Di certo il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad avrebbe molti requisiti per essere scelto dal settimanale Time come "Person of the Year 2006", il "Personaggio dell'Anno 2006", come lo era stato nel 1979 il grande ayatollah, "Segno di Dio", Khomeini.
E così, ventisette anni dopo la rivoluzione che dette vita alla repubblica islamica, l'Iran sarebbe di nuovo sulla prima pagina del periodico americano che nel 1927 varò questo "Oscar" editoriale ormai diventato una tradizione consolidata. Naturalmente non è detto che la scelta cada su Ahmadinejad poiché quando Time nominò Khomeini, mentre era ancora in atto il sequestro del personale dell'ambasciata Usa a Teheran, ricevette ben 14 mila lettere di lettori che si lamentavano di quella nomina. Dopotutto fin da quando è apparso sulla scena internazionale Ahmadinejad, sebbene il suo sorriso raggiante, non è che riscuota, anche lui, grandi simpatie.
La sua elezione a presidente dell'Iran sorprese persino i suoi connazionali. Figurarsi il resto del mondo. Infatti, a poche ore dalla sua nomina i mezzibusti dei telegiornali si affannavano a pronunciarne il cognome producendo suoni surreali. Ma nel giro di pochissimi mesi ci ha pensato lui a costringere tutti a impararne la pronuncia esatta e lo ha fatto con una brutale dichiarazione con la quale si è guadagnato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo: "Israele va cancellata dalle carte geografiche". Apriti cielo. Da allora ci ha abituati ad un linguaggio di singolare durezza.
Come quando, intervenendo all'Assemblea generale dell'Onu, ha ammesso di aver avuto un'illuminazione di fronte ad una recente tragedia aerea a Teheran e ha affermato che le 108 vittime hanno "indicato la strada che dobbiamo seguire". Sulla questione religiosa è tornato quando il suo governo è entrato in carica e i ministri hanno sottoscritto i comuni obiettivi in una lettera indirizzata all''imam nascosto' che è stata poi gettata nella fonte di Jamkaran poco distante dalla città santa di Qom dove si cela. Poiché Il dodicesimo imam al-Mahdi, scomparso nel 939 d.C., secondo la credenza sciita, tornerà a vivere e darà la vittoria.




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