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    Predefinito Il nuovo numero della Voce della Patria

    Ieri è uscito l'ultimo numero di "La Voce della Patria" il giornale di partito di IPSN


    La Voce della Patria
    Giornale Nazionalpopolare



    Il nuovo governo di Camera
    di C@scista

    Come avevamo raccontato nel precedente numero dopo le elezioni congressuali e le elezioni presidenziali si è creata su Camera una situazione che ricorda la repubblica francese in cui un presidente di destra convive con una maggioranza di sinistra e questa situazione ha creato anche un certo attrito iniziale sulla nascita del governo.
    In effetti il Presidente Cristiano ha immediatamente e correttamente convocato il congresso ed aperto le consultazioni per la nomina del premier ma la diffidente coalizione di sinistra lo guardava inizialmente con sospetto e alcuni congressisti hanno prima chiesto al Presidente di affrettare i tempi (temendo poi non si sa cosa). Di fronte alla correttezza del Presidente la sinistra ha smorzato la polemica contro Cristiano trovando però subito un altro motivo di lamentela perché l’opposizione (in particolare Gianfranco capogruppo di DMN) aveva espresso semplicemente la sua contrarietà alla candidatura a premier di Repubblica che la sinistra aveva proposto al Presidente. La polemica era francamente ridicola visto che in fin dei conti l’opposizione aveva tutto il diritto di esprimere le sue preferenze e comunque nonostante le continue polemicucce della maggioranza il Presidente Cristiano alla fine ha incaricato proprio il forumista Repubblica che ha quindi ricevuto la fiducia della congresso. Il governo era formato oltre che da Repubblica anche da Lepanto Ministro della Giustizia e rappresentante dei cattolici che grazie alla astuta strategia di Estewald avevano consentito alla sinistra di andare oltre il suo limitato bacno elettorale. Ministro delle Riforme e dei Rapporti Istituzionali era Danny78 che rientrava in prima fila nell’impegno politico diretto
    dopo le polemiche interne alla sinistra della scorsa estate che lo avevano visto protagonista.Ministro delle Autonomie era Berghem che rappresentava un altro esterno alla sinistra provenendo dall’ambiente padanista ultrafederalista e "paraleghista". Gli altri ministri invece sono dei volti ormai noti della sinistra di Pol Manfr Ministro degli Esteri , Enrico1987 Ministro degli Interni,Ministro delle Attività Culturali Kowalsky (noto per aver fondato il circolo degli svaccatori). La maggioranza ha poi nominato Presidente del Congresso RickyPDCI e Vice presidente del Congresso l’”americano” Spycam (americano nel senso di residente negli USA). L’attività congressuale si è però caratterizzata finora quasi esclusivamente sulle mozioni sugli argomenti esterni al forum piu’svariati (dal giudizio sulla finanziaria al mutuo sociale) a ritmo continuo e accelerato su cui il congresso è stato chiamato a votare quasi una volta alla settimana mentre pochissimi sono statidi converso i disegni di legge presentati.
    Comunque ben presto il congresso ha cambiato faccia perché molti dei congressisti di sinistra si sono dimessi per lasciare il posto ai primi dei non eletti della loro lista (in pochi giorni dimisero Brunik, Mr Bojangles e Alberich ) facendo chiaramente comprendere che fin dall’inizio erano semplicemente candidati di facciata “acchiappavoti e scappa” piu’ che candidati reali.
    Il 6 dicembre però esplodeva la primi “crisetta politica” del governo: l’esponente dell’ala cattolica del governo Leèpanto aderisce allo squinternato partito filomastelliano neodemocristiano di SandroII (un forumista noto per i suoi problemi con i cloni) e immediatamente viene attaccato dai “mangiademocristiani pannelliani” capeggiati da Liberalix e alla fine Lepanto si dimette dopo un amaro comunicato. Il Presidente del Consiglio Repubblica cercava di evitare la parlamentarizzaziobne delle dimissioni del suo ministro ma di fronte alle inisistenze dell’opposizione (e in particolare di IPSN) e soprattutto su pressione del presidente Cristiano si aprì una seduta straordinaria del congresso al termine della quale il Presidente Cristiano ha nominato ministro della giustizia l’ex giudice della corte suprema Livio.


    Intervista al Primo Ministro Repubblica

    1)Primo Ministro, la sua nomina era stata già decisa prima delle elezioni?

    No, prima delle elezioni l'accordo della coalizione aveva individuato in primis che l'incarico di Primo Ministro in caso di vittoria sarebbe andato all'NFD e noi all'interno del partito avevamo pensato al Presidente Enrico, che però a causa di impegni esterni non ha potuto farsi carico del compito ed ha indicato me, la maggioranza ha poi accolto positivamente il mio nome.

    2)On. Repubblica, che rapporti ha con il Presidente di POL Cristiano72?

    Abbiamo un rapporto "epistolare", cioè ci scriviamo via pvt, non ogni giorno ma sempre in occasione delle questioni più importanti. C'è un rapporto molto rispettoso da parte di entrambi.

