La Margherita è pronta a perdere i suoi petali e a confluire nel Partito Democratico. La svolta è avvenuta in serata quando alla fine gli esponenti dei Dl hanno trovato un compromesso che oltre a rilanciare fortemente il progetto del PD lascia con il cerino in mano i Ds.
Alla fine ha vinto la mediazione ed è stato trovato un compromesso che ha portato a una mozione congressuale unitaria, con primi firmatari Rutelli e Parisi, che annuncia che si va allo scioglimento del partito.
Nel documento si ribadisce un no secco a qualsiasi federazione di partiti, mentre invece si prende un posto in prima fila nel Partito Democratico. Uno schiaffo alla richiesta di tempo, venuta dall’ultima ufficio politico della Quercia.
Negli ultimi incontri Parisi aveva posto l’aut aut a Rutelli. Sospinto dalla componente più ulivista (dalla iperprodiana Magistrelli al coriaceo Bordon, dall’anti-corrotti Manzione al sottosegretario Lettieri), il professore era pronto a ritirare la mozione congressuale in segno di protesta.
A questo punto, però, Rutelli ha preso il toro per le corna. E convinto l’area ex ppi, De Mita in testa, che fare la bella figura con Prodi, creando un problema grande quanto una casa a Fassino, non costava nulla. Anzi, potrebbe essere il modo per provocare una corposa scissione a sinistra della Quercia, che rafforzerebbe non poco le quotazioni dei centristi all’interno del PD.
Non solo, è sato il ragionamento dei Popolari, in questo modo si evita il rischio di finire, nel futuro Partito Democratico, per essere un'ala subalterna dei Ds. Una vittoria per Prodi, un cerino che sta per spegnersi nelle mani di Piero Fassino.


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