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  1. #1
    Casaggì
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    Thumbs up Giorgia Meloni da "Il Secolo d'Italia"

    Leggo dalle pagine del Corriere della Sera che il partito di maggioranza relativa che esprime una pletora di ministri e parlamentari della Repubblica ritiene sbagliato accostare Mussolini a Castro perché, mentre il primo è arrivato al potere attraverso una marcia, il secondo lo ha fatto attraverso una rivoluzione. Mi piacerebbe interrogare l'autore di una simile gaffe sul significato della parola "rivoluzione" e forse anche su quello della parola "marcia". Ma il punto non è questo. Il punto è che continuo a vedere una sinistra, anche quella cosiddetta “moderata”, impegnata nel tentativo patetico - neanche troppo dissimulato - di difendere una dittatura sanguinaria come quella che vige a Cuba attraverso ragionamenti strumentali e capziosi.
    Su una cosa sono d’accordo con gli argomenti utilizzati dal parlamentare dei Ds: accostare Mussolini a Fidel Castro rappresenta una forzatura, frutto evidente della semplificazione giornalistica. Di più, è una follia storica. Senza entrare nel merito delle due esperienze, basterebbe ricordare che mentre la stagione fascista si è conclusa sessant’anni or sono e s'inquadra in un’epoca nella quale valori oggi dati per acquisiti come la libertà di stampa, il suffragio universale e via discorrendo erano ancora appannaggio di pochi, la dittatura di Castro è una realtà nel momento in cui scrivo nero su bianco queste riflessioni, ovvero in un’era nella quale principi fondanti come democrazia e libertà sono universalmente riconosciuti (o tali dovrebbero essere). E questo significa anche che mentre il giudizio sul fascismo compete alla storia, quello sul castrismo attiene alla politica.
    Ciò che mi preme, piuttosto, è mettere a confronto l’idea stessa di libertà per come viene percepita e difesa, oggi, dalla destra e dalla sinistra della politica italiana.
    Nel corso degli anni la destra ha ampiamente chiuso i conti con “il proprio passato”. Prima ancora del congresso di Fiuggi e della nascita di Alleanza nazionale, fu proprio il Fronte della Gioventù degli anni ottanta a rifiutare ogni deriva nostalgica avviando un serio approfondimento sulla storia del ventennio fascista e aprendo un forte contenzioso con l'anima più nostalgica del Msi, trovando tante adesioni entusiastiche e molti risentimenti. Ci volle coraggio, insomma. Ne derivò una lucida analisi, che riprendendo la lettura offerta da storici come De Felice fu capace di distinguere le innovazioni sociali da quella parabola discendente che comportò errori come l’ingresso nella seconda guerra mondiale, il mancato rispetto delle libertà fondamentali, l’orrore delle leggi razziali.
    Da allora abbiamo avuto la consapevolezza che la libertà rappresenta per noi un valore non negoziabile.
    Non così per la sinistra italiana, che da un lato ha sostenuto la tesi secondo la quale il regime autoritario di Mussolini condanna l’esperienza fascista “senza se e senza ma”, e dall’altro giustifica troppo spesso, con argomentazioni come la lotta all’analfabetismo, un regime sanguinario ancora vigente nel terzo millennio come quello di Castro.
    Insomma, del fascismo, non rappresentando più un pericolo da un punto di vista politico si possono giudicare positivamente le bonifiche, le città di fondazione, il futurismo, le conquiste sociali - come hanno fatto e fanno ripetutamente anche intellettuali liberali, cattolici o di sinistra - ma finché è esistito nel mondo il rischio dell'affermazione di una dittatura ad esso ispirata, piuttosto che rischiare di favorirla, si "gettava il bambino con l'acqua sporca". Il comunismo invece è lì, a Cuba, in Cina, in Corea, in alcuni paesi dell'est europeo che non riescono ad accedere alla democrazia, in molti paesi occidentali dove vive l'utopia di un "comunismo diverso e dal volto umano" di berlingueriana memoria, che nessuno fin qui ha mai conosciuto in alcun angolo del mondo. Basterebbe questo, forse, per smascherare i moderati dell'Unione in viaggio verso il Partito Democratico.
    Su questa grande contraddizione si infrange la retorica antifascista, che ha prodotto parole d’ordine alle quali gli stessi che le utilizzano dimostrano di non credere. Parole d’ordine che per decenni sono state pronunciate per colpire gli avversari politici e alimentare un odio basato su schemi anacronistici, impedendo che l’Italia potesse ricostruire una memoria condivisa sulla base di una lettura serena dei propri trascorsi.
    Per questo non siamo più disposti ad accettare lezioni di democrazia da una certa sinistra. Per questo ci auguriamo che, a fronte di una destra che ha fatto i conti con il proprio passato, possa finalmente esservi una sinistra capace di fare i conti con il proprio presente.
    Giorgia Meloni
    (Articolo tratto da Il Secolo d'Italia del 10 dicembre 2006)

