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  1. #1
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    Thumbs up Bon Finiment e Bon Princîpi!

    stime per i prossimi 20 ANNI
    I Pacs ci costerebbero 400 miliardi di euro
    Le coppie di fatto etero sono 550 mila, oltre 2 milioni quelle omo. Il peso delle loro pensioni sarebbe insostenibile

    francesca cassani
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    Romano Prodi lo ha ribadito durante la conferenza stampa di fine anno: «Il Governo - ha detto - intende procede al riconoscimento dei diritti civili alle convivenze». Che vuol dire? Che la possibilità di una legge che regoli le coppie di fatto etero, ma soprattutto omosessuali si sta facendo sempre più concreta. Del resto le pressioni dei soliti noti all’interno della maggioranza sono sempre più insistenti. Dai Verdi a Rifondazione Comunista, con Vladimir Luxuria in prima linea, sono in molti a voler accorciare i tempi. Peccato che la questione non sia così semplice. E non tanto perchè nel nostro Paese siano ancora in molti, la maggioranza per lo più, a credere nei valori della famiglia tradizionale. Mettendo da parte la morale, infatti, vi è da dire che i Pacs alle casse dello Stato italiano costerebbero troppo. Soprattutto all’Inps. E di soldi, si sa, non ce ne sono.
    Il rapporto tra i Patti civili di solidarietà e le pensioni è più forte di quanto si possa pensare. Perchè la regolamentazione delle coppie di fatto va ben al di là del riconoscimento di quelli che il premier si ostina a chiamare «diritti civili», che, in questi termini, rappresentano tutto e niente. Chi vuole i Pacs sostiene che una legge del genere debba arrivare a risolvere le questioni relative alle successioni e soprattutto alle pensioni di reversibilità. Insomma, è tutta una questione di soldi. Che rischierebbe davvero di mandare in rovina l’istituto di previdenza nazionale che già non naviga certo in buone acque.
    Una stima preliminare afferma che nei primi 20 anni di introduzione i Pacs costerebbero in termini di pensioni di reversibilità oltre 83 miliardi di euro, pari a 3500 euro per ogni lavoratore. Solo nell’ultimo anno della stima, il costo totale sarebbe di quasi 8 miliardi di euro, cioè 340 euro per contribuente. Cifre approssimate per difetto visto che si basano sulle stime Istat delle presenza in Italia di 550 mila coppie di fatto solo eterosesuali che non considerano numerose variabili. A partire dal fatto che molti titolari di pensione, vedovi o comunque non coniugati, potrebbero senza particolari problemi stipulare Pacs con persone molto più giovani, di qualunque sesso, a cui lasciare la reversibilità, a costo zero per loro, ma altissimo per la collettività. Alle 550 mila coppie etero si dovranno poi aggiungere quelle omosessuali. Il computo fatto dal Presidente onorario dell’Arcigay, il Ds Franco Grillini porta a stimare le coppie di fatto aspiranti ai Pacs intorno a due milioni. Gli 83 miliardi diventerebbero, così, 400 su 20 anni. A conti fatti, insomma, si tratterebbe di una manovra di finanzia pubblica l’anno pari alla metà di quella effettuata nell’ultima Finanziaria da Romano Prodi.
