Sanzioni Onu, c'è il sì di Mosca
Il leader russo Putin
Ora sembra vicino l’accordo
sulla bozza della risoluzione
MAURIZIO MOLINARI
NEW YORK
«C’è l’intesa per procedere velocemente, dunque è un buon segnale». Uscendo dal Palazzo di Vetro l’ambasciatore francese Jean Marc de la Sablière non vuole dire di più ma i collaboratori confermano l’avvenuta schiarita sul fronte delle trattative sulla risoluzione per le sanzioni all’Iran. Proprio de la Sablière, assieme al collega britannico Emyr Jones Parry, ha presieduto ieri all’Onu la riunione del gruppo composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Usa, Russia, Gran Breatagna, Francia e Cina) più la Germania che ha visto il rappresentante di Mosca Vitali Churkin comunicare un giudizio positivo sull’ultima bozza di risoluzione. Poche ore prima era stato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, a dare l’annuncio della svolta del Cremlino, sottolineando che «le nostre proposte sono state accolte».
In particolare le richieste di Mosca erano due: evitare un generico bando alle forniture nucleari e missilistiche includendo un dettagliato elenco dei materiali che saranno proibiti; far cadere ogni riferimento diretto alla centrale nucleare di Bushehr che i tecnici russi stanno ultimando. «E’ molto importante che la bozza di risoluzione non contenga sanzioni generalizzate ma preveda un elenco concreto di misure per prevenire la fornitura delle tecnologiche che destano timori all’Agenzia atomica dell’Onu», ha sottolineato Lavrov, spiegando come le sanzioni riguarderanno in particolare «le attività di arricchimento dell’uranio, la lavorazione chimica del combustibile nucleare, la costruzione di reattori ad acqua pesante ed il materiale utilizzabile per creare mezzi di trasporto di armi nucleari».
Pur mancando ancora il consenso di Pechino, il passo di Vladimir Putin facilita un voto del Consiglio di Sicurezza entro la fine dell’anno. A conferma del conto alla rovescia c’è il fatto che il Dipartimento di Stato ha compilato la lista di 11 enti e 12 individui direttamente coinvolti nei programmi missilistici e nucleari che saranno colpiti da due tipi di sanzioni: il divieto di viaggi all’estero ed il congelamento dei beni. La lista include il comandante delle Guardie Rivoluzionarie, i direttori degli impianti nucleari ed alcuni dei più importanti tecnici balistici. Il Washington Post ha rivelato un imbarazzante retroscena della compilazione della «lista nera» ricostruendo come il Dipartimento di Stato si sia scontrato con la contrarietà della Cia a rivelare i nomi e quindi abbia dovuto affidare ad alcuni funzionari una ricerca su Google usando i termini «Iran» e «nucleare».
Un ulteriore elemento è la possibilità di togliere le sanzioni se «entro 60 giorni» il direttore dell’Aiea, Mohammed El Baradei, comunicherà l’avvenuta sospensione dell’arricchimento da parte dell’Iran. La risoluzione ribadirà inoltre l’offerta di incentivi economici, anche per lo sviluppo del nucleare civile. La schiarita al Palazzo di Vetro segue di 24 ore l’accordo raggiunto a Dubai fra i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo per lo sviluppo di un «programma comune di energia nucleare civile». Per Abdelaziz Sager, presidente del «Gulf Research Center» di Dubai, è «un messaggio a Washington per ammonire che se Bush accetterà l’invito della commissione Baker-Hamilton a dialogare con Teheran non avranno altra scelta che dotarsi anch’essi del nucleare». Gli Emirati, assieme all’Arabia Saudita, premono da tempo sulla Casa Bianca affinché blocchi il programma nucleare di Teheran, temendo di diventare ostaggio dell’egemonia iraniana.




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