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Arborea ricorda la saga della 3A cominciata cinquant’anni fa con l’arrivo dei Gorini dalla Toscana
Quando nell’isola delle pecore sbarcò il latte delle vacche
Oggi è facile (e consolante, nella Sardegna della fragilità economica) dire 3A, cioè Assegnatari Associati Arborea, la principale azienda agroalimentare sarda, una delle prime cinque in Italia, con 337 produttori, 117 milioni di fatturato in euro, duecento milioni di litri di latte vaccino e un’organizzazione svizzera che sulle sponde del Tirso raggruppa il 98 per cento del latte sardo di mucca. Una 3A che oggi ha uno staff dirigente under 40 (Francesco Casula, direttore generale, ha 36 anni, i responsabili del commerciale, del finanziario e della pianificazione idem, giovani donne in ruoli di vertice). Una 3A che vende anche in Sicilia, Basilicata, Campania e Calabria, che ha già aperto un ponte commerciale con Libia, Algeria, Marocco e Tunisia. Una 3A eccezione nuragica, “fiore all’occhiello del Giudicato di Arborea” per l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Ma i rami verdi di oggi hanno una radice solida. E festeggiando il mezzo secolo di vita della cooperativa per eccellenza si deve sfogliare anche un libro di settant’anni fa, pieno fascismo, miseria nera e analfabetismo anche nella sconfinata pianura del Campidano di Oristano con i “continentali” del Nord Est sbarcati in cerca della “Terra promessa”. Onorina Torresan, donna di 85 anni, giunta qui da bambina, ricorda: “In provincia di Treviso dormivamo con le mucche, sui covoni di fieno. E non c’era da mangiare. In Sardegna abbiamo trovato la terra e il benessere”. Il deserto delle dune di sabbia tra Arborea, Terralba e Marrubiu stava per essere bonificato dal lavoro massacrante degli operai sardi. Gli allevatori giunti dalle Dolomiti e dall’Adige ci avevano messo passione e stakanovismo,“lavoravamo diciotto ore al giorno”.
Integrazione tra Continente e isola. La 3A (allora acronimo di Aziende Alimentari Associate) cominciava a produrre il latte di vacca nella regione leader per il latte di pecora. Fu una metamorfosi per l’isola dei nuraghi....continua...




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