Invisibili. “Prima di allora il mondo era sempre stato permeato di invisibili, una condizione che la cristianità definì paganesimo. Quando l’invisibile abbandona il mondo quotidiano(…….) allora il mondo visibile non può più alimentare la vita, perché la vita non ha più il sostegno invisibile. Allora il mondo ti dilania. Non è forse questo che ci insegna la decadenza e la rovina delle culture tribali, una volta derubate dei loro spiriti in cambio di beni di consumo? (…) Il grandioso compito di una cultura che voglia alimentare la vita, dunque, consiste nel mantenere gli invisibili attaccati a sé, gli déi sorridenti e soddisfatti: nell’invitarli a rimanere con riti propiziatori e cerimonie; con canti e danze, addobbi e litanie; con feste annuali e commemorazioni; con grandi dottrine come quelle dell’incarnazione e con piccoli gesti intuitivi, come toccare ferro, sgranare il rosario, tenere addosso una zampa di coniglio o un dente di squalo(….) o deponendo in silenzio un fiore sopra una pietra lucidata.
Queste cose non c’entrano con la fede, e dunque non hanno a che vedere con la superstizione. Si tratta soltanto di non dimenticare che gli invisibili possono andarsene, lasciandoci soltanto, per coprirci le spalle, i rapporti umani. Come dicevano i greci dei loro déi: non chiedono molto, soltanto di non essere dimenticati”.
(James Hillman, Il codice dell’anima)