    3)Il suo governo s’è diviso praticamente in due sulla mozione per il Mutuo Sociale presentata da Lorenzo v. e appoggiata da IPSN e DMN. Lei si riconosce in quella parte del governo favorevole alla proposta o nell’ala liberale contraria alla mozione?

    Si, è stato un tema che ci ha diviso.. Io personalmente, come anche il partito che rappresento nel Governo assieme al Ministro Enrico, ci riconosciamo nell'ala più liberale della maggioranza ed abbiamo quindi votato contro la proposta. Il tema in questione era comunque scottante e molto sentito da tutti nella maggioranza, ma non ci stò a criminalizzare gli operatori del mercato economico.

    4)Perché lei si è opposto testardamente al PDL sulla non ricandidabilità dei dimissionari tanto da minacciare le dimissioni in caso di approvazione della proposta?
    Non crede che sia una riforma tesa a limitare fortemente lo scandalo delle finte candidature?

    Il problema delle finte candidature è un problema di tutte le campagne elettorali, ma è un problema dei partiti e degli elettori, non delle istituzioni, che devoni limitarsi a fare da garante delle leggi e della Costituzione senza entrare nel merito delle candidature. Personalmente, nonostante riconosca la necessita di aprire la politica al mondo femminile, sono contrario ad esempio alle quote rosa, poichè rappresentano un alterazione della democrazia con un imposizione dall'alto.

    5)Primo Ministro, come giudica il lavoro dell’opposizione? In che cosa si differenzia l’operato delle singole forze politiche d’opposizione presenti in Parlamento (IPSN, DMN, FL e Cons.), secondo lei?

    Sono felice che mi faccia questa domanda.. Sinceramente, se posso permettermi di dare un giudizio all'opposizione, anche se non spetta a me dare i voti ma agli elettori, sono un po' deluso. Le spiego perchè.. I partiti uscenti sconfitti dalle elezioni si sono quasi esclusivamente occupati di organizzarsi per le elezioni successive, come se dovessero essere domani, scegliendo nomi e simboli da presentare, trascurando però il gioco stesso, quasi dimostrando interesse solo per il giorno delle elezioni. Certo, riconosco a C@scista, yac, emoned e pochi altri la voglia di partecipare anche con un ruolo da oppositori, ma l'opposizione sul versante politico al momento non c'è secondo me...

    6)Il governo ha dovuto riferire in Parlamento i motivi della crisi fra il Ministro Lepanto e la coalizione di centro-sinistra. La spiegazione non è sembrata sufficiente a chiarire le cause di questa spaccatura fra l’ala democristiana del governo e i “laici”. C’è stata effettivamente una spaccatura all’interno della coalizione di centro-sinistra?
    Ci può chiarire quali sono i rapporti fra la Democrazia Cristiana di POL e il centro-sinistra?

    Con Lepanto mi sono sentito più volte durante la crisi, le sue dimissioni come ho detto sono state dovute esclusivamente a causa dello scontro con Liberalix e dalle successive accuse dell'opposizione. Con Lepanto ho idee diverse su molti temi, in particolare su quelli etici e morali, ci sono stati momenti di "tensione" in passato su questi temi, ma sono sempre stati superati con la democrazia interna nel partito trovando unanime consenso. Però i partiti non possono entrare nel personale. Mi dispiace che Lepanto abbia abbandonato Forum e Governo, ma non ha abbandonato la maggioranza. Con la DCE di Sandro II o DC che si voglia dire non c'è mai stato alcun rapporto, ha fatto tutto da solo, come sembra faccia sempre...

    7) Secondo lei, il suo governo esce rafforzato o indebolito dalla crisi politica in cui una parte dell'ala cattolica ha abbandonato il suo governo e un forumista di peso come liberalix ha abbandonato la NFD, partito centrale della sua coalizione?

    Lepanto ha abbandonato il governo, ma non la maggioranza, quindi di fatto cambia solo il Ministro. Per Liberalix mi dispiace, lo stimo lo stesso, spero che presto torni nella casa della Sinistra Laica, la NFD..

    8)Il governo, da quando è entrato in carica, ha “occupato” tutte le cariche istituzionali che poteva occupare: la Presidenze del Congresso, la Presidenza della Commissione Riforme e la Presidenza della Commissione del Congresso. Questo non è in contrasto con la volontà della coalizione di centro-sinistra di dialogare con l’opposizione di destra sulle riforme indispensabili per il gioco?

    Io terrei separato il discorso delle Cariche Istituzionali da quello del dialogo. Le cariche secondo me è giusto che apprtengano alla maggioranza, perchè questa è la democrazia. Comunque nessuno dell'opposizione ha mai chiesto nulla.. E la cosa peggiore secondo me e che l'opposizione non ha mai cercato il dialogo se non su mio invito, come in pvt.. Ma questo si aggancia al discorso di prima sul ruolo dell'opposizione. Mi sembra strano che sia io a dover cercare l'opposizione per dialogare..

