Mi accingo a profferire orribili bestemmie contro il pensiero unico che è ( o almeno appare) universalmente condiviso
dall'estrema sinistra all'estrema destra. E' vero che non sono state ancora promulgate leggi penali, in nome della libertà di pensiero, contro chi osi contestare il pensiero ufficiale sull'argomento, ma il rischio di linciaggio a furor di popolo certamente esiste, tanto che prudenza suggerirebbe di sottoscrivere queste righe con uno pseudonimo. Ma, poi, ho riflettuto che, arrivato alla mia età, anche se mi sparano mi fanno poco danno, e ho avuto l'improntitudine di firmare col mio nome.
Le sabbie mobili in cui intendo incautamente addentrarmi sono quelle della cosiddetta EMANCIPAZIONE DELLA DONNA, che costituisce uno dei più vistosi fiori all'occhiello del pensiero moderno , che la sventola come definitiva conquista della civilizzazione occidentale: non ultimo dei motivi che darebbero alla predetta il diritto di imporla, anche con la violenza, a qualsiasi popolo nutra tradizioni diverse.
Essendomi proposto di essere obbiettivo ad ogni costo, non posso negare che, nel formarmi un'opinione in proposito, abbia influito una convinzione di carattere generale, relativa alla civilizzazione stessa. La convinzione è che la casta plutocratica salita al potere nel mondo col tragico esito della seconda Guerra Mondiale, persegua solo finalità di dominio e di lucro, e quindi sfoderi immortali e nobili principi a tutto spiano al solo scopo di mascherare i propri artigli, che sono retrattili come quelli dei felini, ed essa usa appunto retrarre in molli cuscinetti di storia di comodo, di sociologia di comodo e di morale di comodo.
Ciò mi predispone a una diffidenza istintiva verso tutte le proclamazioni di "sacri diritti" inediti, soprattutto se "pompate" da cori unanimi di solenni dichiarazioni nella pubblicistica scritta, nelle emissioni via etere e nei parti legislativi degli innumerevoli parlamenti nazionali e sopranazionali, tutta roba notoriamente pilotata e controllata dall'usurocrazia su menzionata.
Altra ragione di quella diffidenza è la riflessione che, dopo millenni di pensiero umano, anche di altissimo livello, sotto tutti i cieli, un improvviso orientamento del tutto nuovo ed inedito, che non riguardi piccoli problemi contingenti del tempo, ma fondamentali e perenni rapporti umani (come è senza dubbio quello intersessuale) è con ogni probabilità una sciocchezza. Mi si perdonerà se mi resta alquanto ostico pensare che tutti i Maestri delle genti, che tuttora si considerano autori delle grandi civiltà, da Lao-tse a Buddha, da Cristo a Zoroastro, da Aristotele a Mosè, da Maometto a Platone, non fossero che primitivi sprovveduti, e che certe costanti uniformità spontanee, riscontrabili nelle strutture sociali adottate nell'intero Globo sin dai primi agglomerati umani non fossero che effetto di assurdi e universali pregiudizi, senza alcuna base naturale.
Ma, anche premesso quanto sopra, una cosa è la diffidenza e un'altra il diniego aprioristico, e quindi mi appresto ad affrontare la dilagante "emancipazione femminile" con animo, diciamo così, scientifico, e cioè senza anteporre le conclusioni all'indagine.
La recente scoperta dell'eguaglianza uomo-donna, per vero, si inquadra esattamente nella tendenza ugualitaria propria delle ideologie materialistiche, tendenti ad escludere ogni "discriminazione" (così la chiamano) qualitativa, e all'affermazione del concetto di "individuo", che, a differenza della "persona", si considera uguale a tutti gli altri individui per "principio", del tutto prescindendo dalle qualità di ognuno.
"Prescindere", si noti, non equivale a "negare" di fatto. Nessuno nega le evidenti differenze esistenti tra perona e persona, solo che si è deciso di considerarle irrilevanti ai fini "politici", giungendo, anzi, a definire immorale e delittuoso professare opinioni basate su tali differenze, e doveroso e "civile" fare di tutto per eliminarle. La stessa obbligatoria democrazia ugualitaria (un uomo- un voto), si fonda su tale regola apodittica.
Ora, è chiaro che un simile assioma non ha carattere "scientifico", ma, appunto, morale. La scienza non ammette assiomi, e suo deontologico carattere professo è proprio quello di potersi auto-correggere, come ha fatto per secoli, nell'intento di comprendere spregiudicatamente la realtà oggettiva su quello che un tempo si chiamava "il creato", e proprio per ciò ha affermato la propria superiorità sul dogmatismo delle religioni "rivelate", tanto da farla ammettere, obtorto collo, persino dalla Chiesa.
Tornando al nostro argomento, e guardando il mondo senza paraocchi, l'abissale differenza tra i due sessi è addirittura clamorosa. Un maschio norvegese assomiglia molto di più a un maschio Bantù che alla propria sorella norvegese, e su questo non ci piove. Tra il Nordico e l'Africano, a parte la pigmentazione della pelle, non ci sono che piccole differenze nella forma del cranio, nelle labbra o nei peli, mentre tra i due germani di diverso sesso, la diversa funzione loro assegnata nella perpetuazione della specie detemina diversità anatomiche e fisiologiche che investono e condizionano l'intero organismo. Nel mondo animale sub-umano, tali differenze sono, ictu oculi, ancora più vistose. Senza pensare alla Bonellia viridis, invertebrato in cui il maschio è solo un frustolino quasi invisibile che vive da parassita sulla proboscide della femmina, sappiamo tutti che, anche tra gli uccelli e i mammiferi, maschi e femmine sono spesso così vistosamente disuguali che gli stessi zoologhi del passato avevano talora erroneamente classificato non pochi in due specie diverse. Esistono anche numerosi istinti che sono esclusivi di uno solo dei due sessi, sempre funzionali alla funzione riproduttiva e parentale.
Ora, nel genere umano, è noto come l'attività mentale abbia una importanza incomparabilmente maggiore rispetto a quella fisica, onde è ragionevole pensare (e si è sempre pensato) che la caratterizzazione naturale dei due sessi, oltrechè in particolarità anatomo-fisiologiche, consistesse in "dotazioni" mentali, in parte comuni (come quelle fisiche, del resto), ma in parte diverse e peculiari dei maschi o delle femmine. Se di ciò siamo convinti noi, lettori assidui del meraviglioso libro della natura e dell'unitaria armonia che lo pervade, a maggior ragione dovrebbe esserne certo chi (diversamente da noi) continua a professare ottusamente il darvinismo, che ci vorrebbe far derivare, per piccole casuali modificazioni, dagli animali inferiori sopra accennati, in cui maschi e femmine risultano rigorosamente "programmati" in rapporto alle diverse funzioni. Un 'ultima osservazione presa dalla natura, che buttiamo lì con riserva di ritornarvi in seguito: tra gli animali a più elevata organizzazione sociale, come alcuni insetti imenotteri e isotteri, esiste una vastissima classe di femmine che rinunziano del tutto alla funzione riproduttiva (anche se non a quella della cura dei nati): le cosiddette "operaie". Ma si tratta di femmine sterili, che non sviluppano affatto l'apparato genitale, mentre le pochissime femmine riproduttive, una volta fecondate, sono capaci di deporre uova a migliaia, più che sufficienti a perpetuare la stirpe.
