Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Bart Colleoni
    Ospite

    Predefinito L'inizio di una nuova guerra...

    Mi chiedo se i liberatori,i loro attuali alleati ed i loro ex alleati arriveranno anche qui con i loro bancali pieni di democrazia o se forse,come è molto più probabile,questa sarà solo un'altra delle tante guerre dimenticate...

    Etiopia ammette di combattere contro islamisti somali
    domenica, 24 dicembre 2006 5.59
    Versione per stampa

    BAIDOA, Somalia (Reuters) - Le forze etiopi, impegnate a difendere il governo somalo ad interim nella cittadina di Baidoa, hanno sferrato oggi attacchi aerei contro i combattenti islamici nel Paese, riferiscono testimoni.
    Il ministro dell'Informazione etiope, Berhan Hailu, ha detto che l'operazione si è concentrata su diversi fronti, tra cui Dinsoor, Bandiradley e Baladwayne e la cittadina di Buur Hakaba, vicino alla sede del governo di Baidoa, nel centro-sud del paese.
    E' la prima volta che si fa ricorso a raid aerei e che l'Etiopia ammette pubblicamente il suo coinvolgimento in Somalia, il cui governo provvisorio è circondato da combattenti pesantemente armati del Consiglio delle corti islamiche somale (Sicc).
    Intanto le forze somale filogovernative hanno ucciso 500 uomini delle truppe islamiste, per lo più eritree, in due giorni di pesanti battaglie, ha detto oggi l'ambasciatore somalo in Etiopia.
    "Dopo una pazienza eccessiva, il governo etiope ha preso misure di autodifesa e ha iniziato a contrattaccare le forze estremiste aggressive delle Corti Islamiche e gruppi di terroristi stranieri", ha detto Berhan a Reuters.
    I diplomatici temono che l'annuncio di Addis Abeba circa il proprio coinvolgimento in Somalia intensifichi il conflitto nel Corno d'Africa, e possa attirare jihadisti stranieri decisi a rispondere all'appello islamista a una guerra santa contro l'Etiopia, a guida cristiana, e dare il via ad attacchi suicidi nell'Africa orientale.
    Berhan non ha fornito dettagli, ma alcuni testimoni dicono che aerei da guerra etiopi hanno sganciato bombe e lanciato missili su due aree mentre i combattimenti tra islamisti e forze filo-governative sono al sesto giorno.
    Abdirashid Hassan, un abitante di una zona vicina agli scontri, ha detto di avere visto aerei sganciare bombe alla periferia di Baladwayne, 300 chilometri dalla capitale Mogadiscio. "Gli etiopi hanno iniziato a bombardare", ha detto al telefono.
    Un altro testimone, l'uomo d'affari Farah Osman, ha detto che due jet etiopi hanno sparato missili alla periferia di Bandiradley, 700 chilometri a nord di Mogadiscio.
    Gli islamisti hanno preso il potere a Mogadiscio e in vaste porzioni della Somalia meridionale nel giugno scorso, sfidando il governo provvisorio, appoggiato anche dall'Occidente, che cerca di ripristinare la sua sovranità su tutto il territorio per la prima volta da quando il dittatore Siad Barre è stato rovesciato nel 1991.

    http://today.reuters.it/news/newsArt...ALIA-PUNTO.XML

  2. #2
    Bart Colleoni
    Ospite

    Predefinito

    Somalia, attacco di aerei eitopi

    Bombe sull'aeroporto di Mogadiscio

    if (disattivazione) { document.write(' on error resume next ShockMode=(IsObject(CreateObject("ShockwaveFlash.S hockwaveFlash.6")))Aerei militari etiopi hanno attaccato l'aeroporto di Mogadiscio. Una persona è rimasta uccisa ma il bilancio è ancora provvisorio. L'attacco rischia di accelerare il conflitto tra gli islamici, che controllano la capitale somala, e la confinante Etiopia entrata ormai in guerra perché vicina al potere governativo somalo e minacciata dalle eventuali mire espansionistiche da parte dei gruppi ribelli

    da www.tgcom.it

    di questi paesi ci si ricorda solamente quando fà comodo a qualcuno per sputare su un passato riscritto...