    9)Quali sono, a suo parere, le riforme più urgenti per “Camera”?

    La riattivazione e la riforma della Corte Costituziole viene prima di tutto, peccato che Natale ritarderà i lavori.. Poi ci sono riforme solo migliorative di dettagli e coordinamento come i regolamenti del Congresso e del Governo..
    Io poi personalemente vorrei eliminare l'elezione diretta del Presidente, ma so di essere solo in questo..


    10)Qual è il miglior Ministro del governo da lei presieduto?

    Sono tutti molto validi, quello con cui ho maggiori rapporti politici è comunque l'On. Ministro delle Riforme.

    11)Secondo lei alle prossime elezioni quali saranno le coalizione che si affronteranno? Il centro-destra e la destra radicale, da osservatore esterno, pensa che alla fine si accorderanno pur di contrastare la sinistra oppure ci sarà una competizione “tripolare”?

    Al momento credo di no, anche perchè ci sono parti del centro destra e parti della destra radicale che non vogliono stare assieme. Poi non si può mai dire, ma credo anche per voi sia politicamente più coerente correre semparti, avendo i numeri per poterlo fare.

    12)Quale atteggiamento ha intenzione di prendere il governo di centro-sinistra nei confronti di IPSN? Lei è più propenso alla linea dell’intransigenza anti-fascista militante oppure preferisce un confronto serio sui valori e sui programmi piuttosto che sulle norme della Legge Scelba e della Legge Mancino?

    Ero per la linea dell'esclusione come lei ricorda prima delle elezioni, ma ero appena arrivato sul forum. Pur essento anti-fascista e non condividendo il 99% delle idee di IPSN, dopo aver conosciuto alcuni suoi componenti, credo sia indispensabile per il gioco.
    Quindi, dialogo e confronto serio..


    13) È utopia pensare che su POL si possa realizzare una federazione unitaria del centro-sinistra (quindi PDS+PQM+PLC+NFD)?

    Si, perchè ci sono valori che ci dividono, meglio la formazione NFD+Uniti per POL, alla fine credo che i grandi contenitori politici non siano un bene per gioco. C'è spazio per tutti i partiti e per le idee di tutti.
    14)La ringraziamo per l’intervista e per la disponibilità.

    Grazie a lei.

    Convention della D.S.I.: Benelos confermato capocorrente.
    di Nicki

    Sì è conclusa parecchi giorni fa la convention pre-congressuale della corrente di IPSN Destra Sociale Identitaria.
    La convention si è aperta con un’illustrazione da parte dell’On. Giò91 del forum Camera per i nuovi iscritti e con un riassunto delle ultime elezioni congressuali e presidenziali, che hanno visto IPSN allearsi con parte del centrodestra.
    Il primo punto della discussione è stato quello riguardante il futuro di IPSN, le future alleanze, il comportamento all'interno di IPSN da parte della corrente e il rapporto con le altre componenti del partito.
    Gli obiettivi che essa si è posta sono quelli di porsi come corrente che sia sintesi tra la Destra Tradizionale di Evola e Adriano Romualdi, la Nouvelle Droite di Tarchi e De Benoist e la “metadestra” della corrente rautiana del MSI degli anni ’80 “Andare Oltre”.
    Inoltre sono state formulate delle modifiche allo statuto dell’intera IPSN, e al regolamento della stessa, da presentare in congresso (modifiche che sono poi state approvate in quest’ultima sede): tra le modifiche più importanti sono da segnalare il riconoscimento delle radici del partito non solo nel Fascismo Mussoliniano ma anche nella Controrivoluzione vandeana, nel nazionalismo rivoluzionario di Corradini, nel fascismo legionario di Codreanu e nel rexismo di Léon Degrelle per quanto riguarda lo statuto, mentre per quanto concerne le novità introdotte nel regolamento, le modifiche più rilevanti riguardano l’innalzamento da 1 a 3 del numero dei coordinatori del partito, la ratifica del presidente di ogni decisione presa dal comitato centrale e il ruolo dei coordinatori stessi, che hanno la funzione di fare da supporto al Presidente del partito nel decidere la linea politica, di intrattenere i rapporti con il proprio elettorato di riferimento, di coordinare l'attività del partito durante la campagna elettorale e le elezioni e di proporre al Presidente del partito la nomina di responsabili di varie attività all'interno di I.P.S.N., che può accettare la nomina proposta da uno dei coordinatori o respingerla.
    Infine, ultimo atto della convention è stato l’elezione del capocorrente, ruolo nel quale è stato riconfermato Benelos.