  2. #2
    Casaggì
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    Chiara, semplice, sincera.
    Un bell'intervento...
    Che ve ne pare?

  3. #3
    Alvise
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    Bof... così così.

    E il problema non è il fascismo.

  4. #4
    www.agfirenze.it
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    brava giorgia

  5. #5
    Alvise
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    Citazione Originariamente Scritto da Sioux83 Visualizza Messaggio
    Leggo dalle pagine del Corriere della Sera che il partito di maggioranza relativa che esprime una pletora di ministri e parlamentari della Repubblica ritiene sbagliato accostare Mussolini a Castro perché, mentre il primo è arrivato al potere attraverso una marcia, il secondo lo ha fatto attraverso una rivoluzione. Mi piacerebbe interrogare l'autore di una simile gaffe sul significato della parola "rivoluzione" e forse anche su quello della parola "marcia". Ma il punto non è questo. Il punto è che continuo a vedere una sinistra, anche quella cosiddetta “moderata”, impegnata nel tentativo patetico - neanche troppo dissimulato - di difendere una dittatura sanguinaria come quella che vige a Cuba attraverso ragionamenti strumentali e capziosi.
    Su una cosa sono d’accordo con gli argomenti utilizzati dal parlamentare dei Ds: accostare Mussolini a Fidel Castro rappresenta una forzatura, frutto evidente della semplificazione giornalistica. Di più, è una follia storica. Senza entrare nel merito delle due esperienze, basterebbe ricordare che mentre la stagione fascista si è conclusa sessant’anni or sono e s'inquadra in un’epoca nella quale valori oggi dati per acquisiti come la libertà di stampa, il suffragio universale e via discorrendo erano ancora appannaggio di pochi, la dittatura di Castro è una realtà nel momento in cui scrivo nero su bianco queste riflessioni, ovvero in un’era nella quale principi fondanti come democrazia e libertà sono universalmente riconosciuti (o tali dovrebbero essere). E questo significa anche che mentre il giudizio sul fascismo compete alla storia, quello sul castrismo attiene alla politica.
    Che il giudizio sul fascismo attenga alla storia e quello sul castrismo alla politica potrà anche essere vero. Però non è storicamente vero che il fascismo (1919-1945) "s'inquadra in un’epoca nella quale valori oggi dati per acquisiti come la libertà di stampa, il suffragio universale e via discorrendo erano ancora appannaggio di pochi". Il fascismo va al potere contro le forze democratiche, sostituisce una dittatura ad uno Stato liberale, perde una guerra contro potenze liberal-democratiche e comuniste che ha forti connotati di "guerra ideologica".

    Pertanto non si può certo dire che il fascismo "s'inquadra in un’epoca nella quale valori oggi dati per acquisiti come la libertà di stampa, il suffragio universale e via discorrendo erano ancora appannaggio di pochi", come se ai tempi le condizioni di "illiberalità" del regime fossero una norma comunemente accettata ed ordinaria, quasi ovvia.