  3. #3
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    per "smontare" l'esperimento libertario in Somalia, si sentiva parlare sempre di signori della guerra (che ovviamente, lungi dall'essere parte integrante dell'esperimento, lo combattevano)...ora che c'è un governo e si bombarda, di cosa parliamo, di signori...?come vogliamo definirli? un governo si è messo in mezzo e la situazione è subito degenerata, tanto che si corre il rischio di coinvolgere un'area vastissima dell'africa in un conflitto di grandi dimensioni...senza un governo invece, questa era la Somalia:


    "Immemori di aver contribuito per decenni ad affamare il continente nero esaltando i “socialismi africani” più tirannici e sanguinari, i contestatori terzomondisti continuano a proporre, per risolvere i problemi del terzo mondo, le stesse ricette stataliste basate sull’intervento pubblico, l’assistenzialismo occidentale, e la chiusura dell’economia ai mercati internazionali (l’odiata “globalizzazione”). Sfortunatamente per le loro teorie, l’unico paese di quel disastrato continente che da alcuni anni sta vivendo una fase di miracolo economico è la Somalia, che ha fatto esattamente il contrario. Questa nazione del Corno d’Africa si trova infatti in una situazione unica al mondo: dopo la cacciata del tirannico dittatore Siad Barre nel 1991, l’intero apparato dello Stato è stato smantellato, e da allora la popolazione vive senza alcun governo centrale, senza amministrazione pubblica, senza alcun corpo di polizia statale, e senza un esercito permanente. Falliti i tentativi iniziali di alcuni ex generali e colonnelli dell’esercito di Barre, i “signori della guerra”, di imporre con le armi un proprio governo, e fallito disastrosamente il tentativo dell’ONU di ricostituire uno Stato centrale con la missione Restore Hope (i 34000 caschi blu si ritirarono nel 1995 con gravi perdite e senza aver ottenuto alcun risultato), i somali sono tornati al proprio sistema decentralizzato tradizionale, basato sulla confederazione dei clan e sul diritto consuetudinario. La caratteristica del diritto somalo è quella di presentare numerose similitudini con il diritto naturale della dottrina liberale, perché protegge la persona e la proprietà privata dalle aggressioni, e garantisce ad ogni individuo la libertà di muoversi, intraprendere, e commerciare. Dopo trent’anni di statalismo rapinatore, i somali si sono resi conto che l’attuale sistema - che alcuni hanno definito kritarchia, cioè governo dei giudici - finora non ha condotto al caos o all’anarchia, e che la mancanza di un governo centrale ha i suoi vantaggi: “In assenza della burocrazia governativa e degli aiuti esteri, l’economia sta avendo un boom”, intitolava un articolo uscito nel maggio 2001 sulla prestigiosa rivista Atlantic Monthly. Libera da intralci governativi, regolamentazioni, e tasse, l’economia somala sta funzionando secondo un modello di liberismo quasi puro, e i risultati si vedono! Il porto di Bosaaso è in grande espansione, e oggi la Somalia esporta cinque volte di più rispetto al 1989; non esistono dazi doganali per l’entrata di merci nel paese, salvo il pagamento di una piccola tariffa per la gestione delle operazioni portuali; il mercato principale del centro di Mogadiscio è pieno di merce di ogni genere e provenienza. Pur essendo collassati tutti i servizi pubblici dopo l’estinzione dello Stato, il settore privato ha supplito efficacemente, e in poco tempo sono sorte cinque compagnie aeree in concorrenza tra loro; tre compagnie telefoniche, che hanno tariffe tra le più basse del mondo (un dollaro e mezzo al minuto per le telefonate internazionali); almeno due grandi fabbriche di pasta; 45 ospedali privati; 55 fornitori di energia elettrica; 1500 ditte di import-export; e numerose scuole private. Oltre al trasporto aereo e alla telefonia, un altro settore in travolgente sviluppo è quello delle telecomunicazioni: le società private che operano in questo campo lavorano nella più assoluta libertà, senza essere sottoposte ad alcuna regolamentazione e senza versare imposte a nessuno. Chi possiede un televisore in Somalia può già scegliere tra 28 canali non sottoposti ad alcuna censura o controllo governativo. Anche la moneta risente positivamente dell’assenza della gestione governativa: l’inflazione è bassissima, lo scellino somalo è liberamente convertibile sul mercato, e i tassi di cambio con le altre valute sono tra i più stabili dell’intera Africa. Incapaci di comprendere l’attuale realtà somala con le categorie politiche occidentali, negli ultimi anni i governi dei paesi ricchi si sono tenuti alla larga da questo paese privo di un interlocutore politico. A dispetto degli slogan terzomondisti, il fatto che neanche un dollaro di aiuti internazionali sia entrato nelle casse di un qualche governo locale ha rappresentato un’autentica benedizione, perché meno aiuti pubblici “allo sviluppo” hanno significato meno potere statale, meno conflitti politici per l’accaparramento dei fondi, meno corruzione, meno burocrazia, meno parassitismo; e, di conseguenza, più libertà, più responsabilità personale, più società civile, più intraprendenza, più mercato. Gli stessi somali sembrano soddisfatti della loro situazione, e per questo motivo non hanno riconosciuto il governo nazionale di Abdiqassim Salad Hassan che, a seguito di forti pressioni internazionali, è stato nominato nell’agosto del 2000 durante una conferenza nel Gibuti: “Quando c’era lo Stato - ha dichiarato Ahmed Abdisalam Adan, direttore della prima radio-televisione somala, rispecchiando l’opinione della grande maggioranza dei suoi connazionali - tu potevi diventare ricco un giorno, e povero il giorno dopo, in base a quello che decideva il governo. Oggi invece viene premiato solo chi ha più creatività ed chi è disposto a correre rischi imprenditoriali”. Esemplare è anche la storia di Hussein Abdullahi, il quale era emigrato in Canada nel 1991 a fare il taxista, ma che dopo qualche anno ha deciso di ritornare in patria dopo essersi accorto, con sua grande sorpresa, che gli amici che erano rimasti in Somalia se la passavano meglio di lui. Ora Abdullahi gestisce una fiorente fabbrica di pasta e una clinica medica."