    Un Presidente…scomodo?
    di Giò91

    Il centro-sinistra dall’inizio della legislatura ha più volte tentato di limitare i poteri del Presidente della Comunità di POL.
    Sin dall’inizio della legislatura ci sono stati alcuni attriti fra la coalizione di centro-sinistra e il Presidente Cristiano72.
    La sinistra, interpretando il ruolo del Presidente di POL come un semplice ruolo istituzionale, si scontrò sin da subito con la volontà del Presidente di POL di nominare un premier fra una rosa di nomi proposti, dopo aver consultato tutte le forze politiche.
    La maggioranza progressista invece propose un solo nome rifiutandosi di offrirne altri all’infuori di quello di Repubblica.
    Alla fine, la “querelle” si risolse con la nomina di Repubblica come Primo Ministro, anche se in quell’occasione la coalizione governativa diede evidenti segni di nervosismo verso un modo di procedere diverso da quello prestabilito dai leaders dei partiti di centro-sinistra.
    Il centro-sinistra pensava (o forse preferiva) di trovarsi con un Presidente apolitico, molto simile ad un taglianastri in versione politica e virtuale.
    Recentemente, il Presidente del Congresso RickyPDCI ha fatto alcuni rilievi al Presidente Cristiano72 per aver rimandato al Congresso un PDL che istituiva una giornata contro le discriminazioni.
    Il problema? La data proposta dalla sinistra liberal-progressista e catto-comunista era il 28 Aprile, anniversario delle prime elezioni a suffragio universale in Sud Africa, che si tennero nel 1994, alle quali parteciparono anche i negri sudafricani, ignorando completamente il fatto che proprio in questi ultimi anni nella repubblica sudafricana l’etnia bianca sta subendo una discriminazione e una situazione di estremo disagio, come più volte riportato da molti nostri forumisti su “Destra Radicale” tramite ricerche e consultazioni di siti che si occupano di questa problematica.
    Insomma: come può una giornata contro le discriminazioni svolgersi in una data che rappresenta l’emancipazione dei negri sudafricani, ma al tempo stesso l’inizio di discriminazioni verso i bianchi sudafricani?
    Questo ha dato fastidio alla sinistra, che ha accusato il Presidente Cristiano72 di non aver firmato il PDL per motivi politici, violando palesemente la Costituzione di POL.
    Peccato che già in passato la Corte Suprema, su un caso simile verificatosi durante la Presidenza dell’On. Malik, s’è espressa dicendo che è fra i diritti del Presidente rinviare mozioni anche per motivi politici.
    Nonostante ciò RickyPDCI ha presentato una modifica della Costituzione, in modo da limitare il potere del Presidente di POL.
    La querelle continua…

    L'angolo della cultura: biografie interessanti
    a cura di Giò91


    La funzione di questa "sezione" del giornale è quella di riportare articoli e informazioni interessanti su personaggi ed importanti esponenti del vasto mondo politico della Destra Radical-sociale (anche se vi accorgerete che non tutti accettano questa etichetta) su POL.
    Poche biografie e poche storie politiche sono così discusse e controverse come quelle di Borghese, un eroe militare apprezzato dai suoi nemici inglesi,
    uno dei pochi che riuscì a mettere in piedi un vero corpo militare d'élite, che da solo beffò la marina militare inglese, e nello stesso tempo detestato in Italia perchè accusato di golpe e a volte visto con sospetto dagli stessi ambienti neofascisti, nonostante la sua adesione al MSI dopo la guerra.
    In questo numero ci occuperemo, quindi, della figura piuttosto controversa e discussa del Principe, nonchè Comandante, Junio Valerio Borghese, riportando una biografia abbastanza breve tratta da questo sito: http://cronologia.leonardo.it/storia...e/borghese.htm

    Junio Valerio Borghese.
    "Il Principe che fece inquietare tutti gli ammiragli del mondo"


    Il principe Junio Valerio Borghese era nato nel 1906, da nobile famiglia romana di lontane origini senesi (ultimo ramo Borghese-Torlonia); con tre cardinali, un Papa e la sorella di Napoleone (Paolina) fra i suoi discendenti. Il giovane rampollo avviato come tradizione alla carriera militare divenne nel ventennio ufficiale nella Regia Marina. Capitano di corvetta, specialista in armi subacquee, palombaro brevettato per grandi profondità. Una significativa esperienza di comando di sommergibili nella guerra civile spagnola. All'inizio del conflitto come Comandante di sommergibili ottenne, nel corso dei tre anni per alcune ardimentose missioni, una medaglia d'oro al Valor Militare come comandante della Decima Flottiglia M.A.S. (che di medaglie d'oro ne prese ventisei -di cui dieci alla memoria di "eroici italiani" che ne facevano parte; questo apprezzamento in corsivo non è di un nostalgico ma é del "nemico" inglese: Cunningham, comandante in capo della Flotta del Mediterraneo nell'ultimo conflitto mondiale).
    Dopo l'8 settembre 1943, il giorno 12, Borghese prese la sofferta decisione di restare al fianco dell'alleato tedesco, diventando subito uno dei personaggi di maggior spicco del periodo repubblichino (anche se non era mai stato fascista; alla decorazione per la medaglia d'oro rifiutò perfino la tessera; "Sono un soldato io, non un politico".)
    Tre giorni prima, mentre l'Italia viveva moltiplicata per dieci la sua "Caporetto", Borghese aveva riunito i suoi uomini: "Chi vuole rimanere resti e chi vuole andarsene, vada". Ma con lui rimasero molti giovani, gli altri non li trattenne, gli firmò il regolare congedo e li mandò a casa.
    Fu quindi uno dei primi reparti che si costituirono ancor prima da quella organizzazione statuale che prenderà poi il nome di RSI. Per uno spontaneo moto di reazione, come quando accade quando una collettività rifiuta una soluzione politica che conduce alla distruzione dei valori, non politici, ma fondamentali per la dignità dell'uomo.
    Tutti questi soldati non obbedirono infatti ad un ordine superiore (tutti in fuga) ma ognuno compì una libera scelta ("chi vuole se ne vada") in base a valutazione che trascendevano gli interessi e gli egoismi personali...Avvertirono che l'onore, l'avvenire, l'esistenza stessa della Patria restavano ormai affidati solo ed esclusivamente al coraggio ed all'iniziativa dei singoli.