    Un problemino mica da poco, insomma, quello dei Pacs. Tanto più che ci sono alcune associazioni Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transgender che tenderebbero a stimare le coppie di fatto gay a oltre 3 milioni. Va da sè che nel momento in cui il premier dovesse pensare davvero ad una legge sui Pacs non potrebbe fare a meno di dover rivedere in modo estremamente drastico la riforma delle pensioni. Magari ispirandosi all’Olanda dove in fase di discussione sulla legge a favore delle coppie di fatto venne avanzata la proposta di innalzare l’età della pensione a 80 anni, o alla Gran Bretagna dove la pensione pubblica media è stata abbassata al 20 per cento dell’ultimo stipendio. Eppure a questo nessuno sembra pensarci. Anzi, Alfonso Pecoraro Scanio, in vista del conclave del Governo annunciato dal Professore per l’11 e 12 gennaio a Caserta è deciso più che mai presentare una serie di proposte, che lui chiama di «liberalizzazione» a trecentosessanta gradi all’interno delle quali una farebbe proprio riferimento ai Pacs. «Non capisco perché le liberalizzazioni debbano essere solo economiche noi pensiamo per esempio anche alla libertà di autoprodursi l’energia o i carburanti, senza dover pagare accise». Ma anche Pacs e droghe leggere rientrano nel piano dei Verdi, i primi perché «permettono ai cittadini di decidere la forma in cui stare insieme», le seconde perché «liberalizzarle darebbe un duro colpo all’industria criminale».
    L’Arcigay, intanto, è sul piede di guerra e ha annunciato una vasta campagna di mobilitazione in tutta Italia con sit in e grandi manifestazioni alla ripresa del calendario parlamentare. Al centro dell’iniziativa del movimento omosessuale italiano, ovviamente, proprio il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Ma non solo. I gay si batteranno anche per il pacchetto delle misure anti violenza che prevede l’ampliamento delle tutele anche «per i cittadini lgbt» (lesbiche, gay, bisex e transessuali). Importante è considerata anche la revisione della legge 164/82. Questa prevede il cambiamento di sesso, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere, senza l’obbligo di intervento chirurgico genitale. Altro tema, molto sentito, è la modifica del recepimento della Direttiva europea in materia di discriminazioni sul luogo di lavoro. «Il 2007 rappresenterà per tutte e tutti noi l’anno delle azioni dirette dei sit in e delle grandi manifestazioni nazionali- ha detto Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell’Arcigay- Intendiamo coinvolgere in questa agitazione movimenti, associazioni e gruppi, impegnati sul terreno delle riforme, della difesa della laicità dello Stato, dell’autodeterminazione delle donne».
    A gennaio saranno organizzati alcuni sit in davanti ai «palazzi del potere romano». E i terrà la commemorazione davanti al Vaticano del decimo anniversario della morte di Alfredo Ormando. Il 13 e 14 gennaio Arcigay ha anche convocato a Roma il suo Consiglio nazionale, che, spiega Mancuso, «tra gli altri punti all’ordine del giorno, metterà a punto le proposte politiche ed organizzative da portare alla riunione unitaria di tutto il movimento prevista il pomeriggio del 14 gennaio, sempre nella capitale». «Alla data odierna - ha sottolineato Mancuso -, non avendo ricevuto risposte convincenti, anzi notando preoccupanti involuzioni dentro la maggioranza di governo, il movimento modulerà le proprie azioni a seconda del quadro politico che si determinerà nel prossimo periodo».
    E se da una parte fileranno i gay, dall’altra è Sergio De Gregorio, presidente della Commissione Difesa del Senato e leader nazionale di Italiani nel mondo ad annunciare «una mobilitazione in dieci città italiane per protestare contro i Pacs». «È ora -ha aggiunto- che si renda evidente il coinvolgimento dei cattolici contro la volontà della sinistra radicale che impone a Prodi il prezzo ideologico del proprio sostegno ad un governo sempre più condizionato da posizioni minoritarie ed estremiste. Italiani nel mondo farà sentire la propria voce a sostegno dei valori e dell’identità del mondo cattolico».


