ILSOLE24ORE (QUELLO CHE SUCCEDE OGGI)

3 gennaio 2007

Conti pubblici: il fabbisogno 2006 cala a 35,2 miliardi
di Luigi Lazzi Gazzini


Superando in meglio ogni previsione, il deficit di cassa è risultato, nel 2006, di 35,2 miliardi. Erano stati 60 miliardi nel 2005.Il successo andava delineandosi col procedere dell'anno ma, nella sua dimensione, ha sorpreso gli osservatori. E ha sorpreso anche il Tesoro, se si pensa che a primavera il fabbisogno del settore statale era stimato in 66,5 miliardi. Col Dpef di luglio è stato riveduto a 59 miliardi e, a ottobre, a 47,7 miliardi.
Un successo che non eviterà, purtroppo, un ben diverso saldo in termini di competenza economica: sentenza Iva sulle auto e accollo dei debiti ex Ispa lo porteranno verso gli 84 miliardi, il 5,7% del Pil. E sarà questo il dato che presenteremo a Bruxelles.
Comunque,essendo l'indebitamento di competenza 2006 gonfiato da eventi eccezionali, con ragione il ministro Tommaso PadoaSchioppa si compiace del risultato dei conti di cassa, avvertendo tuttavia che occorre continuare nello sforzo di risanamento.
«Il consuntivo del 2006 pubblicato oggi — ha detto il titolare dell'Economia — è un risultato molto positivo. Il netto miglioramento del fabbisogno costituisce una base solida per l'attuazione della manovra finanziaria appena approvata dal Parlamento. Questi dati incoraggianti non autorizzano in alcun modo — precisa tuttavia il ministro — ad allentare l'azione di risanamento dei conti pubblici. La politica di bilancio avviata dal Governo deve essere continuata con determinazione, al fine di sostenere in maniera strutturale la crescita del Paese».
Al risultato annuale ha concorso l'imponente avanzo di dicembre.
Grazie alle scadenze fiscali, l'attivo è stato di 21 miliardi, vicino al record di 23,3 miliardi di dicembre 2005 che, pur sostenuto da entrate una tantum, non bastò a capovolgere il pesante deficit accumulatosi nei mesi precedenti.
Sul confronto tra 2005 e 2006 gravano, informa l'Economia, «fattori avversi». Dicembre 2005 fu sostenuto da incassi una tantum ( cartolarizzazione dei crediti Inps e vendita di Patrimonio1) che ne ridimensionano l'eccezionale avanzo. A dicembre 2006, ecco invece pagamenti alle Regioni per arretrati sanitari, alla Tav e ad altri progetti. Somme ingenti, al netto delle quali il fabbisogno 2006 sarebbe non lontano dai 33 miliardi.
È appena da sottolineare come le entrate siano state le protagoniste del miglioramento del saldo di cassa che,in rapporto al Pil, è sceso nel 2006 a un modesto 2,4% dal 4,2% del 2005. L'Economia ricorda come l'anno appena terminato abbia tratto vantaggio da un afflusso, durante l'intero esercizio, di entrate fiscali risultate superiori alle previsioni fattefino alla scorsa estate
.E cita pure le iniziative per il controllo della spesa pubblica, a cominciare dalla gestione per dodicesimi imposta ai pagamenti dalla Finanziaria 2006, che fu del ministro Giulio Tremonti. Il quale ha commentato: «A differenza del Governo Prodi, il tempo è galantuomo».L'Economia evoca anche il «rigoroso controllo operativo della spesa effettuato da giugno scorso».
Tuttavia,dalla Relazione previsionale e programmatica 2007 si apprende (Il Sole24 Ore del 30 dicembre scorso) che la spesa pubblica al netto degli interessi toccherà, nel 2006, il record del dopoguerra: il 44,5% del Pil, ovvero il 45,7% tenendo conto dei rimborsi della sentenza Iva sulle auto. Essendo modeste le variazioni degli interessi, ne consegue che il miglioramento dei conti di cassa è da attribuire al gettito fiscale. Le ragioni che ne hanno determinato la crescita non sono tutte chiare agli studiosi.