    Inoltre in quel preciso istante, a parte l'ambiguo proclama di Badoglio, nel vero e proprio armistizio esistevano dei dubbi sulla sua validità; era perfino privo di certezza il valore giuridico della dichiarazione di guerra comunicata l'11 ottobre 1943 dal Governo del Sud alla Germania, giacchè tale Governo agiva non autonomamente e nell'esercizio della propria sovranità; era un "organo" delegato dalle autorità "alleate" e coi soli poteri giurisdizionali da questi assegnatigli"

    Infatti all'articolo 22 dell'" Armistizio Lungo" si affermava "il Governo e il popolo italiano...eseguiranno prontamente ed efficacemente tutti gli ordini delle Nazioni Unite".

    Del resto proprio lo stesso Badoglio confessava " Io e il mio governo siamo davvero ridotti ad essere semplici strumenti ed esecutori delle decisioni alleate" (Augenti - Martino Del Rio - Carnelutti, Il dramma di Graziani, cit.,pp 290).
    Il 16 Novembre il "governo tecnico" badogliano aveva iniziato a operare in un grave disagio morale. "...ministri comandati senza riguardo da ufficialetti inglesi e americani...un caporale inglese, se non un soldato, poteva imporsi ad un ministro italiano" (Degli Espinosa, in Il Regno del Sud, pag. 237).

    Lo stesso BADOGLIO ammetteva: "...Persino nelle province, anche il più modesto funzionario alleato poteva sospendere o neutralizzare provvedimenti adottati dalle massime autorità italiane...." (cioè lui! Ndr.)- "...Per ordine del comando supremo alleato, il governo italiano non poteva comunicare direttamente con nessuna potenza alleata o neutrale; ma doveva solo comunicare per tramite della commissione di controllo" (Augenti- Mastino Del Rio - Carnelutti, Il dramma di Graziani, pag. 281, 289).

    Sul valore giuridico del governo Badoglio ci viene in soccorso proprio lo stesso Roosevelt. Giusto tre anni prima, il 24 ottobre 1940; infatti c'era un precedente creatosi con la situazione armistiziale francese, e il Presidente così scriveva a Churchill.

    "...Secondo il Governo degli Stati Uniti, il fatto che il Governo francese affermi di essere sotto costrizione e che esso, conseguentemente, possa agire secondo la propria volontà soltanto in grado molto limitato non può in alcun senso essere considerato come una giustificazione da parte di un Governo francese che fornisse assistenza alla Germania ed ai suoi alleati nella guerra contro l'Impero Britannico. Il fatto che un governo sia prigioniero di guerra di un'altra potenza non giustifica tale prigioniero a servire il suo vincitore contro il suo ex alleato... Se il Governo francese ora permette ai Tedeschi di usare la flotta francese in operazioni ostili contro la flotta britannica, tale azione costituirà una flagrante e deliberata violazione dei propri impegni.... L'accordo tra Francia e la Germania distruggerebbe in modo assolutamente definitivo la tradizionale amicizia fra i popoli francesi e americani, eliminerebbe permanentemente ogni possibilità che questo Governo (ossia gli Stati Uniti) sarebbe disposto a dare ogni assistenza al popolo francese nelle sue difficoltà e solleverebbe un'ondata di amara indignazione contro la Francia da parte dell'opinione pubblica americana" (Loewenheim-langley Jpnas, Roosevelt and Churchill, cit., p. 117, documento n. 29).

