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    Predefinito Panevin. La notte dei fuochi.



    Dalle antiche origini sostiziali alla befana. Una tradizione che si rinnova.

    Il fuoco della tradizione dirà che anno ci attende

    I Pan e Vin si accenderanno a decine domani sera, in città e in provincia. La vecia verrà bruciata per scacciare le negatività e i più anziani scruteranno l'andamento delle faville e del fumo per avere premonizioni sul futuro. di Marco Trevisan



    l Pan e Vin è la festa più tradizionale dell'Epifania legata al retaggio culturale della nostra zona. Si brucia la "vecia" per demonizzare le negatività e la carestia del vecchio anno scrutando tra le faville del grande fuoco le premonizioni sul futuro. Ma anche la tradizione oggi deve fare i conti con le regole, così in città c'è chi ha rinunciato all'appuntamento trentennale. È accaduto a Fiera, dove il circolo ricreativo “Don Bosco” ha preferito dare disdetta ritenendo troppo rigide le nuove regole imposte da una ordinanza comunale (licenza rilasciata dalla Questura, nel rispetto delle norme sulla pubblica sicurezza: area transennata, distanza della pira dalle case di almeno 30 metri e squadra di pronto intervento).

    Ma se a Fiera il fuoco si è spento, in città si accenderà comunque quello di Selvana con distribuzione di calze ai bimbi da parte della Befana.

    Venerdì i Pan e Vin riscalderanno anche gli abitanti del quartiere Canizzano-San Vitale (dalle 20), di San Giuseppe (alle 20,15) e di Sant'Angelo (20,30). Per tutti pinza, vin brulè e cioccolata calda con la distribuzione delle calze offerte dal Comune.

    NELLA SERA del 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, all’imbrunire, si accendono a decine i roghi in tutta la Provincia. In particolare nel Quartier del Piave dove la tradizione è molto radicata. Alle 18, sul sagrato della chiesa di Soligo si terrà la benedizione del fuoco che, da rituale pagano si è pienamente inserito nella tradizione cristiana. I marcatori, al suono prolungato dell'Ave Maria, faranno tappa nei vari paesi per accendere le 36 pire a Farra di Soligo, Cison di Valmarino, Follina, Miane, Moriago, Pieve di Soligo, Refrontolo, Revine Lago, S.Pietro di Feletto, Sernaglia, Tarzo, Vidor, Colfosco e Susegana. A Vittorio Veneto, il fuoco si accenderà nei pressi della cattedrale di Cedena, con il Pan e Vin dei bambini che inizierà già alle 18.30 e il trenino navetta che collegherà al centro. Le fiamme saranno alimentate come vuole la tradizione dai residui dei prodotti agricoli che costituiscono gran parte delle colture locali: canne del mais e tralci provenienti dalla potatura delle viti. In aperta campagna o sulle colline: poco dopo il tramonto i falò verranno accesi, mentre le famiglie si disporranno attorno, illuminate dai riverberi delle fiamme, a spiare la direzione verso cui piega il fumo. Sopra il cumulo verrà posto il fantoccio di una vecchia Befana, la “maràntega”, simbolo delle negatività del vecchio anno da scacciare via. In Veneto si tramandano le strofette ritmate con cui si invocava un avvenire prospero.

    Cantarle si dice: ciàmar el Panevìn. Intonavano le donne: «Dio ne daga sanità e pan e vin, pan e vin soto le stele che le biave vegna bele». Rispondevano uomini e bambini: «Tanta uva e pan e vin da lontan e da vizin». E poi: «Pan e vin ! Pan e vin ! La pinza sotto el larin, La luganega su par el camin, la massera in te la panera, el servitor nel canevon che me beve quel poco de vin bon». I vecchi poi traggono l’auspicio dall'orientamento delle faville e dalla densità e direzione del fumo: «Col fumo che va a mattina, tol su el saco e va a farina». Mentre: «Fumo che va a sera, polenta pien calièra».

    da: Il Treviso - giovedì 4 gennaio 2007



    --------------------------------------------------------------------------------


    da: http://www.trevisoinfo.it/panevin.htm

    Le origini del panevin sono sicuramente antichissime; nato come rito che coinvolge il fuoco e la terra, fu poi influenzato dalla fede cristiana che ne ha voluto vedere il mezzo per illuminare la via ai Re Maghi che si erano smarriti.