  4. #4
    Bart Colleoni
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Silvioleo Visualizza Messaggio
    per "smontare" l'esperimento libertario in Somalia, si sentiva parlare sempre di signori della guerra (che ovviamente, lungi dall'essere parte integrante dell'esperimento, lo combattevano)...ora che c'è un governo e si bombarda, di cosa parliamo, di signori...?come vogliamo definirli? un governo si è messo in mezzo e la situazione è subito degenerata, tanto che si corre il rischio di coinvolgere un'area vastissima dell'africa in un conflitto di grandi dimensioni...senza un governo invece, questa era la Somalia:


    "Immemori di aver contribuito per decenni ad affamare il continente nero esaltando i “socialismi africani” più tirannici e sanguinari, i contestatori terzomondisti continuano a proporre, per risolvere i problemi del terzo mondo, le stesse ricette stataliste basate sull’intervento pubblico, l’assistenzialismo occidentale, e la chiusura dell’economia ai mercati internazionali (l’odiata “globalizzazione”). Sfortunatamente per le loro teorie, l’unico paese di quel disastrato continente che da alcuni anni sta vivendo una fase di miracolo economico è la Somalia, che ha fatto esattamente il contrario. Questa nazione del Corno d’Africa si trova infatti in una situazione unica al mondo: dopo la cacciata del tirannico dittatore Siad Barre nel 1991, l’intero apparato dello Stato è stato smantellato, e da allora la popolazione vive senza alcun governo centrale, senza amministrazione pubblica, senza alcun corpo di polizia statale, e senza un esercito permanente. Falliti i tentativi iniziali di alcuni ex generali e colonnelli dell’esercito di Barre, i “signori della guerra”, di imporre con le armi un proprio governo, e fallito disastrosamente il tentativo dell’ONU di ricostituire uno Stato centrale con la missione Restore Hope (i 34000 caschi blu si ritirarono nel 1995 con gravi perdite e senza aver ottenuto alcun risultato), i somali sono tornati al proprio sistema decentralizzato tradizionale, basato sulla confederazione dei clan e sul diritto consuetudinario. La caratteristica del diritto somalo è quella di presentare numerose similitudini con il diritto naturale della dottrina liberale, perché protegge la persona e la proprietà privata dalle aggressioni, e garantisce ad ogni individuo la libertà di muoversi, intraprendere, e commerciare. Dopo trent’anni di statalismo rapinatore, i somali si sono resi conto che l’attuale sistema - che alcuni hanno definito kritarchia, cioè governo dei giudici - finora non ha condotto al caos o all’anarchia, e che la mancanza di un governo centrale ha i suoi vantaggi: “In assenza della burocrazia governativa e degli aiuti esteri, l’economia sta avendo un boom”, intitolava un articolo uscito nel maggio 2001 sulla prestigiosa rivista Atlantic Monthly. Libera da intralci governativi, regolamentazioni, e tasse, l’economia somala sta funzionando secondo un modello di liberismo quasi puro, e i risultati si vedono! Il porto di Bosaaso è in grande espansione, e oggi la Somalia esporta cinque volte di più rispetto al 1989; non esistono dazi doganali per l’entrata di merci nel paese, salvo il pagamento di una piccola tariffa per la gestione delle operazioni portuali; il mercato principale del centro di Mogadiscio è pieno di merce di ogni genere e provenienza. Pur essendo collassati tutti i servizi pubblici dopo l’estinzione dello Stato, il settore privato ha supplito efficacemente, e in