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Discussione: Biglietto da visita

  1. #1
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito Biglietto da visita

    Son Ibt-al-jawza, spalla del gigante,
    mi puoi vedere nelle notti chiare
    una stella, e non una come tante,
    arabo il nom, se lo sai pronunciare.
    vago di cielo in cielo, il più distante
    di passaggio son qui, a navigare.
    sono aria, parole, fuoco e vento.
    Piacciati di saperlo: e sta' contento.



  2. #2
    Sospeso/a
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    Predefinito

    Ibt al Jawza

    Spesso i nomi arabi delle stelle ci affascinano con il loro suono esotico ed evocativo da Mille e una Notte.
    Ma spesso la traduzione rivela un senso assai più prosaico e adatto a un popolo che - padrone del mondo - non aveva ancora dimenticato la vita di nomadi pastori nel deserto.

    Per questo forse, gli astronomi del Califfo di Baghdad non si fecero problemi a battezzare la regina della Costellazione di Orione (che chiamavano "Il Gigante") col nome di Ibt al Jawza; che non si traduce in "Spalla del Gigante" (sarebbe in questo caso "Mankib al Jawza") ma in una assai meno evocativa e più maleodorante "ascella del Gigante".
    Col passare degli anni, forse anche agli astronomi arabi venne qualche scrupolo al riguardo e oltre a "Mankib al Jawza", Spalla del Gigante, la chiamarono Dhira al Jawza (Braccio del Gigante) o anche Yad al Jawza (Mano del Gigante) e Yad al Yamma (Mano Destra).
    Da quale di questi nomi sia degenerato Bed el Gueze e poi Betelgeuse, non saprei.
    Per farla davvero corta, propongo un nome alternativo, breve e musicale: Pia.

  3. #3
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito Purtroppo Pia non è abbastanza evocativo

    e bisogna ammettere che Ibt al jawza ascella del gigante non fa lo stesso effetto...d'altro canto Mankib al Jawza non entra nel verso: per questo la tradizione ha saggiamente privilegiato la versione spuria di Ibt al jawza, volubile come del resto ben si addice ad un'immagine femminile.
    Perciò resto spalla malgrado tutto (e mi porto un deodorante appresso, si sa mai.)

  4. #4
    Sospeso/a
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    Predefinito

    Al Aaraaf

    Una rivelazione divina suggerisce a Maometto l'esistenza di un luogo posto, come il Limbo, tra il Paradiso e l'Inferno e abitato da anime innocenti; ne parla nella settima Sura del Corano, appunto intitolata col nome di quel luogo: Al Aaraaf, "Le Colline".



    I versetti 45-48 della VII Sura del Corano, Al Aaraaf

    46 E tra i due vi sarà un velo e sull'A'râf uomini che riconoscono tutti per i loro segni caratteristici.
    E grideranno ai compagni del Giardino: « Pace su di voi!», senza potervi entrare pur desiderandolo.

    47 Quando i loro sguardi si rivolgeranno ai compagni del Fuoco, diranno:
    « O Signor nostro, non metterci con il popolo degli ingiusti».





    Una misteriosa stella compare nel cielo d'Europa nel 1572 e scompare in due settimane, dopo essere diventata più luminosa di Giove; la disegna Tycho Brahe, l'uomo dal naso d'argento, che la descrive nel nel suo "De nova stella" (Copenhagen, 1573), battezzando in tal modo il più appariscente fenomeno astronomico che ci sia dato di osservare al di fuori del sistema solare, le supernove.



    Manoscritto dell'astronomo Tycho Brahe, recante la scoperta della stella nuova nel 1572. L'astro è indicato con la lettera I.
    (Danish National Library of Science and Medicine.)

    “La sera dell’11 novembre, dopo il tramonto, stavo contemplando le stelle, immerse in un cielo cristallino.
    Ho notato che una nuova stella, che superava tutte le altre per luminosità, splendeva quasi esattamente sopra il mio capo.
    Dato che, fin da ragazzo, conoscevo alla perfezione tutte le stelle del cielo, ero ben consapevole che non c’era mai stata alcuna stella brillante in quel punto della volta celeste, nemmeno la più debole.
    Ero talmente sbigottito da quella visione che non mi vergognavo nemmeno di dubitare dell’attendibilità dei miei stessi occhi.
    Ma quando mi resi conto che altre persone potevano vedere che lassù c’era davvero una nuova stella, non ebbi più alcun dubbio.
    Un prodigio dunque, uno di quelli che non si era mai visto prima, in nessuna epoca dall’inizio del mondo”.