    [Data pubblicazione: 30/12/2006]

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  2. #2
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    ALLARGAMENTO UE
    Al via l’invasione romena


    L’ingresso della Romania nella Comunità europea sarà il salvacondotto per migliaia di immigrati clandestini già presenti sul nostro territorio e il biglietto di sola andata per un nuovo “esercito” di immigrati. Se da una parte Bruxelles ha definitivamente aperto le frontiere ai popoli dell’Est Europa, il centrosinistra ha permesso, attraverso un provvedimento del Consiglio dei ministri, la «libera circolazione» di badanti, colf, operai edili e metalmeccanici. Dal ministero della Solidarietà sociale la conferma di un provvedimento “salva-clandestini”: «Gran parte dell’utilità di questo decreto è per le tante persone che hanno fatto la domanda con il decreto flussi». La comunità romena (300 mila i regolari) può già contare sul Partito dei romeni in Italia e su numerose associazioni che puntano a «influenzare le politiche di immigrazione del Governo».


    [Data pubblicazione: 30/12/2006]

  3. #3
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    Semaforo verde all’invasione romena
    Sono tutti in Italia, hanno un partito e la sinistra regala loro il permesso di soggiorno In arrivo per il primo gennaio una maxisanatoria per 150 mila extracomunitari

    Andrea Indini
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    Roma - L’ingresso della Romania nella Comunità europea sarà il salvacondotto per migliaia di immigrati clandestini già presenti sul nostro territorio e il biglietto di sola andata per un nuovo “esercito” di immigrati. Se da una parte Bruxelles ha definitivamente aperto le frontiere ai popoli dell’Est Europa, il centrosinistra ha permesso, attraverso un provvedimento del Consiglio dei ministri, la «libera circolazione» di badanti, colf, operai edili e metalmeccanici. Dal ministero della Solidarietà sociale la conferma di un provvedimento “salva-clandestini”: «Gran parte dell’utilità di questo decreto è per le tante persone che hanno fatto la domanda con il decreto flussi». La comunità romena (300 mila i regolari) può già contare sul Partito dei romeni in Italia e su numerose associazioni che puntano a «influenzare le politiche di immigrazione del Governo».
    Totale libertà di circolazione in Italia per badanti, colf, operai edili e metalmeccanici romeni e bulgari. Dal primo gennaio 2007, non dovranno più aspettare la pubblicazione del Decreto flussi annuale con la speranza di rientrare nelle quote stabilite: avranno libero accesso al mercato del lavoro italiano. Per tutte le altre categorie di lavoratori subordinati, invece, varrà un «regime transitorio» per cui gli ingressi - per i prossimi due anni - continueranno ad essere regolati da un sistema di “quote”. Il parziale “stop” all’ondata di nuovi ingressi che, con l’avvento del 2007, invaderanno il Paese, arriva dal Consiglio dei ministri. Uno “stop” che, in realtà, è solo di facciata. «Quasi tutti i Paesi europei hanno introdotto misure restrittive sul versante del lavoro, noi invece abbiamo deciso di lasciare norme restrittive solo per alcune categorie, e di rendere completamente libera la circolazione, e quindi i rapporti di lavoro, per quanto riguarda le assistenti domiciliari, cioè le cosiddette badanti, e i lavoratori dell’edilizia, i lavoratori stagionali in genere, i lavoratori dei settori agricolo e turismo, i metalmeccanici», ha spiegato nei giorni scorsi il ministro alla Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, sottolineando che, a partire da gennaio, «larga parte dei lavoratori romeni (clandestini e non, ndr) non avranno più bisogno di passare per le procedure dello sportello unico perché saranno equiparati ai lavoratori italiani». Insomma, un vero e proprio passaporto facile per i migliaia di clandestini romeni (quelli bulgari sono una percentuale bassa) che vivono clandestinamente nel nostro Paese. Secondo le stime del ministero, infatti, in Italia risiederebbero regolarmente 300 mila romeni. Impossibile conoscere l’entità della “comunità” clandestina. Secondo Ferrero, il provvedimento di regolarizzazione potrebbe immediatamente «riguardare circa 150 mila persone»: «Il grosso sono lavoratori già presenti in Italia». Il ministro non nasconde, infatti, che «gran parte dell’utilità di questo decreto è per le tante persone che hanno fatto la domanda con il decreto flussi».