    A posteriori è facile giudicare, ma non va dimenticato che, in quei paradossali frangenti, se gli Anglo-Americani affermavano di voler liberare l'Italia dai Tedeschi, altrettanto i Tedeschi affermavano di voler liberare l'Italia dagli Anglo Americani. E gli italiani -mentre il territorio si stava trasformando in un campo di battaglia- metà caldeggiavano per uno e l'altra metà per l'altro, "occupante".
    Spesso anche dentro la stessa famiglia. Chi scrive, da ragazzino, abitava a Chieti, a Palazzo Mezzanotte, dove il 9 settembre si rifugiarono i "nobili" "fuggiaschi" di Roma. Il giorno dopo il palazzo diventò la sede operativa di Kesselring e di Rommel per creare la Linea Gustav e fronteggiare l' 8a armata di Montgomery sul Sangro. Da Tollo alcuni parenti per sfuggire agli americani sfollarono a Chieti a casa nostra, ma poi dopo pochi giorni ( il 21 dicembre del '43) dovendo sfollare noi stessi da Chieti, la sofferta decisione fu quella se andare a nord o a sud. Andammo a sud e paradossalmente diventammo noi ospiti dei parenti a Tollo. Ma proprio nel momento (22-23 dicembre) che Montgomery aveva deciso di scatenare l'inferno. Il 24, ad Arielli-Tollo con lui celebrammo il Natale e anche il Capodanno, ma non convinse i miei nonni e zii e ce ne ritornammo a Palazzo Mezzanotte a Chieti, sede del comando tedesco, e con la presenza del più acerrimo nemico di Montgomery, cioè Rommel arrivato in quei giorni con la sua XXVI Panzer Division. Coabitammo con loro dieci mesi in attesa degli sviluppi. Le novene e le preghiere in chiesa intanto causavano perfino liti in famiglia. Chi voleva pregare per uno chi per l'altro.
    I miei nonni erano filo-fascisti, gli zii antifascisti. Io avevo 8 anni, e mi ricordo perfettamente di questi "imbarazzi" in casa.

    Torniamo all'8 settembre.

    Pochi giorni prima a Bologna, nella villa di proprietà di Luigi Federzoni, era avvenuto un ennesimo incontro italo-tedesco, al quale parteciparono, per l'Italia, i generali Roatta e Francesco Rossi e, per la Germania, il maresciallo Rommel e il generale Jodl. Durante il colloquio, assai teso, in risposta a una domanda di Jodl riguardante la verità a proposito dell'atteggiamento italiano, Roatta rispose "risentito": "Noi non siamo sassoni, non passiamo al nemico durante la battaglia". Un accenno storico fuori posto, poiché al nemico in (gran - ?) segreto c'erano già passati.

    Giorni prima, anche il maresciallo Badoglio aveva recitato ai tedeschi un altro brano della sua commedia. Fin dai giorni che precedettero il 25 luglio non volle "sporcarsi le mani" nel preparare la trappola a Mussolini; fino all'ultimo preferì fingere di non sapere, poi fu chiamato subito dopo dal Re.
    E pochi giorni prima del 8 settembre con il solito stile -cogliere tutte le occasioni ed avere sempre un'uscita di sicurezza- si comportò allo stesso modo.

    Aveva convocato il generale Enno Von Rintelen, addetto militare tedesco, e si era mostrato risentito per la sfiducia dimostrata da Berlino verso il suo Governo e in particolare nei suoi confronti, e, mettendosi la mano sul cuore, disse: "Da vecchio soldato mai verrò meno alla parola data!".

    Poi insistette anche con l'ambasciatore Rahn che "nulla, nei rapporti fra Roma e Berlino, era mutato". Dopo che già a Cassibile, fin dal 3 era stato firmato l'armistizio, il maresciallo, ricevendo l'ambasciatore del Reich, gli disse: "lo sono il maresciallo Badoglio, uno dei tre più vecchi marescialli d'Europa. Sì, Mackensen, Petain e io siamo i più vecchi marescialli d 'Europa. La diffidenza del Reich nei riguardi della mia persona mi riesce incomprensibile. Ho dato la mia parola e la manterrò. Vi prego di avere fiducia...". Mancavano solo poche ore al suo famoso annuncio alla radio.

    A Rastenburg, in Prussia Orientale, dove aveva il suo Quartier Generale, Hitler era furibondo. A Keitel e a Ribbentrop, convocati d'urgenza, disse con la voce alterata dall'ira: "Un RE e un maresciallo d'ltalia hanno mentito spudoratamente. Non più tardi di poche ore fa, hanno impegnato la loro parola d'onore sapendo che era falsa. Un tradimento simile non ha precedenti nella storia dei popoli. L'Italia è passata al nemico in pieno campo di battaglia!...".

    Fu l'inizio di uno dei periodi più oscuri e avvilenti della storia italiana. I responsabili, terrorizzati (ma da chi? dagli anglo-americani? o dai tedeschi?) fuggirono. L'Esercito andò in briciole. L'intera Nazione finì allo sbando. I "padri della Patria" abbandonavano i figli come "vecchie ciabatte".

