Reciprocità tra credenti e atei ovvero: quello che manca in Italia
Se una legge dello Stato permette qualcosa che la dottrina cattolica vieta, per esempio il divorzio, i cattolici non sono obbligati “per forza” a divorziare. E questo è stato dimostrato storicamente. Viceversa i non cattolici sarebbero obbligati “per forza” a non divorziare se la legge non ci fosse. Come è stato storicamente dimostrato quando la legge sul divorzio non c’era. Questo ragionamento può essere esteso ad aborto, eutanasia, Pacs ecc. Questa pretesa egemonica e antidemocratica delle religioni, tutte, di estendere tramite il diritto pubblico il loro credo anche a chi credente non è, è sempre di maggior attualità, contrariamente al comportamento dei non credenti che lasciano ampio margine di comportamento ai credenti, concedendo loro persino di non ubbidire alle leggi dello Stato con l’obiezione di coscienza. Dico questo non per ribadire la superiorità democratica e civile dell’ateo rispetto al credente, ma per chiedere se non sia giunta l’ora di dire basta alla pretesa che lo Stato sopperisca con le proprie leggi alla incapacità della Chiesa di imporre o di convincere con i suoi soli mezzi; e cioè quelli della predicazione, dell’esempio e della convinzione, i suoi adepti alla coerenza. E i non adepti alla adesione. Se uno è un cattolico serio e convinto non ha bisogno che una legge dello Stato italiano vieti o proibisca questo o quello, egli da serio e coerente cattolico seguirà, senz’altro, solo ciò che dice il Papa ignorando ciò che legifera il Parlamento italiano. Ma, quanti sono i ” cattolici seri”? E’ qui che casca l’asino; questa continua ingerenza negli affari dello Stato è senz’altro indice dell’ estrema debolezza con la quale il messaggio religioso cattolico si fa largo fra la gente, anche la sua. E però tutti gli italiani non possono farsi carico dei limiti storici di una parte di esso. A maggior ragione quando non tutti sono d’accordo sul suo valore storico. Ma chi ha mai provato che la maggioranza degli italiani ritengono il cattolicesimo qualcosa di positivo per il Paese? (basti citare l’unità d’Italia avversata per otto secoli, ed altro). Le assicuro che ce ne sono moltissimi, oggi come ieri, che sono convinti del contrario. Ed allora? Io, noi, non credenti non costringiamo nessun cattolico, men che meno usando leggi dello Stato, a comportamenti atei: è troppo nel 2006 pretendere reciprocità? Luigi Leoni




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