    Ciò che mi preme, piuttosto, è mettere a confronto l’idea stessa di libertà per come viene percepita e difesa, oggi, dalla destra e dalla sinistra della politica italiana.
    Nel corso degli anni la destra ha ampiamente chiuso i conti con “il proprio passato”. Prima ancora del congresso di Fiuggi e della nascita di Alleanza nazionale, fu proprio il Fronte della Gioventù degli anni ottanta a rifiutare ogni deriva nostalgica avviando un serio approfondimento sulla storia del ventennio fascista e aprendo un forte contenzioso con l'anima più nostalgica del Msi, trovando tante adesioni entusiastiche e molti risentimenti. Ci volle coraggio, insomma. Ne derivò una lucida analisi, che riprendendo la lettura offerta da storici come De Felice fu capace di distinguere le innovazioni sociali da quella parabola discendente che comportò errori come l’ingresso nella seconda guerra mondiale, il mancato rispetto delle libertà fondamentali, l’orrore delle leggi razziali.
    Da allora abbiamo avuto la consapevolezza che la libertà rappresenta per noi un valore non negoziabile.
    Che distanza abissale da quel che diceva il buon Marzio Tremaglia.
    "Credo in una dimensione etica della vita che si riassume nel senso dell'onore, nel rispetto fondamentale verso sé stessi, nel rifiuto del compromesso sistematico e nella certezza che esistono beni superiori alla vita ed alla libertà, per i quali, a volte, è giusto sacrificare vita e libertà".

    Non così per la sinistra italiana, che da un lato ha sostenuto la tesi secondo la quale il regime autoritario di Mussolini condanna l’esperienza fascista “senza se e senza ma”, e dall’altro giustifica troppo spesso, con argomentazioni come la lotta all’analfabetismo, un regime sanguinario ancora vigente nel terzo millennio come quello di Castro.
    Insomma, del fascismo, non rappresentando più un pericolo da un punto di vista politico si possono giudicare positivamente le bonifiche, le città di fondazione, il futurismo, le conquiste sociali - come hanno fatto e fanno ripetutamente anche intellettuali liberali, cattolici o di sinistra - ma finché è esistito nel mondo il rischio dell'affermazione di una dittatura ad esso ispirata, piuttosto che rischiare di favorirla, si "gettava il bambino con l'acqua sporca". Il comunismo invece è lì, a Cuba, in Cina, in Corea, in alcuni paesi dell'est europeo che non riescono ad accedere alla democrazia, in molti paesi occidentali dove vive l'utopia di un "comunismo diverso e dal volto umano" di berlingueriana memoria, che nessuno fin qui ha mai conosciuto in alcun angolo del mondo. Basterebbe questo, forse, per smascherare i moderati dell'Unione in viaggio verso il Partito Democratico.
    Su questa grande contraddizione si infrange la retorica antifascista, che ha prodotto parole d’ordine alle quali gli stessi che le utilizzano dimostrano di non credere. Parole d’ordine che per decenni sono state pronunciate per colpire gli avversari politici e alimentare un odio basato su schemi anacronistici, impedendo che l’Italia potesse ricostruire una memoria condivisa sulla base di una lettura serena dei propri trascorsi.
    Per questo non siamo più disposti ad accettare lezioni di democrazia da una certa sinistra. Per questo ci auguriamo che, a fronte di una destra che ha fatto i conti con il proprio passato, possa finalmente esservi una sinistra capace di fare i conti con il proprio presente.
    Giorgia Meloni
    (Articolo tratto da Il Secolo d'Italia del 10 dicembre 2006)
    Vabbé, quindi del fascismo si dovrebbero apprezzare solo i risultati meramente "materiali" (bonifiche, opere pubbliche, riforme sociali e quant'altro) e non, ad esempio, la concezione dello Stato etico?

