Nella crisi politica palestinese, la parola passa adesso ai fucili mitragliatori, alle bombe a mano, ai razzi anticarro, anche ai mortai. Gaza ha vissuto un'altra giornata convulsa. Forse, tecnicamente, non e' ancora una guerra civile vera e propria.
Eppure la giornata e' iniziata con un attacco militare in grande stile di Hamas ad una base della guardia presidenziale (un ufficiale ucciso, cinque agenti feriti), seguito da una nutrita sparatoria verso l'automobile del ministro degli esteri Mahmud a-Zahar (Hamas). ''Lo volevano uccidere'' ha denunciato il suo portavoce.
Forze leali ad Abu Mazen hanno poi assunto a Gaza il controllo di due ministeri (Agricoltura e Trasporti), vicini alla residenza del presidente (che si trova oggi a Ramallah).
''Un colpo di Stato'', ha esclamato allora a-Zahar e poco dopo i suoi miliziani hanno aperto il fuoco verso gli uffici di Abu Mazen. Prima e' stato solo il crepitare delle armi automatiche, poi sono arrivati anche i razzi anticarro, infine due colpi di mortaio che sono esplosi nella pista per gli elicotteri del presidente. Cinque agenti sono rimasti feriti. Una ragazza di 19 anni e' stata uccisa da un proiettile vagante che l'ha raggiunta al collo. Il corrispondente in Israele di Liberation, Didier Francois, ha avuto una gamba fratturata da un proiettile.
Mezz'ora dopo, nuovo incidente a Jabalya, nel nord della striscia di Gaza. Al-Fatah organizza un corteo, e miliziani di Hamas lo disperdono sparando nella folla. Altri otto feriti.
Eppure, concordano gli analisti, malgrado le violenze, non si puo' ancora dire che la situazione sia uscita di controllo. Ieri il presidente Abu Mazen ha si' annunciato elezioni presidenziali e politiche anticipate. Ma ha anche precisato che ci vorra' tempo per organizzarle e che dunque resta sul tavolo la proposta di un governo di unita' nazionale che salvi la situazione. Hamas, per il momento, risponde con durezza.
Giovedi' ha avuto la sensazione che al-Fatah e la guardia presidenziale di Abu Mazen abbiano cercato di eliminare il premier Ismail Haniyeh, al valico di Rafah (fra Egitto e Gaza). Oggi e' stato a-Zahar a sentirsi in pericolo immediato di vita.
Per cui Haniyeh ha dichiarato che nuove elezioni sarebbero, allo stato attuale, non costituzionali. I palestinesi, secondo Hamas, devono mobilitarsi per impedire un colpo di Stato. Ma contrariamente ai giorni passati, oggi a Gaza non si sono visti cortei: solo gruppi di miliziani impegnati a combattersi. Hamas contro al-Fatah, nel tentativo di conquistare sul terreno posizioni di forza. Nei Territori, malgrado l'anarchia armata, si fanno anche sondaggi di opinione. Se fosse possibile indire elezioni, al-Fatah avrebbe la meglio - afferma un sondaggio pubblicato oggi - e tornerebbe a conquistare la maggioranza relativa. Ma alle presidenziali Abu Mazen potrebbe non essere confermato: oggi si trova spalla
a spalla con un ipotetico candidato di Hamas.
Fra tanto clamore di scontri, spicca un silenzio: quello di Israele. I ministri hanno avuto il consiglio di non commentare in alcun modo gli eventi drammatici in corso nei Territori.
E' chiaro che Gerusalemme 'tifa' Abu Mazen: ma non puo' dirlo ad alta voce, per non arrecargli danno. Se Abu Mazen riuscisse davvero ad organizzare elezioni e a vincerle, sarebbe spianata la strada per la ripresa di negoziati, affermano fonti governative israeliane. Ma nessuno puo' azzardare previsioni mentre a Gaza miliziani di Hamas e di al-Fatah si tendono imboscate e minacciano di morte i leader politici rivali.
Dom, 17/12/2006 - 21:04 fonte:mediooriente.net




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