Soltanto una settimana fa, in un locale sul Liston, Alessandra Mussolini e Alfredo Meocci avevano annunciato la loro alleanza per la conquista di Palazzo Barbieri. Accordo che però si è sciolto come neve al sole dopo il «patto di Cisano». La mossa a sorpresa dell’ex dg Rai ha spiazzato l’europarlamentare, che adesso non fa mistero della sua ira nei confronti di Tosi. «Con Meocci», chiarisce, «avevo siglato un accordo leale e trasparente e lo stesso avrei fatto con Tosi, il quale però, in modo illegittimo e discriminatorio ci ha detto: "O entrate nella mia civica o niente". Ma, dico io», si arrabbia, «dobbiamo forse vergognarci del nostro simbolo? Si vergognino piuttosto i leghisti che vogliono dividere l’Italia. Io non ho cambiato il mio cognome neppure quando facevo l’attrice e mi chiedevano di farlo. Sono pure uscita da An per i miei ideali e avrei dovuto piegarmi adesso?».
La leader di Azione sociale trattiene a stento la sua rabbia: «Al signorino Tosi ho detto: "Già parti male, perché discrimini una forza politica". Noi, in fin dei conti, portavamo voti a tutta la coalizione e ci eravamo posti nel migliore dei modi possibili visto che partivamo da un accordo con il moderato Meocci, ma sul nostro simbolo è stato posto il veto. A Tosi ricordo che Berlusconi, solo un paio di settimane fa, è intervenuto al nostro congresso. Mi meraviglio che l’Udc abbia piegato la testa dopo che Casini e Cesa avevano detto "mai con la Lega"». La nipote del Duce non nasconde la propria delusione neppure nei confronti di Meocci. «Il suo», esclama, «è stato un errore. Io capisco l’esigenza di una scelta unitaria del centrodestra, ma ha sbagliato a cedere al ricatto della Lega. E non solo lui. Forza Italia ha molti più voti dei fautori della Padania, non capisco questa arrendevolezza...».
Ieri, intanto, sulla scalinata di Palazzo Barbieri, i «mussoliniani» scaligeri Elena Basile e Andrea Nardi hanno ufficializzato l’alleanza con Forza nuova. «Ci uniscono i valori», esclamano. Il loro candidato sindaco, in questa corsa solitaria, è l’avvocato Roberto Bussinello.
Alle provinciali, le due formazioni unite nel cartello Alternativa sociale, in città sfiorarono il 2,5 per cento dei voti. Ma a contendersi i simpatizzanti della destra estrema - loro preferiscono l’aggettivo sociale - il 27 e 28 maggio ci sarà anche il Movimento sociale-Fiamma tricolore, nato da una scissione con An dopo la svolta di Fiuggi, che però non si presenta con il proprio simbolo. Un suo uomo di punta, Andrea Miglioranzi, è nella lista Tosi sindaco per Verona.
«Non c’è nessuna lotta nella destra», taglia corto Bussinello, «semmai c’è lotta fra la destra, e quindi noi, e una destra che non c’è dal momento che quella della Fiamma non sarà una presenza riconoscibile. Il nostro obiettivo è entrare in consiglio comunale ed essere determinanti al secondo turno. Ci voteranno gli scontenti che sono tanti e trasversali ai partiti».
Andrea Miglioranzi, da parte sua, definisce «dolorosa» la scelta di rinunciare al simbolo della Fiamma. «Ma la nostra», spiega, «è una scommessa che nasce da una scelta di concretezza. Se si vuole veramente contare bisogna entrare in consiglio comunale e spero che i nostri elettori lo comprendano. E con Tosi», sottolinea, «abbiamo trovato una disponibilità totale, nel programma ha accolto tutti i nostri punti, fra i quali il mutuo sociale per la casa. Verona potrebbe sperimentarlo per primo a livello nazionale». Ma quanti voti porterà in dote la Fiamma al candidato leghista? «Due anni fa, dopo una campagna ridotta al minimo, in città ne ottenemmo un migliaio. Puntiamo a incrementare questo bagaglio visto che i nostri iscritti, nel frattempo, sono raddoppiati».
La candidatura di Miglioranzi è stata presentata ieri da Stefano Andrade Fajardo, della segreteria provinciale del Movimento sociale Fiamma tricolore: «Quella di Tosi è una candidatura autorevole, ci dà la possibilità di far eleggere, dopo tanti anni, un uomo di destra in Consiglio comunale».




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