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  1. #1
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    Predefinito PENSIONI:GOVERNO BUFFONE...siamo gia' scesi a 35 anni di contributi e 60 anni di eta'

    QUESTA VOLTA SCIOPERI E AGITAZIONI STANNO AVENDO I LORO FRUTTI, AGGIUNGENDO POI I SONDAGGI CATASTROFICI SULLA PROSSIMA SCONFITTA ALLE EUROPEE E ALLE AMMINISTRATIVE DI GIUGNO DELLA CDL E DEL SUO PADRONE...........MA NON BASTA....ANCORA QUALCHE SCIOPERO E LI METTIAMO AL PALO DEL TUTTO:


    Dall' Unita' del 19 Febbraio 2004

    Dal 2008, 60 anni di età e 35 di contributi. I sindacati non ci stanno
    di Felicia Masocco

    Dal 2008 l’età per andare in pensione di anzianità passa da 57 a 60 anni, fermi restando i 35 anni di contributi. Lo ha deciso il governo ricompattato dopo un vertice a Palazzo Chigi. «C’è accordo pieno», ha dichiarato il vicepremier Gianfranco Fini e prima di lui lo stesso aveva detto il ministro del Welfare Roberto Maroni, quantunque in tarda serata il collega Buttiglione ancora parlava di «limature» da fare, peraltro su cose non proprio secondarie visto che in discussione c’era il che fare dopo il 2008, se intervenire sugli anni di contributi elevandoli gradualmente o se invece agire, sempre con gradualità, sull’età anagrafica: questa, alla fine l’ipotesi più accreditata.

    L’intesa è frutto di una mediazione che smussa soltanto i contorni di una riforma che nel suo impianto rimane pesantissima per i lavoratori e per i sindacati, non solo confederali, la cui bocciatura è pressoché scontata.

    L’innalzamento dell’età pensionabile resta, in un colpo solo tra il 31 dicembre 2007 e il primo gennaio del 2008 si passa dai 57 anni di età richiesti oggi, ai 60 anni; così come resta un risparmio di spesa previdenziale dello 0,7% sul Pil: il prezzo dovuto da Berlusconi a Bruxelles e alle agenzie di rating per compensare una paio di leggi finanziarie tutte una-tantum, condoni e cartolarizzazioni. La proposta del governo dunque taglia la spesa per le pensioni dello 0,7% e sebbene reinserisca il «doppio canale» cioè il mix tra età anagrafica e anni di contributi previsto dalla riforma Dini e sparito dalla delega originale, mantiene l’impianto di una riforma che i sindacati non manderanno giù. Quello che si profila è uno scontro. Tanto più che il 2008 è l’anno di partenza: tra il 2010 e il 2012 le cose cambieranno e per andare in pensione ci vorranno 61 o 62 anni di età, e così crescendo fino ad arrivare a 65 anni. L’altra ipotesi presa in considerazione prevede di elevare gradualmente il requisito contributivo a scaglioni di due anni, ad esempio nel 2010 sarebbero 36 anni di contributi, nel 2012 37 e così andando fino a 40. E il giro di vite sui trattamenti di anzianità si fa più stretto con la chiusura di due o addirittura tre «finestre» di uscita previste dalla Dini. L’emendamento che oggi verrà presentato alle parti sociali però non ne farebbe menzione e una ragione c’è, con l’annuncio della chiusura ci sarebbe un esodo massiccio, meglio, quindi, un decreto a tempo debito. Resta poi in piedi la possibilità di andare in pensione con 40 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica.

    Nonostante i mugugni dell’Udc con Sergio D’Antoni e Luca Volonté che nel pomeriggio avevano polemizzato con Maroni, alla fine il governo una parvenza di unità l’ha ritrovata. E fronte comune faranno Cgil, Cisl e Uil: per capire l’aria che tira basti pensare che una riunione delle segreterie unitarie è stata fissata per le 19 di domani, praticamente due ore dopo l’appuntamento con il governo, con gli altri sindacati e gli imprenditori a Palazzo Chigi. Divisioni non ce ne saranno, salvo clamorose colpi di scena la risposta al governo i sindacati la daranno insieme e non sarà positiva. Meno probabile, anche se non viene esclusa, la dichiarazione già oggi di uno sciopero contro questa riforma, il percorso di mobilitazione che Cgil, Cisl e Uil potrebbe partire dalle assemblee nei luoghi di lavoro anche perché rimane da capire la sorte dell’emendamento che verrà illustrato domani. È infatti piuttosto nutrito il partito di chi sostiene che difficilmente una volta presentato marcerà spedito in Parlamento, tantopiù che la campagna elettorale è già cominciata.