    Eppure suo nonno Vittorio Emanuele II aveva affermato 1859: "La mia sorte è congiunta a quella del popolo italiano; possiamo soccombere, tradire mai! ... I Solferino e San Martino, riscattano tal volta le Novara e le Waterloo, ma le apostasie dei Principi sono irreparabili. Io potrò dunque restar solo nella grande lotta in cui la M. V. aveva cominciato per darmi la mano: ma resterò. Perocché se la M. V., forte dell’ammirazione del suo popolo, non ha nulla a fare per la riconoscenza della simpatia dell’alleanza del popolo italiano, io sono commosso nel profondo dell’anima mia dalla fede, dall’amore che questo nobile e sventurato popolo ha in me riposto; e piuttosto che venirgli meno, spezzo la mia spada e getto la mia corona come il mio augusto genitore" (Carlo Alberto, quando abdicò e parti per l'esilio nel 1849. Ndr.)

    Così descrisse Borghese quelle fatidiche ore:

    "L' 8 settembre, al comunicato di Badoglio, io piansi. Piansi e non ho mai più pianto. E adesso, oggi, domani, potranno esserci i comunisti, potranno mandarmi in Siberia, potranno fucilare metà degli Italiani, non piangerò più.
    Perchè quello che c'era da soffrire per ciò che l'Italia avrebbe vissuto come suo avvenire, io l'ho sofferto allora.
    Quel giorno io ho visto il dramma che cominciava per questa nostra disgraziata nazione che non aveva più amici, non aveva più alleati, non aveva più l'onore ed era additata al disprezzo di tutto il mondo per essere incapace di battersi anche nella situazione avversa. Non ci si batte solo quando tutto va bene"

    " Anch'io, in quei giorni del settembre 1943, fui chiamato ad una scelta. E decisi la mia scelta. Non me ne sono mai pentito. Anzi, quella scelta segna nella mia vita il punto culminante, del quale vado più fiero.
    E nel momento della scelta, ho deciso di giocare la partita più difficile, la più dura, la più ingrata. La partita che non mi avrebbe aperto nessuna strada ai valori materiali, terreni, ma mi avrebbe dato un carattere di spiritualità e di pulizia morale al quale nessuna altra strada avrebbe potuto portarmi."

    Sempre stato molto autonomo dalla gerarchia militare, la sua abilità di comandante ed il grande carisma che aveva Borghese, lo portarono ad essere l'unico punto di riferimento di quell'esercito che si era ricostituito; con uomini che in lui avevano piena fiducia, al punto tale di venire più volte in contrasto con i gerarchi della neonata R.S.I., gelosi del suo potere fatto solo di prestigio e non di osceno servilismo; gelosi! forse temendo anche qualche intrigo per destituire Mussolini. Da parte sua Borghese poteva però contare (ma perchè lo temevano anche loro - di esempi ve ne sono - come la difesa dell'Istria con accordi segreti proprio con il Governo del Sud) sulla fiducia dei tedeschi e l'ammirazione e grande rispetto di uno dei più influenti ammiragli di Hitler: il comandante in capo della marina del Reich, Doenitz. Ma anche dello stesso Cunningham comandante della Flotta del Mediterraneo, cioè il "nemico".
    Le ardimentose imprese di Borghese facevano ormai parte dell'immaginario collettivo di tutti i marinai del mondo, nemici o alleati, perchè erano azioni di grande audacia.
    L'ultima impresa Borghese non ebbe tempo di portarla a compimento; ed era clamorosa! Un attacco al porto di New York.
    Arriviamo alla disfatta. Al fatidico 25 aprile di Milano. Anche qui (e lo potrebbe fare) Borghese non fugge, non scappa, non abbandona i suoi 700 uomini alla caserma di piazzale Fiume. Con Pavolini e con altri gerarchi che stanno mettendosi in viaggio verso Como e il confine, è perfino sprezzante: "io non scappo, io mi arrendo, ma alla mia maniera" e se ne ritorna in caserma. Alle 15 del pomeriggio del giorno dopo a Milano, Borghese riunisce tutti i suoi uomini, ufficiali e marinai, ed è di poche parole. "La Decima non si arrende, nè scappa; smobilita solo". Fa suonare tre squilli di tromba per onorare i camerati caduti, fa consegnare ai suoi uomini sei mesi di paga, li scioglie dal giuramento (si fa così !!) e dà il rompete le righe.
    Sono presenti i comandanti Mario Argenton e Federico Serego del Cvl; in accordo con gli alleati garantiscono libertà di movimento e l'immunità a tutti i suoi uomini. Poi Borghese si consegna volontariamente. Viene affidato ai comandanti partigiani Sandro Faini e Corrado Bonfantini che lo nascondono a Milano fino al 11 maggio. Poi viene sottratto alla giustizia milanese (con troppi esaltati giustizieri in circolazione) e viene scortato a Roma dal capitano Carlo Resio e da James Angleton dei servizi segreti e da un influente americano: l'ammiraglio Wheeler Stone, governatore militare in Italia. Un uomo influente che si era innamorato di una giovanissima nobile romana, che poi sposò nel '47 nonostante trenta anni di differenza. Ambizioso di nobiltà, fu in questo caso provvidenziale per Borghese per riparare a Roma, prima ospitato nel campo di concentramento di Cinecittà, poi trasferito al penitenziario di Procida in attesa di giudizio.