  6. #6
    SMF
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    Citazione Originariamente Scritto da Alvise Visualizza Messaggio
    Che il giudizio sul fascismo attenga alla storia e quello sul castrismo alla politica potrà anche essere vero. Però non è storicamente vero che il fascismo (1919-1945) "s'inquadra in un’epoca nella quale valori oggi dati per acquisiti come la libertà di stampa, il suffragio universale e via discorrendo erano ancora appannaggio di pochi". Il fascismo va al potere contro le forze democratiche, sostituisce una dittatura ad uno Stato liberale, perde una guerra contro potenze liberal-democratiche e comuniste che ha forti connotati di "guerra ideologica".

    Pertanto non si può certo dire che il fascismo "s'inquadra in un’epoca nella quale valori oggi dati per acquisiti come la libertà di stampa, il suffragio universale e via discorrendo erano ancora appannaggio di pochi", come se ai tempi le condizioni di "illiberalità" del regime fossero una norma comunemente accettata ed ordinaria, quasi ovvia.



    Che distanza abissale da quel che diceva il buon Marzio Tremaglia.
    "Credo in una dimensione etica della vita che si riassume nel senso dell'onore, nel rispetto fondamentale verso sé stessi, nel rifiuto del compromesso sistematico e nella certezza che esistono beni superiori alla vita ed alla libertà, per i quali, a volte, è giusto sacrificare vita e libertà".



    Vabbé, quindi del fascismo si dovrebbero apprezzare solo i risultati meramente "materiali" (bonifiche, opere pubbliche, riforme sociali e quant'altro) e non, ad esempio, la concezione dello Stato etico?
    Non posso fare altro che "quotare" le obiezioni di Alvise a quanto detto dalla Meloni.

  7. #7
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    Alla signorina Meloni e ai suoi esegeti e adulatori vorrei chiedere:

    A) Un parere sulla decisione di Sua Maestà Gianfuffa I° (e speriamo anche ultimo) di rinviare ancora una volta il Congresso del Partito che secondo lo Statuto (oramai ridotto a carta da cesso) dovrebbe tenersi ogni tre anni (ex art.19);


    B)Se si ricorda di essere (anche) alla guida del movimento giovanile di un Partito di opposizione, della cui esistenza ci si accorge solo grazie all'impegno di alcune realtà locali di militanti, quasi sempre osteggiati dai mandarini e dai capatazzi locali di AN


    C) che cosa ne pensano lei e gli altri dell'articolo 17 dello Statuto di AN che inizia così : "Il Congresso Nazionale discute e determina la linea politica".

  8. #8
    ..di spada e di parola
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    Citazione Originariamente Scritto da VecchioMissino Visualizza Messaggio
    Alla signorina Meloni e ai suoi esegeti e adulatori vorrei chiedere:

    A) Un parere sulla decisione di Sua Maestà Gianfuffa I° (e speriamo anche ultimo) di rinviare ancora una volta il Congresso del Partito che secondo lo Statuto (oramai ridotto a carta da cesso) dovrebbe tenersi ogni tre anni (ex art.19);


    B)Se si ricorda di essere (anche) alla guida del movimento giovanile di un Partito di opposizione, della cui esistenza ci si accorge solo grazie all'impegno di alcune realtà locali di militanti, quasi sempre osteggiati dai mandarini e dai capatazzi locali di AN


    C) che cosa ne pensano lei e gli altri dell'articolo 17 dello Statuto di AN che inizia così : "Il Congresso Nazionale discute e determina la linea politica".
    Vecchio Missino essendo io un pò meno altezzosa di lei mi permetto di rispondere solo al secondo punto che è quello che meglio conosco e che tutti i giorni vivo...
    Giorgia si ricorda eccome di essere il presidente di azione giovani e lo dimostra in generale il suo impegno di militante che non è mai venuto a mancare nonostante ricopra un' importante carica istituzionale, lo dimostrano i suoi continui viaggi per le province più sperdute di Italia, lo dimostrano le campagne nazionali e per ultimo ma non per importanza una festa nazionale, mai così ben riuscita.
    Mi scusi se è poco.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da poetessarmata Visualizza Messaggio
    Vecchio Missino essendo io un pò meno altezzosa di lei mi permetto di rispondere solo al secondo punto che è quello che meglio conosco e che tutti i giorni vivo...
    Giorgia si ricorda eccome di essere il presidente di azione giovani e lo dimostra in generale il suo impegno di militante che non è mai venuto a mancare nonostante ricopra un' importante carica istituzionale, lo dimostrano i suoi continui viaggi per le province più sperdute di Italia, lo dimostrano le campagne nazionali e per ultimo ma non per importanza una festa nazionale, mai così ben riuscita.
    Mi scusi se è poco.
    Cara poetessa, chi mi conosce sa che l'altezzosità è lontana anni luce dal mio stile politico e personale; sono invece, questo sì, un noto rompic...polemico e testardo con l'abitudine a dire le cose "sul muso", stile che contrasta con il diffuso atteggiamento da ruffiani che dilaga in AN.

