L’INTERVISTA NANDO PAGNONCELLI (IPSOS)
«PRODI IN CRISI DI CONSENSI COME FU PER BERLUSCONI»
Noi riscontriamo un livello di consensi nei confronti del governo Prodi paragonabile a quello Berlusconi. Cioè basso e non c’entra solo la Finanziaria, che si tende a leggere in modo particolaristico. In questo clima di incertezza ognuno cerca di massimizzare il proprio vantaggio anche se non si vuole tornare al passato». È l’analisi del bergamasco Nando Pagnoncelli, uno dei maggiori esperti di sondaggi, presidente di «Ipsos» e di «Assim», l’Associazione tra gli istituti di ricerche di mercato e sociali. L’abbiamo intervistato.
Recupero o non recupero: come sta in salute, nel giudizio degli italiani, il governo Prodi?
«Possono esserci oscillazioni settimanali legati ad alcuni eventi. Per esempio la manifestazione del 2 dicembre, che per reazione ha dato un po’ di fiducia al governo, o gli annunci di provvedimenti, come quello dei Pacs o delle pensioni, che invece fa arretrare i consensi soprattutto nella parte moderata dell’elettorato di centrosinistra. Quindi ci sono delle fluttuazioni. Noi riscontriamo un livello di consenso nei confronti del governo abbastanza stabile nelle ultime settimane, pur con qualche variazione, paragonabile al livello che aveva ottenuto il governo Berlusconi».
Cioè?
«Un livello basso dove prevalgono i dissensi rispetto ai consensi».
Due Finanziarie e due scontenti uguali? Cosa succede?
«Io ho testato le reazioni dell’opinione pubblica ad otto Finanziarie negli ultimi anni e in tutte e otto prevalgono i dissensi sui consensi. In secondo luogo, la gente non ha in mente tutto il quadro della manovra di bilancio ed ovviamente ne coglie solo alcuni aspetti, focalizzando la sua attenzione sulle cose che lo preoccupano di più. In terzo luogo occorre avere una memoria un po’ più lunga sulle cose. Un anno fa c’era Siniscalco che venne sostituito dal ritorno di Tremonti appena due settimane prima della Finanziaria e il governo Berlusconi era ai minimi dei consensi con atteggiamenti di forte ostilità rispetto alle sue proposte. Ma non è tanto la Finanziaria a scompaginare i giochi anche solo perché questa manovra s’innesta su un calo significativo di consensi che si è manifestato già da metà luglio alla metà di settembre».
Cosa è successo in quel lasso di tempo?
«La Finanziaria, allora, era solo abbozzata.Nell’ordine hanno pesato negativamente sull’immagine del governo: l’indulto; l’ipotesi della concessione della cittadinanza in tempi più ravvicinati ai cittadini extracomunitari, peraltro nel mese degli sbarchi, proprio ad agosto; il progetto di rimettere mano alle pensioni che simbolicamente rappresentano lo stato sociale mentre noi veniamo da tre anni di una domanda forte di tutele e prote -zioni nel settore del welfare. Su tutto questo si è innestata una serie di altre cose ma soprattutto non si sono viste conseguenze tangibili dell’azione di governo o ipotesi di lavoro per le quali i cittadini potessero avere un tornaconto o un vantaggio, un qualcosa di misurabile o quotidiano. Perché ha funzionato bene il ministro Bersani? Perché il suo decreto diceva: "Vi trovate i farmaci al supermercato, dove costano meno". È chiaro, allora, che in mancanza di un progetto complessivo che in qualche modo possa funzionare da appeal, come lo fu l’euro, ed a seguito di tre anni di sfiducia permanente dell’opinione pubblica, all’impennata di ottimismo prima del voto di aprile, cul -minata con il decreto Bersani, è subentrato un clima di sfiducia anche se non si vuole ritornare al passato. L’ho già detto: il 56 per cento degli italiani non vuole tornare ad un governo Berlusconi. Ma contemporaneamente non si intravedono progetti che diano identità e coesione».
Daniele Vaninetti
L'eco di bergamo 21.12.06




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