Ma chiudiamo la parentesi zoologica e torniamo alla civiltà. Come è saltata fuori, all'improvviso, tra gli Uomini, la parità tra i sessi ? In fondo, la risposta iniziale non è difficile.
Consideriamo quelle che, per una ininterrotta serie di millenni e in tutta la Terra, sono state le funzioni dei due sessi.
Per i maschi: la caccia, la guerra sia difensiva che predatoria, i lavori costruttivi richiedenti forza, la gestione delle comunità politiche. Per le femmine: la procreazione, l'allevamento della prole, i lavori di pazienza e attenzione, la cura dell'abitazione, la preparazione dei cibi, la gestione delle comunità familiari.
Il tempo ultimo ha visto una rapida crisi delle funzioni maschili. La caccia, quale fonte di proteine, è stata sostituita dall'allevamento, che non esige coraggio, nè forza, nè resistenza, nè particolare abilità .
La guerra, soprattutto dall'inizio del XX secolo, è stata più questione di potenziale industriale e di tecnologia che di "virtù militari", tipicamente virili. I lavori faticosi, li fanno le macchine, azionate da energia artificiale, e quindi la maggior forza fisica del maschio diventa irrilevante.
E, quanto alla gestione politica, grazie alla menzionata invenzione dell'"individuo" e al criterio meramente numerico, è stata abolita e demonizzata la funzione del "capo", esigente specifici requisiti spiccatamente maschili, attribuendo (molto in astratto) l'esercizio del potere al popolo intero. In fondo, dato che un uomo può fare molti più figli che una donna, volendosi limitare la funzione maschile alla sua indispensabile ma sbrigativa collaborazione alla filiazione, basterebbero pochi "stalloni" selezionati, e gli altri si potrebbero tranquillamente castrare, come si fa coi maiali, per renderli meno "pericolosi" ( spero, con questo paradosso, di non mettere qualche idea balzana nella mente del "potente" di turno).
Quella che invece non ha fatto registrare alcuna rilevante flessione è la funzione femminile. Nel XX secolo dopo Cristo, come nel XX avanti Cristo, continuavano a esistere gravidanze, parti, necessità di cura e allevamento della prole, di gestione della casa, di confezione dei cibi, di manutenzione delle suppellettili e del vestiario, anche se la confezione di quest'ultimo era in massima parte ormai approntata dall'industria o artigianato.
La nuova situazione determinatasi legittimava in certo modo la tesi detta "femminista", secondo cui la pretesa maschile di riservarsi tutte o quasi le funzioni esterne alla casa (il c. d."lavoro" e la "politica") fosse illegittima e vessatoria, data l'evidenza del fatto che esse non esigevano più alcuna qualità "virile". L'errore delle femministe fu quello di rivendicare una parità con gli uomini, vistosamente contro natura. L'unica parità consisteva nel fatto che, andando le funzioni da uomini rapidamente scomparendo, quasi tutte quelle svolte, per tradizione recente, dalla metà maschile della popolazione potevano essere ugualmente assolte, senza bisogno di virilità alcuna, dalla metà femminile. Il femminismo si trasformò invece in un'autentico quanto ingiustificato complesso di inferiorità di certe donne nei confronti degli uomini (o presunti tali), tale da far loro desiderare quale ideale una sorta di giuridico cambiamento di sesso, e da far loro mimare gesti e atteggiamenti esteriori maschili. Qualcosa di fortemente analogo alla perversione sessuale nota come "lesbismo".
La predetta follia ha trovato invece, in questo dopoguerra, incredibile fortuna e sostegno anche maschile, non tenendosi alcun conto, come accennato, che, se era vero che il vantato "progresso" tecnico aveva minimizzato le funzioni svolgibili soltanto da un maschio, ciò non era affatto avvenuto per quelle adatte soltanto a una femmina.
L'invasione da parte delle donne del campo sino ad allora riservato (sia pure con motivazione sempre decrescente) agli uomini, doveva trovare il necessario limite nel fatto che -se non limitata a giustificate eccezioni, ma generalizzata- avrebbe fatalmente determinato l'abbandono o la trascuranza da parte di esse della necessaria, preziosa e perdurante funzione femminile.
In altri termini, essendovi attività che possono essere molto meglio, o esclusivamente, esercitate da donne, è logico che gli uomini si accollino di regola "le altre" , virili o non virili che siano. Sennò, che fanno, tutto il santo giorno, gli zuzzurelloni ! Si mettono a partorire o ad allattare ? Mi sembra davvero la logica più elementare e realistica.
Si deve a questo punto spendere qualche parola a confutare gli argomenti con cui la pubblicistica delle "pari opportunità" cerca di negare quella logica: argomenti, per vero tanto pretestuosi ed irreali da doversi assai dubitare della buona fede di chi li prospetta. Anche la donna, si proclama, ha diritto di "esprimersi", ovvero "realizzarsi" col lavoro, e non è giusto che sia costretta a fare la serva, gratis per giunta. E' o non è questo, più o meno, il "messaggio" sulla cui base si da luogo, in nazioni civilizzate come la nostra, addirittura a "quote rosa" e a ministeri per le "pari opportunità", tendenti a incrementare e facilitare in ogni modo l'accesso delle donne al lavoro "esterno"?
Il banalissimo trucco è quello di sproloquiare come se l'ingente massa di donne che si riversa sul "mercato del lavoro" facesse la professionista. o l'artista, o l'imprenditrice industriale o commerciale. Grandissima sciocchezza. Donne con simili vocazioni ce ne sono sempre state.
C'è stata da gran tempo una minoranza di attrici, pittrici, poetesse, avvocatesse, mediche, ricercatrici nei vari campi, come di quelle che hanno esercitato professionalmente funzioni tipicamente femminili, come infermiera o maestra dei piccoli, o sarta, o cuoca, e nessuna di queste ha mai subito discriminazione alcuna. Ma la "massa" delle lavoratrici, quella socialmente e biologicamente rilevante, ha mai trovato, io domando, "realizzazione" o soddisfazione di sorta nel lavoro ? Ha mai avuto la passione irresistibile per inscatolare sardine, o arrotolare sigari, o per stare alla cassa di un bar o di un supermercato, o per timbrare raccomandate, o per sedere otto ore a un qualsiasi sportello di banca o di ufficio a compiere infinite volte le stesse operazioni automatiche, o per porre bigliettini sgraditi nei parabrezza delle auto, o per qualsiasi altra delle mansioni che sono della quasi totalità delle lavoratrici? Nossignori ! Tutte hanno sempre considerato e considerano quei lavori come una condanna tediosa e senza alcun "respiro" nè iniziativa, sopportata solo per ricevere, a fine mese, una busta-paga.