    La mia critica pesante nei confronti di AG e dei suoi dirigenti si riferisce alla loro totale assenza o alla loro presenza superficiale e goliardica sui grandi temi che dovrebbero coinvolgere i giovani oggi, in primis il tema del lavoro e della sua dignità.

    Di fronte al dilagare di un liberismo sfrenato che ruba ai giovani il futuro quali proposte alternative vengono elaborate, quali iniziative vengono organizzate per inchiodare alle loro responsabilità innanzitutto coloro che sono stati al governo negli ultimi 5 anni e sono stati proni di fronte alla tracotanza del potere economico e finanziario.

    Mentre dilagava il lavoro precario che cosa facevano gli esponenti di AN? Ci siamo già dimenticati la vergogna (ancora peggio di ciò che è penalmente perseguibile) di velinopoli?

    Che cosa è stato fatto per tutelare il lavoro dei giovani italiani di fronte alla concorrenza degli illegali? Che barriere si sono messe a quegli industriali codardi e antinazionali che delocalizzano le produzioni e intascano profitti doppi con la rendita immobiliare dei terreni su cui sorgevano le fabbriche chiuse? Che cosa si è fatto per dare agli italiani ed in particolare alle coppie giovani una casa, invece di assegnare le case popolari , costruite coi soldi dei lavoratori italiani, a immigrati di ogni genere?

    Questi sono solo alcuni dei temi che dovrebbero stare a cuore ad un movimento di giovani (si spera) nazionalisti.

    E per piacere prima di parlare di Mussolini si studi e ci si informi invece di ripetere a pappagallo le scempiaggini di Gianfuffa.

    Le voglio dedicare poichè poetessa armata, le parole di un poeta davvero a(r)mato, il vecchio Ezra Pound:
    Ma avere fatto in luogo di non avere fatto/
    questa non è vanità/ Avere, con discrezione, bussato/ Perché un Blunt aprisse/ Aver raccolto dal
    vento una tradizione viva/ o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata/ Questa non è vanità./ Qui
    l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare

  10. #10
    Ardito Fiumano
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    Credo che poteva risponde in maniera molto più soddisfacente, e non elencare soltanto le opere del fascismo dal punto di vista materiale, ma di dire le cose come stanno e che(grazie a Dio) tutti gli storici moderni oggi affermano, il fascismo tra tutte le dittature è stata quella moooolto meno "dittatura". Nel fascismo esistevano i littoriali, creati su proposta di Italo Balbo, che erano dei luoghi dove gli studenti universitari, di qualsiasi orientamento politico, potevano dibattere e proporre nuove soluzioni per il futuro dell'istruzione. Parlare, oppure, del funzionamento delle corporazioni, che erano un chiaro esempio di democrazia partecipativa; e non la pdeudo democrazia "liberal". Parlare dell'opera di un "colonialismo diverso" rispetto a quelli delle democrazie plutocratiche occidentali. Dell'amicizia tra Gandhi e Mussolini, o della stima di cui il fascismo godeva da parte di tutti i popoli oppressi dal colonialismo feroce. Ci sono molti altri modi migliori per descrivere il fascimo, ma va bene così...

    TANTO NOI SAREMO SEMPRE FUTUR-FASCISTI!

 

 
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