    Dopo essere stato degradato e imprigionato, il processo intentato a Borghese, si concluse il 17 febbraio 1949 con una condanna a dodici anni per "collaborazionismo" ma per nessuna colpa grave.
    Gli fu riconosciuto il suo valoroso passato, le attività svolte per salvaguardare le industrie e i porti del Nord e per la difesa della Venezia Giulia che era stata concordata (questo pochi lo sapevano) con il Governo del Sud. Gli furono così condonati nove anni.
    Scarcerato dopo la sentenza per i tre anni trascorsi in carcere, Borghese aderisce al MSI e ne diventa persino presidente onorario nel 1951. Ma giudicandolo troppo debole all'azione, abbandona il partito e nel 1968 fonda il Fronte Nazionale, con l'aspirazione di creare uno Stato forte, disciplinato, forse fatto di veri "comandanti" come lui e non di mezze tacche che poi vedremo. Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 (vedi anno 1970) tentò un (fantomatico) colpo di stato alla guida di un gruppo di fedeli. A seguito del fallito golpe, ricercato dalla polizia, si rifugiò in Spagna dove morì, a Cadice, il 26 agosto 1974, anche se dal 1973 la giustizia italiana aveva già revocato l'ordine di cattura (ma della giustizia italiana Borghese non si fidava: "non mi fregano più!").

    In Italia ci rientrerà solo morto, per essere sepolto nella cappella di famiglia, nella basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.

  2. #2
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    Con la prestigiosa intervista del sottoscritto...

  3. #3
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    si beh...brav'uomo il principe Borghese...avesse mantenuto fede al proprio giuramento gli porterterei maggiore rispetto.
    Al suo rango, con la sua istruzione, é inconcepibile il tradimento che ha compiuto nei riguardi del Re.
    Gli furono d'esempio alcuni suoi soldati che si rifiutarono di seguirlo nell'alleanza con i tedeschi.
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Gilbert I Visualizza Messaggio
    si beh...brav'uomo il principe Borghese...avesse mantenuto fede al proprio giuramento gli porterterei maggiore rispetto.
    Al suo rango, con la sua istruzione, é inconcepibile il tradimento che ha compiuto nei riguardi del Re.
    Gli furono d'esempio alcuni suoi soldati che si rifiutarono di seguirlo nell'alleanza con i tedeschi.
    dai gilbert tra il re ed il Duce, come figure, c'era un'abisso.

  5. #5
    lorenzo V
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    Citazione Originariamente Scritto da Gilbert I Visualizza Messaggio
    si beh...brav'uomo il principe Borghese...avesse mantenuto fede al proprio giuramento gli porterterei maggiore rispetto.
    Al suo rango, con la sua istruzione, é inconcepibile il tradimento che ha compiuto nei riguardi del Re.
    Gli furono d'esempio alcuni suoi soldati che si rifiutarono di seguirlo nell'alleanza con i tedeschi.


    NEI RIGUARDI DI CHEEEEEEEEEEEEEEEE?????????????????

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da italianuova2 Visualizza Messaggio
    dai gilbert tra il re ed il Duce, come figure, c'era un'abisso.
    con tutto il rispetto, ho rivalutato moltissimo la figura di Mussolini Benito, ma l'abisso tra i due é forse dettato dal fatto che nel 1904 B.M era in esilio poichè pericoloso anarchico, che pensava che stati e bandiere erano adatte solo nei cuomli di spazzatura, mentre il Re già pensava al bene della sua Patria.

    Sono comunque convinto della posizione che ho espresso su Borghese, che ripeto, fu un ottimo soldato, e glielo riconosco, ma con tutto il cuore a differenza di lui sarei stato a combattergli contro con la fierezza di aver fatto il mio dovere di italiano, in fedeltà al giuramento prestato, giuramento da soldato, non promessa da marinaio....
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
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  7. #7
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    Complimenti per il nuovo numero, ben curato e ben fatto.
    Livio

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Livio Visualizza Messaggio
    Complimenti per il nuovo numero, ben curato e ben fatto.
    A nome della redazione ringrazio ma il merito è soprattutto del direttore del Giornale (Giò91) che ha coordinato e diretto attentamente il lavoro di noi giornalisti (io e Nicki)

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista Visualizza Messaggio
    A nome della redazione ringrazio ma il merito è soprattutto del direttore del Giornale (Giò91) che ha coordinato e diretto attentamente il lavoro di noi giornalisti (io e Nicki)


    ma femminew gnude su sto giornale,gnente?

  10. #10
    Vittima del proporzionale
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista Visualizza Messaggio
    A nome della redazione ringrazio ma il merito è soprattutto del direttore del Giornale (Giò91) che ha coordinato e diretto attentamente il lavoro di noi giornalisti (io e Nicki)
    Il mio complimento era per gli articoli, dal punto di vista grafico mancano le basi per esprimere un parere.
    Livio

 

 
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