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Discussione: l'unità truffaldina

  1. #1
    Gaeta resiste ancora!
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    Predefinito l'unità truffaldina

    http://www.eleaml.org/nicola/economi...uffaldina.html

    Il testo che segue non è destinato ai professori di storia patria. Questi signori non ignorano i fatti che vi sono raccontati. Preferiscono, però, tacerli per non dispiacere al Principe. Nel nostro caso e nell’attuale momento storico per assecondare i vaniloqui della partitocrazia, resistenziale e non.
    Pur non essendo destinato agli accademici, il libro è corredato del bagaglio documentario con cui gli storici di professione sogliono arredare i loro testi. L’avvocatesca elencazione delle prove persegue un preciso scopo, quello di mettere in difficoltà i titolari del patrio sapere, in modo che, contestata dall’eloquenza dei fatti la loro tesi, non se la possano cavare con una boriosa alzata di spalle.
    Le menzogne sull’unità italiana riempiono non soltanto i libri e le biblioteche, ma anche le nostre teste. Ma l’Italia non è solo una menzogna. Purtroppo introno all’idea d’Italia ci sono fatti e sentimenti veri, autentici: c’è amore e dolore, ci sono milioni di morti, decine di milioni di uomini e di donne che amavano la loro terra i loro cari e li hanno dovuti lasciare alla ricerca di un pezzo di pane in altri luoghi del mondo. E ci sono anche speranze. Ma solo per una parte degli italiani. Per gli altri c’è la disperazione, la fine di ogni speranza di onesto vivere e di dignità umana e sociale.
    Al momento dell’unità italiana il meridione era già perduto? Il settentrione era già proteso verso un trionfale avvenire?
    Il libro è pieno di cifre e tratta di un argomento difficile per la persona mediamente istruita. Ho cercato di fornire gli elementi utili affinché anche questo tipo di persona possa affrontarne la lettura. Spero ardentemente di esserci riuscito, perché è il meridionale qualunque che vorrei raggiungere.
    Il libro non è finito. Manca ancora dei due capitoli finali. Si tratta di parecchio lavoro, ed io sono vecchio. Siccome, però, la parte portata a termine dice molte cose non note ai non addetti ai lavori, la rendo subito pubblica.

    Buon lavoro Professore !

  2. #2
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    elencaci i fondi che al momento dell' unità sono stati trasferiti dalle casse del regno delle Due Sicilie al regno Sabaudio e che hanno creato le condizioni di impoverimento del meridione.

  3. #3
    W il Patriottismo Siciliano!
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    Citazione Originariamente Scritto da pesbest Visualizza Messaggio
    elencaci i fondi che al momento dell' unità sono stati trasferiti dalle casse del regno delle Due Sicilie al regno Sabaudio e che hanno creato le condizioni di impoverimento del meridione.
    Banco di Sicilia e Banco di Napoli furono defraudati. Ma Princ. Citerione ne sa molto più di me in merito

  4. #4
    Gaeta resiste ancora!
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    Le monete degli antichi Stati italiani al momento dell’annessione ammontavano a 686 milioni così ripartiti(valori espressi in milioni):

    Regno delle Due Sicilie, 443,2
    Lombardia 8,1
    Ducato di Modena 0,4
    Parma e Piacenza 1,2
    Roma 35,3
    Romagna, Marche e Umbria 55,3
    Sardegna 27,0
    Toscana 85,2
    Venezia 12,2

    Il Regno delle Due Sicilie avea due volte più monete di tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme.(Francesco Saverio Nitti, Scienza delle Finanze, 1903)

    ps
    vedasi pure percentuali di lavoratori nelle industrie nel Regno delle Due Sicilie e altrove nel primo censimento del cosidetto regno d'italia, fattosi nel 1861.
    Tutti qst dati cercandoli bene nel web li troverete. Sinceramente tempo appresso a voi ne ho già perso troppo!
    Si faccia una ricerca sugli stabilimenti di Pietarsa e di Ferdinandea e Mongiana, gli ultimi 2 nell'attuale poverissima Calabria, il primo nell'attuale pattumiera governata da bassolino!
    e ho citato i primi 3 che mi sono venuti in mente!

  5. #5
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    Predefinito Il nuovo sistema bancario e il bilancio iniziale del neo stato italiano

    di Giuseppe Ressa
    http://www.ilportaledelsud.org/mr0_50.htm

    Al momento dell’unità in Italia c’erano solo due grandi banche: il Banco delle Due Sicilie (Banco di Napoli e Banco di Sicilia) e la Cassa di Risparmio di Milano (delle provincie lombarde). La prima era nettamente in testa con depositi per 200milioni di lire del tempo contro i 120 della seconda; il Banco delle Due Sicilie era un’istituzione pubblica seria e stimata all’interno e all’estero, le sue fedi di credito (una specie di moneta cartacea) avevano una storia secolare ed erano apprezzate più dell’oro perché interamente garantite nel loro valore nominale che era pagabile a vista con monete contanti, sia negli sportelli del Banco sia nelle tesorerie provinciali.