    Bernardo, nell'Atto I, Scena I dell'Amleto descrive forse la stessa stella, a presagio delle imminenti sventure;

    Last night of all,
    When yond same star that's westward from the pole
    Had made his course to illume that part of heaven
    Where now it burns, Marcellus and myself,
    The bell then beating one,--




    Hamlet, Actus Primus, Scaena Prima, First Folio, London, 1623

    Bernardo
    Ecco, la scorsa notte,
    quando la stella a occidente del polo
    aveva ormai compiuto il suo percorso
    in quella parte del cielo ove brilla,
    la campana batteva il primo tocco,
    Marcello ed io...
    (Compare lo Spettro)
    Marcello
    Silenzio! Eccolo, torna!


    Duecentocinquanta anni dopo, Edgar Allan Poe assegna alla stella di Tycho Brahe il nome del Limbo Islamico, e scrive un poema intitolato appunto Al Aaraaf, che pubblica nel 1829.
    Nell'edizione del 1831, in quel poema compaiono 29 versi in più, all'inizio: anch'essi come la stella misteriosa scompaiono per sempre nelle edizioni successive.


    Portrait d'Edgar Poe d'apres un daguerrèotype de 1849

    Un vecchio libro del 1910, traduzione francese delle poesie di Edgar Allan Poe, mi capita per caso tra le mani; contiene la riproduzione di un inquietante dagherrotipo che ritrae Poe nel 1849, poco prima di morire, e la versione di Al Aaraaf con i versi scomparsi:

    Mysterious star!
    Thou wert my dream
    All a long summer night—

    [...]




    Infine un thread sul nome arabo di una stella mi spinge a scrivere un brutale riassunto di un immaginario thread scritto nei secoli, il cui primo post sarebbe di Maometto (o di Allah) e l'ultimo, forse, questo stesso.
    Che strana cosa è la vita, a volte.

  5. #5
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo

    ossia dall'immenso pcosta, indiscusso vate cibernetico, ad una novenne Pia/Betelgeuse, in boccio ma già sfegatata astrofila che rielaborava a modo suo letture e visioni notturne di cieli più immaginati che reali. ed ecco i risultati:


    Il cassiere non tace un istante.
    Qui è la banca delle stelle: come denaro contante.
    Da Marte, Giove e Saturno
    tre viaggiatori
    attendono il proprio turno.
    Fin da Mercurio, Urano e Nettuno
    qualcuno
    sta spingendo e protesta
    deve fare in fretta, volare sulla Luna,
    l'hanno invitato ad una festa.
    -Mi fate perdere l'astronave da Giove!-
    urla -Guardate! sono già in ritardo
    di minuti...nove!-
    La confusione è estrema: venire, andare?
    oppure stare a guardare?
    I fattorini portano le stelle
    e chi lo desidera può cambiare
    la propria valuta con quella in circolazione.
    E da Plutone
    qualcuno guarda l'astrologio
    e pensa che ormai è troppo tardi
    perché in ufficio gli evitino l'elogio
    per il ritardo.
    C'è un bambino
    che ha avuto due stelle
    scambiando il suo gattino. Ed una venusiana
    in viaggio verso Plutone: si è fermata alla banca
    per un prelievo ed ora il denaro non le manca.
    Le valute son diverse, ma la banca garantisce un cambiamento
    al cento per cento.
    Con una stella si acquista un veliero
    con due il cielo
    con mille l'universo intero.
    (chi è poi il padrone attuale dell'universo? io non lo so. ma certo
    all'Ufficio informazioni di Nettuno
    qualcuno
    lo saprà dire.)