    Il quadro si completa con altre due modifiche della delega: l’introduzione del silenzio-assenso per trasferire il Tfr ai fondi pensione e lo stralcio della decontribuzione che potrebbe essere inserita nel decreto 848 bis, quello sull’articolo 18. Giovedì quindi il round decisivo: l'ha già fatto sapere con la segretaria confederale Morena Piccinini che la “nuova riforma” «è inaccettabile»; la Uil con il leader Luigi Angeletti l’età pensionabile non può essere fissata per legge»; Savino Pezzotta ha rinviato il giudizio ad oggi ma chi ieri lo lo ha ascoltato al Cnel non ha potuto ignorare i toni durissimi usati dal leader Cisl contro il governo. Assai infuriata anche l’Ugl, il sindacato di area An: «Così è inevitabile uno duro scontro con tutto il sindacato».

  2. #2
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    Rimango convinto che l'Ulivo avrebbe fatto (e farà) di peggio. Avete letto le esternazioni di Rutelli? Secondo l'ex leader dell'Ulivo 67 anni sono l'età giusta per andare in pensione...

  3. #3
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    Ridicoli!!!


    Saluti
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  4. #4
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    In Origine Postato da frontista
    Rimango convinto che l'Ulivo avrebbe fatto (e farà) di peggio. Avete letto le esternazioni di Rutelli? Secondo l'ex leader dell'Ulivo 67 anni sono l'età giusta per andare in pensione...
    Infatti Pensa come sono gonzi

    Per fortuna fino al 2050 questi qua il governo lo vedono col binocolo

  5. #5
    Vox
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    In Origine Postato da Michele S-

    Per fortuna fino al 2050 questi qua il governo lo vedono col binocolo
    Cos'è una visione apocalittica di don Baget Bozzo?

    Al cantar l'uccello ...

    B.

  6. #6
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    In Origine Postato da Barbanera
    Cos'è una visione apocalittica di don Baget Bozzo?

    Al cantar l'uccello ...

    B.
    No oramai sono ridotti al raccontare le bazellette.....il vignettista di riferimento e' Forattini loro scrivono i testi

  7. #7
    "SI PUO' FARE"
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    In Origine Postato da Michele S-
    Infatti Pensa come sono gonzi

    Per fortuna fino al 2050 questi qua il governo lo vedono col binocolo
    sarebbe sempre da vedere dove Rutelli ha detto quello che dici tu e frontista .... il tutto, poi nel discorso complessivo.

    http://www.ulivo.it/cms/view.php?id=6&cms_pk=11151
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  8. #8
    "SI PUO' FARE"
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    Poi, visto che parlate senza sapere come funziona il tutto, eccovi cosa comporterà la Vs. riforma...... tralasciando il fatto che questa non era l'originale, caduta dopo le manifestazioni.

    se non state attenti non arrivate neanche alla fine del 2004, altro che 2050.


    certo che voi pollisti per aprire bocca e darci fiato siete fatti apposta.

    Riforma delle pensioni, cosa cambia per i lavoratori, ecco gli esempi. Penalizzato più degli altri chi matura 57 anni dal 2014


    Si lavora fino a 5 anni di più
    salvi gli assunti in tarda età
    di RICCARDO DE GENNARO




    ROMA - Il cosiddetto "scalone", ovvero l'innalzamento secco di cinque anni nel 2008 per accedere alla pensione di anzianità, non è stato eliminato, ma semplicemente abbassato a tre anni. Ad appesantirsi, tuttavia, non sarà il requisito dell'età contributiva, ma quello dell'età anagrafica, che aumenterà anche negli anni successivi, costringendo chi avrà 57 anni dopo il 2014 a lavorare fino a cinque anni in più.

    Sono queste le due differenze sostanziali tra la nuova e la vecchia proposta di riforma previdenziale del governo Berlusconi. Il principio di gradualità non è passato: nel 2007 basteranno ancora, per avere la pensione anticipata, 57 anni di età e 35 anni di contributi, ma l'anno successivo il lavoratore che vuole andare in pensione di anzianità dovrà avere - fermi restando i 35 anni di contribuzione - 60 anni di età.



