Strage, tunisino, indulto. Anzi no

Una volta si chiamava stampa gialla, quell’insieme di fogli a sensazione che avrebbero venduto la mamma per poter dare o forzare una notizia nel senso utile a captare le angosce della gente, e i giornalisti seri ne parlavano sempre con un certo pudore. Il patto non sarebbe dei più limpidi, sebbene nella vita ci sia di peggio: ti offro quel che chiede il lato opaco di te, caro lettore, e tu mi paghi la copia venduta in contraccambio. Per esempio.
Un tunisino fa una strage, è roba media da quattro colonne in cronaca.
Un tunisino fa una strage, era in libertà per l’indulto: che pacchia, ragazzi, buono per l’apertura della prima pagina, front page come nel film di Billy Wilder. If it bleeds, it leads.
Che titoli, ieri, su quello stragista appena messo in giro a sgozzare famigliole dal Parlamento. Ovunque, senza eccezioni.
Non era vero. La strage di Erba è stata perpetrata da altri, magari delinquenti che non avevano goduto dell’indulto, e ce ne sono, anche se ormai la scena mediatica la occupano solo quelli buoni a far sobbalzare il giustiziere che è in noi. Peccato.
Sfuma la buona occasione per suggerire corrivamente quel che sappiamo essere falso, e cioè che i pericoli per la sicurezza vengono da un provvedimento di clemenza ogni quindici anni, invece che dal disastro della giustizia penale e da altre cause tutte ben note. Proposta ai direttori di giornali e tg: date indicazione di mettere la condizione del delinquente di cui si occupa la cronaca, se a piede libero, se incensurato, se in libertà per indulto, in modo composto e rigoroso nel corpo del pezzo, e niente titoli suggestivi.
Sono dei falsi a nove colonne, anche quando sono veri.

Ferrara su il Foglio

saluti