poco tempo sono sorte cinque compagnie aeree in concorrenza tra loro; tre compagnie telefoniche, che hanno tariffe tra le più basse del mondo (un dollaro e mezzo al minuto per le telefonate internazionali); almeno due grandi fabbriche di pasta; 45 ospedali privati; 55 fornitori di energia elettrica; 1500 ditte di import-export; e numerose scuole private. Oltre al trasporto aereo e alla telefonia, un altro settore in travolgente sviluppo è quello delle telecomunicazioni: le società private che operano in questo campo lavorano nella più assoluta libertà, senza essere sottoposte ad alcuna regolamentazione e senza versare imposte a nessuno. Chi possiede un televisore in Somalia può già scegliere tra 28 canali non sottoposti ad alcuna censura o controllo governativo. Anche la moneta risente positivamente dell’assenza della gestione governativa: l’inflazione è bassissima, lo scellino somalo è liberamente convertibile sul mercato, e i tassi di cambio con le altre valute sono tra i più stabili dell’intera Africa. Incapaci di comprendere l’attuale realtà somala con le categorie politiche occidentali, negli ultimi anni i governi dei paesi ricchi si sono tenuti alla larga da questo paese privo di un interlocutore politico. A dispetto degli slogan terzomondisti, il fatto che neanche un dollaro di aiuti internazionali sia entrato nelle casse di un qualche governo locale ha rappresentato un’autentica benedizione, perché meno aiuti pubblici “allo sviluppo” hanno significato meno potere statale, meno conflitti politici per l’accaparramento dei fondi, meno corruzione, meno burocrazia, meno parassitismo; e, di conseguenza, più libertà, più responsabilità personale, più società civile, più intraprendenza, più mercato. Gli stessi somali sembrano soddisfatti della loro situazione, e per questo motivo non hanno riconosciuto il governo nazionale di Abdiqassim Salad Hassan che, a seguito di forti pressioni internazionali, è stato nominato nell’agosto del 2000 durante una conferenza nel Gibuti: “Quando c’era lo Stato - ha dichiarato Ahmed Abdisalam Adan, direttore della prima radio-televisione somala, rispecchiando l’opinione della grande maggioranza dei suoi connazionali - tu potevi diventare ricco un giorno, e povero il giorno dopo, in base a quello che decideva il governo. Oggi invece viene premiato solo chi ha più creatività ed chi è disposto a correre rischi imprenditoriali”. Esemplare è anche la storia di Hussein Abdullahi, il quale era emigrato in Canada nel 1991 a fare il taxista, ma che dopo qualche anno ha deciso di ritornare in patria dopo essersi accorto, con sua grande sorpresa, che gli amici che erano rimasti in Somalia se la passavano meglio di lui. Ora Abdullahi gestisce una fiorente fabbrica di pasta e una clinica medica."
    mah...sai oltre che libertario...mi sembra alquanto liberista...libertarista o forse solo anarco capitalista...non so dirti,mi sembra che il problema non sia la Somalia,ma il fatto che questo vuoto di potere abbia sicuramente attirato chi il potere cercava,nonostante l'apparente "ricchezza" paventata dall'articolo il potere lo hanno preso proprio coloro che sfruttano la religione per meri fini politico economici.Ora pronta ad emulare il mondo l'Etiopia,che onestamente non credo sia una delle regioni più ricche d'africa decide di attaccare uno stato sicuramente non amico,con una guerra preventiva.Una certezza?Solo che sarà l'ennesimo bagno di sangue...

 

 

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