    Nei primi cinque anni dall'unità si scatenò una lotta feroce tra il Banco di Napoli e la Banca Nazionale (piemontese) ma mentre al Sud proliferarono le Casse di Deposito del Nord, un quarto di quelle che saranno costituite in Italia in quegli anni, il Banco di Napoli doveva invece ottenere l'autorizzazione statale per aprire filiali nel settentrione d’Italia. È evidente che lo scopo finale era di privilegiare gli interessi della borghesia del nord a scapito di quella meridionale.

    Al momento dell’unità vennero stabiliti 5 istituti di emissione, con diritto, quindi, di battere moneta per conto dello neo Stato: Banca Nazionale (ex Banca Nazionale Sarda), la Banca Toscana, il Credito Toscano, il Banco di Sicilia ed il Banco di Napoli, aumentati a 6, con la Banca Romana, dopo il 20 settembre 1870, e poi ridotti a soli tre nel 1893, anno di nascita della Banca d’Italia, che si affiancava al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia. Ai suddetti 5 istituti bancari fu riconosciuto anche il compito di ritirare dalla circolazione le vecchie valute e di unificare i bilanci dei singoli Stati italiani preunitari in un unico Bilancio Nazionale.

    La situazione apparve subito molto difficile, si partì con un disavanzo, relativo al solo anno 1860, di 39 milioni di lire dell’epoca dovute al saldo negativo tra i bilanci che erano, in quell’anno, in attivo (Lombardia, Emilia, Marche, Umbria, Regno delle Due Sicilie) e quelli che erano in passivo, capitanati dal Regno di Sardegna con 91 milioni di lire e seguito dalla Toscana con più di 14. Questo, però, era il meno perchè al bilancio del neonato regno d’Italia bisognava aggiungere l’ammontare del debito pubblico dei singoli stati che ammontava, per il solo anno 1861, a 111 milioni di lire di cui ben 63 dovuti al regno di Sardegna (57% del totale). Quello complessivo raggiungeva la astronomica cifra di 2 miliardi 241milioni 870mila lire dell’epoca.

    Di questi poco più di 440 milioni di lire circa erano portati dalle Due Sicilie, che però erano completamente garantiti tanto che i suoi certificati erano quotati a Londra ben oltre il valore nominale. Il regno di Sardegna portava in eredità al nuovo stato, il triplo: più di 1 miliardo e 200 milioni. [per aggiornare le cifre ricordiamo che 1 lira dell’epoca equivale a circa 7302 lire dell’anno 2001], questo debito era dovuto a due cause: la pessima bilancia commerciale in continuo passivo dal 1849 al 1858 e ai costi di una onerosissima politica estera che imponeva l’accensione di enormi prestiti con le grandi potenze amiche (l’Inghilterra e la Francia), basti pensare, ad esempio, che il debito per la spedizione di Crimea del 1855 fu estinto addirittura nel 1902.
    “Ci fu un indebitamento colossale, coprire un debito con un altro debito, pagare una rata d'interessi facendo ancora un debito era diventato il sistema di governo: tra il 1849 e il 1858 il Piemonte contrasse all'estero, principalmente con il banchiere James Rothschild, debiti per 522 milioni - quattro annate di entrate fiscali. Si sostiene che lo Stato sabaudo si piegò alla necessità della unità nazionale e si aggiunge che è doveroso essere grati ai Savoia; di certo - di storico - c'è solo il fatto che il Regno di Sardegna se la cavò riversando i suoi debiti sul resto dell'Italia autoannessasi.”
    N. Zitara, L'Unità truffaldina
    .
    “Dal 1830 al 1845 la quota delle spese militari [piemontesi] non fu mai inferiore al 40% della spesa statale complessiva. Con la prima guerra di indipendenza l’incidenza delle spese militari su quelle totali raggiunse nel 1848 e nel 1849 rispettivamente il 59.4% e il 50.8%....con la guerra del 1859 e 1860....raggiunse rispettivamente il 55.5% e il 61,6%….mentre per l’assistenza sociale, l’igiene e la sanità, la pubblica istruzione e le belle arti, raramente nell’insieme si destinò annualmente più del 2% della spesa totale”
    Anteo d’Angio, La situazione finanziaria italiana dal 1796 al 1870” in Storia d’Italia De Agostini. 1973, vol.VI, pag. 241 riportata da Antonio Socci, La dittatura anticattolica, Sugarco, 2004
    Per quanto riguarda il Tesoro il contributo più alto lo pagò il Sud che, al momento della annessione, partecipò per i 2 / 3 alla sua costituzione e mentre la moneta delle Due Sicilie era garantita interamente in oro, quella piemontese lo era solo per una lira su tre.
    La gestione della nuova finanza pubblica del regno d’Italia, invece di farsi carico di programmi di sviluppo economico del nuovo Stato, rincorse illusori obiettivi di “pareggio del bilancio”. Per ottenere ciò si imposero nuovi tributi, ci si affrettò a svendere sottocosto i beni demaniali e quelli ecclesiastici con colossali profitti per gli acquirenti e cattivi affari per lo Stato.

  6. #6
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