A nessuna di loro, se fosse ricca, frullerebbe per il capo di "realizzarsi" in quel modo, mentre -sino ad epoca abbastanza recente- il sogno di tutte le ragazze, povere o ricche, era proprio quello di "realizzarsi" come moglie, madre e padrona di casa.
E, in effetti, se paragoniamo le occupazioni ottuse e ripetitive, del tutto etero-dirette fino ad essere sostituibili con un robot, della stragrande maggioranza delle donne lavoratrici, con quelle richieste a una casalinga intelligente e sensibile (non possiamo prendere le sceme o le sciagurate come paradigma), che implicano continue scelte e iniziative di ordine tecnico, economico, pedagogico, "diplomatico", ma anche morale e spirituale nel senso più alto, ed altresì un'autonomia incomparabilmente maggiore e un senso di responsabilità che è forse la più alta attribuzione umana, solo una persona cui facciano velo tenaci preconcetti può concluderne che le prime consentano a una donna maggiori "realizzazioni" che le seconde, intendendosi con questo termine possibilità di adibire ed esercitare le proprie attitudini e capacità e di trarne appagamento. Che le seconde, e non le prime, siano alienanti e servili! Ma facciano il piacere !
Al difuori della vana retorica della "realizzazione", c'è l'altro argomento della liberazione delle mogli dalla dipendenza economica dai mariti. Quasi che i mariti che "lavorano" fossero indipendenti ! Oggi tutti sono economicamente dipendenti: E' tutta una catena di dipendenze che si perde nella nebbia che circonda i potenti criptocratici.
Dipendere finanziariamente dal coniuge, con cui esiste il legame affettivo e un interesse comune e dei figli, è meglio che dipendere da un estraneo, addirittura astratto come una s.p.a.., non vi pare? Per tacere del fatto noto che la salute economica di una famiglia unita "monoreddito" dipende in egual misura dall'importo dei guadagni del marito e dalla sagacia amministrativa della moglie, mentre il secondo stipendio serve solo a moltiplicare all'infinito le spese.
Ma vi è un altro ordine di considerazioni, per cui il favorire in ogni modo l'accesso delle donne al "mondo del lavoro" assume un carattere addirittura demenziale. Si tratta della modificazione della funzione e dello stesso concetto di "lavoro" verificatasi nell'ultimo secolo, e soprattutto nella seconda metà di esso. Già economisti del secolo precedente, come Marx,avevano rilevato come l'avvento delle macchine, riducendo il fabbisogno di lavoro umano, e quindi la domanda di esso da parte dell'industria (e anche dell'agricoltura), ma non l'offerta dello stesso, determinata da ineludibili motivi biologici, producesse fatalmente per le "masse" i due fenomeni negativi della compressione delle mercedi (legge "bronzea" dei salari) e della disoccupazione.
La tendenza si è tragicamente aggravata dopo la seconda Guerra Mondiale, sia per il galoppante progresso tecnologico ( in particolare automazione e computerizzazione ), sia per la prevaleza incontrastata del cinico criterio del profitto su quello sociopolitico, che era stato invece proprio degli sconfitti regimi totalitari ed anche -in modo diverso- di quello bolscevico.
Nè è riuscito ad aumentare a sufficienza il fabbisogno di opera umana il provocato avvento del consumismo in luogo della frugalità e del risparmio, Infatti, pur avendo esso aumentato in modo paradossale e del tutto artificiale, nel giro di pochi decenni, le cosiddette esigenze di vita, e quindi la produzione di beni di consumo commerciabili , è stato ben lungi dall'avvicinare il lavoro umano realmente necessario per la detta elefantiaca produzione alla quantità corrispondente alla "piena occupazione", anzi, lo iato tra lavoro richiesto e energia lavorativa disponibile si è fatto addirittura drammatico e angoscioso.
E' sintomatico di una tale autentica patologia sociale il fatto che al "dovere del lavoro", che aveva un senso finchè l'opera umana era la principale creatrice di ricchezza, e quindi fattore della solidità economica di una nazione, sia subentrato l'assurdo concetto di "diritto al lavoro", come pretesto per una busta -paga, prescindendo dalla sua utilità produttiva . La prestazione lavorativa, insomma, anzichè un beneficio per chi ne fruisce ( e quindi è tenuto a congruamente pagarla), si concepisce ormai come beneficio per chi la fornisce. Nella coscienza popolare, la "domanda di lavoro" non è più quella dell'imprenditore, pubblico o privato che sia, ma quella del disoccupato ! Provate a chiedere in giro.
La capacità di "creare" posti di lavoro inutili è diventato il campo di sfida di ogni governo e l'ABC di ogni clientelismo partitico: competizione folle, in quanto è un lavoro che non può ovviamente essere pagato con parte della ricchezza (plusvalore) che non produce, e si deve quindi ricorrere all'inflazione, all'indebitamento dei posteri, al dissennato saccheggio delle risorse naturali, alla svendita del patrimonio nazionale e alle pietose "manovre" che altro effetto non hanno che di ribadire le catene della schiavitù finanziaria alle caviglie dei popoli. Oltre tutto, l'obbiettivo di assorbire la disoccupazione rimane ben lungi dall'essere raggiunto. Molta di più ne assorbono le attività illecite, o addirittura delittuose, ultima spiaggia del consumismo, ma si tratta certo di "correttivi" che presentano inconvenienti rimarchevoli per i popoli, anche se nessuno per gli usurai d'alto bordo., a cui un mafioso gran "consumatore" sta benissimo.
Accenno a quanto sopra, non per evidenziare il suicidio in atto della società plutocratica: evento quanto mai auspicabile prima che i suoi danni divengano irreversibili, ma per dimostrare la totale follia delle "pari opportunità". In un contesto in cui uno dei problemi più drammatici e palesemente insolubili è quello dell'eccedenza degli aspiranti a un "posto" sui posti disponibili, veri o "creati" che siano, raddoppiare il numero degli aspiranti , aggiungendovi quelle donne ancora dedite alla preziosa attività familiare, raggiunge le più eccelse vette dell'assurdità, come spegnere un incendio con la benzina o curare una frattura a martellate. Attesochè l'afflusso delle residue "casalinghe" negli uffici di collocamento non presenta alcuna utilità produttiva, essendo già largamente eccedente per questa la quantità degli attuali occupati, sottoccupati, cassintegrati e disoccupati, e attesochè l'unico effetto attendibile sarebbe il grande aumento delle buste-paga da riempire non si sa come, è il momento di valutare il pro e il contro per sapere se il gioco vale la candela.
