Aulo Persio FlaccoSATIRE La II (75 vv), inviata all’amico Plozio Macrino in occasione del suo compleanno, attacca la religiosità formale ed ipocrita, affermando di contro che agli dèi bisogna rivolgersi con fede onesta e sincera tratto da http://digilander.iol.it/Bukowski/Au...o20Flacco.htm# A P. MACRINO, CONTRO LA RELIGIONE IPOCRITA. SATIRA SECONDA Conta, o Macrino, con una pietruzza più lucida questo giornoche ti segna sereno un altro dei tuoi anni che passano; mescivino puro al tuo Genio. Tu non chiedi agli dèicon preghiere mercantili ciò che si può loro confidaresoltanto in disparte. Ma molti potenti sacrificheranno con tacitoincensiere: non garba a tutti bandire dai templi quel mormoraree il sommesso sussurrìo delle preghiere, e vivere con richieste palesi."Sani pensieri, reputazione, credito": ciò con chiarezza,e che l'oda chi passa, ma dentro di sé e fra i denti si mormora:"Mi morisse lo zio, che bel funerale!", oppure: "Oh secol favore di Ercole mi risonasse sotto il rastrello un vasodi monete d'argento! Potessi eliminare il pupillo cui seguoprossimo erede! è anche scabbioso e gonfio d'acrebile. Nerio seppellisce già la terza moglie!"Per chiedere santamente ciò al mattino tuffi più volteil capo nell'onda del Tevere ed espii nella corrente le colpenotturne? Orsù, rispondimi - è una bazzecola che voglio sapere -,che ne pensi di Giove? pensi di anteporlo... a chi? a chi?per esempio a Staio? o per l'appunto esiti? Chi migliorgiudice, o chi più adatto ai fanciulli orfani?Dunque ciò con cui tenti di forzare le orecchie di Giove,via, dillo a Staio. "Per Giove", invocherai, "O benignoGiove", ma Giove non invocherà se stesso? Tu pensiche ti abbia perdonato perché, tuonando, con la sacrafolgore abbatte un leccio più presto che te e la tua casa?O perché non giaci fulminato nei boschi sacri, per responsodi fibre di pecora e di Ergenna, luogo malauguroso da evitare,per questo dunque Giove dovrebbe stolidamente offrirtila barba da tirare? o v'è un compenso con il quale hai compratole orecchie degli dèi? forse polmoni e grasse budella?Eccoti una nonna o una zia per parte di madre, timoratadegli dèi, ha tolto l'infante dalla culla e col dito impudicoe saliva lustrale gli purifica la fronte e le umide labbra,esperta com'è nell'esorcizzare il malocchio; poi lo scuotefra le mani e avvia con supplice voto la sua misera speranzaora ai campi di Licino, ora ai palazzi di Crasso.Lo vogliano genero il re e la regina, le ragazze se lo rubino;dovunque avrà posato il piede fiorisca una rosa".Ma io non ho mai raccomandato a una nutrice simili voti:dissuàdila da essi, o Giove, anche se ti pregherà biancovestita.Un altro chiede aiuto per i suoi nervi esauriti, e salutein vecchiaia. Sia pure; ma i grandi vassoi e i grassi insaccatiimpediscono a Giove di assecondarlo e ostacolano gli dèi.Tu chiedi di accrescerti il patrimonio sacrificando un bue,e invochi Mercurio esaminando le fibre: "Arricchisci la mia casa,concedimi armenti e greggi feconde". In che modo, sciagurato,quando sul fuoco si strugge il grasso di tante giovenche?Tuttavia si ostina a volerla vinta con sacrifici e pinguifocacce: "Ecco già prospera il campo, s'arricchisce l'ovile,ecco, ecco, l'ottengo!", finché disilluso e senzasperanza, sospira: "Invano ho dato fondo al mio danaro".Se ti porto in dono crateri d'argento e sbalzati in oromassiccio, sudi e il cuore ti batte per la gioia e ti fastillare il sudore dalla parte sinistra del petto.Da qui ti venne l'idea di spalmare una tinta d'oro,di quello da ovazioni, sui volti degli dèi, perché tra i fratellidi bronzo, quelli che mandano sogni liberi dal catarro,abbiano il primo posto e la barba dorata.L'oro ha soppiantato i vasi di terracotta di Numa e i bronzisaturnii, e rimosso le urne delle Vestali e i fittili etruschi.O anime curve in terra e vuote di cielo!A che giova introdurre le nostre usanze nei templi,e trasferire agli dèi i piaceri della nostra carne scellerata?Essa ha corrotto l'olio diluendovi per sé la cannella,essa ha bollito la lana calabra nella deturpante porpor a,essa ci ha indotto a raschiare la perla dalla conchiglia, e a separarele vene del metallo dalla grezza terra nella massa incandescente.Pecca anch'essa, pecca, ma nel suo male v'è pure l'utile.Ma voi, pontefici, ditemi: che ci fa l'oro nel santuario?Proprio lo stesso che le bambole offerte dalle fanciulle a Venere.Perché piuttosto non offriamo ai celesti ciò che il rampollocisposo del grande Messalla non potrebbe con i suoi piatti sontuosi:un'armonia spirituale di leggi umane e divine, i santisegreti della mente, un cuore imbevuto di onestà generosa?Allora mi accosterò ai templi, e sacrificherò con semplice farro.