    Ma la scappatoia, ci sarà un po’ per tutti. «Per le altre categorie, per le quali le restrizioni restano in vigore per un altro anno, ci sarà - ha concluso Ferrero - una 'procedura semplificata per poi andare verso una normalità di gestione». Sebbene il portavoce del partito dei romeni in Italia, Miruna Cajvaneanu, assicuri che «nel 2007 non ci sarà un’invasione», appare chiaro sin da ora che il provvedimento, da una parte, farà riemergere l’esercito sommerso dei clandestini, dall’altra, aprirà definitivamente (e legalmente) le frontiere ai popoli dell’Est Europa. «prevediamo che i romeni che già vivono in italia saranno regolarizzati - continua la Cajvaneanu - oppure emergeranno dal momento che sono in molti a lavorare in nero». Il portavoce del partito dei romeni in Italia prevede che, «a medio e lungo termine, ci sarà in Italia l’arrivo di una forza di lavoro altamente qualificata», per cui «saranno in molti a voler lavorare in proprio o aprirsi un’azienda». Un’ondata immigratoria inarrestabile che negli ultimi anni ha registrato una crescita esponenziale. Basti pensare che, se nel 2001 la comunità romena regolare in Sicilia contava 325 persone, l’anno scorso si arrivava a 6 mila. «L’Italia ha bisogno di immigrati», conclude Cajvaneanu lasciando presagire gli effetti di un provvedimento che dà campo libero ai popoli dell’Est.
    Oltre al Partito, i “nuovi” arrivati potranno contare su una fitta rete di associazioni che, secondo un recente studio della Fondazione Corazzin curato da Andrea Vicentini e Terenzio Fava, già nel 2004 sfioravano le 900 unità. Associazioni i cui scopi sono la «riabilitazione dei migranti», la «cooperazione con i Paesi di origine» e la «promozione degli interessi delle varie comunità». Non solo. Tra i vari scopi anche le «iniziative di carattere politico». Un esempio su tutti la manifestazione contro la legge Bossi-Fini organizzata nel 2004 a Roma. Tra i compiti prefissi dalle associazioni anche quelli di «influenzare le politiche di immigrazione del governo italiano», presentare candidati nelle «municipalità di Roma e Marche», raccogliere «un milione di firme per il diritto di voto degli immigrati» e, «nel contesto del dipartimento per i romeni immigrati, istituzionalizzare le associazioni degli immigrati romeni». Su www.meltingpot.org, per esempio, gli immigrati possono infatti raccogliere «notizie sui servizi e sui progetti offerti dalle istituzioni e dalle associazioni attive sul territorio italiano» e confrontare «appelli, comunicati e resoconti delle iniziative in favore dei cittadini migranti da parte di varie associazioni e movimenti». Tra le associazioni romene, quella più attiva è sicuramente www.fratia.it, «un’associazione senza fini di lucro, nata a Torino nel luglio 2003, e voluta da persone italiane e rumene che da tempo avvertivano la necessità di creare un punto di riferimento e di incontro per tutti i rumeni che si trovano ad approdare a Torino privi di appoggio immediato». L’attività dell’associazione «viene svolta per gli immigrati, da diversi operatori che hanno acquisito una competenza più ampia e approfondita soprattutto sulle leggi relative agli immigrati». Si tratta in particolare di: «avvio delle regolarizzazioni della presenza e del lavoro», «applicazione corretta di leggi e decreti» e «ricongiungimenti familiari». Tra le associazioni albanesi, invece, vi è la Dea che si è costituita a Pisa nell’agosto 2002. Si tratta di «un’associazione democratica e di volontariato fondata sui valori dello scambio e della comunicazione per promuovere e sviluppare l’esistenza di culture diverse, per una società multietnica e multirazziale». All’articolo 4 dello statuto della Dea, si legge che «l’associazione si propone di lavorare per una modifica in senso democratico delle leggi che regolano la presenza degli stranieri in Italia e nell’Unione europea e di sostenere ogni iniziativa che consenta agli immigrati extracomunitari, rifugiati, lavoratori e studenti di avere riconoscimento al pieno diritto di cittadinanza».