    Stelle, stelle, chi ne vuole?
    sono molte, a non finire,
    in tanti bei colori,
    curiosità per i turisti,
    souvenir per i viaggiatori,
    ma preziose per chi vuol arricchire.
    Gli accalappiastelle sono al lavoro.
    Raccolgono le stelle smarrite
    le racchiudono in sacchi d'oro
    per essere vendute
    o cambiate in valute.
    Nella banca è entrato qualcuno
    che effettivamente
    è poco gentile.
    -Su le mani! e che non si muova nessuno! Questa è una rapina!
    cassiere, tira fuori le stelle:
    sì, proprio quelle
    nella cassaforte blindata.-
    Il cassiere ubbidisce tremante,
    ma preme un pulsante
    che, da Mercurio a Plutone,
    dà l'allarme all'istante.
    -Quei diamanti della Luna.
    ed anche le pietre galattiche. mi occorre denaro contante.-
    Che fortuna:
    da Sirio e dalla Lira
    dalla costellazione
    dei Gemelli, del Leone
    le forze di polizia
    sono già in azione.
    E da Urano (con fracassi infernali)
    giungono le sirene spaziali.
    La polizia rincorre il ladro
    che sta fuggendo via dall'universo.
    Chissà chi vincerà? come andrà a finire?
    Io non lo so, ma forse, all'Ufficio Informazioni di Nettuno
    qualcuno
    ve lo saprà dire.




    insomma: da una dotta dissertazione ad una ingenua e un po' sciocchina favola/filastrocca. e il bello è che l'universo le contiene imperturbabilmente entrambe, senza per nulla scomporsi. eccole insieme in virtù di una semplice quanto non logicamente spiegabile né banale, forse, associazione d'idee.
    Eh sì, davvero strana la vita a volte.

  6. #6
    Sospeso/a
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    Predefinito

    Beh, a dieci anni ero più vater che vate, io.
    E assai poco cibernetico.
    Comunque, dell'opera poetica di quei tempi sono in grado di dare una fedele ristampa anastatica...


  7. #7
    email non funzionante
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    Predefinito

    ..il puntino tra una parola ell'altra....grandioso pc

  8. #8
    Betelgeuse
    Ospite

    Talking be', se vuoi la guera

    allora ti ribatto colpo su colpo (ammettiamolo pco, siamo proprio senza vergogna) e di associazione d'idee in associazione d'idee guarda un po' che ti arriva sul capicollo...



    LA PARTENZA DEL CROCIATO







    Passa un giorno, passa l'altro
    mai non torna il prode Anselmo,
    perché egli era molto scaltro
    andò in guerra e mise l'elmo...

    Mise l'elmo sulla testa
    per non farsi troppo mal
    e partì la lancia in resta
    a cavallo d'un caval.

    La sua bella che abbracciollo
    gli dié un bacio e disse: "Va'!"
    e poneagli ad armacollo
    la fiaschetta del mistrà.

    Poi, donatogli un anello
    sacro pegno di sua fe',
    gli metteva nel fardello
    fin le pezze per i piè.

    Fu alle nove di mattina
    che l'Anselmo uscìa bel, bel,
    per andare in Palestina
    a conquidere l'Avel.

    Né per vie ferrate andava
    come in oggi col vapor,
    a quei tempi si ferrava
    non la via ma il viaggiator.

    La cravatta in fer battuto
    e in ottone avea il gilè,
    ei viaggiava, è ver, seduto
    ma il cavallo andava a piè.

    Da quel dì non fe' che andare,
    andar sempre, andare andar...
    quando a piè d'un casolare
    vide un lago, ed era il mar!

    Sospettollo... e impensierito
    saviamente si fermò
    poi chinossi, e con un dito
    a buon conto l'assaggiò.

    Come fu sul bastimento,
    ben gli venne il mal di mar
    ma l'Anselmo in un momento
    mise fuori il desinar.

    La città di Costantino
    nello scorgerlo tremò
    brandir volle il bicchierino
    ma il Corano lo vietò.

    Il Sultano in tal frangente
    mandò il palo ad aguzzar,
    ma l'Anselmo previdente
    fin le brache avea d'acciar.

    Pipe, sciabole, tappeti,
    mezze lune, jatagan,
    odalische, minareti,
    già imballati avea il Sultan.

    Quando presso ai Salamini
    sete ria incominciò,
    e l'Anselmo coi più fini
    prese l'elmo, e a bere andò.