Da nordestimpresa.com (QUELLO CHE SUCCEDEVA IERI)


Primo Piano
Conti pubblici 2005: in aumento il debito pubblico

Il fabbisogno statale e delle amministrazioni pubbliche in sensibile crescita nel 2005, il rafforzamento della manovra correttiva per il 2006, le preoccupazioni del Fondo monetario, espresse in questi giorni dalla delegazione di ispettori nella periodica ricognizione sui conti italiani, sono tutte manifestazioni del nuovo allarme sul problema più grave della nostra politica economica nello scenario di medio termine: l'aumento del debito pubblico, che si sta registrando per la prima volta dopo la fase di ininterrotta discesa in atto dalla metà degli anni 90; ciò si verifica mentre i tassi d'interesse riprendono a salire e viene meno, pertanto, il fattore che ci ha consentito di abbattere gli oneri del debito, con il rischio di un'inversione di tendenza nelle dinamiche della finanza pubblica, secondo un processo difficilmente controllabile in prospettiva.

Anche nel 2005 gli obiettivi programmatici di contenimento del deficit pubblico si sono rivelati molto ambiziosi; gli impegni con l'Unione europea di far scendere il rapporto con il Pil dal 4,3% al 3,8% entro il prossimo anno si scontrano, infatti, con i dati tendenziali dell'indebitamento netto in forte crescita sul 2004 fino al 5% circa, quasi due punti percentuali in più rispetto al 3,2% calcolato dall'Istat per lo scorso anno. Le conseguenze sul disavanzo 2006 sarebbero, quindi, quelle di portare il deficit tendenziale ben oltre il 5%, rendendo con buone probabilità insufficiente l'intervento restrittivo, pari all'1,1% del Pil - equivalente a 16,5 miliardi di euro, che correggono la precedente stima di 11,5 miliardi - contenuto nella Legge finanziaria in queste settimane all'esame del Parlamento. In più, le previsioni governative indicano un aumento del Pil pari all'1,5% nel 2006, un risultato tutt'altro che agevole da mettere a segno, anche alla luce della migliorata situazione congiunturale nell'ultimo scorcio del 2005.

Nei primi dieci mesi di quest'anno il fabbisogno di cassa del settore statale - reso noto a cadenza ben più frequente e tempestiva del dato sull'indebitamento delle amministrazioni pubbliche, rilevante ai fini del Patto di stabilità europeo - ha raggiunto i 66,9 miliardi, a fronte dei 61,4 miliardi nello stesso periodo dell'anno precedente. Un'analisi in dettaglio della recente dinamica del fabbisogno mette in evidenza i principali punti deboli dei conti pubblici: innanzitutto, il ricorso a correzioni temporanee, con effetto sia sul deficit di cassa (fabbisogno), così come su quello di competenza (indebitamento netto); nel periodo 2002-2004 le misure una tantum sono ammontate a circa due punti di Pil in media d'anno. C'è, in secondo luogo, il mancato controllo della spesa, anch'essa oggetto di misure correttive temporanee, non certo idonee a frenarne la dinamica sotto il profilo strutturale.

Cala l'avanzo primario, sale il debito
Il saldo primario di bilancio, che si ottiene sottraendo al deficit la spesa per interessi sul debito, si è pressoché azzerato nel corso del 2005, dopo ben un decennio di valori positivi più o meno consistenti. Questo avanzo netto, oggi praticamente esauritosi, è l'indicatore della capacità dell'Italia di ripagare nel lungo termine l'ingente debito pubblico accumulato, riducendone in primo luogo il rapporto nei confronti del Pil, stimato oggi vicino al 110% dal 106-107%, il livello minimo toccato negli scorsi due anni. Con un saldo primario negativo, in altre parole, riparte il circolo vizioso del debito, in crescita rispetto al Pil e rimborsato a scadenza con il ricorso a nuovi debiti.

Nel 2005, per la prima volta dalla metà degli anni 90, il debito pubblico è tornato a salire in misura abbastanza significativa nei confronti del Pil, portandosi un paio di punti percentuali sopra il 106,6% toccato nel 2004, dopo un decennio di flessioni ininterrotte, sia pure a ritmi altalenanti (il livello massimo, sempre in rapporto al Pil, è stato il 124,8% raggiunto nell'ormai lontano 1994). Altrettanto sfavorevoli sono, poi, le prospettive per i prossimi anni, quando si teme un ulteriore incremento al 110% e oltre, nonostante i più recenti documenti programmatici (Dpef e Relazione previsionale) indichino un rapporto debito/Pil in discesa al 100,9% entro il 2009. Con una dinamica delle spese correnti tendenzialmente superiore a quella delle entrate, il risparmio pubblico e l'avanzo primario vanno in rosso, riflettendosi di conseguenza sul livello del debito.


Fonte: Il Sole 24 Ore - a cura di Michele de Gaspari