati, vale a dire 2,4 milioni di Palestinesi, vive al di sotto della soglia di povertà, e tale dato ricomprende circa i due terzi dei bambini palestinesi.

    - 40.000 bambini dei Territori occupati sono costretti a lavorare, a cause delle pessime condizioni finanziarie delle famiglie.

    - Una malnutrizione cronica interessa il 10% dei bambini al di sotto dei 5 anni; solo a Gaza, ben 50.000 bambini risultano malnutriti.

    - Piu’ del 70% dei bambini di Gaza al di sotto dei 9 mesi risulta affetto da anemia, il che può determinare gravi conseguenze per il loro sviluppo fisico e cognitivo.

    - La maggior parte dei Palestinesi vive con una dotazione d’acqua ben inferiore a quanto raccomandato dalla World Health Organization per cucinare, bere e lavarsi (150 litri al giorno per persona); nella West Bank ciascun Palestinese ha accesso a circa 56 litri d’acqua al giorno, mentre tale quantità scende a 51 litri nella Striscia di Gaza.

    - Per il 27% delle famiglie palestinesi risulta problematico accedere ai servizi sanitari a causa dei check-points di Tsahal, per il 37% a causa delle chiusure e delle restrizioni israeliane, e per il 46% a causa dei costi dei trattamenti medici.

    - 10.000 bambini muoiono ogni anno, a causa soprattutto di malattie prevenibili e scarse cure per i neonati.

    - Quasi la metà dei bambini palestinesi ha avuto esperienze di forti traumi e stress causati dalle violenze e dai raid israeliani, o è stato testimone di violenze contro un membro della propria famiglia.

    - A causa delle chiusure e dei coprifuoco, più di 226.000 scolari di 580 scuole della West Bank, particolarmente nella zona settentrionale, trova impossibile, saltuario o pericoloso il recarsi a scuola.

    - Un’intera generazione di bambini giornalmente assiste sempre più a episodi di violenza, persino all’interno delle scuole, che dovrebbero essere luogo sicuro e protetto; uno studio risalente al 2004 della Birzeit University ha rilevato che il 45% degli studenti ha visto la propria scuola assediata dall’esercito israeliano, il 18% ha assistito all’uccisione di un compagno di scuola ed il 13% a quella di un insegnante.

    Un’intera generazione di bambini – aggiungo io – massacrata e in balia di un’occupazione militare illegale e sempre più brutale e feroce, abbandonata a un destino di violenza, morte e devastazione dall’Occidente “civilizzato”, che assiste impassibile ad ogni più efferato crimine di guerra commesso quasi quotidianamente dai valorosi soldatini di Tsahal.

    Nessuna pena, nessun soccorso e, dunque, nessuna speranza per questi poveri innocenti.

    Nessuna speranza, neanche per il piccolo Talal, 5 anni, che allo staff di Save the Children ha dichiarato: “Vado all’asilo ogni giorno da solo. Ho paura quando vado solo. Ho paura che gli Israeliani mi spareranno. Vorrei che fosse mia madre a portarmi all’asilo, ma mia madre è occupata. Mio padre è stato arrestato dagli Israeliani e adesso è in prigione. Ho visto gli Israeliani prenderlo. Non l’ho più visto da allora”.

    E noi, che stiamo facendo per il piccolo Talal?

    Vichi
    Fonte: http://palestinanews.blogspot.com/
    Link: http://palestinanews.blogspot.com/20...palestina.html
    3.07.08

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