    Ma nell'elmo, il crederete?
    c'era in fondo un forellin
    e in tre dì morì di sete
    senza accorgersi il tapin.

    Passa un giorno, passa l'altro,
    mai non torna il pio guerrier
    perch'egli era molto scaltro
    andò in guerra col cimier.

    Col cimiero sulla testa,
    ma sul fondo non guardò
    e così gli avvenne questa
    che mai più non ritornò.



  9. #9
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito La partenza del crociato, ossia il Prode Anselmo

    L'autore di questo piccolo capolavoro è il venticinquenne G. Visconti Venosta (1831-1906), giovane e brillante giornalista che così racconta come partorì la geniale trovata: "...Sulla fine di quell'autunno 1856 scrissi uno scherzo poetico, al quale non è mancata una certa notorietà e che rammenterò qui seguendo l'ordine cronologico della mia narrazione. Eravamo vicini alla riapertura delle scuole, e un giorno una buona donna, che abitava presso la nostra casa di Tirano, venne da me conducendo un suo figliuolo che era scolare di ginnasio, credo a Como. La madre mi disse che quel suo figliolo era tutto mortificato, perché non gli era riuscito di fare uno dei compiti autunnali datigli dal professore: veramente lo aveva principiato, ma non aveva saputo andare innanzi.
    Il ragazzo quasi piangeva, e io, lasciandomi intenerire, mi offersi di finirgli quel disgraziato compito. Trattavasi d'una poesia, il cui argomento, scelto tra i molti che correvano per le scuole, era così:
    Passa un giorno, passa l'altro
    Mai non torna il nostro Anselmo,
    Perchè egli era molto scaltro
    Andò in guerra e mise l'elmo ...
    Qui s'era fermato. Nel leggere quei versi mi balenò una tentazione cattiva, ma irresistibile; dissi alla madre e al figlio che ritornassero il giorno dopo, e che la poesia l'avrei finita io. Corsi nel mio studio, ripetei quei quattro versi declamandoli, e il seguito venne da sé.
    Il giorno dopo, quando la madre e il figlio ritornarono, il delitto era consumato. Ascoltai senza rimorso le parole della loro riconoscenza, e consegnai il foglio.
    Passati alcuni mesi, mentre facevo un esame di laurea alla Università di Pavia, osservai che i professori mi guardavano con una certa curiosità, parlando piano tra loro, e ridendo. Finito l'esame, uno di essi mi accompagnò dicendomi: Dunque ... passa un giorno passa l'altro ... è lei l'autore della Ballata ?
    Allora, in bel modo, lo interrogai anch'io alla mia volta, e seppi che aveva avuto il mio Crociato da un suo amico professore a Como; forse il professore di quel famoso studente.
    Da quel giorno il Crociato peregrinò lungamente a mia insaputa, e me lo trovai dinanzi ogni momento, ora diminuito, ora accresciuto, e spesso spropositato.
    Per questa ragione, per gli spropositi cioè ond'è stato infiorato quello scherzo nelle varie copie ristampe che ne sono state fatte, lo riproduco in questa nota nel suo testo originale, perchè in fatto di spropositi preferisco i miei.
    E lo studente ? L'anno dopo ebbe un posto in Seminario, divenne prete, e... passa un giorno, passa l'altro, oggi vive ancora; ma nella sua carriera non andò al di là della prima strofa, come gli era accaduto nel suo componimento poetico.
    "

  10. #10
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Betelgeuse Visualizza Messaggio
    Son Ibt-al-jaa, spalla del gigante,
    mi puoi vedere nelle notti chiare
    una stella, e non una come tante,
    arabo il nom, se lo sai pronunciare.
    vago di cielo in cielo, il più distante
    di passaggio son qui, a navigare.
    sono aria, parole, fuoco e vento.
    Piacciati di saperlo: e sta' contento.

    bello, bellissimo.
    Vorrei integrarlo con una quartina romanesca dedicata appositamente a te, mia cara Beetle:

    T'atteggi, t'atteggi, ma sur cazzo mio nun ce scureggi


    beh, drugo... hai scureggiato fuori dal vaso... non credi?

    (durrutibus)

 

 

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