Cominciamo dal PRO: tante buste paga in più. E precisiamo, innanzi tutto, che, a riempirle, dovrebbe essere sempre il solito Pantalone, pescando in una o nell'altra delle sue mille borse vuote, il che è -come visto- impossibile, e questo potrebbe chiudere l'argomento. Ma ipotizziamo pure che, per la bacchetta magica di qualche MagoTremonti o Stregone Padoa-Schioppa, si riuscisse a far rivivere il famoso asino che caca Euro in luogo di zecchini, tanti da finanziare un UCCG (Ufficio Conta dei Chicchi di Grandine) con 260.000 "posti" o un SPN (Servizio Pedicure Nazionale) con 100.000 operatori ai calli e 200.000 impiegati amministrativi e contabili, o roba simile.. Si aumenterebbe forse , con la seconda busta paga assicurata, la salute economica delle famiglie ? Prendiamo in esame una qualunque di quelle che già ce l'hanno.
Computiamo le maggiori spese necessarie, a cominciare dall'acquisto della seconda auto, assicurazione, bollo e rilevante consumo di carburante per un'ora o due giornaliere di traffico ingorgato,e quelle per un vestiario sempre variato e alla moda. per non sfigurare con le colleghe, nonchè accessori, acconciatura e trucco congrui: diciamo "spese di rappresentanza". D'altronde, anche "mettersi in ghingheri" cessa di essere un piacere quando diventa obbligatorio. C'è poi il compenso per una più o meno frequente donna a ore e, se ci sono bambini, per una "baby sitter".
Ma ancor più gravosa è la necessità di molto più frequente ricorso al "mercato" per esigenze cui si faceva fronte in casa. La maggiore è relativa all'alimentazione, e cioè ai cibi preconfezionati e precotti che, oltre a essere zeppi di additivi di dubbia innocuità, sono assai più costosi di quelli uscenti da una cucina casereccia. Ma , a parte ciò, il poter dedicare tempo e cura alla cucina è -a parità di risultato edonistico per sè e i familiari- motivo di risparmio assai rilevante. Un'umile pasta e fagioli preparata con amore e a regola d'arte può dare lo stesso piacere gastronomico che un filetto alla piastra, che si fa in tre minuti; ma qual'è il relativo costo ? Quindi, o si riducono i pasti a ingurgitare squallide razioni di proteine, lipidi e carboidrati, o si spende il doppio.
Quanto detto per l'alimentazione, vale anche, in misura minore, per numerose altre piccole esigenze di manutenzione o semplici riparazioni e ritocchi.
Va poi attentamente considerata la debolezza della donna con busta-paga, soprattutto tra il 27 e la fine del mese e al tempo di Santa Tredicesima, dinanzi ai mille sapienti tentacoli del consumismo, che sanno titillare subliminarmente i più intimi anfratti della sua anima, e a ciò sono sottilmente destinati. Diciamo che la donna che lavora è -senza accorgersene- grandemente più "spendacciona" della casalinga, sia per sè che per chi le è caro, e vedremo come tale fatto sia significativo.
In conclusione, il reale beneficio, per l'economia familiare, del lavoro esterno della moglie e madre, a conti fatti si riduce a ben poco, quando non è addirittura causa di dissesto.
Devo precisare che le osservazioni che precedono non valgono per la donna volontariamente o forzatamente "singola", o addirittura capo-famiglia. Per quella, se non redditiera, il lavoro extrafamiliare, a mercede o autonomo, è effettivamente una necessità, ed è giusto che una società ben organizzata tenda una mano alle cittadine in tale condizione, proprio perchè svantaggiate dal dovere svolgere contemporaneamente due funzioni. Peraltro, la "difesa delle vedove", insieme a quella degli orfani, è un dettame di tutte le morali sin dalla notte dei tempi. A quel proposito, l'unico lato negativo delle c.d. " pari opportunità" è che esse possono per alcune costituire un incentivo per restare o diventare "singole", effetto socialmente e biologicamente indesiderabile. Nè il maschio nè la femmina sono fatti per restare separati. Essi sono quasi come due cellule aploidi, l'ovulo e lo spermatozoo, ognuna con solo metà dei cromosomi della specie, e realizzano l'unità vitale solo unendosi nello zigote, con la fecondazione. Ma addentrarsi in un discorso sull'Androgino o sul significato anche metafisico dello Yin e lo Yang ci porterebbe fuori tema. Ci basti costatare che il "singolo", maschile o femminile, motivi ascetici a parte, costituisce un'anomalia, un'eccezione, molto spesso solo temporanea, e noi ci stiamo occupando dei casi normali, ossia di donne più o meno stabilmente e istituzionalmente accoppiate con uomini.
Dopo tale utile puntualizzazione, passiamo quindi a occuparci del CONTRO.
Se non erro, una delle maggiori conquiste dei lavoratori, dopo l'avvento del capitalismo, è considerata la fissazione per legge di un massimo di giorni e di ore lavorative. Ciò fu disposto per la considerazione, pienamente condivisibile, che il dedicarsi a un lavoro specifico oltre una certa aliquota del tempo disponibile fosse usurante per la persona, che, per vivere sanamente, abbisogna di un tempo congruo per le cure parentali, per il riposo, per la cultura del proprio corpo e della propria mente, per lo svago, per gli affetti e altri rapporti interpersonali e, in genere, per coltivare interessi diversi che lo preservino dalla totale "deformazione professionale" . Mi sembra che la ferrea conseguenza di ciò per il problema che ci occupa è che, se la donna è occupata a tempo pieno dalle incombenze familiari, essa non può essere impegnata a tempo ugualmente pieno (secondo la saggia valutazione sopra accennata) in una prestazione lavorativa esterna, se non vuol ridursi uno straccio in pochi mesi. Se opera quindi una scelta a favore della seconda ipotesi, è forzata a rinunziare del tutto all'"altra" attività, o almeno a ridurla al minimo: su questo non ci piove !
Questo implica però alcune ineluttabili conseguenze, che è opportuno seriamente esaminare, come non è stato fatto allorchè si imboccò, a corna basse e sbuffando fumo dalle nari, la strada dell'incentivazione forsennata, con motivazioni "ideologiche", della scelta detta sopra da parte della metà femminile della popolazione. E vediamole brevemente, le conseguenze:
1- Nessuna legislazione ugualitaria e progressista potrà mai "liberare" le donne dall'onere esclusivo della gestazione, del parto e dell'allevamento, nè imporre ai maschi di accollarselo in parti uguali correggendo la palese ingiustizia commessa da Dio. La prima "disuguaglianza" di cui la donna "emancipata" è costretta a liberarsi è quindi la maternità. Ciò si risolve in quella denatalità che solo recentemente si comincia a scoprire essere la condanna a morte di un popolo, più inesorabile dell'anemia perniciosa e dell'emofilia del singolo, e contro la quale si suggeriscono al massimo rimedi assistenziali del tutto risibili. La denatalità, oltre tutto, dal punto di vista economico, determina un crescente squilibrio tra le persone non più atte al lavoro e quelle ancora produttive, aggravando necessariamente l'onere delle seconde e condannando, in prospettiva, i vecchi all'abbandono o i giovani alla miseria. Nè possono certo, come nelle api, poche femmine accentrare tutta la produttività generativa. E' la natura, non certo il pregiudizio, che ha disposto che, nel genere umano e in molti altri, a mantenere la specie collaborino tutte.
