The Future Vision of Palestinian Arabs in Israel (La futura visione degli arabi palestinesi in Israele).
Edito dal Mossawa Center di Haifa (che è in parte finanziato da ebrei americani) e approvato da parecchie figure istituzionali, le idee estremistiche in esso contenute potrebbero segnare una svolta decisiva per i musulmani israeliani. Il documento ricusa la natura ebraica di Israele, sostenendo che il paese sia diventato uno Stato bi-nazionale in cui cultura e potere palestinesi godono di assoluta eguaglianza. L'idea di “patria unita” racchiusa nel documento implica che i settori arabo ed ebraico si occupino rispettivamente dei propri affari e che ognuno di essi eserciti il diritto di veto su talune decisioni spettanti all'altro settore. Future Vision pretende che siano apportate delle modifiche alla bandiera e all'inno nazionale, che venga abrogata la legge del 1950 che sancisce il diritto al ritorno e che garantisce automaticamente la cittadinanza ad ogni ebreo, e che infine la lingua araba sia equiparata all'ebraico. Il documento tenta di separare la rappresentanza araba nei forum internazionali. Entrando nei dettagli, lo studio porrebbe fine alla realizzazione sionista di uno Stato ebraico sovrano. Com'era prevedibile, gli ebrei israeliani hanno reagito negativamente. Nelle colonne di Ma'ariv, Dan Margalit ha liquidato gli arabi israeliani come “intollerabili”. Nelle pagine di Ha'aretz, Avraham Tal ha interpretato le oltraggiose richieste come un intento di voler deliberatamente dar seguito al conflitto all'interno del paese, anche se i conflitti esterni di Israele venissero risolti.
Il vicepremier israeliano, Avigdor Lieberman, ricusa categoricamente in modo assoluto le premesse del documento. “Quale è la logica”, egli domanda, quella di creare un paese e mezzo per i palestinesi (un'allusione all'Autorità palestinese che sta diventando un vero e proprio Stato) e “mezzo paese per il popolo ebraico?”. Lieberman desidera riservare la cittadinanza israeliana a coloro che sono disposti a siglare una dichiarazione di fedeltà alla bandiera e all'inno israeliani, e ad assolvere il servizio di leva o il suo equivalente. Coloro che si rifiutano di firmare - che siano musulmani, di estrema sinistra, Haredi, o altro - possono abitare in Israele, come residenti permanenti con tutti i benefici del diritto di residenza israeliano, potendo perfino esercitare il diritto di voto e candidarsi alle amministrative (un privilegio di cui attualmente non godono gli abitanti arabi di Gerusalemme che non sono in possesso della cittadinanza). Ma essi sarebbero esclusi dall'esercizio del diritto di voto alle elezioni politiche oppure non potrebbero ricoprire cariche parlamentari o governative. Le proposte diametralmente opposte di Future Vision e di Lieberman costituiscono la prima offerta di un lungo processo di negoziazione che focalizza vantaggiosamente l'attenzione su un argomento troppo a lungo trascurato. Gli israeliani si trovano a dover affrontare tre scelte terribilmente semplici: o gli ebrei israeliani rinunceranno al sionismo; oppure i musulmani israeliani accetteranno il sionismo; o ancora i musulmani israeliani non resteranno a lungo israeliani. Tanto prima gli israeliani risolveranno tale questione meglio sarà.
Daniel Pipes
New York Sun
Traduzione di Angelita La Spada
http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=5365&aa=2006




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