    Originariamente il panevin celebrava col fuoco il solstizio dinverno che, secondo il Calendario Giuliano, cadeva il 25 dicembre; tale evento coincise in seguito col giorno della nascita di Gesù ed infine fu spostato di 12 giorni alla vigilia dell’epifania.

    Il panevin è composto da un cumulo di rami secchi, sterpaglie, legna e quant’altro un tempo era inutile e destinato ad essere bruciato; è alto fino a 8 - 10 metri, con la base circolare con diametro 3 - 4 metri.

    Spesso sulla sommità del panevin viene posto un fantoccio dalle sembianze di una vecchia signora, chiamata "vecia", responsabile di tutti i malanni e sfortune dell'anno appena passato.

    A sinistra: Il Panevin di Arcade, uno dei più famosi Panevin della provincia di Treviso

    Un tempo la realizzazione del panevin era a livello famigliare; oggi, invece, il panevin è costruito da associazioni, come nel caso del panevin di Arcade (nel 2007 alla 40a edizione), il più famoso della provincia di Treviso, organizzato dall’Associazione Alpini di Arcade.
    In tutti i casi è usanza ancora oggi, durante il falò, mangiare la pinza e bere il vin brulé (ottenuto dal vino bollito, chiodi di garofano e cannella).

    In genere i falò, nella provincia dei Treviso, vengono accesi la sera del 5 Gennaio, vigilia dell’epifania, ma non sono rari i casi di panevin che sono accesi nei due giorni successivi.
    Fa eccezione il panevin di Nervesa della Battaglia che è acceso il 3 Dicembre, in tale occasione si celebra S. Nicolò, protettore degli zatèri, secondo un’antica tradizione della sinistra Piave, ma sempre nel territorio del Comune di Nervesa della Battaglia i fuochi sono accesi il 17 Gennaio a Santa Croce del Montello (il giorno di S. Antonio) e tre giorni prima a Sovilla.

    Il 24 Dicembre il panevin viene acceso a Colfrancui, nei dintorni di Oderzo, in questo caso si tratta di un ceppo (chiamato: soc Nadaìn ossia ceppo natalizio) che viene fatto ardere solo da un’estremità per poi essere spento e riacceso il giorno del panevin.

    Dall’andamento del fumo e delle faville si traevano gli auspici per l’anno appena iniziato: se queste vanno verso sud o verso ovest perché spinte dal vento umido portatore di piogge, il raccolto sarà abbondante; se fumo e faville del panevin vanno verso nord o verso est, il raccolto sarà scarso.

    Vasta è la diffusione del panevin: in Provincia di Treviso, Venezia, Vicenza, Belluno (dove è chiamato "pavaroi" o "pavarui") ed in Friuli (dove è chiamato "pignarûi" o "palavins").

    Analoghi auspici si traggono dal fumo e dalle faville generate dai falò e dai fuochi che si fanno in Sicilia, Svizzera, Germania e Francia.


    Un rito analogo, che viene fatto coincidere col solstizio d’estate, è rappresentato dai Fuochi di San Giovanni che sono accesi sulle rive di corsi d’acqua in Norvegia e Finlandia; anche in questo caso è osservato l’andamento delle faville ed interpretato a seconda della direzione del vento

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  2. #2
    Blut und Boden
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    Un rito pagano cristianizzato.

  3. #3
    W Radetzky
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    Siede la Patria mia tra il monte e il mare, quasi teatro ch'abbia fatto l'arte...
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    Detto anche arboràt, nel mio paese. Dalle mie parti ci saranno 50 nomi diversi, ad esempio:
    pignarùl
    fogaròn
    casera
    ecc..

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Un rito pagano cristianizzato.
    quello che si chiama cristianesimo oggi leggere paganesimo sotto mentite spoglie

 

 

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