2- Ma la denatalità non ha solo disastrosi effetti quantitativi: ha gravissimi effetti qualitativi, sui quali ben pochi riflettono. Fabbrica cioè una popolazione composta in misura crescente di figli unici. Sono note da sempre le preclare caratteristiche di quella categoria, tanto che è superfluo soffermarvisi. Possono riassumersi nell'egoismo (cioè incapacità di condividere alcunchè con altri), nella sensibilità estrema per i diritti e nessuna per i doveri, nel bisogno di protezione al 100%, nel piagnucolamento quale mezzo principale per ottenere checchessia. Tali virtù negative si rivolgono prima contro i genitori e poi verso lo Stato-mamma, ed è facile costatare come i figli numerosi abbiano un rispetto per il padre e soprattutto la madre molto maggiore che i figli unici, che li considerano al loro servizio. E' intuitivo come ciò si riperquota anche sul senso civico. Non si tratta di una sottigliezza. Se si considera l'inevitabile e non lontana implosione dell'assurdo sistema superliberistico e la tremenda crisi che ne deriverà, superabile soltanto a prezzo di un'èlevato civismo, capacità di dedizione e spirito di sacrificio da parte del popolo, c'è da sentirsi accapponare la pelle al sol pensiero che sia una generazione di figli unici a trovarsi nel guado !
3- Lo svolgimento della propria attività lontano da casa espone le "lavoratrici" ben più delle casalinghe a continue "tentazioni" di carattere erotico. Il confronto di gentili colleghi o clienti, con cravatta e dopobarba oltremodo seducente, col marito di cui si conoscono i piccoli difetti e meschinità, e verso il quale l'abitudine ha ucciso ogni fascino romantico ( fu detto: nessun uomo è un eroe per il suo cameriere) sospinge molte donne "emancipate", soprattutto se attraenti, a passare da eroe ad eroe e da delusione a delusione. Anche Enea, di sicuro, qualche volte russava o tirava peti, no ?
Succede anche agli uomini, si potrà dire. E' vero, ma va considerato che, per gli uomini, il soddisfacimento sessuale è assai meno impegnativo che per le donne. E' l'uomo che "prende" e la donna che "si dà": si dica quel che si vuole. Tanto che molti uomini riescono a soddisfarsi con mercenarie, che subito dimenticano, mentre una prostituzione spicciola maschile (ad uso delle donne) non è mai esistita. Per l'uomo, il rapporto sessuale "funziona" anche senza "trasporto", per la donna, no. Per questo, e non per moralismo da sacrestia, l'incostanza da parte dell'uomo è deplorevole, ma molto di più lo è quella femminile, e soprattutto più esiziale per la famiglia e per i figli. Perciò le "pari opportunità" sono una causa non secondaria della crisi della famiglia , del matrimonio e del rapporto parentale, che si risolve in fragilità e instabilità della società intera.
4- Parità o non parità, il rapporto di lavoro con una donna resta sempre meno appetibile per l'imprenditore che quello con un maschio, dopo che è stata decretata la parità retributiva. Cause oggettive come gravidanze e puerperii, disturbi mestruali, menopause, sono inevitabili. Norme di legge tendenti a favorire e facilitare in qualsiasi modo forzosamente l'assunzione di personale femminile si risolvono fatalmente in discriminazioni a svantaggio dei disoccupati maschi, con patente violazione dell'art.3 della stessa Costituzione della Repubblica. Basta immaginare lo stridulo concerto di urla di indignazione se si stabilisse per un qualsiasi motivo la più insignificante "garanzia" riservata al sesso maschile, per comprendere come i veri motivi della corale defemminizzazione della donna siano tutt'altri che quelli, del tutto inconsistenti, cui abbiamo fatto cenno.
5- Un paradosso assai felice suona: non cogliete un fiore; potreste disturbare una stella. Esprime la delicatezza del meraviglioso ordine naturale, per cui anche una turbativa che potrebbe apparire insignificante può azionare una catena di conseguenze negative impensabili. Ma qui si tratta di ben altro che di violare una pianticella: si tratta di incidere grandemente e contro natura, nell'ambito dell'umanità, che è la più complessa -e quindi delicata- delle forme di vita esistenti, e ciò modificando uno dei termini di quella polarità maschio-femmina che è regola suprema quanto evidente di tutta la vita stessa. Secondo quella regola, la virilità non ha senso senza femminilità, e viceversa: l'una è condizione dell'altra. Significa che snaturare la femminilità, disconoscerla in gran parte, distoglierla dal proprio ruolo, provoca un analogo effetto anche sull'altro termine. Lo snaturamento del ruolo maschile, cui si è prima fatto cenno, diviene così non soltanto una causa, ma anche un effetto della crisi del femminile. Meno le donne sono donne, meno gli uomini sono uomini.
E guardatelo un pò, questo fighetto mammista e pacifista, comodista e vigliacco, ribelle a chiacchiere e conformista di fatto, spaventato da ogni durezza e da ogni rischio e addirittura terrorizzato dalla morte, che è il moderno uomo "civilizzato". Quale Romano lo avrebbe chiamato "vir"?
Ma trarre da questo il motivo per legittimare la maschilizzazione della donna vuol dire solo aggravare il male in una spirale senza fine. I pallidi esseri spiritualmente asessuati che ne risultano sono il contrario dell'Androgino, simbolo dell'unità maschio+femmina: non sono nè l'uno nè l'altra; sono un "coso" senza significato.
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Ma allora, perchè ?
Se, con le considerazioni che precedono, non ho certo svelato un arcano, ma solo richiamato evidenze attingibili da tutti, come è spiegabile l'accanimento apparentemente unanime con cui pubblicisti e "politici" di ambo i sessi, in coro, esaltano e perseguono in crescendo il balordo disegno ?
La risposta appare ben chiara solo a chi sente profondamente il primo dei motivi di "diffidenza" cui facevamo cenno al principio. Avendo ben chiaro che il mondo moderno non è affatto governato dai "popoli" ( secondo la favola democratica ), ma da poche persone che tengono i cordoni della borsa, e per il proprio esclusivo interesse, basta tener presente il principio investigativo "cui prodest ?" per scoprire il colpevole.