    Non solo: negli anni successivi l'età anagrafica necessaria alla pensione anticipata crescerà di un altro anno (a 61 anni) nel 2010 e di un altro anno ancora (a 62 anni) nel 2014. In un primo momento, il governo aveva pensato, viceversa, di tenere ferma l'età anagrafica a 60 anni e aumentare - in ragione di un anno ogni due anni - l'età contributiva, che sarebbe cresciuta fino a 38 anni nel 2014 e, probabilmente, a 40 anni nel 2018.

    Il governo ha poi deciso di chiudere almeno due finestre su quattro di uscita per l'anzianità (sempre dal 2008) e di stralciare dalla riforma il provvedimento di decontribuzione sui neoassunti. Non sono state invece adeguate, come sollecitavano i sindacati, le aliquote dei lavoratori autonomi, che godono di un trattamento di favore: la loro pensione viene calcolata su un'aliquota di computo superiore di tre punti rispetto a quella effettiva.
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    A dire del governo viene salvaguardato, in questo modo, l'obiettivo di un risparmio, a regime, sulla spesa previdenziale dello 0,7 per cento del Pil (otto miliardi di euro all'anno).

    La nuova riforma rende più gravoso l'accesso alla pensione di anzianità da parte dei dipendenti, che dovranno lavorare fino a cinque anni in più rispetto al regime attuale per maturare lo stesso diritto. Nei confronti della precedente proposta del governo (quella del passaggio a 40 anni dell'età minima di contribuzione a partire dal 2008), la nuova garantisce una maggiore equità di trattamento tra i cosiddetti lavoratori precoci e quelli tardivi (questi ultimi erano più penalizzati perché facevano fatica a raggiungere quota 40).

    Vediamo qualche esempio. Si fa particolarmente pesante la situazione dei lavoratori che hanno 57 anni di età dopo il 2014. Con il regime attuale, infatti, un operaio assunto a 22 anni nel1978 sarebbe andato in pensione nel 2013 a 57 anni di età e con 35 anni di contributi. Ora, invece, dovrà lavorare cinque anni in più: dovrà infatti aspettare, per uscire, il 2018, quando avrà 62 anni di età e versato contributi per 40 anni. Salvo, per così dire, il lavoratore tardivo, che assunto a 35 anni nel '78 avrebbe lasciato nel 2018 con la prima versione della riforma, mentre ora potrà uscire nel 2014, un anno soltanto dopo quello che gli consentivano le norme attuali.

    Un caso intermedio è invece quello di un lavoratore assunto nel '73 all'età di 18 anni. Anziché andare in pensione nel 2012 (57 anni di età e 39 anni di contributi), la riforma Tremonti lo costringe a lavorare un anno in più, cioè con 40 anni di contributi (anziché l'età anagrafica, la cui soglia è stata elevata, fa fede infatti quella contributiva). Se nel '73 il neoassunto aveva 22 anni, la permanenza obbligata al lavoro aumenta invece di quattro anni: questo lavoratore, infatti, sarebbe andato in pensione, con le regole attuali, nel 2008 (57 anni d'età e 35 di contributi), mentre con la riforma Tremonti dovrà aspettare altri quattro anni e lasciare il lavoro nel 2012 (61 anni di età e 39 di contributi).


    (19 febbraio 2004)
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  9. #9
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    mah ... i sindacati mi fanno pena.

    - Molti anni fa quando hanno inventato le pensioni Baby leccavano il culo al governo ... senza avere le palle di dire "Queste faranno saltare il sistema".

    - Scalino, scalone ... in ogni riforma c'è sempre un punto di "rottura" ... per cui il governo sta cercando di andare il + possibile verso le richieste dei sindacati, ma deve sempre mantenere l'obbiettivo di far restare la spesa previdenziale sostenibile anche per il futuro.

  10. #10
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    Questa mossa del governo mi fa vergognare profondamente

    Per me era gia' inaccettabile la "riforma" precedente, quella dei 65 anni, figuriamoci questo schifo.

    A questo punto, sto per i Sindacati. Speriamo che venga bloccata qualsiasi riforma, cosi' entro pochi anni arriveremo finalmente alla bancarotta e dalle ceneri faremo rinascere, con le buone e/o con le cattive, un nuovo sistema. Con poco o punto stato sociale

    Se i Sindacati mi offrono viaggio e cibo gratis, quasi quasi mi unisco alla scampagnata per abbattere il mostruoso attacco alle pensioni ordito dal governicchio

 

 
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