    [Data pubblicazione: 30/12/2006]

  4. #4
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    la polemica
    Senza casa e con nulla da mangiare ma griffati dalla testa ai piedi


    «Ti posso fare una domanda?» chiede un cronista ad un ragazzo ospitato al campo nomadi di Opera e dopo qualche secondo speso a osservare la reazione di uno degli anziani (che diniega), la risposta: «Io non parla italiano».
    Chiaro che queste persone possano essere disorientate, chiaro che l’accoglienza riservata dagli operesi non è stata delle migliori, chiaro che queste persone non si sentono accettate ma la realtà vista tra le tende che ospiteranno (e siamo nel 2006) donne e bambini per tutto l'inverno stride con quella illuminata dai sermoni degli amministratori di sinistra.
    Un’emergenza sociale di persone che hanno bisogno è la tesi di chi ai nomadi ha spalancato le porte della città ai rom. Ma se i figli del vento di una volta andavano in giro con i cavalli, oggi la loro realtà si chiama Nike, Puma o Adidas. Balza subito agli occhi vedere persone che necessitano di tutto per vivere, compresa l’acqua (portata in sacchetti per le emergenze umanitarie dal Consorzio Acqua Potabile), che vanno in giro con capi firmati e, appunto, scarpe da oltre 100euro.
    Polemica pretestuosa? Solo osservazione di una situazione non limpida. Quanti poveri diseredati abbiamo purtroppo visto nelle stazioni. Ma quanti
    di loro avevano il cellulare? Domande che ci poniamo in quanto osservatori commentate dal segretario leghista della Martesana, Marco Rondini: «La realtà è che se queste persone sono nomadi dovrebbero avere un periodo limitato di tempo per la sosta. Se, come parrebbe in questo caso, sono stranieri che lavorano e hanno di che sostentarsi non si capisce perché debbano avere una corsia preferenziale per risolvere la loro situazione abitativa. Perché i nostri anziani devono attendere anni per avere una casa popolare e per i rom un posto lo si trova sempre?».
    Qui però la situazione è diversa, di fronte ad un’emergenza si sono messe a disposizione delle tende «questo è quanto dice il sindaco. Ormai i rom si sono insediati e nei prossimi mesi verrà individuata un’area alternativa che significa un campo fisso con delle case».
    Altro dato sconcertante, secondo Rondini, «è che il Prefetto faccia firmare a questa gente un patto di solidarietà e legalità. Intanto perché riconosce che questa gente è considerata più pericolosa degli altri e poi perché è un atto di discrimazione grave: perché questa carta non viene fatta firmare a tutti gli stranieri che entrano nel nostro Paese?».
    «Se un Prefetto - spiega l’esponente del Carroccio - ritiene della gente così pericolosa per la comunità, secondo quale criterio siamo costretti ad ospitarli? Un governo serio avrebbe dovuto fare come altri Paesi Ue che hanno imposto una moratoria alla libera circolazione da Romania e Bulgaria».
    Infine una stoccata alle amministrazioni di centrodestra «che non vogliono intervenire adeguatamente sulla questione. All’entrata di alcune città sono esposti in evidenza cartelli con il divieto di campeggio e nomadismo. Ci vuole così tanto per imporlo anche nelle realtà governate dalla Casa delle Libertà? - si chiede Rondini - Forse interessi ben meno alti dell’accoglienza e della solidarietà si nascondono dietro a scelte che i cittadini rifiutano con forza».
    Al.Mo.
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    [Data pubblicazione: 30/12/2006]

  5. #5
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    Treni fatiscenti, in ritardo e sovraffollati? Le Fs aumentano il prezzo dei biglietti del 10%