La "liberazione" della donna dalla "schiavitù" domestica, per aggiogarla a una schiavitù ben peggiore, non è una nobile missione di giustizia, ma solo uno smaccato espediente per incrementare il consumismo, ultima risorsa con cui la regnante plutocrazia mondiale cerca di sopravvivere malgrado la propria intrinseca assurdità. E tale risultato, ai fini del quale molti dei difetti da me sopra denunziati diventano addirittura pregi, non si può negare che sia stato brillantemente raggiunto. La famiglia bireddito si auto-distrugge, ma invia ai sacri forzieri dei grandi speculatori un fiume doppio di profitto, e questo solo interessa ai loro fervidi ma allucinati cervelli.
Anche la necessità in cui la "pari opportunità", per non essere soltanto pari disoccupazione, pone i governi, di "creare" gran copia di posti di lavoro improduttivo, aumentando così il proprio indebitamento e la propria ricattabilità e riducendo i pochi spazi residui di sovranità nazionale, è quanto mai auspicabile dal potere reale, che è apolide, ma sventola la bandiera "stars and stripes". Non a caso, nei telefilms americani che svolgono gran parte del ruolo di condizionamento delle menti degli sprovveduti, qualsiasi differenza tra donne e uomini, a parte le tette e l'assenza di barba, è accuratamente espurgata. Anzi, persino nelle arti marziali e nel maneggio delle armi , le gentili signore e signorine appaiono insuperabili, oltre ad essere più sagge e lungimiranti dei loro sempliciotti colleghi maschi.
Così, da una liberazione all'altra, siamo ora alla liberazione delle casalinghe oppresse. Come le altre, è una liberazione che puzza lontano un miglio, ma politici e "opinion makers", i cui privilegi ed emolumenti sono rigorosamente condizionati alla pecorile osservanza, hanno le narici ben tappate.
E questo -scriverebbe il padre Dante - fia suggel c'ogni omo sganni ! Anche ogni donna, si spera.
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I TEMPI 15022000
femminismo e capitalismo
Il femminismo è un altro frutto del capitalismo. Non un frutto necessario, che fosse stato inevitabile nella logica del sistema. Un frutto che era solo possibile e che è stato coltivato e colto quando le circostanze hanno consigliato. Non è quindi una sistemazione che si possa giurare stabile, anche nell’ambito di una configurazione ideologica che rimanga capitalista. Dipenderà ancora dalle circostanze : potrà rimanere, evolvere in forme ancora più spinte, o scomparire. Forse vale la pena ripercorrere la genesi concettuale di questa " conquista " e la sua attuazione, perché ci sono dei risvolti degni di essere rimarcati.
AAA Personale cercasi.
Il problema era la necessità di mano d’opera e di personale impiegatizio in genere in società che non potevano contare su una immigrazione sufficiente e qualificata per la bisogna. Questa necessità era alta ed era facile prevedere un suo aumento esponenziale negli anni a venire.
Come fare ? Abbastanza semplice : mandare a lavorare anche le donne oltre gli uomini. Più difficile l’attuazione : perché le donne avrebbero dovuto accettare di lavorare anche fuori casa ? L’unica strada era convincerle che così sarebbero state meglio ; l’unica strada era farglielo desiderare. Ed ecco il femminismo e la sua logica : le donne erano infelici ; lo erano perché costrette a dipendere dal reddito maschile ; per migliorare la situazione dovevano procurarsi un reddito proprio, e cioè andare a lavorare.
Le donne - come gli uomini del resto - da che mondo è mondo si sono sempre lamentate della loro situazione, senza naturalmente ottenere risultato, ma ecco che ad un certo momento le loro rivendicazioni cominciarono ad essere prese in considerazione dal sistema mediatico, e cioè dalla società : tipi di donne che per millenni erano stati giusto sopportati, e in privato, si trovarono sulla ribalta di manifestazioni e nelle pagine di quotidiani e riviste ; autrici da sempre cestinate furono stampate da grandi Case editrici con copertina rigida e tirature da rivelazione del momento ; ogni donna che avesse ottenuto un successo in qualche settore tipicamente maschile fu additata a modello. Questa campagna propagandistica fu iniziata da entità mediatiche dipendenti dai capitalisti, ma fu condivisa anche dalle sinistre, che da sempre per ragionamenti loro propugnavano l’uguaglianza fra uomini e donne, in tutto e per tutto. Ebbe quindi successo e le donne cominciarono ad andare a lavorare, convinte di avere fatto una conquista.
Sia chiaro : non si dice qui che si sia trattato di un perfetto e lucido complotto, escogitato da una mente diabolica. Fu come con tutte le " novità " comportamentali di grande respiro e di grandi implicazioni che hanno successo, che si impongono : nascono in genere spontaneamente - sono mille le cose che ogni giorno gli uomini inventano - ma nelle società che hanno un padrone vengono selezionati e poi coltivati solo quegli spunti che lo stesso riconosce utili per se stesso, che gli vanno bene, mentre gli altri sono repressi e mano a mano scompaiono.
Il processo di riconoscimento non è detto sia istantaneo ; può richiedere anzi molti anni, come appunto il caso in questione, però poi l’appoggio fornito alla " novità ", che è quello che ne garantisce il successo, è assolutamente cosciente, premeditato. In breve : il femminismo c’è perché andava bene ai padroni, altrimenti non ci sarebbe stato. Allora, l’hanno fatto loro.
Governi e Parlamenti fecero ponti d’oro, adattando il sistema sociale alle esigenze delle nuove donne. Si crearono asili aziendali, si modificarono orari scolastici, si introdussero nuove norme solo per le lavoratrici femminili. Soprattutto si cambiarono le leggi che regolavano il campo morale : una donna che lavora fuori casa ha occasioni quotidiane e di sicuro ogni tanto le sfrutta ( neanche la donna è di legno ). Ciò non doveva avere effetti distruttivi, facendo loro rimpiangere la vecchia sistemazione, e così si depenalizzarono le corna e si introdusse e si rese sempre più agevole il divorzio, che vedeva il Giudiziario dalla parte delle donne per partito preso, e cioè per disposizione del Governo. Non c’era più tanto tempo per i figli e quindi bisognava farne meno : venne introdotta la contraccezione e poi l’aborto. Intendiamoci : tranne la parzialità nelle cause di divorzio sono tutte cose buone e giuste ; semplicemente, quelle erano le poco pulite motivazioni.
Trasgressioni come benefits.
Col tempo i vantaggi economici derivanti dal disporre di un proprio reddito calarono : gli stipendi perdevano potere di acquisto e le mogli dovevano usare gran parte del loro per le spese familiari. Dov’è andato a finire il vantaggio, cominciarono a chiedersi ? Dobbiamo lavorare otto ore al giorno fuori casa più le solite otto-dodici in casa solo per comprarci un paio di calze senza chiedere permessi ?
