Roma - Vladimir Luxuria, deputata foggiana, al secolo Vladimiro Guadagno, si è messa in testa di voler fare l’ambasciatore degli omosessuali. In 80 Paesi del mondo, i cosidetti “diversi” in larga maggioranza musulmani, vengono denunciati, condannati, a volte persino uccisi. In nome della legge. «Voglio difendere gli omosessuali nei Paesi arabi», aveva detto in campagna elettorale il futuro, primo deputato transgender d’Italia. Ma aveva anche precisato,«naturalmente senza l’uso delle bombe». Ora Luxuria parte in quarta. La prima tappa sarà laTurchia (turchi permettendo). «Non perché ci è andato il Papa — spiega la parlamentare - ma perché entrerà in Europa e in Europa certe discriminazioni non possono essere accettate. Si parla tanto di diritti umani, si parla tanto di pena di morte. Giusto, ma anche la vita e la libertà degli omosessuali appartengono ai diritti umani. O no?».
Nella lista degli 80 Paesi che hanno messo al bando l’omosessualità la Turchia non c’è. I gay magari non vengono considerati troppo bene ma non c’è alcuna legge specifica. «Bisogna procedere gradualmente - spiega la deputata di Rifondazione — non possiamo mica pretendere di andare a Teheran. Ma forse un giorno arriveremo anche lì». Cosa combinerà l’ambasciatore Luxuria? Il senso l’ha spiegato in un’intervista al giornale israeliano Haaretz: «Mi piacerebbe diventare una sorta di diplomatico italiano nel mondo islamico. Cosa succederà quando chiederò un incontro con i ministri della Cultura dei Paesi arabi? Sarà interessante sapere chi accetterà di incontrarmi e chi no. Sono quelli più aperti sul tema». Ai ministri, Luxuria «senza pennacchi e costume di scena ma da parlamentare» chiederà informazioni su come gli omosessuali vivono nel loro Paese. Anche perché Islam e gay sono legati da un paradosso: «In questi Paesi l’omosessualità è vietata ma nella pratica è molto diffusa perché a scuola, nel lavoro, persino nei luoghi di culto, gli uomini stanno con gli uomini e le donne stanno con le donne. Le occasioni sono anche più che da noi. Ma non se ne parla, si fa finta di nulla come da noi ai tempi della Dc». Luxuria non teme che l’iniziativa possa avere l’effetto opposto. «Non vado mica in Mauritania a chiedere il riconoscimento delle coppie gay, ci sono già tanti problemi da noi. Non vado mica in Arabia Saudita a proporre un gay pride, ci sono stati già tanti problemi in Israele. Imporre a loro il nostro modello sarebbe colonialismo gay. L’importante è che gli omosessuali di questi Paesi abbiano un minimo di sicurezza e libertà. Poi saranno loro a decidere come combattere».
Ma l’omosessualità è al bando anche nella comunista Cuba (reclusione o lavori forzati fino ad un anno) e viene punita anche nella comunista Cina, dove non c’è un articolo preciso ma di fatto può portare a cinque anni di carcere: «E che problema c’è? — risponde — Vorrà dire che andremo pure lì». Del resto nei giorni del ricovero di Fidel Castro, Luxuria aveva indicato il suo personale candidato alla successione: «Altro che il fratello Fidel, meglio la nipote Mariela. Fa la sessuologa e ha proposto una legge che consentirebbe a tutti i cubani di cambiare sesso. Naturalmente con un’operazione a spese dello Stato».





Rispondi Citando
