In questi giorni, qui a Reggio Emilia sarà organizzato un incontro per ricordare un bombardamento alleato del 1943, in cui persero la vita oltre duecento persone, tra i quali numerosi pazienti di un ospedale psichiatrico.
Le premesse dicono che sarà una manifestazione piena di retorica e soprattutto di reticenze.
Perché dico reticenze? Perché trattandosi di bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale ritengo doveroso e sacrosanto precisare sempre come stavano le cose, e cioè che quelle bombe non furono lanciate tanto per farlo, ma che l'intervento delle forze alleate fu reso necessario dall'aggressione portata avanti dal nazifascismo contro il mondo intero.
Certo le vittime civili (in quel caso però imputabili anche alla scelleratezza di gente del posto, e mi riferisco agli infermieri dell'ospedale psichiatrico che invece di portare in salvo i pazienti li abbandonarono legati ai loro letti) sono sempre da deplorare, ma c'è una bella differenza tra un bombardamento contro obiettivi militari che causa accidentalmente anche vittime civili ed un massacro deliberato di cittadini inermi (ed i nazifascisti, come tutti sappiamo, ne compirono a migliaia di questi massacri)...
La follia nazifascista nella seconda guerra mondiale ha causato più di cinquanta milioni di morti: non dimentichiamolo mai, o significherebbe semplicemente non sapere più chi siamo...




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