I capitalisti risposero estendendo i benefici per le donne con reddito proprio ad un campo non monetario, benefici ai quali poi naturalmente potevano accodarsi anche altre : le gratificazioni sessuali.
La possibilità era stata ammiccata alle donne sin dall’inizio ed era venuto il momento di spingerla. Ciò non comportava costi, anzi era occasione per nuovi profitti su nuovi versanti : si aprivano nuovi business. Cominciarono le vacanze separate, le discoteche, gli strip tease maschili, anche i prostituti, il tutto sull’onda di un clima culturale esalante dalle solite entità mediatiche controllate dai capitalisti, il clima della " trasgressione ". Di nuovo i Governi supportarono la strategia : Magistratura e forze di Polizia cominciarono a considerare sacre le donne in cerca di piaceri proibiti ; esse andavano protette nelle discoteche, dove anche si erano organizzate ogni settimana nottate ( le più indecenti fra l’altro ) espressamente riservate a quelle sposate ; andavano custodite, quasi scortate, quando girovagavano nelle strade a notte fonda come assatanate ; non andavano per carità disturbate quando si appartavano in auto e se proprio ci si andava a sbattere con la pantera o la gazzella era da far declinare solo il nome dell’uomo.
Fu tranquillamente tollerata la micidiale ecstasy, perché voluta dalle donne nelle discoteche perché aumenta le prestazioni maschili. Il nuovo tipo di donna - emancipata e corrotta - fu spinto con ogni mezzo, a scopo di consolidamento e trascinamento : notorie baldracche divennero onnipresenti in televisione, come intrattenitrici, presentatrici e ospiti in talk show per elargire la loro opinione sui più seri argomenti ; le sfilate di moda virarono verso una indecenza sempre più grottesca ; film, testi canori, romanzi misero sull’altare figure di donne che sino a poco prima erano giusto definite delle struscie. Alla società veniva proposto un idolo, un modello da ammirare e adorare, la donna svergognata e dissoluta ma indipendente, in carriera. Questa evoluzione del femminismo non si verificò in tutti i Paesi dominati dai capitalisti, perché non necessario. In particolare non si è verificata negli Stati Uniti, dove anche per motivi culturali ( il puritanesimo imperante ) la repressione sessuale è troppo forte.
Chi ci guadagna.
Possiamo osservare come anche questa volta l’operazione dei capitalisti sia stata brillante. Non certo per merito loro : di suo loro ci mettono solo l’avidità e il cinismo, e i soldi di famiglia, o guadagnati per caso, o rubati, mentre per le strategie si affidano a consulenti - economisti, sociologi, psicologi, psicanalisti eccetera - e cioè a fior di morti di fame che per una parcella e una pacca sulle spalle fornirebbero il modo di far saltare il pianeta con poco ( questo sono gli intellettuali in una società dominata da un capitalismo forte ; sono degli intellettivendoli ).
Comunque una operazione brillante. Consideriamo gli effetti del femminismo ora, in Italia. Facciamone il bilancio economico. Attualmente in Italia vanno al lavoro circa 7 milioni di donne ; è manodopera che si è aggiunta a quella maschile di circa 13 milioni, aumentando in proporzione il giro di affari, e i ricavi. Era il primo obiettivo ed è stato raggiunto. Ma è da rimarcare l’andamento del potere di acquisto dei salari dall’inizio del tutto : come si è accennato questo è calato costantemente, sia per gli uomini che naturalmente per le donne, e ciò è " passato " proprio perché in molte famiglie c’erano due stipendi.
A occhio e croce - non sono un economista, ma meglio così - direi che fatto 100 il potere di acquisto dell’unico salario del capofamiglia di 30 anni fa, ora la somma dei due stipendi di casa ha un potere di acquisto di 130, cioè di 65 a testa. Questo naturalmente è anche l’andamento del potere di acquisto di una famiglia che da allora a oggi sia sempre rimasta monoreddito : da 100 è passata a 65. Ciò può essere verificato dal fatto che oggi l’emigrazione dal Sud al Nord d’Italia non è più possibile : un salario copre solo l’affitto e poco altro e non conviene traslocare ; bisognerebbe portare i meridionali al Nord a coppie, moglie e marito, offrendo a entrambi contemporaneamente un lavoro ( potrebbe essere una idea per Formigoni ).
In sostanza tramite il femminismo portato dal " progresso " la manodopera a disposizione è aumentata enormemente e nello stesso tempo i salari reali unitari si sono drasticamente ridotti, anzi quasi dimezzati. Bell’affare. Per i capitalisti.
I capitalisti si sono dunque arricchiti ulteriormente. Essi si arricchiscono di norma a spese della loro manodopera - essenzialmente costituita da proletari - e mi chiedo come abbiano potuto farlo questa volta, dato che la medesima non aveva più niente : proletari significa appunto nullatenenti, proprietari solo della loro stessa prole. Ebbene, proprio questa gli hanno preso, la prole.
Proletario ? Un lusso.
Facciamo ancora un bilancio dell’operazione " femminismo ", da un altro punto di vista : quello della famiglia. Prima c’era la famiglia monoreddito, che giusto tirava avanti ma che cresceva diversi figli senza eccessivi patemi, figli considerati una ricchezza sia dal punto di vista sentimentale che da quello materiale ( le colonne della vecchiaia ). Ora c’è la famiglia con due redditi, che si mantiene bene ma che non cresce praticamente più figli, come è evidenziato dal tasso negativo di crescita della popolazione italiana ( sono più i morti dei nati ).
Perché ? Perché l’agiatezza della nuova famiglia è apparente e non di sostanza. Essa si circonda di tanti oggetti insignificanti, privi di effettivo valore - si riempie di tanta " plastica " come accessori superflui, compact disks, capi di poliestere, e di tanti beni usa e getta come vacanze o biglietti del cinema - ma non si può permettere i beni stabili, le vere proprietà : la casa è ancora più difficile di prima da comprare e i figli appunto sono diventati proibitivi.
I figli costano, in danaro e in tempo, e le famiglie non ne hanno più abbastanza di nessuno dei due : gli stipendi unitari sono stati quasi dimezzati ed entrambi i possibili genitori lavorano fuori casa, e a che ritmi e con che controlli ! Così il risultato netto dell’operazione è che ai proletari hanno portato via anche i figli, questo lusso del passato, e di qui è venuto il nuovo profitto dei capitalisti. Fra l’altro, come chiamarli questi ex proletari ? Pur fra mille accessori luccicanti non possiedono più proprio niente, neanche possono fare i figli ; lavorano soltanto, in attesa della pensione e poi dell’ospizio. Chiamiamoli per quello che sono diventati a ogni effetto : animali da lavoro, schiavi.
