| Martedì 19 Dicembre 2006 - 13:20 | Decio Siluro |
La politica italiana, dal 1945 ad oggi, è sempre stata molto “americana”. Nel primo dopoguerra, i viaggi negli Usa dell’allora presidente del consiglio Alcide De Gasperi erano certo quasi pellegrinaggi per elemosinare dollari ed aiuti e per chiedere “grazie” a coloro che erano i vincitori della guerra, mentre noi eravamo, sia ben chiaro a tutti, gli sconfitti. De Gasperi non aveva però certo l’aspetto di un americano così come molti di quelli che son venuti dopo di lui. Il primo vero politico italiano americano anche nell’aspetto è stato Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere ha imboccato decisamente la strada dello stile mede in Usa: intanto è un miliardario così come tutti i politici americani, poi ha cominciato a chiamare convention le riunioni politiche del suo partito, ma soprattutto nell’immagine ha riprodotto fedelmente le caratteristiche del presidente medio yankee. Il Cavaliere è sempre sorridente e non invecchia mai, sorride sempre, fa footing con i suoi collaboratori, riceve gli ospiti nelle sue ville faraoniche come Bush offre grigliate nel suo ranch texano. Soprattutto un vero politico “americano” non si ammala mai, perché questo peggiora la fiducia degli elettori. La chirurgia plastica può far scomparire le rughe e rendere eternamente giovane (si fa per dire), ma le malattie e la vecchiaia, per fortuna, non si piegano alla dittatura del denaro: anche i ricchi si ammalano e invecchiano come tutti noi. Così, in questi giorni, quasi di nascosto, Berlusconi è partito per gli Usa, ufficialmente per eseguire esami clinici, in realtà per subire un’operazione chirurgica. L’intervento, eseguito ieri nel reparto di cardiologia della Cleveland Clinic in Ohio, sulla cui natura c’è il mistero più fitto, sembra essere riuscito perfettamente e probabilmente tra pochi giorni vedremo un sorridente Silvio Berlusconi tornare in Italia minimizzando l’accaduto. Ci auguriamo tutti una pronta e completa guarigione per Berlusconi, così come per tutti gli italiani, anzi tutte le persone che nel mondo stanno soffrendo in questi giorni in qualche letto di ospedale.
Avremmo però preferito che Berlusconi avesse scelto una struttura ospedaliera italiana, perché un politico di vertice, uno statista dovrebbe dimostrare fiducia ed attaccamento alla sua nazione anche in questi momenti. L’italiano che non può permettersi costosi viaggi negli Usa, il disoccupato, il precario hanno forse un minor diritto alla salute? E, ci dicano lorsignori, l’Italia offre forse meno garanzie degli Usa? Oppure Berlusconi è andato a Cleveland come un tempo Togliatti si faceva curare in Urss?




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