    I treni sono in costante ritardo, le carrozze sono vecchie, il riscaldamento non funziona e le porte non si chiudono. Questi solo alcuni dei punti neri del sistema di trasporto pubblico su rotaia che il Governo Prodi ha deciso di affrontare in un modo del tutto singolare. Per offrire ai viaggiatori un sistema migliore, infatti, Palazzo Chigi ha deciso di rincarare le tariffe. Una mossa a sorpresa che non solo non trova giustificazione in un migliore servizio offerto, ma che al contrario suona come una beffa nei confronti di chi, nonostante i problemi, continua a usare il treno.
    Dal primo gennaio prossimo entreranno infatti in vigore i nuovi aumenti tariffari per i treni Eurostar, per l’alta velocità e gli intercity. Incrementi di tutto rispetto. Secondo Fs Spa che ha dato l’annuncio, la variazione di prezzo - che non riguarderà i treni pendolari regionali, interregionali e gli espressi) - è compresa in una forbice che va da un minimo del 3% a un massimo del 15%. In media si calcola così che gli aumenti si attesteranno attorno al 9%.
    L’adeguamento, spiegano i vertici del gruppo, è stato calcolato tenendo conto dell’elasticità della domanda sulle singole tratte e con l’obiettivo di rendere meno oneroso l’impatto per alcune categorie sociali e talune aree geografiche. Tale intervento sui prezzi, continuano i responsabili di Fs Spa, sarà accompagnato da una serie di iniziative orientate alla tutela delle fasce sociali più deboli. Tra queste, ad esempio, il potenziamento dei servizi ai disabili nelle stazioni e la distribuzione gratuita della Carta Blu (che consente al diversamente abile di viaggiare con l’accompagnatore pagando un solo biglietto), oltre alla distribuzione gratuita della Carta Relax agli anziani al di sopra dei 75 anni.
    Una decisione discutibili che giunge dopo 5 anni di blocco delle tariffe e che ha visto moltissimi viaggiatori preferire l’aereo al treno. La sempre crescente offerta di voli a basso costo specialmente tra il Nord e le città del Centro-Sud ha, infatti, eroso buona parte della clientela che, allo stesso prezzo riesce a raggiungere la destinazione con diverse ore di anticipo e con un viaggio molto più breve.
    Particolare che al Governo non è passato inosservato tanto che nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha infatti deciso di rivedere l’assegnazione degli slot e il ridisegno del sistema aeroportuale italiano.
    Incrementi che hanno immediatamente scatenato una dura reazione da parte delle associazioni dei consumatori. «Saremmo stati comunque contrari - ha detto Federconsumatori - ma un aumento dei biglietti delle ferrovie lo si poteva eventualmente proporre solo dopo un netto miglioramento della qualità del servizio soprattutto su tre questioni fondamentali : sicurezza, puntualità ed igiene».
    Ma tutto ciò ancora, ha aggiunto la federazione «manca e siamo lontani anni luce da un minimo di decenza qualitativa. Il necessario processo di riorganizzazione delle ferrovie avrebbe dovuto trovare le risorse, nella fase attuale, solo attraverso un intervento della proprietà, che in questo caso è lo Stato, nonchè attraverso il superamento di sprechi e di inefficienze all’interno dell’azienda».
    Secondo l’Adiconsum, invece, l’esenzione dagli aumenti tariffari deve includere anche i pendolari che utilizzano Intercity ed Eurostar. L’associazione chiede inoltre “un monitoraggio congiunto con Trenitalia sulla puntualità dei treni e sulle condizioni di pulizia delle carrozze”.
    Dura anche la risposta del Codacons secondo il quale “gli aumenti annunciati alle Ferrovie sono del tutto ingiustificati e verranno impugnati dinanzi al Tar del Lazio per impedirne l’attuazione”.
    «Diffidiamo il ministro dei Trasporti a non concedere aumenti, in quanto manca qualsiasi tipo di presupposto alla loro autorizzazione», ha detto Carlo Rienzi, presidente del Codacons. La qualità del servizio «è peggiorata nel tempo, i treni sono fatiscenti, in ritardo e spesso sovraffollati, mentre gli stipendi e le buone uscite dei manager delle Fs sono sempre elevatissimi. Le Ferrovie inoltre hanno ricevuto ingenti fondi dalla Finanziaria del Governo. Tutti motivi per cui - ha aggiunto Rienzi - ogni aumento tariffario è impensabile e del tutto ingiustificato, e lo dimostreremo dinanzi al Tar del Lazio».
    Sim.Bo.
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  6. #6
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    Bun Nadal e Bun Ann Növ (Lombardo Occidentale, grafia riformata)
    Bon Natal e Bon Ann Noeuv (Lombardo Occidentale)
    Tace aügüri de Bù Nedàl, de buna fì e bù prensépe (Lombardo Orientale)
    Bån Nadèl e un bèl ân nôv! (Emiliano)
    Bon Natal e Bon Ann Neuv. (Piemontese)
    Bon Dinåt e bon åno qu'o vena (Monferrino)
    Bon Nadal e bon an nou! (Veneto)
    Bon Nadal e Bon Ano a tuti! (Trentino)
    Bon Nadâl; Bon Finiment e Bon Princîpi! (Friulano)
    Bon Denâ e Feliçe Anno Nêuvo (Ligure)
    Bon Noe e bona fin d'annada (Occitano)
    Joyeux Noel et Bonne Année (Francese)
    Merry Christmas and Happy New Year (Inglese)
    Frohe Weihnachten ein glückliches Neues Jahr (Tedesco)
    Feliz Navidad y Próspero Año Nuevo (Spagnolo)
    Eguberri On (Basco)
    Bon Nadal (Catalano)


    Il 2006 se ne è andato.
    Sorridete : il 2007 sarà peggio.

 

 

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