E non si creda che la spoliazione dei proletari di una volta sia finita. Dopo aver perso i figli eppure hanno ancora qualcosa qua in Europa : una alimentazione gratificante, costituita da cibi e bevande estremamente vari ed elaborati, frutto di una millenaria esperienza maturata nelle famiglie, nelle case coloniche, in laboratori artigianali. E’ un bene anche questo, un qualcosa che si possiede, suscettibile allora di rapina da parte dei capitalisti per trasformarlo in altri soldi. E difatti la razzia è cominciata : questi cibi cominciano a sparire, sostituiti da alimenti e bevande industriali, che sono anonimi, in pochi tipi sempre uguali, razioni di puro sostentamento. L’avanscoperta dei briganti sono le catene dei MacDonald’s che sono comparse in ogni Paese europeo. Da notare anche qui l’appoggio fornito dai Governi, tramite legislazioni che favoriscono i supermercati e che sterminano i piccoli esercizi, mentre il Parlamento Europeo addirittura cerca di eliminare ogni produzione artigianale con la scusa dell’ " igiene ", dei " controlli ", della " protezione del consumatore ". Lui, che ha permesso quelle farine animali che hanno rovinato l’intero patrimonio bovino europeo. E la gente europea non fiata, non capisce. Crede che sia il Progresso, come per il Femminismo.
Il Governo fa il suo mestiere.
Osserviamo il comportamento di qualche Istituzione al riguardo di questo fenomeno davvero imponente, epocale, che è il crollo del tasso di natalità in Italia. I Governi hanno agevolato il processo di denatalità perché favorevole, anzi necessario, all’operazione " donne al lavoro ". Hanno lasciato crescere le spese per i minori ( libri scolastici ; abbigliamento, svaghi e accessori super costosi imposti da una propaganda criminale e sfrenata ) e non hanno fatto nulla per mettere a disposizione dei genitori più tempo libero, anzi hanno continuato a oberarli di impegni burocratici tramite le miriadi di tasse e bollette da pagare negli uffici e di pratiche da sbrigare qua e là ( per l’auto ; per il motorino ; per la televisione ; per la patente ; per il cane ; per la caccia ; per la pesca ; per la carta d’identità ; per la caldaia ; per il pozzo artesiano ; per il passo carraio ; per i fiori ai balconi ; per l’asilo ; per la scuola ; per le malattie ; per il passaporto ; per i cinquanta tipi di tasse ; per per per ).
Anche la Magistratura è stata incaricata di rendere ancora più difficile il lavoro di genitori : basta che un bambino a scuola si lamenti - magari della mancanza della TV, o della caldaia, per non parlare di un calcio in culo - e arriva la assistentessa sociale scortata dai Carabinieri.
Per quanto riguarda il ricambio di manodopera non c’era problema : l’immigrazione, ed ora si capisce la grande importanza attribuitavi da tutti quei tromboni nazionali, venduti a tutte le organizzazioni internazionali capitalistiche ( a ONU, FMI, OCSE, OMC, Banca mondiale, e naturalmente agli USA, il capo della banda ), che anche dobbiamo stipendiare. In pratica la categoria degli ex proletari ora diventati schiavi viene portata all’estinzione biologica e viene sostituita con stranieri affamati. E, notare, di nuovo gli italiani non fiatano. Li stanno eliminando piano piano e loro non fiatano. Proprio come un gregge che va alla mattanza.
La Chiesa Cattolica anche.
Ma tutto ciò si capisce : sono governi al servizio dei capitalisti. Più interessante è invece l’atteggiamento della Chiesa di Roma. Si mostra allarmata e non perde occasione per pronunciarsi a favore della famiglia e dei suoi valori, fra cui annovera giustamente anche i figli, ma non dice affatto che il tutto discende solo e soltanto dalla volontà di pochi grandi capitalisti ( qualche centinaio in Italia e qualche migliaio nel mondo ), anzi colpevolizza le coppie di sposi ad personam : sono egoiste, edoniste, rifuggono dai loro naturali e sempiterni doveri di figliare, e così via ; stanno troppo bene insomma.
Il Vaticano, e il suo Capo, sono dunque degli sprovveduti, dei poveri ingenui, degli analfabeti in scienze sociali ? Ma no. Fanno parte anche loro del gioco, solo che loro devono continuare a dare l’impressione di difendere sacri valori morali, di difendere l’Uomo, perché così il popolo si sente rassicurato. Nel vecchio e squallido trucco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo loro fanno la parte del primo. E’ sempre stata la funzione della Chiesa Cattolica Romana : tenere fermo il volgo intanto che quello che la mantiene - ora appunto i capitalisti - gli taglia le palle. Così ciò che fa la Chiesa di Roma è mettere ulteriormente in croce gli ex proletari. Anche, tramite la sua Caritas e i suoi centri di " umana accoglienza " si adopera per sostituire i figli che quelli non possono più fare con meravigliosi immigrati, magari albanesi. Grazie, Papa vestito di bianco. Sei proprio un bel poliziotto buono.
Attenzione battaglione.
Una considerazione. E’ opinione diffusa che i capitalisti siano gente che giusto mira a fare soldi, nella società che trovano. Quanto detto sopra offre qualche esempio ( ce ne sono altri ) che mostra come le cose stiano molto peggio : i capitalisti non si accontentano di operare nella società che trovano, ma la società la vogliono cambiare - e in effetti la cambiano - per realizzare sempre maggiori profitti. All’inizio non era così, ma poi l’aumento delle cognizioni nei campi dell’economia, della sociologia, della psicologia eccetera ha aperto la strada alle operazioni di ingegneria sociale e loro hanno iniziato a percorrerla senza pensarci due volte.
E’ un’azione grave, che va oltre le colpe usualmente contestate ai capitalisti, di avidità insensata e di sfruttamento umano. Essi stanno stravolgendo la vita della gente nei suoi aspetti più personali e persino intimi ; la fanno vivere come vogliono loro, anche contrariando la natura stessa. Anche nel diritto delle persone di perpetuarsi nella discendenza vogliono l’ultima parola : come visto, arrivano a portare all’estinzione " naturale " interi, ampi strati della popolazione di una nazione per sostituirli con altri circa a scelta. Guastano, stravolgono e abbrutiscono quelle società nelle quali loro stessi vivono perché il tutto non li tocca. Loro non temono il calo demografico : fanno i figli che vogliono senza tanti patemi. Vedi Berlusconi per esempio, ma quasi tutti i capitalisti hanno una prole ben più numerosa della media. Non temono la criminalità degli albanesi : vivono in ville trincerate e hanno la scorta per se e familiari. Non temono la diffusione della droga : il loro non è certo un ambiente degradato, che manchi di difese e rimedi. I capitalisti dunque sono più che degli avidi e degli sfruttatori. Sono un pericolo per l’umanità, un pericolo totale.
John Kleeves




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